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Pino Daniele sabato a Bologna con il suo tour:«È il mio modo di proporre le cose con l’anima»
Il mondo (il suo, ma che potrebbe essere anche il nostro) riassunto e rinchiuso magicamente in poche parole, in una frase aforistica, scivola fuori da ogni suo testo. E ti spalanca l’orecchio della fantasia, trascinandoti dentro tutte le sue canzoni. Lentamente. È questa la forza (diciamo una delle) di Pino Daniele. Dall’arpeggio di una chitarra acustica (in questo caso il sound riverberato di una Larrivée artigianale) che introduce magari la promessa d’amore di I Still Love You, track che chiude il suo ultimo disco «La Grande Madre» (edizioni Blue Drag) fino al tiro sculettante di un (e peschiamo a caso fra i tanti suoi piccoli capolavori) A me me piace o blues, Pino Daniele è l’impressionista di un mondo quotidiano («Io faccio una vita come tutti gli altri, niente di speciale», vuole specificare. «In fondo è quella che racconto»), che sa descrivere mirabilmente. In un modo che è solo s-u-o. Che mischia melodie da occhi umidi nelle ballad, dove la musica diventa il luogo dei pensieri struggenti, e refrain da fare invece i salti sulla sedia nei pezzi up ed elettrici. Con testi da una evocativi, lontani, di un romanticismo antico e cullante e dall’altra di sana «rabbia». Solare. Graffiante.
Pino Daniele sarà sabato al Manzoni (ore 21) per una tappa del suo «La Grande Madre Tour», con un formidabile e affiatato gruppo formato da Rachel Z (pianoforte), Gianluca Podio (tastiere e archi), Solomon Dorsey (basso), Omar Hakim (batteria).
Lei nella vita è nostalgico come alcune sue canzoni?
«Sì, ma nemmeno troppo».
Quanto conta il passato, il suo passato musicale intendo, nella sua vita. Si guarda spesso indietro?
«Il passato è importante per capire chi sei, cosa hai fatto. Sono nato musicalmente in un periodo storico che è stato un momento artistico molto fertile. Penso a Guccini, Battiato, Fossati…»
E il futuro?
«Il futuro per me è la voglia di cambiarsi, rinnovarsi, rimanendo nel fondo dell’anima coerenti però con se stessi».
Di cosa va fiero Pino Daniele?
«Del mio rigore, del modo serio e rispettoso che ho di proporre la musica». E la musica cos’è per lei? «Un codice per arrivare agli altri».
Quali sono le cose che stimolano maggiormente il suo immaginario? Lei è un cantore del mare, spessissimo presente nei suoi testi.
«Il mare, certo, ma non solo. Aggiungerei anche lo sguardo positivo su tutte quelle che sono le avversità della vita».
È un ottimista?
«Non sempre. Essere pessimisti a volte aiuta a trovare la via giusta. Pensi al peggio per arrivare al meglio».
Qual è la canzone con la quale Pino Daniele si identifica maggiormente?
«Senza dubbio Napule è. È la canzone dedicata alla mia città».
A proposito della sua città, Walter Benjamin la paragonava a una spugna che assorbe tutte le culture e che le ritrasforma in qualcosa di nuovo, di originale. Quali sono state le culture che lei ha assorbito?
«Prima di tutto la musica angloamericana degli anni Settanta, poi la musica barocca del 500 e del 600 e le canzoni napoletane. A proposito del mare che lei citava, è stato proprio il mare a portare a Napoli la musica araba, quella spagnola, a rendere Napoli quello che è, nel bene e nel male».
Qualche nome di classici?
«Gesualdo da Venosa, Pergolesi, Paolo Francesco Tosti… e tra i classici ci metto anche le canzoni napoletane del 600. Forse in un’altra vita ho vissuto proprio in quel periodo, facendo magari il pizzaiolo (risata, ndr)».
C’è una parola che compare spesso nelle sue canzoni: blues. E compare anche come struttura sulla quale costruisce a volte i suoi brani.
«È vero, la struttura del blues la usiamo anche perché improvvisiamo molto. Ogni concerto è diverso dagli altri».
Per lei, strutture e musica a parte, cos’è il blues?
«Un modo di proporre le cose con l’anima».
In cosa crede lei soprattutto?
«Nella disciplina della musica. La musica è tutta la mia vita e spero di poterla continuare a fare fino al mio ultimo respiro».
Ci sono luoghi particolari dove le vengono le idee per le sue canzoni?
«Mi faccia pensare… No, direi di no».
I tempi della sua scrittura come sono?
«Dipendono dal mio stato d’animo. Posso passare mesi senza scrivere nulla e poi lavorare febbrilmente. È un po’ come vivere alla giornata. Vado spesso a braccio».
Tagli, cultura… domanda d’obbligo insomma.
«Il sistema non aiuta la musica. Ci dovrebbero essere più possibilità di suonare e di imparare per i giovani. Devono poter capire che si può ancora fare i musicisti. Devono crederci. Abbiamo bisogno di cultura. Dalla cultura dipende la serenità e la pace di un popolo».
di Helmut Failoni

A volte per restare se stessi l’ unico modo è cambiare tutto. E così Pino Daniele si è messo in proprio per mantenersi coerente alla sua musica – quel misto di rock e blues in salsa napoletana che lo ha reso celebre – e ai suoi valori, «che non vedo più in circolazione in Italia, e penso a come viene sminuita la musica, ma pure pittura, letteratura, teatro, cinema». Inevitabile mollare le major: «Una bellissima strada per chi può permettersela. Ero stufo di litigare con dirigenti che non capivano di musica e venivano da settori commerciali. Electric jam doveva aveva un seguito, Acoustic jam: la Sony non l’ ha mai fatto uscire perché non avrebbe venduto». E così ha aperto un’ etichetta, la Blue Drag, che ha prodotto La grande madre, il suo nuovo album: «Il presidente sono io e quindi nell’ artista Pino Daniele ci credo», ride. Ma appunto cambia solo la casa discografica. Per il resto il tempo passa (57 anni, compiuti ieri) ma è il solito Daniele, «un chitarrista che canta», come si definisce, uno che «ha voglia di sperimentare, che ha dentro di sé l’ America, il rock, il jazz di stile newyorkese, il blues con le sonorità anni Settanta e Ottanta, che scrive in napoletano, italiano o inglese. Anche se ora ho un po’ di paura a usare il dialetto, per paura del confronto col passato». Di certo sarà parecchio in napoletano il tour che parte il 24 da Cesena e toccherà anche Roma (6 e 15 aprile), Firenze (19), Bologna (5 maggio) e Milano (13 e 25 maggio) per poi decollare verso Europa e Usa. Uno spirito internazionale che non è una novità in Pino, e che nel disco è riaffermato dalla cover di Wonderful tonight, del suo amico Eric Clapton. Ma non è solo questione artistica: «In Italia mi capita spesso di sentirmi pesce fuor d’ acqua, non mi ritrovo in molti cambiamenti dei media e dello spettacolo. Non posso pensare di cominciare a scrivere musica per i telefonini o per le radio: non so neanche chi programmerà il mio singolo Melodramma ». Ovviamente non tutto va male. A chi gli chiede che regalo di compleanno vorrebbe Daniele risponde: «Beh, una parte si è già avverata con l’ arrivo del governo Monti. L’ altra parte è la speranza che resti in carica per un pezzo. Sono fiducioso, pur non facendo nomi, è chiaro a chi si riferisce quando dice che «i cambiamenti politici degli ultimi anni non hanno aiutato la cultura, dominano solo le regole dell’ audience e dello share». Solo una canzone di La grande madre (che il produttore-autore-interprete ha voluto accompagnato da un corposissimo libretto con foto e spartiti) non è scritta da Daniele: ha il testo di Kathleen Hagen Searching for the water of life, donato alla onlus Save The Children a sostegno della campagna Every One contro la mortalità infantile.
Pino Daniele si è staccato dalla major Sony ed è diventato indipendente con il cd "La grande madre" (pubblicato da Blue Drag e distribuito da Indipendente/Mente), anticipato dal singolo "Melodramma". "Non importa se le radio non trasmettono il brano – spiega -. Ho fatto un lavoro valido e in libertà. Ho 57 anni, non mi metto a fare canzoni per cellulari". Il cantautore parte in tour dal 24 marzo con una scaletta di 30 canzoni.

Jeans, scarpe da ginnastica e una chitarra in mano, così come ritratto sulla copertina del suo nuovo album «La Grande Madre», nei negozi da oggi, martedì. Pino Daniele si rimette in «viaggio» e questa volta lo fa da solo, da indipendente, con la sua etichetta discografica Blue Drag. Dopo averlo ammirato l’estate scorsa allo stadio di Cava de’ Tirreni al fianco di Eric Clapton, il «mascalzone latino» il 31 marzo e il 1° aprile sarà in concerto al Palapartenope. Scrive nelle note introduttive del disco che: «La Grande Madre è il sangue misto della musica… l’Africa per me è la grande madre, come la mia terra, il Sud tutto, i Sud tutti». 
Pino Daniele rappresenta meglio di altri le sofferenze di un artista nella crisi, con la deriva «talentistica» e la caduta di Profilo di alcune majors discografiche. Bloccato nei budget, costretto a vendere le canzoni un tanto l’una manco fossero patate, e visibilmente a disagio, ha finalmente scelto l’indipendenza. Il risultato non è il «prodottino» di cui si discute in tv,ma un album inedito che tiene alta la dignità della musica popolare: nella versione fisica di La grande madre, che esce oggi, c’è un autentico scatto di orgoglio cantautorale. Il box contiene spartiti musicali, foto, testi, biografia. Una riapertura a chi ama i contenuti, a lungo trascurato come figlio di un dio non abbastanza modaiolo. 





