Daniele in concerto a New York
Il presentatore annuncia «the italian jazz blues icon Pino Daniele» urlando come faceva un tempo con James Brown, ma al posto di un basso funky partono le note di «Quando». Il nero a metà è sbarcato nel tempio della musica nera, l’Apollo di Harlem, nato nel 1860 come sala da ballo, da 75 anni casa del soul, del rhythm and blues, del rap. Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Gladys Knight, Michael Jackson e Lauryn Hill tra i tanti lanciati da questo palcoscenico dove Mr. Dynamite ha registrato uno dei dischi dal vivo più celebrati della cultura pop. La platea accoglie il mascalzone latino con una standing ovation e l’orgoglio di una comunità che si ritrova. In platea sono soprattutto italoamericani, spesso di nuova generazione, emigrazione intellettuale, cervelli in fuga, coppie che hanno contagiato i figli con le melodie di «zio Pino», dall’Italia (ma non solo) sono arrivati i fedelissimi di Pinodanieleonline.it. La band dell’«Electric tour» – Gianluca Podio al pianoforte e alla tastiera, Steve Ferrone alla batteria, al basso il giovane fenomeno Matt Garrison, figlio di quel Jimmy che accompagnò Coltrane – si allarga con la presenza eccezionale di Mino Cinelu, che incontrò già l’uomo in blues ai tempi, gloriosi, di «Bonne soirée». Le percussioni che furono al servizio di Miles Davis e dei Weather Report aggiungono colore a «Napule è» che i 1.500 spettatori intonano con il nodo alla gola di un coro a boccachiusa verdiano. Una coppia di colore si tiene per mano e sorride del proprio stentato dialetto, in platea applaudono jazzisti di fama come Omar Hakin e Rachel Z. «Chi tene ’o mare» è il canto di una chitarra latina, Daniele si sente ormai più musicante che cantautore, lo studio degli ultimi tre anni lo ha portato a una nuova maturità stilistica, sulle punte delle dita ritrova con nuova coerenza i canoni della rivoluzione del neapolitan power, l’incontro tra ritmo americano e melodia verace. Anche il suo repertorio più pop – «Il sole dentro di me», «Sara», «Che male c’è» – diventa l’occasione per jam session incandescenti, ma è il blues di «Nun me scuccià» a infiammare gli animi. «Dubbi non ho» e «Anima» precedono la sorpresa della serata, provata qualche giorno fa in una magica notte caprese alla Certosa di San Giacomo. Un tappeto di tastiere accompagna la chitarra solista di Pino che stira le
note di «Nessun dorma». Il pubblico è sorpreso, poi esplode in un boato, ma stavolta non canta, ritrova il Dna identitario in quelle note strumentali, in una rilettura che non vuole avere la forza iconoclasta – anzi è un omaggio – del Jimi Hendrix che rileggeva l’inno americano, ma ha un’innegabile forza d’impatto. «È stato Jack Bruce a darmi l’idea», racconterà a fine serata Pino: «L’ex Cream mi ha fatto sentire la sua versione dell’aria pucciniana, mi ha fatto capire quanto la mia musica fosse intrisa anche di quella lezione, come potessi provare a misurarmi con essa, a raccontarmi con essa». «Mare luna», «Amore senza fine», poi l’apoteosi con «’O scarrafone», «A me me piace ’o blues», «Yes i know my way» e il bis di «Che dio ti benedica». Il basso di Garrison strappa applausi a scena aperta, il lazzaro felice è felice davvero, ritrova qualche vecchio scat e la voce di dentro che lo fece megafono di una generazione che sognava una Napoli diversa. «È quello che sogno ancora» spiegherà dopo lo show «se Harlem ha cambiato faccia, lo può anche la nostra città». Nell’attesa, lui spera di poter portare a termine per la prossima estate il progetto di «Napoli international», ritorno in piazza del Plebiscito, «questa volta con i miei amici di mezzo mondo e miti del rock». Intanto, Massimo Gallotta, l’uomo che l’ha portato per la prima volta in America, come aveva fatto anche con Ennio Morricone alla vigilia dell’Oscar, progetta la sua «internazionalizzazione». Domani Pino si esibirà al Casinorama di Toronto, in primavera potrebbe ritornare in America, magari per un tour più esteso: «Mi piacerebbe, suonare è quello che so fare meglio. In posti come Miami o Boston mi verrebbe anche più facile jammare con qualcuno dei miei amici americani. Il prossimo disco? Ho cancellato l’”Acoustic jam” annunciato, da un lato mi sto divertendo troppo a suonare la chitarra elettrica, dall’altro… mi diverto troppo a stare sul palco per avere voglia di studio di registrazione».
di Federico Vacalebre

Fervono i preparativi per lo sbarco a New York di Pino Daniele che domani, giovedì 1 ottobre, terrà un memorabile concerto nello storico Apollo Theater (concerto che ha già registrato il tutto esaurito) prima di spostarsi nella città canadese di Toronto dove si esibirà domenica 4 ottobre.
La strana coppia è servita. Chi avrebbe mai immaginato, infatti, di ritrovare Pino Daniele e J Ax uno accanto all’altro sullo stesso palco? E invece ieri sera all’Mtv Day di Genova la sorpresa ha preso tutti alle spalle. Viste le recenti collaborazioni discografiche, i più credevano di ascoltare il mascalzone latino e l’ex Articolo 31 solo in una o due canzoni, fra cui l’inevitabile «Anni amari» incisa assieme nell’ultimo album del rapper lombardo «Decadance», restituendo il favore di «Il sole dentro di me», e invece davanti al popolo del Porto Antico i due si sono divertiti tutto il set assieme passando da «Rap’n’roll» ad «Immorale», da «I vecchietti fanno o» a «Come Willy l’orbo». Con loro anche Grido, fratello di J-Ax e leader dei Gemelli Diversi, Marrakash, Guè e Pequeno dei Club Dogo. L’euforico epilogo di una maratona, conclusa tra i fuochi d’artificio dai neo ricostituiti Skunk Anansie e dai festeggiamenti per i 31 anni della conduttrice Elisabetta Canalis. Pino definisce l’Mtv Day come «una cosa bella, uno sguardo diverso alla ricerca di cose che mi piacciono». Domani sarà in concerto alla certosa di San Giacomo, a Capri, con il suo quartetto, con Gianluca Podio al piano, Matthew Garrison al basso e Michael Baker alla batteria, ma quella «sarà una cosa molto più rock». Intanto, l’Mtv Day si ferma qui, dall’anno prossimo, infatti, la festa dell’emittente cambierà nome e formula. O almeno così si dice. E l’exploit del nero a metà è quel che più resta di una serata impreziosita pure dalle presenze di Gossip, la trend band della diva lesbica, cicciona e postpunk Bethv Ditto. Zero Assoluto, Negrita, Lost, Bloody Beetroots. Al grido «siamo belli e non possiamo essere anche intelligenti», lo show ha tenuto il pubblico di Mtv incollato al video fin ben oltre la mezzanotte. Pino cosa l’ha colpita di J-Ax? «Mi piace quel che dice e come lo dice. Per me non è solo un discorso di energia, ma l’opportunità di entrare dentro altre mentalità musicali». Qui a Genova ha suonato soprattutto la chitarra. «Sono stufo di fare il cantante. Suonare mi diverte, offrendomi quella valvola di sfogo che apro quando partecipo ai festival rock o blues. Ecco perché quando Ax mi ha chiesto di venire qui con lui ho accettato subito». Senza pensarci. In quali altre occasioni si è divertito così? «Sicuramente con Zucchero a Viareggio. E poi con Eros Ramazzotti, con Jovanotti, ma ce ne sono molte di più. Certe cose non le puoi decidere a tavolino. Accadono e basta». E spesso sono salti senza rete. «Io sono come sono e faccio quel che mi va di fare, non quello che mi chiedono
gli altri». La colonna sonora del film «Negli occhi» di Giovanna Mezzogiorno, ad esempio, appena premiata con una menzione alla Mostra di Venezia. O il nuovo album. «Giusto. Anche se avevo annunciato che il mio prossimo album sarebbe stato acustico, alla fine ha vinto la chitarra elettrica e a febbraio pubblicherò un secondo capitolo di ”Electric jam”. Suonando qua e là per l’Italia,ho scoperto, infatti, che il suono più duro e più rock dell’elettrica mi consente di buttare fuori meglio l’energia che mi porto dentro in questo momento». Potendo portare all’Mtv Day la band dei sogni, oltre a J-Ax, chi avrebbe chiamato? «Nathan East o Alphonso Johnson al basso, Steve Ferrone o Steve Gadd alla batteria, Joe Sample e Gianluca Podio al piano, Brian Auger all’organo. Mica male, no?». Altri progetti? «Dopo queste ultime date dell’Electric jam ’09 tour” sono pronto a sbarcare in Nord America: l’1ottobre a New York, nello storico Apollo Theatre di Harlem, e il 4 ottobre a Toronto».
Il suo primo album "Terra mia" lo ha realizzato a 22 anni. Passati con disinvoltura i "cinquanta", Pino Daniele arriva per la prima volta a New York con l’entusiasmo di chi intende affrontare una platea insolita soprattutto per divertirsi. Nato come interprete della musica napoletana, Daniele si è ben presto lasciato sedurre dai ritmi blues afroamericani costruendo una musica "fusion" che il tempo ha giudicato di successo. All’Apollo Theater, il prossimo primo ottobre, l’artista partenopeo proporrà oltre tre decadi di ritmi inventati e una carriera in cui ha collaborato con Bob Marley, Wayne Shorter, Pat Metheny, Chick Corea, Richie Havens, Gato Barbieri, J-Ax.
Sono trascorsi oltre tre decenni dal suo primo disco. Da allora è cambiato un mondo, la società non è più la stessa ed è differente la colonna sonora dei nostri giorni. Lui, però, è sempre lo stesso. Almeno secondo la sua opinione. Ma il blues, Pino Daniele, ce l’ha sempre fisso in testa. E così anche l’idea di Napoli come capitale della musica mediterranea. Forse anche per questo, nei suoi dischi, inserisce quasi sempre qualcuno dei suoi vecchi brani cercando di rivisitarli in chiave moderna. Come in questo ultimo cd, “Electric jam”, titolo della sua tournèe che questa sera farà tappa a Matera, alle 21, nella Cava del Sole. «Bè si – dice alla Gazzetta Pino Daniele raggiunto al telefono – io sono fatto così. Sono molto legato al mio passato e nei miei concerti cerco di risvegliare la mia memoria proponendo oltre a brani inediti anche brani del passato”.
Anche Pino Daniele, Antonello Venditti, Mario Biondi, Giorgio Panariello e uno dei leggendari chitarristi della storia del rock, Jeff Beck, parteciperanno al “Concerto per Viareggio” – in ricordo delle vittime dell’incidente ferroviario alla stazione della cittadina – che si terrà mercoledì 19 agosto, allo “Stadio dei Pini” di Viareggio, e a cui hanno dato già la loro adesione Alexia, Malika Ayane, Matteo Becucci, Andrea Bocelli, Solomon Burke, l’arbitro Pierluigi Collina, Carlo Conti, Irene Fornaciari, il flautista italiano Andrea Griminelli, J-Ax, Jury (X-Factor), Karima, il jazzista Eric Lewis, il commissario tecnico della Nazionale di calcio Marcello Lippi, Noemi, il musicista Mario Schilirò, il sassofonista James Thompson, il batterista Derek Wilson, il Coro Voci Bianche del Festival Puccini.
Anche Napoli ha i suoi Sette Re, e uno – indiscutibile – è Pino Daniele. A conferma di ciò ecco il pubblico di Minturno, in questa calda serata della prima domenica di agosto. È il calore napoletano trasferitosi nella residenza estiva, è l’eccentricità partenopea vestita da tifoseria calcistica. Stavolta però non si loda Maradona, ma Pino Daniele. È solo un altro re: pur sempre un loro sovrano.


