
«Boogie boogie man» il cd in uscita. Duetti con Mina, Battiato e Biondi
L’uomo in blues, il nero a metà, il mascalzone latino diventa un «Boogie boogie man». È questo il titolo del nuovo album di Pino Daniele, in uscita il 23 novembre, e del singolo che dà il titolo a un disco di grandi duetti. Anzi no: «Non sono duetti, ma pezzi che amo molto impreziositi da grandi voci», spiega il cantautore: «Nostra signora della canzone Mina intona due strofe di “Napule è” sola con la mia chitarra, Battiato traduce in siciliano pochi versi di “Chi tene ’o mare”, Mario Biondi jazza“je so pazzo”». C’è anche il nuovo amico J-Ax, una collaborazione recidiva, in «Siente fa accussì», rilettura (con nuovo testo, griffato dal rapper) di «Yes I know my way», che già conobbe nuova vita nella versione con i Simple Minds. Due soli gli inediti – il secondo è la ballad «It’s a beautiful day» – per un «ritorno agli anni Settanta, un disco suonato senza computer nè elettronica, nato al ritorno dell’esperienza a Chicago nel ”Crossroads festival” di Eric Clapton», racconta l’uomo di «Terra mia»: «Visto che la musica è in crisi e i discografici non sanno che cosa fare mi sono divertito a suonare. ”Boogie boogie man” è un vero boogie, mi fa pensare ai Canned Heat, metà in italiano e metà in inglese». Al posto del mai realizzato «Acoustic jam», ecco allora un PINO DANIELE reloaded, e «decisamente blues», con i fans che sperano di vederlo tornare all’antico, e lui che arruola nuovi, prestigiosissimi collaboratori (Mina ha già interpretato strepitosamente alcuni suoi pezzi, compresa «Napule è»), al fianco della sua band rinforzata dai ritorni di Mel Collins al sassofono, Omar Hakim alla batteria, Matthew Garrison al basso e Rachel Z al pianoforte. Il boogie man partenopeo si è divertito in sala, «libero di fare musica, di suonare ancor prima che di cantare. Non vedo grandi cose in giro, a parte le poche certezze di sempre. E allora divido il mio mare con uno come Battiato, che sa come fa il mare, divido la mia Napoli con Mina, che alla nostra amata-odiata città ha dedicato più dischi, con affetto e amore e passione. Incontro le nuove generazioni, senza paura di passare da un genere a un altro, dal languore jazzato di Biondi all’hip hop di J-Ax». Il 5 novembre il debutto nelle radio del singolo, il popolo pinodanieliano è già in attesa. «Good must be a boogie man», dio deve essere un boogie man cantava Joni Mitchell pensando a Charlie Mingus.
di Federico Vacalebre
Quando iniziava l’era dell’apparire lei decise di essere la Signora che spariva, tutta voce e niente immagine, alimentando il mito certo, ma l’arte di mito si nutre. Settant’anni il 25 marzo, ma i miti si celebrano ogni giorno e le voci cantano ogni giorno. Non hanno bisogno di torte con candeline se, come quella di Mina e di pochi altri, trascendono nazionalità, culture, lingue. Come Lucio Battisti, come Salinger, lei è rimasta al centro dell’immaginario collettivo evaporando, mentre in tanti cercavano di sottolineare la propria ostinata, invisibile presenza. La voce, strepitosa, agile, da musicista-cantante, capace di far suonare le parole, di far parlare le note. L’intuito nella scelta dei repertori, senza problemi se fossero «alti» o «bassi», termini sempre più senza senso. La presenza scenica: di Lucio Battisti non ricorderemo straordinarie prestazioni dal vivo, di lei sì, padrona della tv in bianco e nero, al fianco di Totò, Sordi, Gaber, Mastroianni, le Kessler, la Carrà. Musica oltre l’apparenza, talento straordinario alla ricerca di una vita normale, anzi normalissima, che le ha permesso di scegliere le canzoni che davvero voleva cantare: ho avuto il privilegio di vedere selezionate anche le mie «Napule è» e «Je sto vicino a te», per di più in magnifica compagnia, di classici napoletani e perle di quella che un tempo sognavamo essere la nuova Napoli. Mina voce d’Italia, ancora oggi, in piena era dei talent show e del televoto che promuove a star ragazzini e boccia cantanti con decenni di carriera alle spalle, è il simbolo di un Paese che forse non la merita. La sua ironia, la sua dignità, la sua indolente libertà, il suo silenzio parlano più di mille urlate opinioni da talk show che non dicono niente. Tanti auguri, Nostra Signora della Canzone. Se non fossi esistita non saremmo stati capaci di inventarti.




