«A me me piace o blues»

3 05 2012

Pino Daniele sabato a Bologna con il suo tour:«È il mio modo di proporre le cose con l’anima»

Il mondo (il suo, ma che potrebbe essere anche il nostro) riassunto e rinchiuso magicamente in poche parole, in una frase aforistica, scivola fuori da ogni suo testo. E ti spalanca l’orecchio della fantasia, trascinandoti dentro tutte le sue canzoni. Lentamente. È questa la forza (diciamo una delle) di Pino Daniele. Dall’arpeggio di una chitarra acustica (in questo caso il sound riverberato di una Larrivée artigianale) che introduce magari la promessa d’amore di I Still Love You, track che chiude il suo ultimo disco «La Grande Madre» (edizioni Blue Drag) fino al tiro sculettante di un (e peschiamo a caso fra i tanti suoi piccoli capolavori) A me me piace o blues, Pino Daniele è l’impressionista di un mondo quotidiano («Io faccio una vita come tutti gli altri, niente di speciale», vuole specificare. «In fondo è quella che racconto»), che sa descrivere mirabilmente. In un modo che è solo s-u-o. Che mischia melodie da occhi umidi nelle ballad, dove la musica diventa il luogo dei pensieri struggenti, e refrain da fare invece i salti sulla sedia nei pezzi up ed elettrici. Con testi da una evocativi, lontani, di un romanticismo antico e cullante e dall’altra di sana «rabbia». Solare. Graffiante.
Pino Daniele sarà sabato al Manzoni (ore 21) per una tappa del suo «La Grande Madre Tour», con un formidabile e affiatato gruppo formato da Rachel Z (pianoforte), Gianluca Podio (tastiere e archi), Solomon Dorsey (basso), Omar Hakim (batteria).
Lei nella vita è nostalgico come alcune sue canzoni?
«Sì, ma nemmeno troppo».
Quanto conta il passato, il suo passato musicale intendo, nella sua vita. Si guarda spesso indietro?
«Il passato è importante per capire chi sei, cosa hai fatto. Sono nato musicalmente in un periodo storico che è stato un momento artistico molto fertile. Penso a Guccini, Battiato, Fossati…»
E il futuro?
«Il futuro per me è la voglia di cambiarsi, rinnovarsi, rimanendo nel fondo dell’anima coerenti però con se stessi».
Di cosa va fiero Pino Daniele?
«Del mio rigore, del modo serio e rispettoso che ho di proporre la musica». E la musica cos’è per lei? «Un codice per arrivare agli altri».
Quali sono le cose che stimolano maggiormente il suo immaginario? Lei è un cantore del mare, spessissimo presente nei suoi testi.
«Il mare, certo, ma non solo. Aggiungerei anche lo sguardo positivo su tutte quelle che sono le avversità della vita».
È un ottimista?
«Non sempre. Essere pessimisti a volte aiuta a trovare la via giusta. Pensi al peggio per arrivare al meglio».
Qual è la canzone con la quale Pino Daniele si identifica maggiormente?
«Senza dubbio Napule è. È la canzone dedicata alla mia città».
A proposito della sua città, Walter Benjamin la paragonava a una spugna che assorbe tutte le culture e che le ritrasforma in qualcosa di nuovo, di originale. Quali sono state le culture che lei ha assorbito?
«Prima di tutto la musica angloamericana degli anni Settanta, poi la musica barocca del 500 e del 600 e le canzoni napoletane. A proposito del mare che lei citava, è stato proprio il mare a portare a Napoli la musica araba, quella spagnola, a rendere Napoli quello che è, nel bene e nel male».
Qualche nome di classici?
«Gesualdo da Venosa, Pergolesi, Paolo Francesco Tosti… e tra i classici ci metto anche le canzoni napoletane del 600. Forse in un’altra vita ho vissuto proprio in quel periodo, facendo magari il pizzaiolo (risata, ndr)».
C’è una parola che compare spesso nelle sue canzoni: blues. E compare anche come struttura sulla quale costruisce a volte i suoi brani.
«È vero, la struttura del blues la usiamo anche perché improvvisiamo molto. Ogni concerto è diverso dagli altri».
Per lei, strutture e musica a parte, cos’è il blues?
«Un modo di proporre le cose con l’anima».
In cosa crede lei soprattutto?
«Nella disciplina della musica. La musica è tutta la mia vita e spero di poterla continuare a fare fino al mio ultimo respiro».
Ci sono luoghi particolari dove le vengono le idee per le sue canzoni?
«Mi faccia pensare… No, direi di no».
I tempi della sua scrittura come sono?
«Dipendono dal mio stato d’animo. Posso passare mesi senza scrivere nulla e poi lavorare febbrilmente. È un po’ come vivere alla giornata. Vado spesso a braccio».
Tagli, cultura… domanda d’obbligo insomma.
«Il sistema non aiuta la musica. Ci dovrebbero essere più possibilità di suonare e di imparare per i giovani. Devono poter capire che si può ancora fare i musicisti. Devono crederci. Abbiamo bisogno di cultura. Dalla cultura dipende la serenità e la pace di un popolo».

 

di Helmut Failoni





I nuovi Avitabile e Daniele due artisti, una svolta

24 03 2012

Nei cd "Black Tarantella" e "La grande madre" collaborazioni illustri, suggestioni etniche e omaggi al melodramma

Insieme hanno cominciato. E insieme hanno raggiunto, ciascuno seguendo la sua strada, una posizione di autorevolezza nel panorama musicale italiano. Enzo Avitabile e Pino Daniele sono nati a due set¬timane di distanza uno dall’altro (hanno entrambi appena compiuto 57 anni) e da oggi sono insieme nei negozi con i loro nuovi lavori discografici, "Black Tarantella" per Avitabile e "La grande madre" per Daniele.


Due dischi di svolta, per più d’un motivo. In cui i due ex compagni di gioventù incrociano ancora una volta le loro strade. Daniele canta con Avitabile "È ancora tiempo", il brano d’apertura di "Black Tarantella". E un’email di Avitabile a Daniele viene riprodotta nel corposo booklet di "La grande madre". Scambio di segnali tra vecchi amici.

Ma l’intero "Black Tarantella" è segnato dall’idea dell’incontro tra musicisti. Oltre a ospitare Daniele, Avitabile duetta anche con altri colleghi, alcuni dei quali vere e proprie star. Ma non si tratta di una mera parata di celebrità. È come se ogni volta Avitabile entrasse nel mondo del partner e intanto lo facesse entrare nel suo, condividendo stile e ispirazione.

Con Francesco Guccini scrive e canta "Gerardo nuvola ‘e povere": due dialetti, il napoletano e l’emiliano, per la storia di un emigrato morto sul lavoro. Stessa cosa con Franco Battiato: qui il secondo idioma è ovviamente il siciliano, per evocare i cieli e l’innocenza dell’adolescenza.

Pur non essendo mai stato un musicista rock in senso stretto, è comunque a quel linguaggio che Avitabile un po’ si avvicina duettando con le icone del rock David Crosby e Bob Geldof, mixando questa volta il napoletano con l’inglese. Altri partner sono i concittadini Raiz e Co’ Sang. E, meno sorprendentemente, i musicisti "etnici" Idir, Daby Touré ed Enrique Morente, recentemente scomparso. Accompagnato da Mauro Pagani alla mandola e al bouzouki, Avitabile riprende anche il suo antico hit "Soul Express".

Con "La grande madre", il suo primo album a essere prodotto e distribuito in maniera indipendente, Pino Daniele intende offrire al suo pubblico qualcosa in più di un semplice disco: al cd vero e proprio si accompagna un booklet di un’ottantina di pagine con testi e spartiti, un’introduzione dello stesso artista e una sua biografia: tutto in italiano e in inglese. Molto ricco il comparto fotografico: Pino dagli anni Settanta a oggi, più alcune suggestioni "americane" e "africane", tra metropoli e natura.

Eppure niente potrebbe essere più "italiano" del brano d’apertura "Melodramma", in cui Daniele prova a concentrare nei pochi minuti di una canzone i temi e l’andamento per l’appunto di un melodramma. Ci prova e ci riesce, dando vita a uno dei suoi brani più originali. In scaletta anche una versione italiana di "Wonderful Tonight" di Eric Clapton e "Searching for the Water of Life", in inglese, a sostegno della Fondazione "Save the Children".

 

di Antonio Tricomi





‘La Grande Madre’: il disco che segna il ritorno di Pino Daniele

23 03 2012

 

"Per me la Grande Madre è il sangue misto della musica, il cordone ombelicale che ci lega ai quattro elementi del pianete, è il codice per entrare a far parte della rinascita ed il rinnovamento dello spirito ogni qual volta le note cercano di comunicare" [Pino Daniele]

Foto di Monica Mazzei

Dodici tracce, per un Cd che annuncia il ritorno sulla scena musicale di Pino Daniele in grande stile. Un disco in cui lui filtra le sensazioni date dai sensi con la musica: attraverso la musica sentiamo il calore del fuoco e sentiamo l’acqua scorrere sull’epidermide, come lui stesso spiega….
In tutti i migliori negozi di dischi dal 20 Marzo, "La grande madre" rimanda alla raffinata fusione musicale cui Pino ci aveva abituati; pur aggiungendo una nuova sperimentazione, che negli ultimi anni ha dimostrato di saper palleggiare bene quanto la musica etnica e napoletana: si parla di "Melodramma", un’emozionante e sorprendente brano sul genere della romanza, che ha preceduto quale singolo l’album intero, presentato dalle radio già a partire dal 2 Marzo.
Molte le collaborazioni ed i musicisti eccellenti che hanno contribuito, da Omar Hakim, a Steve Gadd, passando per Mel Collins e molti altri.
L’album esce per l’etichetta indipendente "Blue Drag" in collaborazione con "Indipendente-mente"; produzione nella quale lo stesso Daniele con la propria famiglia, ha investito le proprie risorse finanziarie.
Scelta dovuta non solo al coraggio, ma anche alla voglia di fare realmente ciò che si desidera nel profondo.
E Pino Daniele lo fa non deludendo il suo pubblico affezionato e anzi, conquistandone sempre di nuovo.
All’interno del Cd, la cover in versione italiana, musicata dal cantautore partenopeo, di "Wonderful Tonight" di Eric Clapton, con il quale è nata una bella amicizia e una fortunata collaborazione.
Tutto ciò è l’incipit che da il là ad un magnifico tour, comprendente 30 canzoni scelte (anche se la scaletta potrà variare), che toccherà tutta Italia, la nostra Svizzera (tre date previste) e persino gli Stati Uniti, a dimostrazione che Pino Daniele si riconferma artista completo dalle vesti internazionali.
Forse, senza che ci ne si renda del tutto conto, uno dei "mostri sacri" italiani nel panorama musicale mondiale.
Una bella conquista e soddisfazione, per un artista che già negli anni ’80 aveva iniziato "amicizie musicali" importanti come quella con i Simple Minds e Bob Marley: di quest’ultimo, ancora agli inizi del suo successo, ebbe l’onore gradito di aprire il concerto a San Siro proprio in quell’anno. Del resto, colui che cerca sempre di reinventarsi e di creare un linguaggio nuovo, finisce per abbracciare tante strade diverse.
E Pino ha presentato tutto questo lavoro (il Cd contiene anche un bellissimo reportage fotografico e una biografia), alla conferenza stampa tenutasi a Milano il 19 Marzo scorso. Di grande simpatia, loquacità e disponibilità, si è raccontato per quasi un’ora ai giornalisti, spiegando il suo "viaggio", rappresentato anche nella foto in copertina, come è cambiata la sua vita e come è cambiata la musica; ma, cosa più importante, come i suoi valori per lui restino un caposaldo che conferisce la base dei suoi lavori come anche la strada sicura e irrinunciabile, in tutte le cose della vita.

Buon ascolto!

 

di Monica Mazzei





La nuova sfida di Pino Daniele: Addio major, investo su di me

23 03 2012

 

A volte per restare se stessi l’ unico modo è cambiare tutto. E così Pino Daniele si è messo in proprio per mantenersi coerente alla sua musica – quel misto di rock e blues in salsa napoletana che lo ha reso celebre – e ai suoi valori, «che non vedo più in circolazione in Italia, e penso a come viene sminuita la musica, ma pure pittura, letteratura, teatro, cinema». Inevitabile mollare le major: «Una bellissima strada per chi può permettersela. Ero stufo di litigare con dirigenti che non capivano di musica e venivano da settori commerciali. Electric jam doveva aveva un seguito, Acoustic jam: la Sony non l’ ha mai fatto uscire perché non avrebbe venduto». E così ha aperto un’ etichetta, la Blue Drag, che ha prodotto La grande madre, il suo nuovo album: «Il presidente sono io e quindi nell’ artista Pino Daniele ci credo», ride. Ma appunto cambia solo la casa discografica. Per il resto il tempo passa (57 anni, compiuti ieri) ma è il solito Daniele, «un chitarrista che canta», come si definisce, uno che «ha voglia di sperimentare, che ha dentro di sé l’ America, il rock, il jazz di stile newyorkese, il blues con le sonorità anni Settanta e Ottanta, che scrive in napoletano, italiano o inglese. Anche se ora ho un po’ di paura a usare il dialetto, per paura del confronto col passato». Di certo sarà parecchio in napoletano il tour che parte il 24 da Cesena e toccherà anche Roma (6 e 15 aprile), Firenze (19), Bologna (5 maggio) e Milano (13 e 25 maggio) per poi decollare verso Europa e Usa. Uno spirito internazionale che non è una novità in Pino, e che nel disco è riaffermato dalla cover di Wonderful tonight, del suo amico Eric Clapton. Ma non è solo questione artistica: «In Italia mi capita spesso di sentirmi pesce fuor d’ acqua, non mi ritrovo in molti cambiamenti dei media e dello spettacolo. Non posso pensare di cominciare a scrivere musica per i telefonini o per le radio: non so neanche chi programmerà il mio singolo Melodramma ». Ovviamente non tutto va male. A chi gli chiede che regalo di compleanno vorrebbe Daniele risponde: «Beh, una parte si è già avverata con l’ arrivo del governo Monti. L’ altra parte è la speranza che resti in carica per un pezzo. Sono fiducioso, pur non facendo nomi, è chiaro a chi si riferisce quando dice che «i cambiamenti politici degli ultimi anni non hanno aiutato la cultura, dominano solo le regole dell’ audience e dello share». Solo una canzone di La grande madre (che il produttore-autore-interprete ha voluto accompagnato da un corposissimo libretto con foto e spartiti) non è scritta da Daniele: ha il testo di Kathleen Hagen Searching for the water of life, donato alla onlus Save The Children a sostegno della campagna Every One contro la mortalità infantile.

 

di Luigi Bolognini





"A 57 anni non faccio musica per cellulari"

22 03 2012

Pino Daniele pubblica per la prima volta da indipendente il nuovo album "La Grande Madre"

Pino Daniele si è staccato dalla major Sony ed è diventato indipendente con il cd "La grande madre" (pubblicato da Blue Drag e distribuito da Indipendente/Mente), anticipato dal singolo "Melodramma". "Non importa se le radio non trasmettono il brano – spiega -. Ho fatto un lavoro valido e in libertà. Ho 57 anni, non mi metto a fare canzoni per cellulari". Il cantautore parte in tour dal 24 marzo con una scaletta di 30 canzoni.

"La grande madre" restituisce un cantautore più gioioso nell’approccio alla musica quasi come fosse un bambino, entusiasmo che francamente si era perso negli ultimi album. Notevoli la parte strumentale di “The Lady Of My Heart” e “Wonderful Tonight” non a caso cover di Eric Clapton, uno dei brani migliori. Pino attraversa il melodramma (già nel singolo "Melodramma"), ma anche il blues, venature rock e il jazz che ama da sempre. Finalmente il ritorno alle atmosfere delle lingua napolatana con "O Frà". Meno convincenti “Niente è Come Prima” e "La Grande Madre" perché non si comprende bene dove vogliano arrivare. “Searching For The Water Of Life” è dedicato a Save the Children, a supporto della campagna Every One contro la mortalità infantile. "La grande madre" è un album di buona fattura con un ricco booklet di testi, fotografie e persino spartiti musicali. Un regalo ma anche un segno di rispetto non solo per i fan ma anche per l’artista stesso che viene valorizzato non solo dal contenuto ma anche dalla forma del prodotto.

Perché la volontà di far tutto da solo sia nella produzione che nella distribuzione del disco?
La strada indipendente consente di realizzare prodotti artistici di spessore. Maggiore libertà nella proposta nei brani a prescindere dai vincoli ‘radiofonici’. Ho lanciato come singolo ‘Melodramma’ e non mi interessa se le radio lo diffondono. So comunque che a Linus piace molto, Radio Capital lo mette e il proprietario di Rds è come fosse un fratello ma non gli ho chiesto nulla. Ho 57 anni e ho fatto una trentina di album, non mi metto certo a fare canzoncine da cellulare.
C’è dell’astio nei confronti dell’ultima etichetta discografica?
Ho lavorato tantissimi anni con Sony ma ultimamente non credevano molto in me. Dovevo pubblicare un album "Acustic Jam" ma a loro non interessava nulla: ‘Se vuoi pubblicarlo fallo ma non ti appoggiamo’. Così ho deciso di rivolgermi altrove. Oggi sono il presidente della mia etichetta discografica e voglio puntare sull’unico artista che ho (ride, ndr).
Tra i brani c’è una collaborazione con Eric Clapton, "Wonderful Tonight", com’è nata?
Abbiamo fatto un concerto assieme e poi abbiamo parlato di musica. Aveva questa canzone bellissima e ci abbiamo lavorato. Non riuscivo a cantarla in inglese e gli ho proposto di inserire delle frasi in italiano, era molto divertito e ha accettato quest’ultima versione del suo brano.
Cosa lega tutte e undici le canzoni di "La grande madre"?
Il concetto del viaggio. Il fatto di continuare un percorso cambiando sì delle cose ma non snaturandosi. La musica è un modo per comunicare.
E’ cambiata la musica in questi anni?
Moltissimo. Ai miei tempi si ascoltavano dei fatti di cronaca e si scriveva su quanto stava accadendo. Oggi le cose sono cambiate perché c’è tanto smarrimento. Ci sono stati cambiamenti drastici nei media, nello spettacolo e certi valori ormai non ci sono più. Anche se sono pessimista di natura sono e devo essere fiducioso per il futuro. Anche per mia figlia che ha quindici anni e canta…
Tua figlia ti farà concorrenza?
Non lo so però vedo che ha un approccio diverso rispetto a quando avevo la sua età. Oggi c’è Internet, la condivisione immediata di musica e ci sono anche i talent show la cui logica è quella della gara e dell’essere uno migliore dell’altro. Noi badavamo più al contenuto.
Cosa dovranno aspettarsi i tuoi fan dal tour?
Nel tour racconto la mia storia e lo faccio mettendo in scaletta più brani possibili, circa una trentina. Per quelli più famosi farò un medley. Comunque la maggior parte delle canzoni saranno in napoletano. Non faremo uno show americano anche perché non so ballare (ride, ndr). Per le tappe in America, Parigi e Londra ho pensato ad un’altra scaletta con più brani in inglese come ad esempio "The Desert in My Head" che ho cantato con Noa.

 

di Andrea Conti





Pino Daniele fra blues, jazz e melodramma

22 03 2012

Progetto indipendente per "la Grande Madre", con ospiti d’eccezione e un chitarrista che torna a cantare

Mousse. Melodico e ritmico, Pino Daniele molto anni ’70. Con i musicisti e le idee di una volta ma i suoni di oggi. «La Grande madre» è l’album indipendente (Blue Drag, da un tema di Django) di unchitarrista che canta. E paga di tasca sua il prezzo della libertà. Di cercare un modo nuovo di scrivere con il belcanto di «Melodramma», il mix fra Napoli Cenrterale e gli Earth Wind & Fire in «Niente è come prima».

L’incontro con Eric Clapton e i festival internazionali di chitarre hanno segnato l’ultima maturazione di un musicista e di uno stile. Fra rock, blues e jazz (Napulè pure).Poche note, un fraseggio inaudito, nell’equilibrio di una forma canzone. Idee nuove di testo, come «Due scarpe (camminiamo insieme ognuna con una vita diversa»), più teatrale. «Incontrare chitarristi come Pat Metheny, Al Di Meola e Clapton ti aiuta a capire la tua strada». Anche suonare con il gruppo di Eric, Steve Gadd, Willie Weeks e Chris Stainton, senza rinunciare «a miai, Omar Hakim e Rachel Z, che hanno questa pronuncia newyorchese del jazz (di jazzare il blues)».

Più Mino Cilenu e Mel Collins, sax del progressive jazz inglese. La cover di «Wonderful Tonight» è con il permesso di Clapton («A Cava dei Tirreni, gli ho confessato: non so cantare in inglese»). «Searching For The Water Of Life» è per save the children. «Coffee Time» ha il tiro jazzy degli esordi, «O’ Fra» è un bel sentire strumentale. Album con libretto di 80 pagine, biografia, foto, gli spartiti (!) e contributi inediti. Pino non scrive più in napoletano perché teme di non essere all’altezza del primo Daniele. Pino sente lo smarrimento dei tempi. Sinceramente bello.

 

di Marco Mangiarotti





Pino Daniele, con La Grande Madre suona la riscossa del Naples power

22 03 2012

Pubblica “La Grande Madre”, il primo cd senza major e canterà in tutto il mondo: “Le mode non mi piacciono, rimango un pesce fuor d’acqua”

 

C’è, in effetti, un entusiasmo nuovo nel disco di Pino Daniele. E forse nella musica che ora gira intorno a Napoli. Dopo la ribellione, il successo, le liti, ecco la capitalizzazione: i grandi nomi napoletani, da lui fino a James Senese ed Enzo Avitabile passando per Raiz e i rampanti A67, hanno più voglia di confrontarsi e soprattutto più voglia di far correre le idee, magari scambiandosele senza rivalità o addirittura esportandole.

Uè, guagliò, qui tira aria nuova, direbbero al Porto di Napoli dov’è nato Pino Daniele e dove ha pure imparato a suonare la chitarra. È stato per decenni un cantante chitarrista. Adesso, si capisce, è un chitarrista che canta (con limiti di estensione e colore vocale ma fa lo stesso). Comunque differenza non da poco. Lui ieri ha festeggiato i 57 anni presentando La grande madre, undici canzoni nuove e una nuova solo a metà perché Wonderful tonight è un brano di Eric Clapton cui Pino Daniele ha tradotto il testo in italiano: «Eravamo insieme a Cava dei Tirreni, volevo suonare questo suo brano e allora gli ho chiesto: senti, e se scrivessi nel testo due righette in italiano? Si è messo a ridere e così è nata questa canzone».

Insomma, c’è aria nuova perché erano anni che questo pazzariello non impacchettava tanta varietà viva in un solo disco. Molti signori ospiti, da Mel Collins al sax fino a Omar Hakim alla batteria. E uno slancio onnivoro che nel ricamo chitarristico di Niente è come prima oppure nel calore vesuviano di ’O Fra trova due punti di snodo. «Per me la Grande Madre è il sangue misto della musica, il cordone ombelicale che ci lega ai quattro elementi del pianeta» scrive lui un po’ aulicamente sul libretto del disco. E, se questo è il miglior disco di Pino Daniele da un bel po’, forse dipende dalla libertà, visto che arriva da indipendente per la Blue Drag, etichetta che prende il nome da un brano di Django Reinhardt degli anni Quaranta.

E comunque «nel mondo di oggi io mi sento sempre un pesce fuor d’acqua», spiega lui. E allora il merito di questa scossa vitale sarà anche, certo, di quella maledetta, o benedetta, insoddisfazione che impedisce di cadere nel letargo creativo. O che almeno prova ad evitarlo. «Non mi piacciono i cambiamenti nel mondo della musica, non voglio scriver canzoni solo per cellulari» ha detto ieri in mezzo a una gragnuola di dichiarazioni, dall’elogio di Monti alle critiche alla Sony («Dopo Electric Jam ho inciso Acoustic jam ma non me l’hanno neanche pubblicato»), dall’importanza di ridare valore sociale alla musica fino all’istinto competitivo che sempre più giovani («come mia figlia di 15 anni») collegano alla musica.

Compiendo gli anni, ieri Pino Daniele si è tolto fuori dal tempo: e continuerà a suonare come gli va e chissenefrega delle nuove dinamiche discografiche. Perciò stavolta si esibirà in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, perché «dell’Italia si conosce soltanto il bel canto, in realtà qui facciamo grande blues rock o jazz, insomma musica moderna». E, attenzione, non vuol dire nulla se nella scaletta degli show ci saranno più canzoni in napoletano perché «non è detto che io scriva ancora in napoletano. La nostalgia ti frega, e io non voglio perdere il confronto con le cose belle che ho fatto in passato». Sganciarsi dal passato (o celebrarlo, come fa la Frontiers Records, che pubblica giganti hard rock). In fondo, è la nuova fase del Naples power, ossia di quella corrispondenza di amorosi sensi tra artisti napoletani che da metà Settanta ai Novanta ha fatto gridare al miracolo. La new wave del Naples Power. Con tanta voglia di esportazione (e nessun cromosoma in comune con i neomelodici).

Enzo Avitabile pubblica Black tarantella nel quale accompagna con il sax anche David Crosby o Bob Geldof. James Senese ha appena dato la scossa spiegando (nel titolo del disco) che «È fernut ’o tiempo», è finito il tempo. Dell’isolamento. Orgoglioso. Ma assai snob. E da anni Raiz, l’anima vagabonda degli Almamegretta, mescola, contamina, prova a incontrarsi extra moenia, lontano dal Vesuvio.Forse, anche se sul mercato il rilievo non è quel granché, a dettare il tempo è stato anche il disco di quei rockettari di Scampia, gli A67 trasversali e senza confini, che guardacaso si intitola Naples Power. Raccoglie il fior fiore della napoletanità, da Tony Esposito a Teresa De Sio, dai 99 Posse a De Piscopo e Nuova Compagnia di Canto Popolare. Ed è il segno che, guagliò, si respira finalmente aria nuova.

 

di Paolo Giordano





Pino Daniele: io al San Carlo? Perché no

21 03 2012

“Sarebbe emozionnte. Napoli punti su Forum e regate. Avitabile? Il più grande conoscitore di parlesia…”

Jeans, scarpe da ginnastica e una chitarra in mano, così come ritratto sulla copertina del suo nuovo album «La Grande Madre», nei negozi da oggi, martedì. Pino Daniele si rimette in «viaggio» e questa volta lo fa da solo, da indipendente, con la sua etichetta discografica Blue Drag. Dopo averlo ammirato l’estate scorsa allo stadio di Cava de’ Tirreni al fianco di Eric Clapton, il «mascalzone latino» il 31 marzo e il 1° aprile sarà in concerto al Palapartenope. Scrive nelle note introduttive del disco che: «La Grande Madre è il sangue misto della musica… l’Africa per me è la grande madre, come la mia terra, il Sud tutto, i Sud tutti».

La grande Madre è anche Napoli? Una Madonna nera ancora tutta da scoprire?
«Certo, ciascuno di noi può interpretare quel che sente, come quando in cielo osserviamo una nuvola che acquista forme diverse nell’anima di chi la guarda. La madre è la nostra generatrice ma anche la generatrice dell’etnia che noi viviamo quotidianamente».

Etnie, radici, tradizioni, che negli ultimi anni sembrano confondersi tra loro, massificandosi.
«Purtroppo è proprio così, un fenomeno inarrestabile. Già nel ‘97 lanciai quest’allarme o meglio questa considerazione».

C’è un rimedio?
«Ma, non saprei, credo che ciascuno di noi dovrebbe cercare una zona riservata per tirare fuori e preservare le proprie etnie. La Grande Madre è la ricerca dell’energia generatrice, è la Terra che noi dovremmo rispettare, aiutare e conservare, con piccoli sforzi».

Sono mesi che Napoli prova a rimettersi in sesto con una nuova amministrazione cittadina. La Napoli del futuro può essere quella del Forum delle Culture o dell’America’s Cup? Avverti quest’aria di cambiamento pur vivendo a Roma?
«Sì, l’ho avvertita con l’arrivo del nuovo sindaco: vedo qualche miglioramento e un’energia positiva. Attenzione, parlo di cambiamento e non di crescita perché Napoli è già una grandissima entità che in questo momento aveva bisogno di un sindaco come de Magistris, così come una volta è stato con Bassolino».

Bassolino?
«Proprio così, non gettiamo sempre via le cose passate. Noi napoletani ‘na vota l’aizzamm in cielo e dopo ‘e vuttam ‘nterra, un attimo prima sono i nostri eroi, un secondo dopo i nostri nemici; anche a Maradona è successo, forse sono l’unico che per ora si è salvato».

Come dice il proverbio, «passato il santo passata la festa»?
«Esatto, Napoli ha vissuto un momento politico difficile con un governo centrale che remava contro e che si faceva vedere in città solo durante le varie emergenze e per farsi un po’ di pubblicità. Anche Roma, Milano, hanno le loro difficoltà. Non sopporto che di Napoli si pubblicizzi solo ciò che è negativo. Bisogna capire che ci saranno sempre momenti belli e brutti, personaggi comodi e scomodi, è un equilibrio da trovare. Speriamo che il Forum e le regate migliorino anche la città».

Verrà a vedere qualche regata?
«C’è Mascalzone Latino? No? Vi rendete conto. Che peccato, una barca napoletana che poteva gareggiare in casa, un’occasione persa: siamo proprio rovinati, questa è la dimostrazione della grande crisi mondiale».

Ha suonato in piazza del Plebiscito e allo Stadio San Paolo. Ma ha mai pensato di organizzare un evento al San Carlo?
«Sto valutando l’ipotesi, sarebbe davvero un’esperienza molto emozionante, devo però sentire una sintonia, un’occasione giusta».

Nel tour «Vai mò» nel 2008 richiamò gli amici Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, James Senese, Joe Amoruso. Oggi, dopo un po’ di tempo si è ritrovato con Enzo Avitabile, risuonando anche con lui nel brano che apre il suo nuovo album «Black Tarantella» intitolato «E’ ancora tiempo». I veri e vecchi amici resistono al tempo e nel tempo?
«Direi di sì. Enzo ha fatto parte della mia storia. Ci conoscevamo da prima del disco "Terra mia"; eravamo adolescenti quando facemmo un gruppo insieme, i Batracomiomachia. E’ lui ‘o Viciè a cui mi rivolgo nella canzone "O frà", anche perché bisogna che si sappia che Enzo è il più grande conoscitore di Parlesia, per questo gli ho chiesto una scheda su questa lingua misteriosa che poi ho pubblicato nel disco. Ci siamo persi di vista negli anni, ma l’affetto è rimasto. Noi napoletani abbiamo il vizio di inciuciare tra di noi, ma anche questa è una forma di affetto e di bene».

 

di Carmine Aymone





"Grande madre" il ritorno indipendente di Pino Daniele

20 03 2012

 

Pino Daniele rappresenta meglio di altri le sofferenze di un artista nella crisi, con la deriva «talentistica» e la caduta di Profilo di alcune majors discografiche. Bloccato nei budget, costretto a vendere le canzoni un tanto l’una manco fossero patate, e visibilmente a disagio, ha finalmente scelto l’indipendenza. Il risultato non è il «prodottino» di cui si discute in tv,ma un album inedito che tiene alta la dignità della musica popolare: nella versione fisica di La grande madre, che esce oggi, c’è un autentico scatto di orgoglio cantautorale. Il box contiene spartiti musicali, foto, testi, biografia. Una riapertura a chi ama i contenuti, a lungo trascurato come figlio di un dio non abbastanza modaiolo.
Ma è poi la musica a far la Differenza rispetto ad uncerto appannamento dell’ultimo Daniele. In12brani, c’è una dedicata esplorazione di varie sue anime chitarristiche: uno strumentale, The Lady of My Heart; la cover in italiano di Wonderful Tonight di Eric Clapton con cui l’artista ha stretto una collaborazione. Searchingfor th eWater of Life è un brano in inglese a favore dell’organizzazione Save the Children, Coffee Time una immaginifica fuga jazzy che ritorna in ’O Fra dove si riscopre la «parlesia», quel gramelot napoletano frutto di lontane contaminazioni con la lingua di zingari rumeni dediti all’arte di strada. E poi brani più tradizionali in italiano comeMelodramma o Due Scarpe, mentre La grande madre è una dedica appassionata ai suoni contaminati dall’Africa.
«Il disco, e il tour, seguono Pino Daniele e non il mercato – dice lui orgogliosamente -. Il rischio me lo prendo io. Pensi che per Melodramma alcune radio hanno obiettato che ci sia la parte strumentale». I soliti problemi da analfabetismo marketing, ma Pino è convinto che si riaprano spazi d’ascolto in programmi dedicati: «Tornerà la tensione informativa. Porto l’album in giro, lo venderemo noi, faremo il vinile. Chi segue questo tipo di musica lo prenderà, pure gli spartiti ormai si trovano solo su internet. Preferisco avere un atteggiamento Sulla musica ancora più solenne, invece che star dentro a binari prefigurati».
Pensa ai concerti all’Apollo Di New York e all’Università di Boston, è ottimista:«Non è vero che la musica non ha più interesse. Stanno cambiando i supporti, le opportunità, ma da lì a dire che la cultura non serva a niente ce ne corre. Noi che abbiamo una storia, un nome, dobbiamo stimolare la gente ancora di più. Ora c’è un’aria intorno che rende possibili questi ragionamenti».

di Marinella Venegoni





Esce «La Grande Madre» il nuovo cd di Pino Daniele

19 03 2012

 

Pino Daniele ha voluto festeggiare il giorno del suo cinquantasettesimo compleanno presentando il nuovo cd intitolato "La grande madre", in uscita domani.
«Mi piace ancora cantare, usare la voce in un certo modo – ha puntualizzato l’artista – Mi sento un musicista dalla voglia di sperimentare e cerco di divertirmi facendo musica. In fondo so di essere un chitarrista che canta e mi fa stare bene con me stesso perchè la qualità paga sempre».
Questo nuovo lavoro di Pino Daniele contiene dodici nuove canzoni, compresa "Searching for the water of life" con il testo scritto da Katleen Hagen che l’artista ha voluto donare a Save the Children per la campagna Every One per dire basta alla mortalità infantile.
«Queste sono le cose che hanno un valore – ha confidato – Ho subito sposato questo progetto perchè a me va bene se può aiutare anche un solo bambino».
Del disco fa parte anche "Wonderful tonight" di Eric Clapton. «Con Eric Clapton ho avuto una esperienza meravigliosa dal vivo a Cava dei Tirreni – ha rivelato – Non riuscivo a fare il testo in inglese e così l’ho scritto io in italiano: ci siamo messi a ridere, è stata una cosa talmente spontanea che ho deciso di metterla su disco».
"La grande madre" segna la svolta di Pino Daniele che si è messo in proprio, lasciando le grandi case discografiche. "La grande madre" è pubblicato da Blue Drag e distribuito da Indipendente/Mente.
«È una bellissima strada per chi la può fare – ha commentato – Dopo anni di lavoro con le major, questa è l’alternativa per realizzare prodotti artistici, di qualità, per lavorare su qualcosa che volevo fare da tempo nella massima autonomia, senza dare spiegazioni a nessuno. Il cofanetto contiene un libretto con spartiti, foto, ma soprattutto c’è il mio amore per il blues, con le sonorità anni settanta e ottanta. Sono un po’ più libero e rischio in prima persona. "Electric jam" doveva aveva un seguito "Acoustic jam" che la mia precedente casa discografica non me l’ha mai fatto uscire perchè non era commerciale».
Questa nuova realtà è per Pino Daniele da non sottovalutare. «Il fatto di avere l’America dentro, il rock-blues e il jazz, è per me insuperabile – ha ammesso – Scrivere in napoletano, in italiano o in inglese è ormai un concetto superato, e l’essere completamente libero mi ha dato più stimoli, come poter interpretare il primo singolo "Melodramma" che a me piace molto».
Pino Daniele va in tour e sabato prossimo, 24 marzo, tiene la prima data a Cesena per continuare in tutta Italia.
«La scaletta è molto particolare, direi speciale – ha anticipato – Racconto un pò la mia storia attraverso i pezzi, anche popolari, che sono soprattutto da ascoltare perchè io non so ballare ma mi piace suonare. Sono andato in crisi perchè non sapevo cosa togliere. È un concerto da ascoltare, con più attenzione ai testi, in cui proporrò i brani nuovi di questo disco ma soprattutto vecchi, con i colori del mio solito repertorio. Suono anche brani strumentali».
Pino Daniele continua il tour il 29 marzo a Catania, il 31 e il 1 aprile a Napoli, il 6 a Roma, il 19 a Firenze, il 2 a Padova, il 24 a Mantova, il 3 maggio a Reggio Emilia, il 5 a Bologna, il 7 a Torino, il 10 a Bergamo, il 13 e il 25 a Milano, il 20 a Brescia, il 28 a Genova, poi in Svizzera il 16 a Zurigo, il 22 a Ginevra, il 26 a Lugano e negli USA il 7 giugno a New York, il 9 a Boston e il 10 a Washington.

 

www.laprovinciadivarese.it








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