Pino Daniele si racconta a Sorrisi alla vigilia del suo concerto-evento all’Arena di Verona

   28 agosto 2014

Ha suonato con i più grandi: da Pat Metheny a Chick Corea. Da Gato Barbieri a Eric Clapton. E poi Richie Havens, Noa, Simple Minds, Gino Vannelli. Oltre al gotha della musica italiana, naturalmente. Eppure Pino Daniele, 60 anni il prossimo 19 marzo, non nasconde un pizzico d’emozione per il prossimo evento: il concerto-celebrazione sulle note dello storico album «Nero a metà», pubblicato nel 1980 e da poco ristampato in una versione rimasterizzata zeppa di chicche e rarità.

Con lui sul palco dell’Arena di Verona, il primo settembre, ci saranno anche tanti amici: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri e un’orchestra di 50 elementi diretta da Gianluca Podio. «È vero, salire su quel palco sarà un’emozione particolare», conferma Pino. «Perché l’Arena è stato il primo palcoscenico importante che ho calcato. Fu grazie a Vittorio Salvetti, che mi invitò al Festivalbar. A quei tempi era una manifestazione importantissima».

 

E lei presentò un pezzo scandaloso per l’epoca, «Je so’ pazzo», che si concludeva con una parolaccia. Il brano non passava in Rai e molte radio lo sfumavano prima del finale.

«Oggi con quello che si sente in tv farebbe ridere. Eppure è così. Però quella frase non era gratuita e neppure volgare, c’era una certa ironia napoletana in quell’invito a non “scassarmi”».

Perché ripartire da «Nero a metà»?

«Ogni tanto è bello guardare indietro. Quell’album ha segnato la mia carriera (ancora oggi è considerato tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, ndr) ed è bellissimo potersi ritrovare con la band dell’epoca: James Senese, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Rosario Jermano e Tony Cercola».

Tra i suoi meriti c’è anche quello di avere imposto il dialetto napoletano nel pop. Allora, il più importate cantautore napoletano, Edoardo Bennato, cantava in italiano. Nessuno fece resistenze?

«No, fu un passaggio naturale. Io mi esprimevo nella mia lingua, non avrei potuto fare un disco tutto in italiano».

C’è qualche aneddoto legato alla realizzazione di quel disco?

«Più che un fatto particolare ricordo l’atmosfera. Lo incidemmo allo Stone Castel Studio di Carimate, sul lago di Como. Un posto fantastico! Al tempo era all’avanguardia, davvero il massimo. In quel castello ci si poteva immergere totalmente nel lavoro senza interferenze e ci incontravi tutti: De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti. Si facevano grandi chiacchierate in riva al lago ed era bellissimo perché all’epoca non era tanto frequente per gli artisti italiani incontrarsi. Nessuno collaborava con nessuno. Ci sono tornato di recente, gli studi non esistono più. Ci hanno fatto un albergo».

A proposito di collaborazioni. Anche in questo lei è stato un pioniere, nonché il primo italiano a incidere con grandi artisti stranieri.

«Sì, e anche questo accadde molto naturalmente. Io non sono uno a cui piace tanto apparire e allora non c’era tutto questo marketing che c’è oggi, il business non aveva ancora preso il sopravvento. Credo che certe collaborazioni non siano possibili se non s’instaura un feeling tra gli artisti, se non c’è un reale rispetto reciproco».

Immagino che anche per lei molti di quei nomi, prima che colleghi, fossero dei miti. Ce n’è uno che l’ha impressionata in particolare?

«Non si diventa così grandi per caso. Tutti avevano grande personalità, ma se devo fare un solo nome dico Eric Clapton. Abbiamo suonato insieme a Cava de’ Tirreni davanti a 16.000 spettatori e io ho cantato in italiano una strofa di “Wonderful Tonight”».

Non a caso Clapton è un chitarrista, come lei…

«Che ci posso fare? La chitarra è una malattia. Io in tanti anni non ho ancora capito se preferisco quella acustica o quell’elettrica».

Ma si sente più un musicista o più un cantautore?

«Io mi sento un ricercatore. La musica è ricerca continua e io non ho mai smesso di coltivare la mia».

Ha scritto tante colonne sonore. Non le è mai venuto in mente di tentare la regia, come i suoi colleghi Ligabue e Battiato o addirittura di fare l’attore come Guccini?

«No, per carità, si fa già fatica a far bene una cosa! Io le colonne sonore le ho sempre fatte per amicizia, come per Massimo Troisi, ma mai su commissione. Non ne sarei capace».

Esiste ancora il «Neapolitan Power», cioè l’energia napoletana?

«Eccome no! Clementino, Rocco Hunt, Ntò, il nipote di Enzo Avitabile, che ha scritto la canzone di “Gomorra”. Solo che oggi, invece di cantare, come facevamo noi, rappano».

 

 

di Redazione Sorrisi

Il 1° SETTEMBRE ESCE IN DOPPIO VINILE “NERO A METÀ” Special Extended Edition

 

L’ LP in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari disponibile in occasione del concerto-evento all’Arena di Verona!

 

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ” di PINO DANIELE, il concerto-evento sulle note dell’omonimo storico terzo album dell’artista, che il 1° SETTEMBRE sarà accompagnato sul suggestivo palco dell’ARENA DI VERONA dai musicisti della formazione originale del 1980 insieme all’orchestra sinfonica e alcuni degli amici che negli anni hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia e Massimo Ranieri.

All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la band del 1980, con James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo(batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni)e Tony Cercola (bongos), la band attuale, con Rino Zurzolo (contrabbasso),Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte)ed Alfredo Golino (percussioni), e 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio. Protagoniste saranno le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana.

Uno spettacolo unico e imperdibile, ideato sulle canzoni di “Nero a Metà”, album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”.

Per celebrarlo in occasione del concerto del 1° settembre, l’album,pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, uscirà anche in DOPPIO VINILE da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari (in vendita anche all’Arena di Verona il giorno del concerto). Il primo Lp conterrà la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp conterrà i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Diamante, più di duemila persone al concerto di Pino Daniele

logo-cn24  16 agosto 2014

 

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Serata indimenticabile per le oltre duemila persone che hanno gremito il Teatro dei Ruderi di Cirella a Diamante per assistere ad uno dei pochi concerti del “Tour Acustico 2014” di Pino Daniele.

Notte di Ferragosto da incorniciare per “Fatti di Musica Radio Juke Box 2014”, la ventottesima edizione della rassegna del miglior live d’autore ideata e diretta da Ruggero Pegna, che ha presentato uno dei live più emozionanti di Pino Daniele, tornato all’essenzialità delle sue melodie insieme ad una band di splendidi musicisti: Rino Zurzolo, contrabbasso, Daniele Bonaviri, chitarra classica, Elisabetta Serio, pianoforte, Alfredo Golino, percussioni.

Il Pino Daniele visto e sentito a Diamante ha incantato i suoi fan grazie ad un live intimo, accattivante e coinvolgente, che ha restituito intatte le vibrazioni della sua voce e i suoni delle corde della sua chitarra. Insieme all’affiatata band, ha illuminato il cielo del Ferragosto calabrese con le sue uniche e inimitabili melodie latin blues e il carisma di sempre, capaci di trasportare gli spettatori in uno straordinario viaggio di suoni, sensazioni e immagini, quelle create dagli splendidi acquarelli delle sue canzoni.

pino-daniele-diamante-2Questa di Diamante è stata l’unica data in Calabria del suo tour. Salito sul palcoscenico alle 21.45, con quindici minuti di ritardo per consentire a tutti di prendere posto nello splendido teatro diamantese, incastonato sul suggestivo promontorio dell’antica Cirella, in poco meno di due ore di concerto ha eseguito molte delle perle della sua eccezionale discografia, in pratica tutti i suoi grandi classici messi assieme in quarant’anni di carriera: dalle strepitose versioni di “Quando”, “Napule è”, “Quanno chiove”, cantate con tutto il pubblico, alle impareggiabili “Resta, resta cu’ mmè” e “Yes I know my way”, con cui si è congedato tra gli applausi scroscianti di un teatro consapevole di aver vissuto una notte magica. Sugli spalti ad ascoltarlo, anche il giovane rapper Clementino, che non ha voluto perdere il concerto del “Maestro” e la brava cantautrice calabrese Rosa Martirano. Al termine, è stato unanime il coro di consensi e superlativi di un pubblico letteralmente stregato.

“Un grande concerto – ha commentato al termine Ruggero Pegna, organizzatore di “Fatti di Musica” – un live speciale ricco di poesia, come solo artisti unici, vero patrimonio della canzone d’autore ma anche di tutta la cultura italiana, possono offrire. A mio parere, è stato uno dei concerti più belli di Pino Daniele e, certamente, di tutta la mia rassegna! Ho organizzato per la prima volta un suo concerto nel 1989, in una delle prime edizioni, poi diverse altre volte, anche negli stadi di Cosenza e Catanzaro, e ritrovarlo con un live così bello e intenso è stata ancora una volta una grande emozione!”.

“Fatti di Musica 2014”, che ha presentato i live di Stomp, Cristiano De Andrè, Micaela, Loredana Bertè, Rocco Hunt, Afterhours, Giuliano Gabriele e Taranta Madre, Parto delle Nuvole Pesanti, Caparezza(Premio Miglior Live d’Autore dell’anno) e Pino Daniele, è realizzata con il partenariato dell’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, della Comunità Europea e della Camera di Commercio di Catanzaro.

 

di Redazione CN24TV.it

Pino Daniele: videoreportage dal nuovo tour del cantante napoletano

 

“Forza Pino, cacciacci ‘sto blues!”, l’esclamazione colorita e piena di entusiasmo di uno spettatore restituisce il senso della serata: una platea stracolma che lascia partire “applausi a scena aperta” sin dal primo brano (Terra mia), tributando il giusto onore ad uno dei grandi interpreti del blues partenopeo, Pino Daniele.

Presso la cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma l’artista si è esibito nello spettacolo “Sinfonico a metà” (tutte le date del tour qui:http://pinodaniele.wordpress.com/tour/), ovvero 50 elementi della Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio hanno accompagnato il bluesman in un percorso da brivido attraverso quasi 40 anni di repertorio. Immancabili al suo fianco i membri della band che lo seguono durante i tour: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) e Alfredo Golino (batteria).
L’affetto del pubblico per Daniele è palpabile e quando dal palco partono le note dei classici che hanno contribuito a dipingere il bellissimo affresco della Napoli degli anni ‘80/’90, tutti cantano in coro ipnotizzati da questa figura semplice eppure imponente che canta il blues del Mediterraneo con la stessa intensità e lo stesso sottile dolore negli occhi dei grandi vecchi del blues americano del Delta del Mississippi (Quando, Napule è, Quanno chiove, Resta resta cu mme).

In fondo generi musicali antichi e popolari come il folk e il blues – nonostante le dovute differenze – si sviluppano in tutto il mondo occidentale attraverso gli stessi temi e le stesse movenze ritmiche: nostalgia di casa, sopraffazione, orgoglio e rinuncia, un lamento amaro antico come l’uomo (esemplari in tal senso i versi di una sua celebre canzone: “Napule è na carta sporca/ E nisciuno se ne mporta/ E ognuno aspetta a sciorta”).

Chissà cosa penserà (e proverà) Pino Daniele vendendo la “sua” città soffocata dall’immondizia, sepolta sotto i calcinacci di splendidi palazzi antichi, arsa dai fuochi ignoranti che uccidono il progresso, mentre nell’aria serpeggia più la rassegnazione che un sentimento di rivalsa.

Forse una canzone non la salverà, ma di sicuro ci ricorda quanto sia stata, e possa essere, grande.

 

Video

(Per vedere il videoreportage, vai all’articolo originale)

 

di Barbara Tomasino e Sergio Proto

Pino Daniele: «A sessant’anni posso ancora sperimentare, o no?»

 

Alla Reggia di Caserta tra archi e suoni acustici. “Quest’anno salto l’appuntamento di Natale al Palapartenope. O riprendo “Nero a metà”, vediamo come va all’Arena di Verona”

 

«È la mia prima volta davanti alla Reggia di Caserta, ed arriva subito dopo la mia prima volta al belvedere di Villa Rufolo, a Ravello. A pensarci bene, è anche la mia prima volta con un’orchestra in Campania, se si esclude qualche cosa televisiva all’auditorium Rai di Napoli ai tempi di ”Senza rete”, insomma quando Berta filava ed io muovevo i primi passi». È in forma il Pino Daniele dell’estate 2014, concentrato più che mai sul suo mestiere e desideroso di restare lontano dal gossip: «Parliamo di musiche, dai, che è meglio».

Iniziamo dal concerto casertano di questa sera, «Sinfonico a metà».
«L’orchestra, il suono degli archi, la lezione della musica classica mi attrae ormai da qualche tempo. Qui la Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio si interfaccia con il mio gruppo acustico: dopo tanti anni si ritrovano il contrabbasso di Rino Zurzolo e la batteria di Alfredo Golino, più il pianoforte di Elisabetta Serio e la chitarra classica di Daniele Bonaviri».
Un’altra chitarra, classica: partiamo da questa novità?
«La sto studiando anche io, sto usando le dita sulle corde, senza plettro, sto sperimentandomi con la chitarra flamenco. Mi piace l’idea dello strumento unplugged, del microfono che restituisce il suono del legno. Band e orchestra si integrano bene e sanno tacere quando devono, mi permettono di fare cose che non ho mai fatto, privilegiando il mio repertorio più melodico e latino, ma senza rinunciare al blues, al groove, al ritmo».
Repertorio?
«Brani come ”Lazzari felici” o ”Terra mia” sono, inevitabilmente, al centro di tutto, insieme antichi e rinnovati. Ma ci sono anche episodi come ”Viento ’e terra” o ”Toledo”».
E i pezzi di «Nero a metà», capolavoro del 1980 appena tornato in una nuova versione discografica che contiene un paio di inediti, ma soprattutto versioni alternative e provini che permettono di curiosare dietro le quinte di una straordinaria stagione creativa.
«Questo non tocca a me dirlo, ma è stato divertente concedersi un amarcord di quel tipo e condividerlo con chi mi segue da sempre e con i nuovi fans, anche se oggi suoniamo quei pezzi in maniera diversa, non solo perché c’è l’orchestra».
L’1 settembre, all’Arena di Verona, «Nero a metà» meriterà di nuovo il titolo in cartellone, ma questa volta, appunto, in chiave orchestrale.
«L’Arena è quasi esaurita e questa è una bella notizia: la musica vera, senza lustrini nè mode da seguire, ha ancora apprezzatori. Rileggeremo quell’lp integralmente, e il resto del mio repertorio, con la band di allora, Senese in testa, la band di oggi, la Roma Sinfonietta, e amici come Massimo Ranieri, Fiorella Mannoia, Emma, Elisa, Mario Biondi. Piuttosto che inventare progetti senza senso, e fare musiche nuove che arriveranno a pochi vista la crisi del settore, mi concentro sul mio repertorio, provo a metterlo a fuoco: alla vigilia dei sessant’anni posso pure sperimentare ancora, o no?».
Per quella festa bisognerà aspettare il 19 marzo 2015. Prima, a proposito di feste, non dovrebbe esserci la terza edizione di «Tutta n’ata storia» al Palapartenope, tra Natale e Capodanno?
«No, mi sa che saltiamo un giro e ci vediamo direttamente alla fine del prossimo anno. Oppure, chissà, facciamo un’edizione partenopea di ”Nero a metà sinfonico”, non so ancora. Il pubblico napoletano ha risposto straordinariamente all’iniziativa, merita che tutto venga fatto con cura, che ci sia sempre qualcosa di nuovo da offrire, che in scena vada la grande cultura napoletana di ieri e di oggi».
Da napoletano della diaspora che però torna a casa ogni volta che può, che effetto fa la città raccontata sui media in questi giorni?
«Siamo passati da Gomorra e dalla Terra dei fuochi agli eroi per caso. La tragedia del tifoso ucciso a Roma da un presunto altro tifoso, la tragedia del ragazzo ucciso da una pietra caduta nella Galleria Umberto in cui pure io ho passato tanto tempo… chiamarli eroi mi sembra una maniera per dimenticare, per nascondere il loro status di vittime innocenti, per rimuovere le colpe e far finta di correre ai ripari. I vecchi proverbi popolari sono straordinari: ropp’ arrubato a Santa Chiara mettettero le porte ‘e fierro. Napoli sembra l’epicentro dei mali del mondo, ma è solo una città di frontiera, dove i tempi che stanno cambiando, come cantava Dylan, si rivelano prima che altrove».

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele a Ravello, il sogno divenuto realtà

 

Fin dall’esordio, attraverso le note di una straordinaria versione acustica di“Toledo”, ho percepito che quello di ieri sarebbe stato un concerto da conservare nello scrigno della memoria come uno tra i ricordi più belli.

Chi mi conosce sa perfettamente che Pino Daniele e la sua musica hanno fatto da imprescindibile sfondo alla mia intera esistenza. Sono stato ispirato dal suo incomparabile estro artistico fin da piccolo, riconoscendo in esso uno spettro complesso di temi e di sensazioni che nel tempo mi sono cucito addosso. I ritmi spiccatamente blues e i toni colorati da tinte a tratti vivaci e a tratti malinconiche hanno dato la stura ad una personale formazione che sa di musica e, al tempo stesso, di vita.

Ho seguito i suoi concerti dappertutto ed è stata una gioia incontenibile poterne vivere uno direttamente “a casa mia”. Il belvedere di Villa Rufolo, fiore all’occhiello di Ravello, non poteva che essere lo scenario perfetto per una performance che ha reso della musica una delle sue espressioni più elevate. A tal proposito, non nascondo l’immenso orgoglio che ho provato quando il mio amato artista, respirando la magica atmosfera, ha detto: “Bello qui, vero?”

Di qui, il progressivo fluire dei pezzi scelti per l’occasione, tra i quali ho apprezzato, in particolare, “Viento ‘e terra”, classico per eccellenza, “Anna verrà“, omaggio alla memoria di Anna Magnani, “Quanno chiove“, sintesi di poesia e melodia tratto dall’album “Nero a metà”. Una menzione speciale, poi, va ad “Appocundria”, massima rappresentazione, in pochi versi, degli umori contrastanti di un Meridione analizzato e compreso in ogni sua sfaccettatura.

Inoltre, ancora e una volta di più, sono stato colpito da ciò che mi ha fatto perdere la testa per Pino Daniele: la sua abilità straordinaria da chitarrista. Non un difetto, non una sbavatura, solo il riflesso di un continuo lavoro teso a restituire un vibrato delle corde mai uguale a se stesso. In ogni versione ho colto nuove sfumature, nell’incedere di un programma sempre attento a conferire ad ogni nota la bellezza della qualità essenziale e pura. Ed è proprio questo, forse, a rendere il suo stile inimitabile: non rilevano complessi virtuosismi, ma brilla di una luce abbagliante la ricerca di una melodia limpida ed autentica, tale da poterla riconoscere tra cento e mille, fregiandosi così di un taglio unico ed inconfondibile.

Naturalmente, non posso esimermi dal sottolineare l’impareggiabile talento dei musicisti al suo fianco. Alfredo Golino, alle percussioni, Daniele Bonaviri, alla chitarra classica, Elisabetta Serio, al pianoforte e Rino Zurzolo, al contrabbasso, hanno dato all’esibizione il meritato sigillo del non plus ultra. Indimenticabile resta lo show finale, con la versione innovativa di “Je so’ pazz”, in un duetto mozzafiato Daniele – Zurzolo, che ha incantato la platea, destando in essa sensazioni estatiche.

La vita, si sa, può regalare emozioni inaspettate. Quando questo accade, bisogna saperle riconoscere ed essere grati. Ed è per questo che esprimo una sentita riconoscenza alla mia Ravello e al suo Festival, per aver scelto di ospitare uno degli artisti più brillanti del panorama musicale italiano e per aver consentito a me, è il caso di dirlo, il perfetto coronamento di un sogno.

 

 

di Stefano Amato*

*Professionista ravellese ammiratore autentico di Pino Daniele

Pino Daniele a Ravello "Riscopro me stesso"

Stasera l’esibizione del cantante nello stupendo scenario di Villa Rufolo

 

“PINO sta riscoprendo se stesso e il gusto di reinterpretare la sua musica. È come se non appartenesse neanche più a lui”. Rino Zurzolo sintetizza così la nuova stagione di Pino Daniele, che stasera, domenica 6 luglio, alle 21.45, apre al Belvedere di Villa Rufolo la sua tournée estiva. La notizia cattiva per i fan dell’artista è che i 729 biglietti sono esauriti da oltre un mese. “Li abbiamo messi in vendita il 31 maggio. Dopo 24 ore c’era il sold out”, dicono alla biglietteria del Ravello Festival. L’estate del cantautore è una sorta di cavalcata nella memoria, divisa in due capitoli – “Acustico” e “Sinfonico a metà” – e con un finale celebrativo il primo settembre all’Arena di Verona per rieseguire uno dei suoi capolavori, “Nero a metà”, con ospiti e amici.
Ravello ospita la première di “Acustico”, un recital intimistico in quintetto che offrirà alcuni dei suoi brani migliori in una versione inedita. Ad accompagnarlo in questo viaggio sono Rino Zurzolo al contrabbasso, Daniele Bonaviri alla chitarra classica, Elisabetta Serio al pianoforte e Alfredo Golino alla batteria. La stessa formazione si esibirà con i 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta da Gianluca Podio nel progetto “Sinfonico a metà”, il cui debutto è fissato l’11 luglio alla Reggia di Caserta.

Le due date campane segnano l’avvio di una stagione nel segno del ricordo e della rilettura artistica, come se Pino Daniele volesse mettere a fuoco la propria storia, passarla al microscopio e riproporla al pubblico.
Per niente facile e soprattutto non allineato da sempre, il musicista sembra in una fase di passaggio. Archiviati gli anni del grande successo commerciale, tende ad asciugare, a sottrarre, a sintetizzare. “A mio parere Pino cerca l’essenza. Sta provando a rafforzare il suo linguaggio “, dice Zurzolo, da anni al suo fianco. “È molto più rilassato degli anni Settanta”, gli fa eco il tastierista Ernesto Vitolo, tra i protagonisti di “Nero a metà”, che si esibirà con lui a Verona.
Il cuore di questo progetto sono le canzoni, quelle di oltre 30 anni fa. “Ormai sono standard, classici  –  continua Zurzolo -Avevano un linguaggio nuovo, al di là delle mode, quando sono stati composti. Reinterpretarle oggi dà lo stesso effetto di quando Keith Jarrett ripropone le composizioni di Jerome Kern e Cole Porter”.

La scaletta del debutto a Ravello è definita. Due mesi di prove romane sono serviti a scegliere i brani, ad affinare la sintonia tra i musicisti. Daniele vorrebbe che il recital fosse una sorpresa, ma qualche indiscrezione trapela. Non dovrebbero mancare classici come “Terra mia”, “Napule è”, “Alleria”, “Quanno Chiove”, “Je sò pazzo” e “Yes I Know My Way”. Con il quintetto il cantautore punterà sull’improvvisazione. Nella lunga preparazione del tour si è concentrato sugli arrangiamenti e sulla “purezza delle note”, sia nel modo di cantare che nel suonare la chitarra.

“Acustico” e “Sinfonico a metà” si presentano come una cerniera tra il passato e il futuro, un necessario collegamento che mescola amarcord, nostalgia, voglia di non dimenticare. Dentro le sue canzoni c’è un po’ della storia di questa città: un precipitato di speranze, rabbia, voglia di riscatto. Rappresentano un archivio delle nostre emozioni. Grazie alla forza della sua storia Daniele ha potuto, da qualche anno a questa parte, rimettere insieme i tasselli di un suono napoletano “nobile” che da Roberto Murolo arriva fino a Clementino e ai Cò Sang, passando per il progressive e per la canzone d’autore.
La sua centralità è indubbia, indiscussa come la leadership. Perfino il difficile carattere sembra sia stato limato dal tempo. Ha fatto pace con gli amici con cui aveva litigato in tempi lontani, ha teso la mano a colleghi meno noti e fortunati, ha provato negli ultimi tre anni a mettere in uno stesso contenitore (i concerti natalizi al Palapartenope) il suono migliore della sua Napoli. Un piccolo miracolo partenopeo. Magari senza i guizzi di un tempo. Ma con una nuova consapevolezza di sé. Diventare intramontabile è un privilegio concesso a pochi.

 

di Alfredo D’Agnese

NERO A META’ | Cresce il numero degli amici che ricorderanno all’Arena uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana!

L’IMPERDIBILE CONCERTO-EVENTO insieme alla BAND ORIGINALE e alla grande ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

Cresce il numero degli amici che insieme a Pino ricorderanno all’Arena uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana: MARIO BIONDI, ELISA, EMMA, FIORELLA MANNOIA…
e per omaggiare teatro e cinema italiani si aggiunge la partecipazione di MASSIMO RANIERI!

 

Dopo Mario Biondi, Elisa, Emma e Fiorella Mannoia, si aggiunge Massimo Ranieri tra gli ospiti speciali di “NERO A METÀ”, il concerto-evento che vedrà protagonista PINO DANIELE il 1° settembre all’Arena di Verona, insieme alla band originale del 1980 e l’orchestra sinfonica: protagoniste le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana e che l’artista condividerà con gli artisti e i musicisti che hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico.

Uno spettacolo unico e imperdibile, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo terzo album di Pino Daniele, quello della consacrazione, del grande successo di pubblico e critica, che è stato ora pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata, “NERO A METÀ” Special Extended Edition, con due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta.

All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.

I biglietti per “NERO A METÀ” (prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento) sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info: www.fepgroup.it).

Dal 6 luglio al Ravello Festival Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

“ACUSTICO
Formazione:
Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (percussioni).
Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 29 luglio alTeatro Romano di Ferento (VT), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD), il 15 agosto al Teatro dei Ruderi di Cirella di Diamante(CS) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

SINFONICO A METÀ
Formazione:
50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo(contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria).
Le date ad oggi confermate:
l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto alTeatro Antico di Taormina (ME).

NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition (Universal Music Italia), disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta”(Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Pino Daniele, mi sento l’erede di Carosone

 

Riedizione Nero a metà è come vecchia foto da mettere in mostra

ROMA, 18 GIU – Un nuovo-vecchio disco appena uscito, un doppio tour – uno in acustico e l’altro con orchestra sinfonica -, un concerto evento all’Arena di Verona il 1 settembre: l’estate di Pino Daniele si annuncia ricca e impegnativa. Il primo passaggio è stata la pubblicazione, a 34 anni di distanza dalla prima uscita, della versione rimasterizzata di Nero a Metà (per Universal Music), lo storico terzo album del cantautore napoletano del 1980. Un disco che è stato premiato ai Music Awards per aver segnato una svolta nella musica italiana e che Rolling Stones Italia inserisce nella classifica dei migliori 100 album di sempre. “Nero a metà è come una vecchia foto, da tirar fuori e mettere in mostra – racconta all’ANSA Pino Daniele -. Quel disco ha rappresentato la fusione di diverse culture e in questo senso ha cambiato la musica. Un po’ come Carosone con la musica napoletana. Io ho continuato la sua opera. Queste canzoni hanno vissuto attraverso le generazioni. Come Tenco o Battisti che continuano a vivere nella storia di questo Paese”.
   La Special Extended Edition, oltre ai 12 brani contenuti nell’album originale, propone due inediti scartati all’epoca e rimasti nel cassetto e nove brani in versioni alternative e demo. Un’operazione che il musicista si augura possa allargarsi anche ad altre realtà che hanno cambiato la musica italiana. “E’ una testimonianza di quello che è stata la discografia italiana.
    Oggi quel mondo è finito, non esiste più. Con il digitale è venuto meno l’interesse per ‘l’oggetto disco’. Forse si tornerà come una volta a suonare opere in teatro, si ritornerà a commissionare messe. Perché il mercato è in crisi, ma non la musica, che c’è sempre stata ed è parte della storia del mondo”.
    Per rendere omaggio a Nero a Metà e ripercorrere i brani più belli della sua carriera, Pino Daniele sarà in tour per tutta l’estate. In una versione acustica (“Acustico”) e in una versione con orchestra sinfonica (“Sinfonico a metà”). “E’ la scelta di un musicista che vuole proporre quello che sa fare, e niente di diverso: suonare – dice ancora l’artista -. Proporre due versioni diverse del tour dipende dal fatto che in alcuni luoghi il budget per portare un’orchestra è alto. Ma le opportunità nella musica non sono tante e per fare cose belle bisogna adattarsi”. La chiusura, però, sarà con il botto: un concerto-evento all’Arena di Verona, il 1 settembre, per il quale, oltre all’Orchestra, Pino Daniele ha chiamato a raccolta la formazione originale del 1980, con James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano e Tony Cercola. Sul palco saliranno anche alcuni amici: Elisa (“un’artista con il senso della sintesi della musica. Sa cosa vuole fare e come”), Mario Biondi (“un grandissimo cantante e grande conoscitore di soul e jazz”), Fiorella Mannoia (“la signora della musica italiana”), Emma (“la nuova generazione che si affaccia alla musica”).

 

di Claudia Fascia

Daniele, il ritorno di "Nero a metà" tra ristampa, premio e concertone

Ristampa con inediti per l’album del 1980. Poi l’1 settembre all’Arena di Verona con Elisa, Mannoia, Emma e Biondi

Ricomincia da 34, stavolta, Pino Daniele: tanti sono gli anni passati da uno dei suoi capolavori, «Nero a metà», uscito appunto nel 1980 e celebrato con una ristampa ricca di rarità, un premio ed un concerto.

Mentre arriva nei negozi, tradizionali e digitali, la «special extended version» di quello storico lp, il lazzaro felice riceverà stasera, a Roma, sul palco del Foro Italico ed in diretta su Raiuno, il neonato premio speciale dei Music Awards che, insieme ai singoli e gli album dell’anno, vuole celebrare i classici della nostra canzone. Bisognerà, invece, aspettare l’1 settembre per capire come l’uomo in blues rileggerà, all’Arena di Verona, le canzoni del disco con la band originale – James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos) – più l’orchestra Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio. Fiorella Mannoia, Elisa, Mario Biondi ed Emma i primi ospiti confermati.

Intanto c’è la «nuova» versione di «Nero a metà», con i dodici brani originali arricchiti da due inediti e nove versioni alternative e «demo» che ci regalano un dietro le quinte-viaggio nel tempo alla ricerca delle melodia perduta, una madeleine proustiana che ci riporta all’apice della creatività di Pino, una di quelle «sliding doors» che mostrano che cosa sarebbe potuto essere quell’album se…

Se, ad esempio, «Puozze passa’ nu guaio» fosse stato un reggae, sospeso tra «E la luna bussò», uscita un anno prima, e la leggenda del santo fumatore Bob Marley. O se la conclusiva «Sotto ’o sole» invece di vestirsi di colori brasiliani fosse diventato una sorta di strumentale, con abbondante uso di scat e un groove più fusion. Il benemerito lavoro di rimasterizzazione, digitalizzazione e catalogazione degli archivi discografici permette di (ri)scoprire non solo la caratura di un album che per «Rolling Stones Italia» è al numero 17 dei più belli di tutti i tempi, ma anche di curiosare nello scaffale dei suoni primitivi, godere la nudità scabrosa di melodie e testi che non hanno ancora alcun vestito/arrangiamento indosso e si offrono nella loro impudica bellezza: «Voglio di più» per tastiere e voce, «Alleria» con la chitarra al posto del piano, a immaginare com’era nata, che cosa aveva nella testa e nel cuore lo scugnizzo-masaniello del neapolitan power.

Sono le canzoni del sogno tradito, del cambiamento che non verrà, della malinconia di chi sa che la gioia è passeggera e alla fine torna sempre il bisogno/desiderio/sfogo/esorcismo di «alluccare più forte».
Ma non grida più forte il Daniele dei «demo» di questo suo terzo album per la Emi, dedicato al nero a metà Mario Musella, diviso con il nero di Partenope James Senese. Ha la voce rilassata delle prove in studio di registrazione nella versione mai ascoltata prima di «E so cuntento ’e sta», in una «Nun me scuccia’» ancora non pompata come nell’edizione che tutti conosciamo, nella perla di «Appocundria», senza percussioni, più flamenco.
E gli inediti? «Hotel Regina» è un breve strumentale, meno di un minuto, una tenera melodia cesellata da una chitarra canaglia, ma è «Tira a carretta» che farà la gioia dei collezionisti.

Scritta nel 1978, per la colonna sonora di «La mazzetta», film che Bruno Corbucci trasse dall’omonimo romanzo di Attilio Veraldi, è apparsa, come strumentale in «Sax club number 17», lp di quello stesso anno che fece notizia perché per la prima volta il sassofonista mise un ritratto di se stesso in copertina invece di una provocante maggiorata desnuda. Enzo Avitabile suona sax e flauto, Benny Caiazzo il sax soprano, Massimo Carola il pianoforte, Toni Cercola le percussioni, Aldo Mercurio il basso e Fabrizio Milano la batteria, Gil Ventura non ci mette mano.

Ora finalmente lo ascoltiamo con la voce del «Nero a metà» alle prese con un cavallo, o un ciucciariello memore di quelli di Murolo e Modugno, metafora della vita in salita dei poveri cristi di tutte le latitudini.

 

di Federico Vacalebre

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