Pino Daniele alle Capannelle "Suono con tutte le mie band"

11 07 2008

Dopo le polemiche del concerto inaugurale a Napoli, quello dell’Ippodromo sarà un concerto vero, dove ci sarà spazio solo per la musica

 

Ora è il momento di lasciar parlare la musica. Al debutto napoletano del tour di Pino Daniele, la sera dell´8 luglio, è successo di tutto: i fischi a Gigi D´Alessio, le polemiche col Comune che non aveva fatto granché per l´evento, poi Bassolino, poi la Prestigiacomo.
Tanto fumo politico da oscurare il vero significato del concerto e del tour. Ora non ci saranno più cortine fumogene, equivoci, polemiche. A partire da Roma sarà solo e unicamente un concerto. Pino Daniele ha deciso di festeggiare tre decenni e più di musica riunendo al suo fianco tutti i musicisti che lo hanno accompagnato.
È una scusa, intendiamoci» racconta il musicista napoletano, «non mi sono mai piaciute le celebrazioni. È un pretesto per documentare il lavoro fatto e per ritrovare gli amici con cui ho lavorato negli anni». È un messaggio non da poco, considerando che l´ambiente musicale napoletano si è sempre distinto per essere molto rissoso.
Ora tira un vento nuovo, tutti si vogliono bene, hanno voglia di ritrovare le antiche energie e il pubblico mostra di apprezzarlo. A Napoli ci sono state autentiche ovazioni quando sul palco sono saliti Tony Esposito, James Senese, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo e Joe Amoruso, ovvero il dream team del neapolitan power, quelli che registrarono tra l´altro il disco Vai mo´, se non il più bello poco ci ci manca tra quelli incisi a suo tempo da Pino Daniele.
E il fascino della reunion è innegabile. Sono tutti cresciuti, maturati, suonano meglio di allora, e riascoltare “Je so pazzo”, “Terra mia”, e altri gioielli d´epoca suonati da questa band fa il suo effetto. A Roma non ci saranno duetti e ospiti speciali, ma ci saranno tutt´e tre le band storiche di Pino, oltre ai musicisti citati ci saranno Gigi De Rienzo, Alfredo Golino e tanti altri. Una vera festa alla carriera, in fondo, la gratificazione di un artista deciso a raccogliere quello che ha seminato.
«L´idea è venuta anche da quello che sta succedendo a Napoli» dice Pino, «è emergenza continua. L´immagine della città è distrutta. Noi non siamo politici, siamo artisti, ma la nostra parte possiamo farla, cercando di sensibilizzare la gente, ma anche mostrando una parte bella della città, qualcosa di cui essere orgogliosi».
Ed è la storia della canzone napoletana moderna, un repertorio da cui tutti hanno attinto, e che portò Napoli fuori dalla provincia culturale con un linguaggio che era fortemente napoletano, ma così aperto al mondo da risultare universale.

 

di Gino Castaldo





«I fischi a Gigi mi hanno ferito è razzismo»

10 07 2008

 

Pino: «Presto di nuovo insieme nel suo cd o in un pezzo scritto a quattro mani. E nel 2009 bis con ospiti internazionali»

 

Il giorno dopo piazza del Plebiscito Pino Daniele è stanco, ma soddisfatto, «non fosse per i fischi e il malinteso con Bassolino». Dice: «Con Antonio ci siamo chiariti subito, non avevo nessun appunto da fargli, anzi avevo dichiarato che in piena emergenza rifiuti mi era sembrato giusto non importunarlo con il problema del mio concerto senza casa», spiega il nero a metà. «La contestazione contro D’Alessio, invece, mi ha rattristato. Per non dire di quelle dichiarazioni dell’assessore Oddati: io mi sarei venduto al potere per un pugno di lenticchie? Le lenticchie mi piacciono, ma non sono un uomo di potere, ho soltanto provato a fare il mio mestiere, il musicista, nella mia città, mostrandone uno dei volti più belli in diretta su Raiuno. Sarà mica colpa mia se il ministro Prestigiacomo ha deciso di approfittarne per lanciare la campagna per la differenziata, se il sottosegretario Bertolaso è venuto in albergo a salutarmi, come Bassolino peraltro, e non ho mai visto il sindaco Iervolino? Ma Oddati da che pianeta viene?». Dal Comune si tende a minimizzare, esprimendo in una nota ufficiale «grande soddisfazione per la bella riuscita» dell’evento e sottolineando l’impegno profuso, e l’aver messo a disposizione «non solo la piazza più prestigiosa della città, ma anche l’apparato logistico in grado di ridurre al minimo ogni possibile disagio per l’organizzazione». Le dichiarazioni polemiche del mascalzone latino sul Comune «che non ha fatto niente», scaturirebbero da «una mancata conoscenza dei fatti»: il San Paolo, per farla breve, gli sarebbe stato negato da Aurelio De Laurentiis. «Che devo ribattere?», riflette Daniele, «sul presidente del Calcio Napoli ho già detto come la penso, ovvero nel peggior modo possibile. È uno scandalo che solo qui lo stadio sia vietato alla musica. Ma possiamo parlare di musica?». Parliamone, Pino: «La nuova canzone napoletana su Raiuno ha funzionato, a tal punto che spero di riuscire a bissare il format l’anno prossimo, solo con ospiti stranieri, più D’Alessio, naturalmente. Io sono testardo, chi lo ha fischiato ha mancato di rispetto anche a me, per non dire di quegli striscioni allucinanti. C’è una canzone nel suo prossimo disco, con un verso che parla di ”nu guaglione ’e Santa Chiara che canta ”Napule è”: se mi vuole, in voce o con la mia chitarra, io sono pronto. Ma potremmo anche scrivere qualcosa insieme, piaccia o non piaccia a quella parte del pubblico che mi vorrebbe imbalsamato come una reliquia, che ha preferito fischiare un ”nemico” piuttosto che ascoltarlo mentre cantava una canzone antirazzista». Il programma tv è andato bene, soddisfatti il direttore Del Noce e il capostruttura Raveggi: 2.909.000 i telespettatori, pari al 16,12 per cento di share, lo show è stato il secondo programma più visto della giornata. I paragoni saranno impropri, ma recentemente Vasco Rossi (1.829.000 spettatori su Raidue) e Zucchero (1.500.000 su Italia 1) hanno fatto peggio. Sul fronte dei numeri, si registra anche un forte riordino nei negozi di dischi di «Ricomincio da 30», il triplo lp alle spalle della tournée inaugurata a Napoli. Ma i numeri non placano le polemiche, il chiacchiericcio in politichese che ha soffocato l’eccezionale qualità musicale dell’evento. In più, il San Carlo fa sapere all’artista «di non aver avuto soldi dal Comune, ma solo servizi. E di aver pagato l’occupazione di suolo pubblico»: nessuna disparità di trattamento, insomma, si assicura. Franco Verde, consigliere comunale del Pd, spara su Oddati, colpevole di aver denigrato «il valore culturale espresso dall’arte» di Daniele solo perché inteso come «esaltazione del governo centrale». In sintonia il presidente dell’Ascom napoletana Antonio Pace: «Daniele è un grande esempio di attaccamento alla propria città, un esempio che tutti noi dovremmo seguire. Tutti dovremmo partecipare alla rinascita della città, indipendentemente dalle idee politiche». «Non mi sento un esempio, non voglio arrogarmi questo ruolo», spiega Pino, «ma so di aver messo nel concerto tutto il mio amore per la città. Mi sono sentito ricambiato dagli artisti che si sono esibiti con me e dall’affetto della piazza, esclusi i fischi per D’Alessio. Non è il momento delle divisioni, Napoli rinasce solo se unita. Bassolino e la Prestigiacomo insieme dietro il palco non sono un segno di inciucio, ma il segno che qualcuno sa che per risolvere l’emergenza serve l’impegno di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nelle istituzioni e fuori: noi, semplici musicanti, abbiamo dato il nostro contributo».

 

 

 

D’Alessio «Come stare a un derby»

«Come artista capisco quello che è successo, come uomo sono amareggiato». Gigi D’Alessio riflette a freddo sulla violenta contestazione che l’ha accolto in piazza del Plebiscito. «Che un fan che paga il biglietto per vedere Daniele non abbia piacere di trovare sul palco anche me ci può stare: in passato ce ne siamo dette di tutti i colori, o quasi, forse serviva più tempo per far ”digerire” l’amicizia che è nata tra noi dopo il chiarimento. Ma quei fischi, quei cori, quegli striscioni offensivi, oltre a me colpivano il padrone di casa, che non lo meritava. Io ho rischiato accettando il suo invito, ma anche lui invitandomi. Io lo rifarei, e Pino anche». Il rispetto e la collaborazione nati stemperano appena l’amarezza: «Non cambio mica mestiere, da uomo di spettacolo so di poter non piacere, ma sentirmi trasformato in un nemico pubblico mi sembra un’esagerazione. In tv, oltre che la mia umiliazione in casa, è passata una brutta immagine di Napoli e dei napoletani. E la musica, che doveva essere sovrana, insieme con il messaggio di riscossa della nostra città, è stata soverchiata dalle polemiche. I fischi contro di me hanno fatto titolo, le canzoni-capolavoro di Pino, i suoi musicisti e i suoi ospiti no. Era un concerto, non un derby, noi siamo colleghi, ora anche amici, mica rivali». «Quei ”buuu” hanno ferito anche me, si può non amare un artista, ma non si doveva rovinare quella che voleva essere una festa di Napoli e per Napoli», interviene Nino D’Angelo, festeggiatissimo in piazza: «Sarei voluto salire sul palco, spiegare che se eravamo tutti lì era per qualcosa di importante, che serve rimboccarci le maniche e rilanciare l’immagine di Napoli, non fischiare. Ma per qualcuno la pace siglata tra Pino e Gigi è stata un trauma. Forse serviva più tempo per accettare il dato di fatto. O, forse, c’è qualcuno a cui piace la guerra. E non la pace».

 

di Federico Vacalebre





Pino Daniele e Napoli, un coro di felicità

9 07 2008

 

L´entusiasmo dei 40mila in piazza Plebiscito. Fischi a Gigi D´Alessio

 

Una cosa è certa, Pino Daniele canta ancora Napul´è mille culure, ventisette anni dopo averlo fatto la prima volta in questa stessa piazza del Plebiscito, simbolo dell´incrocio urbanistico borbonico-cattolico del ventre della città. È la realtà che ora è cambiata. Il sole, il mare, certo, ma il paesaggio è dominato dai colori cupi dell´immondizia e del degrado. Ma i cantanti servono anche a questo: a far rinascere i colori, la voglia di riscatto tra le macerie. La più bella e celebrata canzone di Pino Daniele la cantano tutti insieme, come una languida “we´re the world” partenopea in questa serata dal sapore catartico per Napoli: il protagonista, il pubblico e poi Nino D´Angelo, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello e perfino Gigi D´Alessio fischiato dalla piazza (dove a un certo punto è apparso lo striscione, presto fatto levare, “ho pagato 25 euro per un camorrista”) fin dalla presentazione dal palco di Milly Carlucci, lì per la discutibile diretta su RaiUno (canzoni interrotte per gli ospiti, per leggere un comunicato del presidente Berlusconi, per la pubblicità…).
Gli artisti sono sul palco tutti insieme - cosa insolita per l´ambiente musicale partenopeo, storicamente minato da invidie - per Napoli. Pino con la sua vecchia favolosa band, quella con James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso e Tullio De Piscopo a cantare Je so´ pazzo, Yes I know my way… e poi i musicisti che lo hanno accompagnato in trent´anni di canzoni. Nino D´Angelo divide il palco con D´Alessio, e soprattutto D´Alessio lo divide con Pino Daniele, dopo essersi mandati a quel paese per anni. «Che vuol dire essere diversi?», ha dichiarato Daniele «ho messo da parte il mio sessantottismo, e poi adesso per Napoli è il momento di mandare messaggi diversi. Gigi è uno che ha fatto la sua strada, in direzione pop, alla fine è come Eros Ramazzotti». Gigi D´Alessio è gongolante. Per lui è una vittoria sul campo, malgrado i sonori dissensi del pubblico: «Prima di tutto era Pino che parlava male di me, e io mi limitavo a reagire. Non avrei mai potuto dire che la sua musica non mi piaceva.

Sarebbe stata una bugia. Poi quando ci si incontra cambia tutto, ci siamo divertiti a suonare insieme. Sì, lo so, su quel palco mi vedono come un intruso, sono come l´Aids, da evitare. Ma non m´importa. È un momento bellissimo». Dunque un idillio. Tanto da affidare proprio a D´Alessio la rogna della serata, ovvero la canzone ‘O scarrafone, con quel contestato verso: “questa lega è una vergogna”. «Intanto c´è stata anche la Lega del sud» ha scherzato Pino Daniele, «e poi io ho già dato. Ho perso la causa con Bossi è ho pagato 40.000 euro, quindi la faccio cantare a D´Alessio». Il quale conferma e si dice imbarazzato sul fatto di cantare quel verso: «Del resto la canzone è di Pino, non posso mica cambiarla. La responsabilità è sua».
Sorrisi e gentilezze, dunque, nonostante le critiche di Daniele al Comune di Napoli («e non a Bassolino», ha precisato) in riferimento agli spostamenti di sede del concerto. Una minuzia.
La piazza con i suoi 40mila entusiasti spettatori è bella, emozionante, tranquilla anche se le avvisaglie della mattina davano segnali diversi. Disoccupati organizzati, riuniti in varie sigle, avevano occupato il palco, bloccato una linea della metropolitana… È finita con dieci arresti, una trentina di denunce a piede libero. Ben ottomila spettatori hanno chiesto il rimborso del biglietto quando si è scoperto che il concerto era spostato a piazza Plebiscito dove di solito si va senza biglietto. E saggiamente l´organizzazione ha lasciato entrare a piccoli gruppi quelli rimasti fuori (almeno 10mila, oltre i 30mila paganti, compresi quelli che hanno versato 50 lattine per un ticket per la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata) per non avere vuoti imbarazzanti e nè problemi di ordine pubblico. La diretta Rai esigeva un certo decoro.

 

di Gino Castaldo





Plebiscito di musica: Tutti pazzi per Daniele

9 07 2008

              

La canzone non bagna Napoli. Ma forse per una sera la culla, la illude, la coccola, le mette balsamo sulle ferite, la fa sentire ancora bella, speciale, unica, viva. Il video di «Quando» con Troisi è un grido che rimane strozzato nella gola, è l’introduzione mozzafiato a una serata di grandi emozioni e grandi contrasti, preceduta da grandi attese e grandi polemiche. «Massimo, Massimo, Massimo» urla il popolo di piazza del Plebiscito, 30.000 dentro i recinti a pagamento, altri 20.000 attorno. A cui vanno aggiunti quelli davanti alla tv, a seguire la diretta di Raiuno condotta da Milly Carlucci. Daniele, il Pino della nuova Napoli che nella seconda metà degli anni ’70 cancellò la cartolina oleografica per imporre una nuova immagine e un nuovo suono partenopeo,  sale sul palco emozionato, ma fa finta di niente. Al suo fianco c’è la band di «Nero a metà», il suo terzo album e il suo primo soprannome, correva l’anno 1980. Ernestino Vitolo alle tastiere salta come un ragno, è davvero felice di esserci e con lui tanti in piazza, attorno al palco, che c’erano quel 19 settembre 1981 ormai leggendario, o che quel giorno non erano nemmeno nati. Gigi De Rienzo si nasconde dietro il basso e attacca il ritmo di «A testa in giù», implacabilmente seguito dalla batteria di Agostino  Marangolo. I problemi di location e l’annuncio dell’inatteso duetto con D’Alessio hanno oscurato la straordinaria realtà di questo concerto grosso con tre band sul palco. La prima riscalda la notte, che è tenera, nonostante l’abbraccio mortale della nostalgia canaglia. «Quanno chiove», «A me me piace ’o blues», «Appocundria» sono perle che imparammo a cantare quando arrivò il momento di liberarci della musica che ci girava intorno, di una napoletanità retriva e corriva. Oggi sono nuovi classici, come «Napule è», con il coro a bocca chiusa del pubblico che segue commosso, come in una psicoterapia di gruppo, l’interpretazione corale fornita dagli ospiti della serata, uniti nel rito laico di ridefinizione della città porosa. Stanotte «Napule è» il mucchio selvaggio che il mascalzone latino ha riunito intorno a sé: l’uomo dello scandalo Gigi D’Alessio, accolto da bordate di fischi da quella grossa parte di piazza che non ha accettato la sua presenza, Nino D’Angelo, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello, Peppe Servillo. Il primo dei duetti mette insieme Pino e Nino, due Napoli un tempo inconciliabili e mai così vicine: quella di D’Angelo è una voce «di dentro», «Donna Cuncetta» aleggia sulla  piazza col suo «tuppo niro» a ricordarci, mentre il ritmo si fa più latino e veloce rispetto all’originale, che «’o tiempo d’’e cerase» era già finito da un pezzo. Poi arrivano le canzoni del quarto lp, «Vai mo’» e il trio iniziale lascia il palco al supergruppo: il sax verace di James Senese, la batteria esplosiva di Tullio De Piscopo, l’arcobaleno di percussioni di Toni Esposito, il ritmo-poesia del contrabbasso di Rino Zurzolo, le tastiere-armonia di Joe Amoruso. «Yes I know my way», e la strada dove tutti vogliono correre stanotte è questa, col groove che impasta sangue e sudore, col cuore che va a mille seguendo la voce e la chitarra di Daniele, pronte a sbizzarrirsi tra blues e echi gitani, danze calienti e melodie mediterranee. «I say i’ sto ’ccà» è una dichiarazione di appartenza, come «Je so pazzo», come quel verso lucido e feroce: «Chi tene ’o mare ’o ssaje nun tene niente». L’amarcord prosegue con «Io vivo come te», poi un «Viento ’e terra» soffia via, per quanto possibile le malinconie, i tempi andati con i capelli, gli amori, gli amici, la rivoluzione che non c’è stata. Il gap temporale è improvviso, dal 1981 si arriva nel 2008 con «Anema e core», poi il dream-team va via e lascia il palco agli Avion Travel che cesellano con l’uomo in blues «Terra mia»: la voce sottile di Daniele trova il contraltare in quella profonda di Servillo, la chitarra di Fausto Mesolella è un canto delle radici che Mimì Ciaramella accompagna con le spazzole. Il ritmo risale, sul palco arrivano Alfredo Golino alla batteria, Gianluca Podio al piano, Matthew Garrison al basso, Fabio Massimo Colasanti allo ztar e Juan Carlos Albelo al violino e armonica, un innesto prezioso. E il momento dei materiali più recenti, pop: «L’ironia di sempre» con Chiara Civello, «Mareluna», «Se mi vuoi» con Irene Grandi, «Vento di passione» con Giorgia… «’O scarrafone» è il momento del giudizio per Gigi D’Alessio, contestatissimo dalla folla, tra fischi e cori di «Te ne vaie o no, te ne vaie sì o no». Qui il lazzaro felice uccide e reinventa il proprio mito nel luogo che più di tutti contribuì ad edificarlo. Lui che guardò all’altra America per reinventare la canzone napoletana incontra il collega che partì dai cascami della produzione melodica partenopea per farsi divo pop. Un azzardo, una sfida. Come il più nichilista dei punk, cancella le coordinate della propria leggenda canora, chiede alla sua piazza di accettarlo come «un chitarrista, un musicante, un uomo libero». «Yes I know my way», ripete, e per dirlo più forte stavolta ha tutte e tre le band al suo fianco, più Don Moye degli Art Ensemble of Chicago. Ma a qualcuno, più d’uno, non piace il nuovo compagno di viaggio Gigi D’Alessio, comunque vada da premiare per il coraggio.

 

di Federico Vacalebre

 

 

La piazza si divide Gigi diventa un caso

C’era una spaccatura che attraversava, come una faglia sismica, il pubblico: quella tra danieliani «senza se e senza ma» e danieliani «ma anche», del dialogo. Sì, ma con chi? Con Gigi D’Alessio, qui in piazza del Plebiscito accanto al Pino di Napoli, che in tanti hanno visto come il fumo negli occhi. E così, giù fischi (soprattuto nel duetto dello Scarrafone), striscioni anche pesanti. Roba che in televisione non s’è vista, ma in piazza si è sentita benissimo. Roba che ha fatto meritare all’eterno ragazzo di «Annarè» la solidarietà del ministro Stefania Prestigiacomo che è andata a salutarlo nel camerino. Eppure Gigi ci aveva pure scherzato, sulle contestazioni. «Sapete che faccio?» aveva confessato a giornalisti e amici nel backstage qualche ora prima che il concertone avesse inzio. «Quando esco sul palco porto un cartello con scritto: ”Un minuto e me ne vado”». Aggiungendo: «Anzi, io e Pino facciamo finta di litigare, poi arriva Nino D’Angelo e si mette in mezzo per dividerci». Ha sdrammatizzato anche ai microfoni della Rai, dopo i fischi ricevuti e previsti, la protesta era stata annunciata sui blog: «Mai stato in competizione con Pino, sono qui per la sua festa». Perché la musica è musica e Napoli è Napoli. Prima, nell’incontro con la stampa, il nero a metà aveva vestito panni diplomatici: «Sono qui, con tutti i miei musicisti e i miei colleghi per provare a ritrovare l’impulso positivo, la voglia di ripartire, l’energia creativa di quella notte del 1981. Ero un ragazzo, oggi sono un uomo vissuto, tutto è cambiato. Ma le nuove generazioni possono completare il lavoro che noi non siamo riusciti a fare». Magari rinnegando il «fuitevenne» di Eduardo: «Non bisogna fuggire, bisogna scommettere sul futuro, sulle nuove generazioni». E aveva abbracciato l’ex «nemico» D’Alessio: «Sono meno provinciale, ho imparato a non giudicare più chi non mi assomiglia. Perché suonare con Gigi è uno scandalo e con Ramazzotti no? Non fanno pop tutti e due? Per anni ci siamo evitati, abbiamo sparlato l’uno dell’altro, poi ci siamo ritrovati a ridere di tutto questo, a conoscerci meglio, a rispettarci. Non credo che sia un male, o un peccato». Sotto il palco, Raffaele e Valeria, 31 anni entrambi, lui di Ponticelli, lei di Quarto sono d’accordo: «A noi fa piacere che con Pino ci sia anche Gigi. È un omaggio che viene fatto al grande Daniele». Anna e Rosario, poco più di cinquant’anni in due, sono arrivati a mezzogiorno per guadagnare il posto in prima fila e su D’Alessio sono tranchant: «Che c’entra lui? Sono due culture diverse». Un altro ragazzo, Carmine, cuoco di Nocera Superiore, è ancora più duro: «Quando esce D’Alessio lo fischio, non mi importa che sta con Pino». Non solo fischi. A un certo punto è stato innalzato persino uno striscione con la scritta: «Ho pagato un biglietto per vedere un camorrista». La security l’ha prontamente sequestrato. Un gruppetto di Pagani ne ha issato uno coloratissimo: «Me so’ ’mbriacato ’e te». Uno di loro, Antonio, 21 anni, si sente tradito: «Hanno ridotto questo concerto al Festivalbar. Io sono venuto per le vecchie canzoni, per la rimpatriata della band originaria». Roba di quando lui neanche era nato: «I miei genitori solo Daniele mi facevano sentire». E dove sono ora? «A casa, lo guardano in tv». Tanto è gratis. Ma c’è chi non è voluto mancare. Renato, classe 1960, di piazza San Pasquale a Chiaia, di concerti di Daniele non se n’è perso uno. «Ero qui anche nel 1981, proprio là, sotto Palazzo Reale» ricorda. «Non ascolto Gigi D’Alessio e non mi piace, ma che sia qui a cantare con Pino non mi disturba più di tanto». «Napule è», «Putesse essere allero» e tutti i vecchi hit sono stati la colonna sonora della sua giovinezza. «Ho comprato il biglietto per il San Paolo da mesi» aggiunge. «E quando ho saputo che il concerto si faceva in piazza, all’inizio ci sono rimasto male, ma ora che sono qui è scattata la nostalgia di quella magica sera e mi sembra di avere trent’anni in meno». Ma dove erano 27 anni fa i ragazzi e le ragazze seduti in questo catino fatto di lava e sale? Hanno sfidato il sole cocente di luglio e il porfido rovente. Quando Daniele riempì la piazza, quel san Gennaro del 1981, gran parte di questa meglio gioventù manco era nata. Ora sono loro i padroni del concerto. Cresciuti a pane e «Terra Mia», educati al sound contaminato della Napoli di mille colori. Sono preparatissimi su canzoni, anni e discografia. «Io sono nato con ”Nero a metà”» si presenta Ninì. È venuto da Catanzaro con il cugino Marco che studia a Perugia («Io sono nato con ”Bella ’mbriana”»). Anche per loro è meglio qui che al San Paolo. Non tutti sono d’accordo, però. Un posto allo stadio valeva 25 euro, ma seduti a terra, usando come tappetino una delle 50mila magliette della differenziata distribuite a mani basse, non è il massimo della comodità, quando per di più c’è la diretta tv, commentano in tanti, un po’ lazzari delusi. Caldi e accaldati, ma ci sono. Non è un sold out, perché i bagarini a piazza Trieste e Trento svendevano i biglietti a 20 euro. Saldi, prezzi da realizzo per l’appuntamento giovane del trittico estivo della piazza più scenografica della Napoli stanca di essere una carta sporca.

 

di Pietro Treccagnoli





«Vaimo’», la grande notte di Pino Daniele Una bordata di fischi fa stonare D’Alessio

9 07 2008

 

Per Gigi amara presenza sul palco. La polizia sequestra
anche uno striscione insultante contro il cantante ex neomelodico

La scelta dei brani non poteva essere più strategica e martedì sera ha sortito il suo  effetto. Unico errore, forse evitabile, la presenza di Gigi D’Alessio, fischiato forse per la prima volta nella sua (seconda) vita. Erano almeno trentamila in piazza Plebiscito per festeggiare Pino Daniele. Ma, secondo gli organizzatori c’erano almeno altre ventimila persone all’esterno delle transenne. E nel pomeriggio Pino Daniele aveva detto che «i tempi sono cambiati per tutti ma io cercavo solo un pretesto per poter risuonare certe canzoni». Il boato di applausi che ha accolto James Senese sul secondo brano (”Quanno chiove”) ha stemperato una certa tensione che si era creata dietro le quinte prima del concerto. «Non mi piacciono le celebrazioni, specialmente quando parlano di me, abbiamo avuto molte difficoltà, è vero — aveva detto Pino Daniele nel pomeriggio — ma il momento è difficile. Anche Antonio (Bassolino, ndr) con me non ha fatto la sua parte. Ma era un momento difficile, aveva altri fatti per la testa e non potevo chiedergli nulla. Quando abbiamo deciso di fare questo concerto erano tutti nel momento più critico. Anche per questo la piazza non è gratis, come al solito. Non era il momento per il comune di sponsorizzare un evento come questo».

Ma pochi attimi prima di salire sul palco Pino Daniele ha inveito contro il giornalista  dell’Ansa colpevole, secondo il musicista, di non aver riportato correttamente le sue dichiarazioni. Dietro le quinte il pubblico delle grani occasioni. Dagli attori di “Un posto al sole”, al ministro Stefania Prestigiacomo, da Fabio Cannavaro e Ciro Ferrara ad Antonio Bassolino. Ma il primo premio per il coraggio va a Milly Carlucci che ha affrontato, tra i fischi, i fan di Pino Daniele prima della diretta, per spiegare che non l’avrebbero più vista (applausi). Più complicato sarà stato per Pino Daniele gestire dal palco la pessima accoglienza riservata a Gigi D’Alessio. La fortuna, minima, di Gigi è stata che durante la presentazione dopo di lui è salita sul palco Irene Grandi e gli applausi che l’hanno salutata hanno in parte coperto gli insulti riservati a all’ex neomelodico. «Siamo stati qualche giorno insieme — ha detto Pino Daniele — ed è come se ci conoscessimo da tempo». Ma a nulla è servito. Le bordate di fischi sulla penultima canzone «O scarrafone» erano ormai un boato. Ospite era proprio Gigi D’Alessio. «Te ne vai o no?» cantava il pubblico che ormai superava i 50mila perché la piazza era stata aperta a tutti alle 23. La Rai ha inserito durante il brano un collagamento con Milly Carlucci che presentava i sindaci dei comuni virtuosi, forse per limitare i danni. Ma la frittata ormai era fatta. Il sospetto è che l’inserimento di D’Alessio nel cast sia stata una mossa sbagliata della Sony Bmg, etichetta in comune ai due artisti. E la notizia dell’ospitata di Gigi D’Alessio era già nota ai fan di Pino Daniele che si erano anche organizzati. Pochi attimi prima del concerto la polizia aveva sequestrato uno striscione con la scritta «Ho pagato per ascoltare un camorrista».

Per il resto la festa ha celebrato soprattutto i musicisti storici. James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e tutti gli altri sono stati salutati da ovazioni ad ogni assolo, ad ogni presentazione. «Ho scelto la scaletta in base alle mie sensazioni ha detto Pino Daniele — e poi è una piazza. E quindi ho privilegiato quelle più famose e quelle con un certo ritmo». Se il pubblico è stato prevedibilmente un po’ freddo sulla nuova “Anema & Core” non si è risparmiato sui brani più vecchi. Ha applaudito e cantato anche gli Avion Travel coinvolti in “Terra mia”. «Per me rappresentano una assoluta novità — ha detto Pino Daniele — una cosa molto diversa da me e molto interessante. Una delle voci che è necessario ascoltare”. A metà concerto è parsa evidente, come aveva preannunciato anche Tony Esposito, una certa compattezza nelle esecuzioni delle vecchie formazioni che sembravano divertirsi molto nel corso del concerto. «Certe canzoni che ho scritto in passato ormai non possono tornare più — aveva detto Pino Daniele qualche ora prima del concerto — allora avevo ventisei anni. Arrivavo dall’istituto tecnico e passavo il mio tempo tra i vicoli del centro. Credevo che si potesse cambiare il mondo stando tutti insieme, credendo in una sola cosa. Poi la vita è cambiata. Non metto più le magliette con la faccia di Che Guevara, ma magari lo conosco meglio».





Pino Daniele e Friends la notte dei lazzari felici

8 07 2008

 

In trentamila al Plebiscito, diretta su Raiuno

«Napule è» in coro con D’Angelo, Giorgia D’Alessio, Avion Travel, Grandi e Civello Si chiude con «Yes I know my way»

 

«Il feeling è sicuro/ quello non se ne va/ lo butti/ fuori ogni momento/ è tutta la tua vita e/ sai di essere/ un nero a metà». Si comincia così stasera, in piazza del Plebiscito e in diretta su Raiuno: mentre cala il buio «ti ritrovi a testa in giù/ perché hai dato/ sempre tanto/ e adesso nun ’o tiene ’cchiù». Difficile tenerlo dentro quel momento, con i papà a dire ai figli: «Io c’ero già il 19 settembre 1981», e i figli a cercare di immaginare che cosa potesse essere il mondo tanti anni fa, e Pino Daniele a inventarsi un futuro ripartendo dal passato, da «quel» passato, ricominciando da 30, anzi da 32 (anni): il 45 giri di «Na tazzulella ’e cafè/Che calore» uscì nel 1976. Tre band, un mucchio selvaggio di ospiti e oltre due ore e mezza di musica per dimenticare mesi di polemiche, incertezze, confusione. Trentamila persone in piazza (c’è ancora qualche biglietto disponibile), tutti in piedi, gli altri fuori, davanti ai maxischermi o a casa a seguire il racconto in tv, sperando che non sia sopraffatto dai commenti degli ospiti di Milly Carlucci: sono attesi Fabio Cannavaro, Ciro Ferrara, Francesca Neri, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani, Tosca d’Aquino. Ma gli ospiti più attesi saranno i lazzari felici che circonderanno l’uomo in blues per il coro di «Napule è»: D’Angelo, D’Alessio, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello. A Nino, Gigi e Peppe Servillo il compito di aggiungere, se possibile, nuovo appeal rispettivamente a «Donna Cuncetta», «’O scarrafone» e «Terra mia», alle «ragazze» quello di ribadire il contributo già dato, rispettivamente, a «Vento di passione», «Se mi vuoi», «L’ironia di sempre». Vai Pino, «Vai mo’», sottolinea il nome del tour con l’aggiunta dell’anno, 2008, per ricordare che si tratta di un ritorno sul luogo del «delitto», che la più attesa delle formazioni in scena è proprio il dream team di quel disco del 1981, di quella notte ormai mitica in cui, per la prima volta, piazza del Plebiscito fu invasa da decine di migliaia di lazzari felici, duecentomila si scrisse: Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso. Più di qualsiasi polemica, più delle contestazioni a D’Alessio minacciate da qualche frangia di danieliani puri e duri e di qualsiasi protesta, più della spettacolo che si vedrà in televisione, conta quella ritrovata «all neapolitan star band». Durerà non più di una tournée, ma già è un miracolo, e suona così dannatamente bene (le prove parlano chiaro) che chiude un cerchio e forse permette di aprirne un altro. Napoli torna a riunirsi al Plebiscito dopo Mehta e Bolle, stavolta per uno dei suoi figli più amati, più ribelli, più imprevedibili. «Yes I know my way» ribadirà alla fine della serata Daniele, quando tutti i musicisti si uniranno con una potenza di fuoco persino esagerata: ai tamburi Agostino Marangolo e Antonio Golino insieme con De Piscopo ed Esposito, ai bassi Gigi De Rienzo e Matthew Garrison oltre a Zurzolo, alle tastiere Ernesto Vitolo e Gianluca Podio più Amoruso, e poi il sax verace di Senese, Fabio Massimo Colasanti allo ztar, Juan Carlos Albelo al violino e armonica. In mezzo decine di hit, madeleine proustiane, inni del neapolitan power, successi pop più recenti, sino ai brani del triplo «Ricomincio da 30». In bella posizione, nella prima parte dello show, «Quando», accompagnata da un filmato per dedicare a Massimo Troisi la serata, lo spettacolo, il dvd che ne sarà tratto, il coro della piazza che si strozza nella gola: «L’assenza è un assedio» biascicava il poeta ebbro e anarchico Piero Ciampi e mai come oggi l’ironia di Troisi sarebbe servita a raccontarci tutti con feroce lucidità, mai come oggi l’assenza di Massimo è un assedio, almeno per una generazione, forse due. Raiuno promette una presenza discreta, la Carlucci condurrà senza mai salire sul palco, nel backstage, intercettando il via vai dalla scena e aggiungendo un po’ di chiacchericcio per il pubblico televisivo. Rispetto alle serate del San Carlo la chiusura della piazza è stata rafforzata, due le entrate, una sul lato di San Lucia, l’altra a piazza Trieste e Trento. I portatori di handicap entreranno da piazza Carolina. L’apertura dei cancelli è prevista tra le 18 e le 18.30. Vai Pino, vai mo’.

 

di Federico Vacalebre

 

 

Con Nino e Gigi canto di riscatto e di speranza

Napule è le nostre strade che si erano perse e si sono ritrovate. Napule è mille culure, è mille paure. Napule è chi mi ha negato il San Paolo e chi non vede l’ora di poter cantare con me stasera. Napule è «Appucundria», quell’emozione che sentirò nei primi trenta secondi sul palco, quando non ci saranno telecamere che terranno e i ricordi di quel 19 settembre 1981 si confonderanno con l’adrenalina dello spettacolo che deve cominciare, con l’emozione da tirare fuori e da portare «dentro». Napule è ’na carta sporca che deve e vuole diventare pulita, Napule è la musica che Raiuno porterà nelle case degli italiani, il volto e le storie dei guaglioni e degli uomini e delle donne ormai cresciuti che saranno in piazza stanotte, anche se si paga: non potevamo farlo gratis il concerto, nessuno ci ha dato un soldo, avevamo chiesto il San Paolo per questo. E nessuno si aspettava di vedermi ricominciare da trenta, anzi da trentadue, duettando non solo con Giorgia e Irene Grandi, amiche e colleghe con cui ho già lavorato, ma anche con Nino e Gigi, due artisti che per qualcuno avrei dovuto «evitare». D’Angelo è grande, ha un cuore verace e quello che sta facendo a Forcella con il teatro Trianon è importante per la città. Nino oggi è diventato un intellettuale di strada, ma è stato anche il primo neomelodico, ha inventato un genere da cui poi è partito D’Alessio, conquistando mercato e credibilità. Ci volevano nemici, impegnati a combatterci in una faida, con Gigi ci siamo sentiti al telefono, ci siamo fatti una risata, sarà al mio fianco a dire che Napule è tutti i napoletani uniti. Ecco, Napule non è una canzone, per quanto bella, ma una città che vuole rialzare la testa, vuole potersi guardare allo specchio, vuole fare festa per Maradona e Cannavaro, poeti del pallone, ma anche per Muti e per De Simone maestri di una musica di cui siamo orgogliosi. Vuole gloriarsi di Eduardo e di Totò, di Murolo e del San Carlo, e dimenticare i sacchetti di munnezza. Per questo ho collegato il concerto a una campagna di informazione sulla raccolta riciclata, trovando poi al mio fianco la sensibilità del ministro Prestigiacomo. Nel momento delle mille polemiche anche questo ha fatto gridare al tradimento, allo scandalo: Pino Daniele si è buttato a destra, hanno detto. Ma io sono quello di sempre, un nostalgico di sinistra con Che Guevara nel cuore, amico di Bassolino, in molti l’hanno lasciato solo, io no, anzi spero abbia la possibilità di riprendere a lavorare per la città, per la Regione. Ma non è tempo di divisioni ideologiche, e poi le ideologie… Lasciamo perdere, va’, c’è il concerto, c’è la piazza, non è tempo di malinconie, ma di suonare e di cantare. Anema e core, it’s gonna be allright. Tenera sarà la notte al Plebiscito, con la televisione che non invaderà la piazza, ma la porterà nelle case degli italiani, spiegherà ancora una volta, con la forza dolce delle canzoni, che Napule è ’nu sole amaro, Napule è ’na camminata, Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si’ sulo. Ecco, questa non è soltanto la festa di Pino Daniele e del suo pubblico, questa potrebbe essere la sera che mette insieme i mille volti di Napoli, le sue mille facce, le sue mille voci nella volontà di ricominciare davvero, non importa se da trenta o da zero, per i bambini di Napoli: loro solo in futuro della città, per loro ha un senso scommettere che la nottata può passare, che l’emergenza può essere superata, che le divisioni, tra artisti, parti politiche, tifoserie, possono aspettare. Prima bisogna rialzarsi, ritrovare la dignità, perché, come diceva quella canzone, oggi più che mai, Napule ’a sape tutto ’o munno, ma nun sanno ’a verità. Diciamogliela quella verità, mostriamogliela, suoniamogliela, cantiamogliela. Da musicanti, da lazzari felici, da uomini in blues, da mascalzoni latini.

 

di Pino Daniele

 

 

 

«’O scarrafone» a due voci cade il muro della canzone

Quando studiavo al conservatorio San Pietro a Majella scendevo da casa di mia nonna, in piazza della Borsa, e camminavo per vicoli e stradine. Pino Daniele era la colonna sonora di quelle passeggiate, il sottofondo iniziava piano piano, quasi in sordina, ed esplodeva quando arrivavo dalle parti di Santa Chiara. Per me lui, oltre che un maestro, un grande artista, musicista ed autore, è quel suono, quel ricordo, quei primi dischi che ho comprato, quei primi concerti che sono andato a vedere da studente di musica, da ragazzo che sognava di fare quel mestiere. Ci hanno dipinto come nemici, hanno soffiato sul fuoco di una rivalità stupida e meschina, ci ritroviamo insieme sul palco, amici, uniti dalla musica e dalla nostra città. Come lo zappatore della canzone di Libero Bovio, non dimentichiamo mamma Napoli, siamo famosi grazie a lei, le dobbiamo tanto, compreso lo sforzo di mostrarla bella, di mettere balsamo sulle ferite aperte dalle immagini choc che hanno fatto il giro del mondo. Quella che salirà sul palco è una sorta di nazionale della canzone napoletana, con delle assenze importanti certo, ma anche con delle presenze significative. Da ’«O sole mio» in poi, la canzone napoletana classica ha rappresentato per decenni, e forse rappresenta ancora oggi, il testimonial migliore della città nel mondo. Le canzoni di Pino, quelle di Nino D’Angelo, spero anche le mie, da quella tradizione ripartono per dirsi figlie di una storia insuperabile, ma anche del presente, con le sue contraddizioni dolenti e le sue magnifiche sfide. Non vedo l’ora di salire su quel palco, per intonare «’O scarrafone» e dire che un altro, piccolo, muro è caduto: l’unione fa la forza, un concerto è servito a restituire la libertà a Nelson Mandela, come abbiamo ricordato recentemente, un concerto può ridare a Napoli la voce e l’immagine di una capitale culturale. Nessun cumulo di rifiuti può toglierci questo, ma se noi leviamo di mezzo quei cumuli sarà più chiaro a tutti.

di Gigi D’Alessio

 

Insieme in «Donna Cuncetta» per ritrovare l’orgoglio napoletano

 

Pino Daniele ha iniziato come vorrei finire io. Lui viene dal popolo, come me: centro storico o periferia non fa differenza. E ha cantato subito il popolo, povera gente, oppressa, sfruttata, mantenuta nell’ignoranza. Anch’io. Solo che lui riusciva a raccontare tutto questo all’altra Napoli, io no, ci ho provato dopo, ci sto ancora provando. Lui prendeva la chitarra e suonava ”Terra mia”, non aveva paura di parlare di libertà, di raccontare i suoi sogni, i suoi bisogni, di lottare per un futuro migliore. Io parlavo d’amore, e già mi sembrava una parola grossa, prima di arrivare a «Terranera» ce ne ho messo di tempo. Stasera canterò con Pino e per Pino, oltre che per il pubblico della piazza e della tv, «Donna Cuncetta», uno dei suoi tanti capolavori. Quella donna dietro il «tuppo niro» mi ricorda un’altra donna della canzone napoletana, la «Carmela» rosa preta e stella di Salvatore Palomba e Sergio Bruni. In Concetta «ci stanno tutt’e paure ’e nu popolo ca cammina sotta ’o muro». Concetta e Carmela donne di Napoli, simboli di Napoli, forse. La faremo più latina, la canzone, un po’ più veloce, ma senza perdere quel sentimento di nostalgia che prende la vecchia che sogna di tornare guagliona, anzi «caporione». Con Daniele, il suo supergruppo e tutti i suoi ospiti e i suoi musicisti siamo tutti guaglioni, gli anni che passano pesano di meno, almeno per una notte. Quella, magica, in cui Nino D’Angelo canterà con ’o masto e poi scenderà dal palco ad ascoltare le voci di dentro della città. Quella in cui donna Cuncetta avrà una rosa rossa nel «tuppo niro». Quella in cui ritroveremo l’orgoglio di essere napoletani.

di Nino D’Angelo





DOMANI L’EVENTO “VAIMO’2008 LIVE” IN PIAZZA DEL PLEBISCITO A NAPOLI

7 07 2008

        

PINO DANIELE
SUL PALCO CON LE SUE STORICHE BAND, OSPITI E ALTRI MUSICISTI
PER FESTEGGIARE I 30 ANNI DELLA SUA CARRIERA
POSTO UNICO 25,00 EURO + DIR. PREV.

Domani, martedì 8 luglio, in Piazza del Plebiscito a Napoli PINO DANIELE riunirà le sue storiche band e altri musicisti per il concerto-evento dal titolo“VAIMO’ 2008 LIVE” (prodotto e organizzato da Friends & Partners, MT Opera Blue’s e Blue Drag).

PINO DANIELE ha voluto festeggiare i suoi 30 anni di carriera artistica (celebrati discograficamente quest’anno con il triplo album “Ricomincio da 30”) invitando alcuni artisti (Avion Travel, Chiara Civello, Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo, Giorgia e Irene Grandi) a suonare con lui sul grande palco di Piazza del Plebiscito.

PINO DANIELE sarà accompagnato da tre formazioni che si alterneranno sul palco: la band di VAI MO’ (Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni, James Senese al sax, Rino Zurzolo al contrabbasso e Joe Amoruso alle tastiere), la band di NERO A META’ (Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo alle tastiere e Gigi De Rienzo al basso) e altri musicisti: Alfredo Golino alla batteria, Gianluca Podio al piano, Mat Garrison al basso, Fabio Massimo Colasanti allo ztar e Juan Carlos Albelo al violino e armonica.

Alcune anticipazioni dei duetti in ordine di apparizione:
Donna Cuncetta” con Nino D’Angelo
Terra Mia” con Avion Travel
Ironia Di Sempre” con Chiara Civello
Se Mi Vuoi” con Irene Grandi
Vento Di Passione” con Giorgia
‘O Scarrafone” con Gigi D’Alessio

Il creatore del “neapolitan power” quest’anno è tornato alle origini (riunendo quel gruppo con cui nel lontano 1981 infiammò proprio Piazza del Plebiscito a Napoli) con la pubblicazione del disco “Ricomincio da 30” (Sony Bmg), un cofanetto di 3 cd (dedicato alla memoria dell’amico MASSIMO TROISI) con cui Pino festeggia i suoi 30 anni di carriera artistica (iniziati con l’album cult “Terra mia”).

Anticipato dalla programmazione radiofonica del singolo “ANÉMA E CÒRE”, al quale hanno partecipato James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo e Joe Amoruso, “RICOMINCIO DA 30” è un triplo album in cui sono racchiusi i momenti più belli della storia musicale di Pino Daniele, come cantante, autore e musicista. In scaletta 45 canzoni, di cui 41 scelte tra brani storici e di successo (la metà riarrangiate e le altre in versione originale) e 4 canzoni inedite: il primo singolo “ANÉMA E CÒRE”, “L’IRONIA DI SEMPRE”, “ACQUA ‘E ROSE” e “‘O MUNN VA”.

“RICOMINCIO DA 30” nasce da un’idea di Pino Daniele e del suo manager, Michele Torpedine, ed è stato prodotto dallo stesso Pino con Humberto Gatica (produttore di fama mondiale, tra gli altri di Celine Dion e di Michael Bublè), con special guest Al Di Meola, Chick Corea, Wayne Shorter, Chiara Civello, Noa, Giorgia, Irene Grandi; Mick Goodrick, Peter Erskine Trio, Mike Mainieri, Alphonso Johnson, Rita Marcotulli, Alfredo Paixao; Alfredo Golino e molti altri.





PINO DANIELE, ECCO I DUETTI ‘CULT’ DI ‘VAIMO’ 2008′

7 07 2008

”Donna Cuncetta” con Nino D’Angelo, ”Terra Mia” con Avion Travel, ”Ironia Di Sempre” con Chiara Civello, ”Se Mi Vuoi” con Irene Grandi, ”Vento Di Passione” con Giorgia e ”’O Scarrafone” con Gigi D’Alessio. Sono alcuni dei duetti d’eccezione, elencati in ordine d’apparizione, che Pino Daniele proporra’ domani nell’attesissimo concerto-evento ‘Vaimo’ 2008 Live’ in Piazza del Plebiscito a Napoli, dove il musicista partenopero riunira’ le sue storiche band per festeggiare i suoi 30 anni di carriera artistica (celebrati discograficamente quest’anno con il triplo album ”Ricomincio da 30”, dedicato alla memoria dell’amico Massimo Troisi). Daniele com’e’ noto sara’ accompagnato da tre formazioni che si alterneranno sul palco: la band appunto di ‘Vai Mo” (Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni, James Senese al sax, Rino Zurzolo al contrabbasso e Joe Amoruso alle tastiere), la band di ‘Nero a meta” (Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo alle tastiere e Gigi De Rienzo al basso) e altri musicisti: Alfredo Golino alla batteria, Gianluca Podio al piano, Mat Garrison al basso, Fabio Massimo Colasanti allo ztar e Juan Carlos Albelo al violino e armonica. Dopo il bagno di folla di domani nella sua Napoli, Pino Daniele sara in tour per tutta l’estate: l’11 luglio a Roma all’Ippodromo delle Capannelle, il 13 luglio a Campione d’Italia (Co), il 17 luglio a Mantova, il 20 luglio alla Reggia di Venaria, il 24 luglio a Bari, il 26 luglio a Potenza, il 31 luglio a Trieste, l’8 agosto a Pescara, il 10 agosto a Villapiana (Cs), il 12 agosto a Catanzaro, il 24 agosto a Vittoria (Rg), il 26 agosto a Taormina (Me), il 28 agosto a Palermo, il 6 settembre a Firenze, il 21 settembre a Milano.





ANCHE CONFINDUSTRIA CAMPANIA PARTECIPERÀ AL CONCERTO DI PINO DANIELE

7 07 2008

L’emergenza rifiuti in Campania non terminerà fin quando non sarà attivato un sistema industriale organizzato per il ciclo dei rifiuti. E’ necessario e urgente implementare un ciclo dei Rifiuti Urbani completo ed equilibrato, secondo la gerarchia europea delle 4R - Riduzione, Riutilizzo, Riciclo del materiale, Recupero dell’energia.

L’emergenza coinvolge tutti e chiama ciascuno alle proprie responsabilità: politici, istituzioni, imprenditori e cittadini.

L’obiettivo non è solo quello di “togliere la spazzatura dalle strade” ma quello di restituire alla Campania la normalità funzionale e gestionale.

La Raccolta Differenziata è una parte rilevante della soluzione ed è quella parte dove l’impegno civile dei cittadini può produrre grandi risultati.

Questa convinzione ha spinto Confindustria Campania a promuovere il progetto di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata di cui Pino Daniele , in concerto a Napoli il prossimo 8 luglio, sarà testimone , reso possibile dal contributo economico ed organizzativo di alcune Aziende della Campania ( SOCIB Coca-Cola, Crowne Plaza Caserta, Albergo della Regina Isabella, Sabox, Erreplast, EcoBat ) e dei Consorzi nazionali degli imballaggi (CONAI. Comieco, CIAL, Corepla ,Coreve, Rilegno)

Pino Daniele ha messo in gioco la Sua immagine in un momento difficile, usando una delle sue più belle canzoni per dare un messaggio di impegno civile ai cittadini partenopei e campani.

Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta ‘a sciorta .

Al contrario , adesso, i napoletani, i giovani soprattutto, che sanno che “Napule è mille culure…”, se ne importano, non aspettano la sorte, si danno da fare.

Grazie, Pino.

Auguri per il 30ennale della tua carriera Il concerto di Napoli l’8 luglio sarà un evento memorabile soprattutto per la tua musica, ma anche per questo messaggio.

Grazie alle Associazioni di Volontariato , che testimoniano ogni giorno la voglia di fare,

Grazie al Ministro dell’Ambiente che non solo ha voluto concedere il Suo patrocinio all’iniziativa ma sta agendo con determinazione nella comunicazione,

Grazie alla Protezione Civile che con grande impegno e massima discrezione sta attivamente collaborando alla riuscita dell’iniziativa.

Grazie al Comune di Napoli che ha messo a disposizione la struttura dell’ASIA,

Grazie al Prefetto ed al Questore per questo impegno aggiuntivo.

 

Tratti fondamentali del progetto

Il biglietto ecologico.

Al concerto dell’8 luglio sarà utilizzato il biglietto ecologico, un biglietto che si paga con rifiuti riciclabili.

I Partners hanno acquistato e distribuito oltre 4000  biglietti alle Associazioni di volontariato che si sono già distinte per le azioni di promozione della corretta gestione dei rifiuti e per le raccolte simboliche di materiali da riciclare.

Presso le  Associazioni, il biglietto verrà “venduto” in cambio di lattine, di bottiglie di plastica, di carta …

Tutto avverrà attraverso i circuiti già collaudati delle Associazioni di Volontariato,per la massima parte operanti nelle Diocesi, di Napoli , di Caserta e di altre cittadine della Regione, con la loro tradizione di impegno a favore dell’ambiente .

La raccolta differenziata.

Durante il concerto verrà effettuata la raccolta differenziata a cura dell’ASIA ;

i Volontari effettueranno azioni di informazione

Nella settimana successiva al concerto si comunicheranno le quantità di materiale raccolto .

L’ impronta ecologica di questo concerto sarà minima. Tutto verrà raccolto, tutto verrà riciclato.

“Biglietto ecologico” per il concerto di Pino Daniele dell’8 Luglio 2008

di seguito  l’elenco delle 10 comunità ecclesiali della Diocesi di Napoli che lunedì 7 luglio 2008 dalle ore 9:00 alle ore 12:00 attiveranno il servizio di scambio di:

§ 50 lattine

§ 50 bottiglie di plastica

§ 10 chili di carta

( ovviamente il valore del materiale conferito è ben lontano dal valore del biglietto, essendo un’azione simbolica)

1) Parrocchia S. Eligio, Via S. Eligio – Napoli.

2) Parrocchia S. Francesco e S. Chiara, Viale Decio Mures – Ponticelli - Napoli.

3) Parrocchia Regina Paradisi, P.tta Guantai – Napoli.

4) Parrocchia Cristo Re, Rione Berlingieri – Napoli.

5) Parrocchia S. Maria Assunta in cielo, Via della Liguria, 34 – Napoli.

6) Parrocchia Risurrezione Del Signore, P.za Libertà, 14 – Napoli

7) Parrocchia S. Giovanni Battista, Via Tiglio, 2 Chiaiano – Napoli.

8 ) Parrocchia S. Maria della Fede, Piazza S. Maria della Fede,13 – Napoli.

9) Parrocchia Sant’Antonio, Viale S. Antonio – Afragola.

10)Centro Pastorale Giovanile Shekinà, Via S. Gennaro ad Antignano, 82 – Napoli.

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L’ A.S.I.A. e un adeguato servizio di Pubblica Sicurezza garantiranno il regolare svolgimento delle operazioni, che termineranno ad esaurimento dei biglietti che ciascuna comunità avrà in dotazione

L’operazione avrà luogo anche presso altre Associazioni sul territorio regionale, in modo più frazionato e con quantitativi minori di biglietti per cui onde evitare inutili affollamenti la comunicazione locale è demandata alle stesse associazioni.

Il Ministero dell’Ambiente, considerata la finalità sociale della manifestazione, ha dato il proprio patrocinio al concerto, attivando, d’intesa con il CONAI, le seguenti iniziative collaterali: 

- saranno distribuite a tutti i presenti in Piazza Plebiscito 50.000 t-shirts con uno slogan a favore della raccolta differenziata.

- saranno inoltre premiati con 50.000 euro in materiale didattico per scuole elementari i cinque comuni della Campania in cui la raccolta differenziata ha funzionato meglio

- per 10 comuni nei quali la differenziata non funziona ancora sarà proposto un incontro che si svolgerà in piazza, finalizzato ad illustrare il corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti e il valore economico e sociale della raccolta differenziata





Non cerco colpevoli, canto per la città

4 07 2008

 

«Francamente questa attesa mi ha stancato», dice Pino Daniele, a pochi giorni dallo show in piazza Plebiscito. «Mi aspettavo un sostegno per questo concerto ma ora meglio non cercare i colpevoli. Voglio soltanto suonare per il bene di Napoli». La sera dell’ 8 luglio il cantautore sarà sul palco davanti al colonnato della Basilica di San Francesco per festeggiare trent’ anni di canzoni. Con lui, una serie di amici-cantanti: Nino D’ Angelo e Gigi D’ Alessio, «la prima e l’ ultima icona del cosiddetto universo neomelodico». Poi Avion Travel; quindi Irene Grandi, Giorgia, Chiara Civello. Non ci saranno invece Eduardo Bennato, Enzo Avitabile e Massimo Ranieri: «Li ho invitati, ma hanno altri impegni». Daniele, quali sensazioni restano dopo il ping-pong tra stadio San Paolo, Ipprodromo di Agnano e piazza Plebiscito? «Non sono stato trattato molto bene. Ma oggi penso solo al piacere dei napoletani e non voglio fare polemiche. Questo concerto era per me un obbligo morale: Napoli mi ha dato tutto, è naturale che il mio spettacolo sia qui. Ho debuttato alla fine degli anni Settanta, quando la musica era un fatto sociale, la voce di una generazione di ragazzi che insorgeva. Spero che questi uomini martedì siano sotto il mio palco per dare ancora una speranza al nostro futuro». Pensa che piazza del Plebiscito sia un luogo ottimale per l’ evento? Non si rischia l’ assalto degli infiltrati senza biglietto? «Purtroppo gli organizzatori hanno venduto biglietti dando per certo l’ uso del San Paolo. Ma pare che lo stadio lo concedano in ogni grande città tranne che a Napoli. A me non interessano i giochi di potere però una soluzione diversa esisteva, forse cercando un accordo fra Comune, Commissione prefettizia e Calcio Napoli». Eppure con il presidente De Laurentiis ha collaborato al cinema, scrivendo le musiche del film di Alessandro Siani, che sarà tra gli ospiti. «Sì ma sapevo chi mi stava di fronte. Non mi aspettavo certo il suo entusiasmo». E ci sarà la diretta su Rai 1: qualcuno la preferirà alla piazza? «Anzitutto vorrei dire che allestiremo due maxischermi nelle vie di fuga, per evitare assalti della folla. Poi mi risulta che siano stati venduti 35 mila tagliandi ed è una bugia che tanti abbiamo chiesto il rimborso. L’ hanno fatto quelli che avevano posto nel “parterre” e alcuni del “primo anello” ipotizzato allo stadio. Sento che sarà una serata importante perché questo appuntamento bada anche all’ emergenza rifiuti. Prima di suonare, d’ intesa con l’ Unione industriali, distribuiremo 50 mila t-shirt con lo slogan “Io faccio la raccolta differenziata”». A quest’ iniziativa partecipa il ministro Prestigiacomo. Nelle ultime settimane ha spesso dichiarato di apprezzare gli interventi di Lega e Berlusconi. Crede che per questo abbiano “ritardato” le decisioni su quale spazio concederle? «Mi chiede se la sinistra napoletana è incazzata con Pino Daniele? Può darsi. Io so che la munnezza è munnezza e anche se vivo a Roma mi interessa che quanto prima si elimini il problema rifiuti. Ci lamentiamo dello Stato assente, ma Berlusconi si sta impegnando. Lo farà pure per propaganda, ma facciamolo prima lavorare. Ciò non significa che se Bassolino verrà a salutarmi non lo accoglierò a braccia aperte». Notizie per la scaletta? «Non mancheranno “A testa in giù”, “Pigro”, “Quanno chiove”, “A me me piace ‘o blues”, “Chi tene ‘o mare”. Fino a chiudere con un brano corale perché voglio far vedere a tutta l’ Italia che da Napoli parte una grande risposta civile. Poi ci rivedremo a Natale, quando uscirà un cofanetto di 5 dvd che raccoglie anche questo concerto».

 

di Gianni Valentino