Pino Daniele: videoreportage dal nuovo tour del cantante napoletano

 

“Forza Pino, cacciacci ‘sto blues!”, l’esclamazione colorita e piena di entusiasmo di uno spettatore restituisce il senso della serata: una platea stracolma che lascia partire “applausi a scena aperta” sin dal primo brano (Terra mia), tributando il giusto onore ad uno dei grandi interpreti del blues partenopeo, Pino Daniele.

Presso la cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma l’artista si è esibito nello spettacolo “Sinfonico a metà” (tutte le date del tour qui:http://pinodaniele.wordpress.com/tour/), ovvero 50 elementi della Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio hanno accompagnato il bluesman in un percorso da brivido attraverso quasi 40 anni di repertorio. Immancabili al suo fianco i membri della band che lo seguono durante i tour: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) e Alfredo Golino (batteria).
L’affetto del pubblico per Daniele è palpabile e quando dal palco partono le note dei classici che hanno contribuito a dipingere il bellissimo affresco della Napoli degli anni ‘80/’90, tutti cantano in coro ipnotizzati da questa figura semplice eppure imponente che canta il blues del Mediterraneo con la stessa intensità e lo stesso sottile dolore negli occhi dei grandi vecchi del blues americano del Delta del Mississippi (Quando, Napule è, Quanno chiove, Resta resta cu mme).

In fondo generi musicali antichi e popolari come il folk e il blues – nonostante le dovute differenze – si sviluppano in tutto il mondo occidentale attraverso gli stessi temi e le stesse movenze ritmiche: nostalgia di casa, sopraffazione, orgoglio e rinuncia, un lamento amaro antico come l’uomo (esemplari in tal senso i versi di una sua celebre canzone: “Napule è na carta sporca/ E nisciuno se ne mporta/ E ognuno aspetta a sciorta”).

Chissà cosa penserà (e proverà) Pino Daniele vendendo la “sua” città soffocata dall’immondizia, sepolta sotto i calcinacci di splendidi palazzi antichi, arsa dai fuochi ignoranti che uccidono il progresso, mentre nell’aria serpeggia più la rassegnazione che un sentimento di rivalsa.

Forse una canzone non la salverà, ma di sicuro ci ricorda quanto sia stata, e possa essere, grande.

 

Video

(Per vedere il videoreportage, vai all’articolo originale)

 

di Barbara Tomasino e Sergio Proto

Pino Daniele: «A sessant’anni posso ancora sperimentare, o no?»

 

Alla Reggia di Caserta tra archi e suoni acustici. “Quest’anno salto l’appuntamento di Natale al Palapartenope. O riprendo “Nero a metà”, vediamo come va all’Arena di Verona”

 

«È la mia prima volta davanti alla Reggia di Caserta, ed arriva subito dopo la mia prima volta al belvedere di Villa Rufolo, a Ravello. A pensarci bene, è anche la mia prima volta con un’orchestra in Campania, se si esclude qualche cosa televisiva all’auditorium Rai di Napoli ai tempi di ”Senza rete”, insomma quando Berta filava ed io muovevo i primi passi». È in forma il Pino Daniele dell’estate 2014, concentrato più che mai sul suo mestiere e desideroso di restare lontano dal gossip: «Parliamo di musiche, dai, che è meglio».

Iniziamo dal concerto casertano di questa sera, «Sinfonico a metà».
«L’orchestra, il suono degli archi, la lezione della musica classica mi attrae ormai da qualche tempo. Qui la Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio si interfaccia con il mio gruppo acustico: dopo tanti anni si ritrovano il contrabbasso di Rino Zurzolo e la batteria di Alfredo Golino, più il pianoforte di Elisabetta Serio e la chitarra classica di Daniele Bonaviri».
Un’altra chitarra, classica: partiamo da questa novità?
«La sto studiando anche io, sto usando le dita sulle corde, senza plettro, sto sperimentandomi con la chitarra flamenco. Mi piace l’idea dello strumento unplugged, del microfono che restituisce il suono del legno. Band e orchestra si integrano bene e sanno tacere quando devono, mi permettono di fare cose che non ho mai fatto, privilegiando il mio repertorio più melodico e latino, ma senza rinunciare al blues, al groove, al ritmo».
Repertorio?
«Brani come ”Lazzari felici” o ”Terra mia” sono, inevitabilmente, al centro di tutto, insieme antichi e rinnovati. Ma ci sono anche episodi come ”Viento ’e terra” o ”Toledo”».
E i pezzi di «Nero a metà», capolavoro del 1980 appena tornato in una nuova versione discografica che contiene un paio di inediti, ma soprattutto versioni alternative e provini che permettono di curiosare dietro le quinte di una straordinaria stagione creativa.
«Questo non tocca a me dirlo, ma è stato divertente concedersi un amarcord di quel tipo e condividerlo con chi mi segue da sempre e con i nuovi fans, anche se oggi suoniamo quei pezzi in maniera diversa, non solo perché c’è l’orchestra».
L’1 settembre, all’Arena di Verona, «Nero a metà» meriterà di nuovo il titolo in cartellone, ma questa volta, appunto, in chiave orchestrale.
«L’Arena è quasi esaurita e questa è una bella notizia: la musica vera, senza lustrini nè mode da seguire, ha ancora apprezzatori. Rileggeremo quell’lp integralmente, e il resto del mio repertorio, con la band di allora, Senese in testa, la band di oggi, la Roma Sinfonietta, e amici come Massimo Ranieri, Fiorella Mannoia, Emma, Elisa, Mario Biondi. Piuttosto che inventare progetti senza senso, e fare musiche nuove che arriveranno a pochi vista la crisi del settore, mi concentro sul mio repertorio, provo a metterlo a fuoco: alla vigilia dei sessant’anni posso pure sperimentare ancora, o no?».
Per quella festa bisognerà aspettare il 19 marzo 2015. Prima, a proposito di feste, non dovrebbe esserci la terza edizione di «Tutta n’ata storia» al Palapartenope, tra Natale e Capodanno?
«No, mi sa che saltiamo un giro e ci vediamo direttamente alla fine del prossimo anno. Oppure, chissà, facciamo un’edizione partenopea di ”Nero a metà sinfonico”, non so ancora. Il pubblico napoletano ha risposto straordinariamente all’iniziativa, merita che tutto venga fatto con cura, che ci sia sempre qualcosa di nuovo da offrire, che in scena vada la grande cultura napoletana di ieri e di oggi».
Da napoletano della diaspora che però torna a casa ogni volta che può, che effetto fa la città raccontata sui media in questi giorni?
«Siamo passati da Gomorra e dalla Terra dei fuochi agli eroi per caso. La tragedia del tifoso ucciso a Roma da un presunto altro tifoso, la tragedia del ragazzo ucciso da una pietra caduta nella Galleria Umberto in cui pure io ho passato tanto tempo… chiamarli eroi mi sembra una maniera per dimenticare, per nascondere il loro status di vittime innocenti, per rimuovere le colpe e far finta di correre ai ripari. I vecchi proverbi popolari sono straordinari: ropp’ arrubato a Santa Chiara mettettero le porte ‘e fierro. Napoli sembra l’epicentro dei mali del mondo, ma è solo una città di frontiera, dove i tempi che stanno cambiando, come cantava Dylan, si rivelano prima che altrove».

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele a Ravello, il sogno divenuto realtà

 

Fin dall’esordio, attraverso le note di una straordinaria versione acustica di“Toledo”, ho percepito che quello di ieri sarebbe stato un concerto da conservare nello scrigno della memoria come uno tra i ricordi più belli.

Chi mi conosce sa perfettamente che Pino Daniele e la sua musica hanno fatto da imprescindibile sfondo alla mia intera esistenza. Sono stato ispirato dal suo incomparabile estro artistico fin da piccolo, riconoscendo in esso uno spettro complesso di temi e di sensazioni che nel tempo mi sono cucito addosso. I ritmi spiccatamente blues e i toni colorati da tinte a tratti vivaci e a tratti malinconiche hanno dato la stura ad una personale formazione che sa di musica e, al tempo stesso, di vita.

Ho seguito i suoi concerti dappertutto ed è stata una gioia incontenibile poterne vivere uno direttamente “a casa mia”. Il belvedere di Villa Rufolo, fiore all’occhiello di Ravello, non poteva che essere lo scenario perfetto per una performance che ha reso della musica una delle sue espressioni più elevate. A tal proposito, non nascondo l’immenso orgoglio che ho provato quando il mio amato artista, respirando la magica atmosfera, ha detto: “Bello qui, vero?”

Di qui, il progressivo fluire dei pezzi scelti per l’occasione, tra i quali ho apprezzato, in particolare, “Viento ‘e terra”, classico per eccellenza, “Anna verrà“, omaggio alla memoria di Anna Magnani, “Quanno chiove“, sintesi di poesia e melodia tratto dall’album “Nero a metà”. Una menzione speciale, poi, va ad “Appocundria”, massima rappresentazione, in pochi versi, degli umori contrastanti di un Meridione analizzato e compreso in ogni sua sfaccettatura.

Inoltre, ancora e una volta di più, sono stato colpito da ciò che mi ha fatto perdere la testa per Pino Daniele: la sua abilità straordinaria da chitarrista. Non un difetto, non una sbavatura, solo il riflesso di un continuo lavoro teso a restituire un vibrato delle corde mai uguale a se stesso. In ogni versione ho colto nuove sfumature, nell’incedere di un programma sempre attento a conferire ad ogni nota la bellezza della qualità essenziale e pura. Ed è proprio questo, forse, a rendere il suo stile inimitabile: non rilevano complessi virtuosismi, ma brilla di una luce abbagliante la ricerca di una melodia limpida ed autentica, tale da poterla riconoscere tra cento e mille, fregiandosi così di un taglio unico ed inconfondibile.

Naturalmente, non posso esimermi dal sottolineare l’impareggiabile talento dei musicisti al suo fianco. Alfredo Golino, alle percussioni, Daniele Bonaviri, alla chitarra classica, Elisabetta Serio, al pianoforte e Rino Zurzolo, al contrabbasso, hanno dato all’esibizione il meritato sigillo del non plus ultra. Indimenticabile resta lo show finale, con la versione innovativa di “Je so’ pazz”, in un duetto mozzafiato Daniele – Zurzolo, che ha incantato la platea, destando in essa sensazioni estatiche.

La vita, si sa, può regalare emozioni inaspettate. Quando questo accade, bisogna saperle riconoscere ed essere grati. Ed è per questo che esprimo una sentita riconoscenza alla mia Ravello e al suo Festival, per aver scelto di ospitare uno degli artisti più brillanti del panorama musicale italiano e per aver consentito a me, è il caso di dirlo, il perfetto coronamento di un sogno.

 

 

di Stefano Amato*

*Professionista ravellese ammiratore autentico di Pino Daniele

Pino Daniele a Ravello "Riscopro me stesso"

Stasera l’esibizione del cantante nello stupendo scenario di Villa Rufolo

 

“PINO sta riscoprendo se stesso e il gusto di reinterpretare la sua musica. È come se non appartenesse neanche più a lui”. Rino Zurzolo sintetizza così la nuova stagione di Pino Daniele, che stasera, domenica 6 luglio, alle 21.45, apre al Belvedere di Villa Rufolo la sua tournée estiva. La notizia cattiva per i fan dell’artista è che i 729 biglietti sono esauriti da oltre un mese. “Li abbiamo messi in vendita il 31 maggio. Dopo 24 ore c’era il sold out”, dicono alla biglietteria del Ravello Festival. L’estate del cantautore è una sorta di cavalcata nella memoria, divisa in due capitoli – “Acustico” e “Sinfonico a metà” – e con un finale celebrativo il primo settembre all’Arena di Verona per rieseguire uno dei suoi capolavori, “Nero a metà”, con ospiti e amici.
Ravello ospita la première di “Acustico”, un recital intimistico in quintetto che offrirà alcuni dei suoi brani migliori in una versione inedita. Ad accompagnarlo in questo viaggio sono Rino Zurzolo al contrabbasso, Daniele Bonaviri alla chitarra classica, Elisabetta Serio al pianoforte e Alfredo Golino alla batteria. La stessa formazione si esibirà con i 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta da Gianluca Podio nel progetto “Sinfonico a metà”, il cui debutto è fissato l’11 luglio alla Reggia di Caserta.

Le due date campane segnano l’avvio di una stagione nel segno del ricordo e della rilettura artistica, come se Pino Daniele volesse mettere a fuoco la propria storia, passarla al microscopio e riproporla al pubblico.
Per niente facile e soprattutto non allineato da sempre, il musicista sembra in una fase di passaggio. Archiviati gli anni del grande successo commerciale, tende ad asciugare, a sottrarre, a sintetizzare. “A mio parere Pino cerca l’essenza. Sta provando a rafforzare il suo linguaggio “, dice Zurzolo, da anni al suo fianco. “È molto più rilassato degli anni Settanta”, gli fa eco il tastierista Ernesto Vitolo, tra i protagonisti di “Nero a metà”, che si esibirà con lui a Verona.
Il cuore di questo progetto sono le canzoni, quelle di oltre 30 anni fa. “Ormai sono standard, classici  –  continua Zurzolo -Avevano un linguaggio nuovo, al di là delle mode, quando sono stati composti. Reinterpretarle oggi dà lo stesso effetto di quando Keith Jarrett ripropone le composizioni di Jerome Kern e Cole Porter”.

La scaletta del debutto a Ravello è definita. Due mesi di prove romane sono serviti a scegliere i brani, ad affinare la sintonia tra i musicisti. Daniele vorrebbe che il recital fosse una sorpresa, ma qualche indiscrezione trapela. Non dovrebbero mancare classici come “Terra mia”, “Napule è”, “Alleria”, “Quanno Chiove”, “Je sò pazzo” e “Yes I Know My Way”. Con il quintetto il cantautore punterà sull’improvvisazione. Nella lunga preparazione del tour si è concentrato sugli arrangiamenti e sulla “purezza delle note”, sia nel modo di cantare che nel suonare la chitarra.

“Acustico” e “Sinfonico a metà” si presentano come una cerniera tra il passato e il futuro, un necessario collegamento che mescola amarcord, nostalgia, voglia di non dimenticare. Dentro le sue canzoni c’è un po’ della storia di questa città: un precipitato di speranze, rabbia, voglia di riscatto. Rappresentano un archivio delle nostre emozioni. Grazie alla forza della sua storia Daniele ha potuto, da qualche anno a questa parte, rimettere insieme i tasselli di un suono napoletano “nobile” che da Roberto Murolo arriva fino a Clementino e ai Cò Sang, passando per il progressive e per la canzone d’autore.
La sua centralità è indubbia, indiscussa come la leadership. Perfino il difficile carattere sembra sia stato limato dal tempo. Ha fatto pace con gli amici con cui aveva litigato in tempi lontani, ha teso la mano a colleghi meno noti e fortunati, ha provato negli ultimi tre anni a mettere in uno stesso contenitore (i concerti natalizi al Palapartenope) il suono migliore della sua Napoli. Un piccolo miracolo partenopeo. Magari senza i guizzi di un tempo. Ma con una nuova consapevolezza di sé. Diventare intramontabile è un privilegio concesso a pochi.

 

di Alfredo D’Agnese

NERO A META’ | Cresce il numero degli amici che ricorderanno all’Arena uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana!

L’IMPERDIBILE CONCERTO-EVENTO insieme alla BAND ORIGINALE e alla grande ORCHESTRA ROMA SINFONIETTA

Cresce il numero degli amici che insieme a Pino ricorderanno all’Arena uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana: MARIO BIONDI, ELISA, EMMA, FIORELLA MANNOIA…
e per omaggiare teatro e cinema italiani si aggiunge la partecipazione di MASSIMO RANIERI!

 

Dopo Mario Biondi, Elisa, Emma e Fiorella Mannoia, si aggiunge Massimo Ranieri tra gli ospiti speciali di “NERO A METÀ”, il concerto-evento che vedrà protagonista PINO DANIELE il 1° settembre all’Arena di Verona, insieme alla band originale del 1980 e l’orchestra sinfonica: protagoniste le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana e che l’artista condividerà con gli artisti e i musicisti che hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico.

Uno spettacolo unico e imperdibile, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo terzo album di Pino Daniele, quello della consacrazione, del grande successo di pubblico e critica, che è stato ora pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata, “NERO A METÀ” Special Extended Edition, con due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta.

All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.

I biglietti per “NERO A METÀ” (prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento) sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info: www.fepgroup.it).

Dal 6 luglio al Ravello Festival Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

“ACUSTICO
Formazione:
Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (percussioni).
Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 29 luglio alTeatro Romano di Ferento (VT), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD), il 15 agosto al Teatro dei Ruderi di Cirella di Diamante(CS) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

SINFONICO A METÀ
Formazione:
50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo(contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria).
Le date ad oggi confermate:
l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto alTeatro Antico di Taormina (ME).

NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition (Universal Music Italia), disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta”(Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Pino Daniele, mi sento l’erede di Carosone

 

Riedizione Nero a metà è come vecchia foto da mettere in mostra

ROMA, 18 GIU – Un nuovo-vecchio disco appena uscito, un doppio tour – uno in acustico e l’altro con orchestra sinfonica -, un concerto evento all’Arena di Verona il 1 settembre: l’estate di Pino Daniele si annuncia ricca e impegnativa. Il primo passaggio è stata la pubblicazione, a 34 anni di distanza dalla prima uscita, della versione rimasterizzata di Nero a Metà (per Universal Music), lo storico terzo album del cantautore napoletano del 1980. Un disco che è stato premiato ai Music Awards per aver segnato una svolta nella musica italiana e che Rolling Stones Italia inserisce nella classifica dei migliori 100 album di sempre. “Nero a metà è come una vecchia foto, da tirar fuori e mettere in mostra – racconta all’ANSA Pino Daniele -. Quel disco ha rappresentato la fusione di diverse culture e in questo senso ha cambiato la musica. Un po’ come Carosone con la musica napoletana. Io ho continuato la sua opera. Queste canzoni hanno vissuto attraverso le generazioni. Come Tenco o Battisti che continuano a vivere nella storia di questo Paese”.
   La Special Extended Edition, oltre ai 12 brani contenuti nell’album originale, propone due inediti scartati all’epoca e rimasti nel cassetto e nove brani in versioni alternative e demo. Un’operazione che il musicista si augura possa allargarsi anche ad altre realtà che hanno cambiato la musica italiana. “E’ una testimonianza di quello che è stata la discografia italiana.
    Oggi quel mondo è finito, non esiste più. Con il digitale è venuto meno l’interesse per ‘l’oggetto disco’. Forse si tornerà come una volta a suonare opere in teatro, si ritornerà a commissionare messe. Perché il mercato è in crisi, ma non la musica, che c’è sempre stata ed è parte della storia del mondo”.
    Per rendere omaggio a Nero a Metà e ripercorrere i brani più belli della sua carriera, Pino Daniele sarà in tour per tutta l’estate. In una versione acustica (“Acustico”) e in una versione con orchestra sinfonica (“Sinfonico a metà”). “E’ la scelta di un musicista che vuole proporre quello che sa fare, e niente di diverso: suonare – dice ancora l’artista -. Proporre due versioni diverse del tour dipende dal fatto che in alcuni luoghi il budget per portare un’orchestra è alto. Ma le opportunità nella musica non sono tante e per fare cose belle bisogna adattarsi”. La chiusura, però, sarà con il botto: un concerto-evento all’Arena di Verona, il 1 settembre, per il quale, oltre all’Orchestra, Pino Daniele ha chiamato a raccolta la formazione originale del 1980, con James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano e Tony Cercola. Sul palco saliranno anche alcuni amici: Elisa (“un’artista con il senso della sintesi della musica. Sa cosa vuole fare e come”), Mario Biondi (“un grandissimo cantante e grande conoscitore di soul e jazz”), Fiorella Mannoia (“la signora della musica italiana”), Emma (“la nuova generazione che si affaccia alla musica”).

 

di Claudia Fascia

Daniele, il ritorno di "Nero a metà" tra ristampa, premio e concertone

Ristampa con inediti per l’album del 1980. Poi l’1 settembre all’Arena di Verona con Elisa, Mannoia, Emma e Biondi

Ricomincia da 34, stavolta, Pino Daniele: tanti sono gli anni passati da uno dei suoi capolavori, «Nero a metà», uscito appunto nel 1980 e celebrato con una ristampa ricca di rarità, un premio ed un concerto.

Mentre arriva nei negozi, tradizionali e digitali, la «special extended version» di quello storico lp, il lazzaro felice riceverà stasera, a Roma, sul palco del Foro Italico ed in diretta su Raiuno, il neonato premio speciale dei Music Awards che, insieme ai singoli e gli album dell’anno, vuole celebrare i classici della nostra canzone. Bisognerà, invece, aspettare l’1 settembre per capire come l’uomo in blues rileggerà, all’Arena di Verona, le canzoni del disco con la band originale – James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos) – più l’orchestra Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio. Fiorella Mannoia, Elisa, Mario Biondi ed Emma i primi ospiti confermati.

Intanto c’è la «nuova» versione di «Nero a metà», con i dodici brani originali arricchiti da due inediti e nove versioni alternative e «demo» che ci regalano un dietro le quinte-viaggio nel tempo alla ricerca delle melodia perduta, una madeleine proustiana che ci riporta all’apice della creatività di Pino, una di quelle «sliding doors» che mostrano che cosa sarebbe potuto essere quell’album se…

Se, ad esempio, «Puozze passa’ nu guaio» fosse stato un reggae, sospeso tra «E la luna bussò», uscita un anno prima, e la leggenda del santo fumatore Bob Marley. O se la conclusiva «Sotto ’o sole» invece di vestirsi di colori brasiliani fosse diventato una sorta di strumentale, con abbondante uso di scat e un groove più fusion. Il benemerito lavoro di rimasterizzazione, digitalizzazione e catalogazione degli archivi discografici permette di (ri)scoprire non solo la caratura di un album che per «Rolling Stones Italia» è al numero 17 dei più belli di tutti i tempi, ma anche di curiosare nello scaffale dei suoni primitivi, godere la nudità scabrosa di melodie e testi che non hanno ancora alcun vestito/arrangiamento indosso e si offrono nella loro impudica bellezza: «Voglio di più» per tastiere e voce, «Alleria» con la chitarra al posto del piano, a immaginare com’era nata, che cosa aveva nella testa e nel cuore lo scugnizzo-masaniello del neapolitan power.

Sono le canzoni del sogno tradito, del cambiamento che non verrà, della malinconia di chi sa che la gioia è passeggera e alla fine torna sempre il bisogno/desiderio/sfogo/esorcismo di «alluccare più forte».
Ma non grida più forte il Daniele dei «demo» di questo suo terzo album per la Emi, dedicato al nero a metà Mario Musella, diviso con il nero di Partenope James Senese. Ha la voce rilassata delle prove in studio di registrazione nella versione mai ascoltata prima di «E so cuntento ’e sta», in una «Nun me scuccia’» ancora non pompata come nell’edizione che tutti conosciamo, nella perla di «Appocundria», senza percussioni, più flamenco.
E gli inediti? «Hotel Regina» è un breve strumentale, meno di un minuto, una tenera melodia cesellata da una chitarra canaglia, ma è «Tira a carretta» che farà la gioia dei collezionisti.

Scritta nel 1978, per la colonna sonora di «La mazzetta», film che Bruno Corbucci trasse dall’omonimo romanzo di Attilio Veraldi, è apparsa, come strumentale in «Sax club number 17», lp di quello stesso anno che fece notizia perché per la prima volta il sassofonista mise un ritratto di se stesso in copertina invece di una provocante maggiorata desnuda. Enzo Avitabile suona sax e flauto, Benny Caiazzo il sax soprano, Massimo Carola il pianoforte, Toni Cercola le percussioni, Aldo Mercurio il basso e Fabrizio Milano la batteria, Gil Ventura non ci mette mano.

Ora finalmente lo ascoltiamo con la voce del «Nero a metà» alle prese con un cavallo, o un ciucciariello memore di quelli di Murolo e Modugno, metafora della vita in salita dei poveri cristi di tutte le latitudini.

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele show: “Capisco chi si ritira ma io voglio ancora suonare”

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Trentaquattro anni dopo l’uscita di “Nero a metà” il musicista celebrerà l’album del successo con un concerto il 1° settembre all’Arena di Verona

Nero a metà non è un disco qualsiasi. Non lo è per Pino Daniele, che nel 1980, al suo terzo album, si affermò definitivamente come uno degli autori principali della nuova canzone italiana. E non lo è per la storia musicale del nostro paese perché quel disco, con le sue melodie, la fusio- ne tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz, ha segnato una svolta importante per la nostra canzone.
Daniele ha deciso di celebrare Nero a metà che oggi viene ripubblicato in versione “deluxe”, con una raffica di inediti, demo e outtake dell’epoca, con un grande concerto, il 1° settembre all’Arena di Verona, assieme ai musicisti che con lui crearono quell’album e a un’orchestra sinfonica di 50 elementi, la Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio.
Per l’occasione arriveranno anche gli amici a festeggiare: Elisa, Fiorella Mannoia, Mario Biondi, Emma e molti altri si aggiungeranno. Abbiamo incontrato il musicista a Roma, poco prima dei Music Award dove stasera verrà premiato proprio per Nero a metà .

Daniele, perché tornare a proporre questo disco?
“Mi sembrava giusto tornare a un album che per me è stato davvero importante. All’estero alcuni grandi artisti hanno fatto operazioni di questo tipo e credo che anche da noi possano avere un senso. Certo, c’è bisogno che ci sia una storia, un disco che funziona non basta “.

Niente nostalgia, dunque? Neanche all’Arena?
“No, perché a Verona ci sarà quello che ho fatto, quello che sto facendo e quello che farò. E ha tutto un senso, come proporre gli album in vinile, o andare in giro quest’estate con due band diverse. Il fatto è che mi diverto a essere me stesso, con tutto quello che ho fatto e che amo”.

Dopo tutti questi anni riesce ancora a divertirsi?
“Sì, anche se dietro al divertimento c’è lavoro, sacrificio, impegno, nella mia vita c’è musica tutti i giorni. Oggi mi diverto con le canzoni di Nero a metà, poi tornerò alla chitarra elettrica e preparerò un disco nuovo, tentando la scommessa di farlo tutto in napoletano. È la stessa cosa di trent’anni fa e se non fosse così smetterei. So che ogni giorno è importante, potrei fare un assolo che non ho mai fatto o scrivere una canzone che non ho mai scritto…”.

Ivano Fossati e Guccini pensano che non ne valga più la pena…
“Per molti di noi questo ambiente è diventato insopportabile. Capisco Ivano al duemila per mille: non siamo abituati a vivere la musica come un prodotto per il mercato. Ma a me piace provarci ancora”.

Cioè il “lavoro” del musicista non supera il “piacere” della musica?
“Ho sempre cercato di far prevalere la musica su tutto. Amo suonare, mi sono sempre sentito più vicino ai musicisti jazz che ai cantanti pop. Alle volte devo fare i conti con il mercato, alle volte ho fatto cose frivole o semplici, ma ho cercato di accettare pochi compromessi e di trovare una coerenza anche nei cambiamenti”.

Certo, i dischi non hanno più la centralità di una volta, la tecnologia ha travolto il mercato, la crisi è forte…
“Sicuramente passare dalle novantamila persone alle duemila, o anche alle duecento, è stato difficilissimo per molti di noi. All’inizio mi sono preoccupato anche io, ma poi ho capito che l’importante è continuare a suonare con onestà, con passione. Anche se resto convinto che un conto sia vedere un concerto su YouTube e un conto è esserci: certe emozioni non possono proprio passare attraverso uno schermo”.

Dopo tanto tempo si sente ancora “nero a metà”?
“Sì, ma sono anche un uomo che ha fatto pace con se stesso. Mi hanno cambiato le esperienze, le famiglie, i matrimoni, i problemi fisici, il non avere più trent’anni e la necessità di adeguarmi ai quasi sessant’anni che ho oggi. Ma ho ancora tanto entusiasmo, e quello che sono oggi mi piace”.

 

di Ernesto Assante

Pino: «Così faccio rinascere il mio “Nero a metà”»

«Ho ritrovato i nastri originali delle mie sessioni registrate tra la fine del 1979 e gli inizi del 1980»

Esce oggi a 34 anni di distanza, in una «special extended edition», «Nero a metà», il terzo album di Pino Daniele, uno dei dischi più importanti della storia della musica nostrana, inserito da «Rolling Stone Italia» nei 100 album più belli di sempre. «Ho ritrovato i nastri originali delle mie sessioni registrate tra la fine del 1979 e gli inizi del 1980 – ricorda Daniele – e abbiamo rimasterizzato il tutto con l’aggiunta di due brani inediti di cui uno strumentale e nove canzoni alternative e demo che potrete ascoltare per la prima volta».

Entrando nel particolare della tracklist. «Gli inediti – spiega l’artista – sempre risalenti a quel periodo e a quelle sessioni sono «Tira a carretta» e lo strumentale «Hotel Regina». Poi ci sono versioni demo e alternative mai ascoltate di «Voglio di più» solo piano e voce, «Puozze passa’ ‘nu guaio», «A Testa in giù’», «Musica musica», «Alleria», «Nun me scoccia’», «Appocundria», «E so’ cuntento ‘e sta’», «Sotto ‘o sole». In «Nero a metà», pubblicato nel 1980 dalla Emi, Pino Daniele apriva il suo scrigno sonoro verso orizzonti americani, conquistando l’attenzione di pubblico e critica, grazie alla sua musica che miscelava le radici napoletane, il proprio dialetto con il blues, lo swing e il jazz; nasceva così anche un nuovo linguaggio fatto di contrazioni foniche, abbreviazioni verbali, assonanze. «Feci tutto ciò in maniera inconsapevole dice – supportato anche da musicisti eccezionali che diedero un perfetto equilibrio sonoro e una compattezza unica.

La mia generazione è cresciuta ascoltando i dischi dei militari delle basi Nato. Ascoltavamo il blues di Robert Johnson e di Woody Guthrie, le canzoni dei Traffic, dei Cream. Questi suoni nuovi colpirono la fantasia e la creatività di gran parte degli artisti della mia generazione, da James Senese a Mario Musella, dai Napoli Centrale a Enzo Gragnaniello, spingendoci anche a confrontarci con nuovi sentieri musicali, nuove soluzioni ritmiche, e adeguando di conseguenza anche la metrica della nostra lingua». «Nero a metà», disco dedicato a Mario Musella, storica voce degli Showmen, vide in studio con il «lazzaro felice»: Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi De Rienzo e Aldo Mercurio al basso, Agostino Marangolo e Mauro Spina alla batteria, James Senese al sax, Rosario Iermano e Tony Cercola alle percussioni, Karl Potter alle congas, Bruno De Filippi all’armonica. Musicisti «storici», molti dei quali accompagneranno Pino – con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio – il 1° settembre al concerto-evento dell’Arena di Verona intitolato proprio «Nero a metà».

Pino Daniele sarà inoltre in concerto in Campania il 6 luglio a Ravello e l’11 luglio alla Reggia di Caserta. Sono due live differenti. Il concerto di Ravello sarà «Acustico», quello nel parco del Palazzo reale vanvitelliano s’intitola invece «Sinfonico a metà» e vedrà con Daniele la Roma Sinfonietta, Rino Zurzolo al contrabbasso, Daniele Bonaviri alla chitarra classica, Elisabetta Serio al pianoforte e Alfredo Golino alla batteria. Daniele stasera sarà premiato stasera ai Music Award 2014 , in scena a Roma presso Il Centrale Live – Foro Italico (diretta in prima serata su Rai 1).

 

di Carmine Aymone

Pino Daniele e “Nero a metà”, la puntata di “Vacalebrico”

 

Domani (3 giugno) esce la Special Extended Edition di «Nero a metà», lo storico terzo album di Pino Daniele, uno degli album più importanti della storia della musica italiana. Sono stati recuperati i nastri originali e rimasterizzati i 12 brani che costituivano l’album. Inoltre da quelle stesse registrazioni del 1980, sono stati tratti due preziosi inediti («Tira a carretta» e lo strumentale «Hotel Regina») e nove brani in versioni alternative e demo, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta.

La puntata di «Vacalebrico» ricorda quando il disco nacque, mette a confronto mette a confronto in
anteprima brani dell’edizione definitiva con gli outtake che ascoltiamo solo oggi, scava tra curiosità ed emozioni, come nello stile del ciclo di trasmissioni ideato da Federico Vacalebre.

L’appuntamento è su www.europhoneradio.it, 2 giugno alle 22.

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