![]()
A volte per restare se stessi l’ unico modo è cambiare tutto. E così Pino Daniele si è messo in proprio per mantenersi coerente alla sua musica – quel misto di rock e blues in salsa napoletana che lo ha reso celebre – e ai suoi valori, «che non vedo più in circolazione in Italia, e penso a come viene sminuita la musica, ma pure pittura, letteratura, teatro, cinema». Inevitabile mollare le major: «Una bellissima strada per chi può permettersela. Ero stufo di litigare con dirigenti che non capivano di musica e venivano da settori commerciali. Electric jam doveva aveva un seguito, Acoustic jam: la Sony non l’ ha mai fatto uscire perché non avrebbe venduto». E così ha aperto un’ etichetta, la Blue Drag, che ha prodotto La grande madre, il suo nuovo album: «Il presidente sono io e quindi nell’ artista Pino Daniele ci credo», ride. Ma appunto cambia solo la casa discografica. Per il resto il tempo passa (57 anni, compiuti ieri) ma è il solito Daniele, «un chitarrista che canta», come si definisce, uno che «ha voglia di sperimentare, che ha dentro di sé l’ America, il rock, il jazz di stile newyorkese, il blues con le sonorità anni Settanta e Ottanta, che scrive in napoletano, italiano o inglese. Anche se ora ho un po’ di paura a usare il dialetto, per paura del confronto col passato». Di certo sarà parecchio in napoletano il tour che parte il 24 da Cesena e toccherà anche Roma (6 e 15 aprile), Firenze (19), Bologna (5 maggio) e Milano (13 e 25 maggio) per poi decollare verso Europa e Usa. Uno spirito internazionale che non è una novità in Pino, e che nel disco è riaffermato dalla cover di Wonderful tonight, del suo amico Eric Clapton. Ma non è solo questione artistica: «In Italia mi capita spesso di sentirmi pesce fuor d’ acqua, non mi ritrovo in molti cambiamenti dei media e dello spettacolo. Non posso pensare di cominciare a scrivere musica per i telefonini o per le radio: non so neanche chi programmerà il mio singolo Melodramma ». Ovviamente non tutto va male. A chi gli chiede che regalo di compleanno vorrebbe Daniele risponde: «Beh, una parte si è già avverata con l’ arrivo del governo Monti. L’ altra parte è la speranza che resti in carica per un pezzo. Sono fiducioso, pur non facendo nomi, è chiaro a chi si riferisce quando dice che «i cambiamenti politici degli ultimi anni non hanno aiutato la cultura, dominano solo le regole dell’ audience e dello share». Solo una canzone di La grande madre (che il produttore-autore-interprete ha voluto accompagnato da un corposissimo libretto con foto e spartiti) non è scritta da Daniele: ha il testo di Kathleen Hagen Searching for the water of life, donato alla onlus Save The Children a sostegno della campagna Every One contro la mortalità infantile.
di Luigi Bolognini

Pino Daniele che suona «Cocaine» ed Eric Clapton che ricama «Napule è». «Una cosa che parla da sola», dice Pino nei camerini prima del concerto-evento a due. Più che un duello è un’ alleanza di chitarre in nome del blues e di Open, associazione che si occupa dei bimbi malati di cancro all’ ospedale Pausilipon di Napoli. «Clapton è il numero uno della chitarra: suonare con lui è come per un pilota guidare con Schumacher», confessa il padrone di casa, che ammette di aver conservato per anni nella custodia del proprio strumento un articolo in cui Clapton lo lodava. Un’ amicizia e un rispetto nati sulle sei corde e le dodici battute della musica del diavolo: lo scorso anno Slowhand aveva invitato il collega al Crossroads Festival di Chicago. Ora la restituzione del favore. «È venuto gratis. Altrimenti non ci saremmo riusciti». Perché non Napoli? «Per fortuna! Pensate se fossimo stati oggi a piazza Plebiscito…», e il pensiero va alla munnezza in strada. Soli sul palco, con le rispettive chitarre (Fender azzurra per l’ inglese, Suhr bianca per il napoletano), i due aprono con «Boogie Boogie Man» e «Napule è». Quindi, accompagnati dalla band dell’ inglese e dalle tastiere di Gianluca Podio, si dividono il palco: Pino in due momenti con i suoi successi («Je so’ pazzo», «Quando», «’ O Scarrafone», «Io per lei», «Yes I Know My Way») e Clapton con un’ infilata di classici. Assieme fanno anche «Per te», «Wonderful Tonight» e, prima di salutare i 15 mila, «Layla». Il blues tornerà nel prossimo disco di Pino. «Certamente. Ma sto lavorando anche a qualcosa di rock e con un’ orchestra». Per la prima volta da indipendente, senza una multinazionale del disco alle spalle. «Non vedevo l’ ora. Non corro più il pericolo di avere a che fare con uno che lavorava alla Coca-Cola». 
Il giorno dopo dell’evento Eric Clapton a Cava per Pino Daniele è tempo di relax, ma anche di consuntivi e di progetti: «È stata una festa, un vero evento, qualcosa che dimostra come si possa ancora fare della musica solo per il gusto di farla, oltre che per il piacere di essere utili. Voglio sapere quanto siamo riusciti a raccogliere, spero che il nostro impegno per i piccoli ammalati del Pausilipon possa andare anche oltre il nostro sforzo, invitare chi, come noi, ha a fare per chi soffre, ed ha molto meno. Ho voluto fare il concerto qui per far vedere un’altra immagine della Campania, ben diversa da quella che si vede da un po’ di tempo a questa parte. Il potere, la politica hanno le loro regole. Noi crediamo solo nella musica». La felicità per aver diviso «Napule è», «Cocaine» e «Layla» con Manolenta è scritta negli occhi di solito poco eloquenti del Nero a Metà: «Sul palco mi sentivo come un bambino che ha avuto in regalo il giocattolo più bello del mondo, il più atteso, come un pilota a cui viene concesso di dividere il volante con Schumacher. Eric è un dio della chitarra, ma anche una persona magnifica, tra di noi è nata un’amicizia che mi pare sincera, mi ha invitato di nuovo al ”Crossroads festival” di Chicago, per l’edizione 2013». Prima, però, il lazzaro tornato felice darà una svolta alla sua carriera: terminato il contratto che lo legava alla Sony Music, ha deciso di unirsi all’elenco, ogni giorno più lungo, degli artisti che dicono addio alle major del disco: il suo prossimo album dovrebbe uscire il 24 marzo 2012, con anteprima live la sera stessa al Carisport di Cesena, prima data di un tour che attraverserà poi l’Italia tornando a Napoli, Palapartenope (e anche questa è una notizia), il 31 marzo e l’1 aprile. A pubblicare il cd sarà l’etichetta del cantautore partenopeo, la Blue Drag, a pubblicarlo Indipendente/Mente, cartello di distribuzione emergente. Già, ma che disco sarà quello della svolta indie di Pino Daniele? «Non lo so ancora, avevo iniziato a scrivere qualcosa, ma poi ho pensato soltanto alla serata con l’ex Cream. Ho a terra dei brani di blues latino, delle cose più napoletane, ho voglia di tornare a sperimentare la commistione con il suo classico, e anche con l’orchestra. Vedremo. Quello che ora più conta è che finalmente sono libero di fare quello che voglio»
On 24 June, musical superstars Pino Daniele and Eric Clapton teamed up for a benefit concert to aid children’s causes at Stadio di Cava De’ Tirreni in Italy. Proceeds from the sold out event will fund a CT Scanner for the Pediatric Oncology Hospital Pausilipon in Naples and the work of the charitable foundation, Open Onlus, which is committed to fighting childhood tumors and cancers. One fan in attendance told Where’s Eric!, "It was definitely worth the trip from Rome! At the beginning, Pino came on stage alone, said a few words and introduced EC. The two of them then played Boogie Boogie Man and Napul’è on their Strats. Eric walked off and the the band went on stage to perform a rich and solid set of Pino’s biggest hits: Je So Pazz, A Me Me Piace ‘O Blues, Quando, Che Male C’è, Quando, O Scarrafone and others (not exactly in this order). Then, Eric came back for a short but very strong solo set, preceded by a very cool instrumental jam including Key To The Highway, Hoochie Coochie Man, Crossroads (2010s Crossroads Festival arrangement), Wonderful Tonight and Cocaine (Pino joined for these last two, singing in Italian the second verse of Wondeful Tonight). Then, there were some other Pino solo songs, like Sara, Io Per Lei and the gorgeous closing with Yes I Know My Way, turned into another stunning jam. I have to highlight Steve Gadd’s solo on the last, moving. The encore was nothing but perfection, THE one I have been waiting for for years, plugged back in. Yes, LAYLA! Eric sang it very well and made a fabulous job with the solo, both after the third chorus and during the coda. Pino enriched it with great guitar tremolo playing, deeply resembling Duane’s or Derek’s slide work. Willie Weeks even helped on the backing vocals, sharing EC’s mic. Just perfect.
Venerdì 24 giugno, ore 18, lo Stadio Comunale di Cava de’ Tirreni apre le porte ad un concerto che da anni si bramava. Eric Clapton e Pino Daniele rappresentano un connubio perfetto che coinvolge una vasta gamma di spettatori. Per un giorno Cava sembra invasa da inglesi e americani. Ammirano i portici, si gustano un gelato e sbirciano le vetrine dei tanti negozi che contornano il Corso Umberto. 
Se a me me piace ’o blues è anche, se non soprattutto, perché esiste Slowhand. Non so se ce la farò questa sera, in uno stadio che sento mio, dove ho suonato tante volte, ad annunciare a Cava de’ Tirreni ”signori e signore, guaglioni e guaglione, mister…. Eric Clapton”. Mi piacerebbe farlo solo per godermi l’emozione che porto dentro e l’inevitabile boato di risposta delle migliaia che si assieperanno nel Simonetta Lamberti e che non vedono l’ora di vedere Dio. Non voglio essere blasfemo, ma così lo chiamano i fans: «God», senza bisogno di altre parole. Per anni ho conservato nella custodia della più fedele delle mie chitarre un articolo in cui l’ex Cream diceva di amare la mia musica. Poi, un giorno, me lo sono trovato al telefono che mi invitava a partecipare a Chicago al ”Crossroads Festival”, incrocio della crema dei chitarristi blues e rock del mondo. E dopo quel sogno in cui ho fatto l’americano, ecco questo sogno verace di una notte di inizio estate: il mascalzone latino sul palco di Manolenta, due chitarre pronte a jammare. Che cosa faremo insieme non lo sappiamo ancora, abbiamo appena fatto le prime prove e, sembriamo due bambini scatenati, anche se non abbiamo più l’età. Decidiamo cose del tipo: ”Tu entri su questo pezzo”, ”io entro in quel pezzo del ritornello”, ma poi restiamo sul palco pronti a piazzare un accordo, un assolo, una zampata vincente, ma anche una seconda chitarra ritmica per il piacere di condividere l’uno la musica dell’altro. Abbiamo provato «Layla», chi come me è cresciuto con quel disco di Derek and the Dominos, sa che cosa ho sentito dentro, sa come ha fatto ’o core quando è arrivato il momento di far garrire quel riff, di aggiungerci la saudade di un ex scugnizzo. E che dire di «Cocaine», uno dei ritornelli più famosi della storia del rock? La band è eccezionale, Clapton ha portato con sé Willie Weeks al basso e Christopher Stainton al pianoforte, l’organo Hammond e le tastiere. Io, oltre al mio fido Gianluca Podio al piano e alle tastiere, ritrovo la batteria di Steve Gadd e il sassofono di Mel Collins. Ma, soprattutto, la voglia di fare musica e basta: non registreremo niente, non ci saranno dischi, dvd o trasmissioni televisive a raccontare la serata. Certo, appena finito il concerto ci sarà già qualche filmato su YouTube, ma quella è una storia che riguarda i fans e le nuove possibilità offerte dalla rete. Per noi conta solo il piacere di guardarci negli occhi e di attaccare a suonare, per vedere, non poi così di nascosto vista la platea che avremo davanti, l’effetto che fa. Vuoi mettere il piacere di dividere «Napule è» con il bianco che ha fatto suo il blues? Vuoi mettere dichiararti «Boogie Woogie Man» insieme con lui? Davvero non so ancora che cosa faremo stasera, se alla fine ci sarò anche io su «Layla» o su «Cocaine», se lui farà con me… No, non è vero, so benissimo che cosa faremo questo sera: faremo blues e ballate latine, lui il primo e io le seconde, con qualche licenza di rispettosa invasione di campo. Faremo quello che siamo, due uomini in blues, che cercano di fare bene il loro lavoro: suonare innanzitutto, e cantare. E non accadrà solo per il nostro piacere, che già sarebbe un motivo più che sufficiente, né solo per quello del pubblico. Lo facciamo per raccogliere fondi che saranno spesi in beneficenza, a Napoli. Non sapete come mi sento privilegiato, guagliò: suono con Eric Clapton e faccio qualcosa di utile alla mia città, di questi tempi così scamazzata. Napule è… Cava de’ Tirreni stanotte. E che il dio del blues sia con tutti noi.
Anch’io ho suonato allo stadio di Cava de’ Tirreni e ricordo una serata fantastica, così come fu tutto il resto del tour con Pino Daniele. Era il 1995, con noi c’erano Victor Bailey, Rita Marcotulli… Non registrammo niente, e forse fu un peccato, è sempre difficile trattare con le case discografiche. Esistono, però, diversi bootleg, qualcuno devo averlo recuperato anche io. Furono concerti bellissimi, divertenti, assieme a un musicista cui mi legano diversi fattori, artistici, musicali, di vita: siamo più o meno coetanei, Pino e io, condividiamo la passione per la chitarra e la ricerca, siamo curiosi, non ci piacciono le etichette, le barriere, le frontiere. Quella notte a Cava fu speciale: per l’affetto, la devozione, il calore che circondavano il palco e arrivavano dal prato, dalle gradinate come mai era successo nella mia carriera. Io ho suonato con ogni genere di artista, tra i più popolari e di successo degli ultimi venti-trent’anni, ma la gente accorsa per Daniele manifestava una forma di tensione amorosa tutta particolare, con le canzoni intonate in cori potentissimi, da togliere il respiro: un fenomeno difficile da spiegare quando sono tornato negli Stati Uniti. Qualcosa di fantastico, che credo non mi capiterà più, una fortuna che potrebbe rendermi invidiabile agli occhi di molti colleghi. In questo mestiere ho scelto di essere aperto, disponibile alle collaborazioni, anche perché in questo modo si entra in contatto con personaggi di oggi tipo, senza limiti e generi prestabiliti. Tutto mi potrà accadere in futuro, ma credo che una notte come quella a Cava sia uno dei punti fermi della mia storia dal vivo, uno di quei momenti che non si dimenticano. E capisco benissimo perché il signore della chitarra Clapton si sia concesso questo regalo. E so benissimo quale regalo Eric e Pino faranno al pubblico.
dell’Ospedale Pasilipon di Napoli attraverso l’associazione Open Onlus) e che sarà comunque benefico anche per chiunque ami la musica come si suonava una volta, improvvisata, talvolta sbavata e imperfetta ma comunque emozionante perché irripetibile. Pino Daniele ed Eric Clapton suoneranno i loro pezzi strafamosi e già questo vale il biglietto (15mila già venduti) perché ’O scarrafone e Cocaine o Quando quando e Tears in heaven non hanno mai diviso un palco prima di ora. Ma poi si incroceranno davvero, uno alla chitarra a destra e l’altro a sinistra, per suonare insieme pezzi imprevedibili con l’aiuto di musicisti che sono in grado di mantenere alta la tensione dietro a qualsiasi assolo. In fondo Steve Gadd alla batteria, Willie Weeks al basso, Cristopher Stainton alle tastiere, Mel Collins al sax e Gianluca Podio al piano vanno comunque per la loro strada mentre le chitarre si incrociano, si divertono, piangono o sospirano. Tengono insomma stretta la tessitura della musica, esattamente come si faceva quarant’anni fa durante i concerti o come ancora fanno quei pochi che non riescono a riprodurre sul palco lo stesso spartito del disco tale e quale. In poche parole, un concerto che è un evento. E che sarà ripreso dai giornali di tutto il mondo. Vabbé, direte, ma a chi è venuta un’idea del genere? Tutto è nato da Eric Clapton che l’anno scorso ha voluto Pino Daniele in scena al Crossroads Festival di Chicago, in sostanza il crocevia dei migliori chitarristi blues del mondo. Ha ascoltato suonare questo cantante chitarrista napoletano, uno che al motivetto facile facile ha sempre più spesso preferito focalizzarsi sulla qualità musicale, sulla ricerca strumentale o stilistica più che su quella melodica. E allora Clapton, lui sempre così asciutto nei giudizi, si è lasciato sfuggire un «ma dobbiamo suonare insieme un’altra volta» che adesso si realizza finalmente. C’è voluto un bel po’ di tempo, giusto un anno. E anche un grande sforzo logistico perché lo stadio di Cava de’ Tirreni, provincia di Salerno, non è proprio dietro l’angolo e Blue Drag e F&P Group (in collaborazione con Veragency e Anni 60) si sono rimboccati le maniche per eliminare tutti gli ostacoli e far sì che stasera a parlare sia solo la musica. In poche parole, come cantano i vecchi bluesman del Delta, «let the music do the talking», lasciate che le canzoni facciano il loro dovere.
Un tempo si era definito così: «Sono un cantante di blues/ che non si ferma per niente al mondo/ porto i miei anni nei jeans/ e qualche volta ho toccato il fondo». Ma ora mette da parte la sua anima di uomo in blues, assoli compresi: «E che faccio, mi metto a suonare il blues di fronte al suo dio bianco, Eric Clapton»? È un Pino Daniele raggiante quello che si prepara a iniziare le prove per il concerto-evento del 24 giugno allo stadio Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni, oltre 13.000 biglietti già venduti, un successo in quest’estate di crisi in cui persino i Coldplay se ne sono andati dall’Italia con le pive nel sacco. Allora, Pinotto, che concerto vedremo? «Un concerto all’antica, di buone vibrazioni, come si diceva una volta. Un concerto che a me piacerebbe anche da spettatore, sai che roba quando nella notte di Cava si alzeranno le note della chitarra di Slowhand alle prese con ”Cocaine” e con ”Crossroads”?». Una o due band sul palco? «Una: Steve Gadd alla batteria, più i claptoniani Chris Stainton alle tastiere e Willie Weecks al basso e i danieliani Gianluca Podio al pianoforte e le tastiere e Mel Collins, un ritorno graditissimo, al sassofono». Parliamo di repertorio, allora: cosa farete? Che concerto ci aspetta? «Allora, io rinuncio per pudore a fare il bluesman e rimango mascalzone latino, musicante mediterraneo e lazzaro felice: è quello che interessa nella mia musica a Eric, che pure sa come io sia cresciuto ascoltando lui ed altri divini come Jeff Beck, Jimmy Page e Jimi Hendrix. Inizierò io con un set di cose mie, ci saranno dentro le emozioni di ”Quando” e ”Napule è”, poi lascerò il palco a Clapton, e poi il gran botto finale, quando…». Quando unirete le vostre chitarre per fare? «Non lo so, Eric arriverà qui il 21 o il 22, proveremo e vedremo cosa ci viene meglio. Gli ho detto: ”Maestro voglio solo che tu stia bene, che ti diverta”». Maestro? «In italiano, come le parole che contano nel mondo della musica. E come lo vuoi chiamare, altrimenti? Clapton è straordinario, ha accettato il mio invito, non certo soltanto per rendermi il favore di aver partecipato l’estate scorsa al suo ”Crossroads festival”: il favore l’aveva fatto lui a me, e l’ha rifatto ora, per amicizia e stima, ma soprattutto per la finalità benefica. Lui fa un sacco di eventi benefici, noi italiani siamo un po’ diffidenti, ma è importante. Con l’incasso di questo show aiuteremo l’assistenza clinica dei bambini malati di cancro del centro di oncologia pediatrica del Pausilipon di Napoli, ma sosterremo e finanzieremo anche altre attività, sempre in Campania, sostebute dall’associazione Open Onlus. C’è un Sud che resiste, che lotta a fianco di chi soffre. È il mio Sud. C’è una Napoli che vuole rialzare la testa, è la mia Napule ’e mille culore». A proposito, messaggi per il neosindaco De Magistris? «Sofia Loren gli ha già chiesto di ”fare pulizia”, fisicamente, ma anche metaforicamente. Io ho una richiesta di quelle che non possono essere nel programma dei suoi primi cento giorni, quante cose più importanti avrà da fare, ma che pure contano per la nostra città, se non vuole smettere di essere capitale di cultura. Vorrei che il sindaco pensasse che io sono felice di suonare a Cava, di portarci Clapton e le migliaia di italiani che, da tante regioni, arriveranno nello stadio. Ma che saremmo tutti più felici se Napoli potesse ospitarci la prossima volta, se la musica avesse una casa, magari più case, sia all’aperto che al chiuso. E, più in generale, se si pensasse che c’è bisogno di una politica culturale che valorizzi l’altissima alfabetizzazione musicale partenopea. La musica è volano culturale, ma anche lavoro, contrasta Gomorra come i finti valori ammannitici dalla televisione delle smutandate e dei violenti griffati. In fondo, se c’è un bel segnale che viene dall’ottima prevendita del nostro concerto, sta tutta qui: se sei credibile, se quando metti le mano sulla chitarra hai qualcosa da dire e la sai dire… beh non c’è moda o hit del momento che tenga, la gente starà sotto il palco ad emozionarsi con te».




