
Pino Daniele che suona «Cocaine» ed Eric Clapton che ricama «Napule è». «Una cosa che parla da sola», dice Pino nei camerini prima del concerto-evento a due. Più che un duello è un’ alleanza di chitarre in nome del blues e di Open, associazione che si occupa dei bimbi malati di cancro all’ ospedale Pausilipon di Napoli. «Clapton è il numero uno della chitarra: suonare con lui è come per un pilota guidare con Schumacher», confessa il padrone di casa, che ammette di aver conservato per anni nella custodia del proprio strumento un articolo in cui Clapton lo lodava. Un’ amicizia e un rispetto nati sulle sei corde e le dodici battute della musica del diavolo: lo scorso anno Slowhand aveva invitato il collega al Crossroads Festival di Chicago. Ora la restituzione del favore. «È venuto gratis. Altrimenti non ci saremmo riusciti». Perché non Napoli? «Per fortuna! Pensate se fossimo stati oggi a piazza Plebiscito…», e il pensiero va alla munnezza in strada. Soli sul palco, con le rispettive chitarre (Fender azzurra per l’ inglese, Suhr bianca per il napoletano), i due aprono con «Boogie Boogie Man» e «Napule è». Quindi, accompagnati dalla band dell’ inglese e dalle tastiere di Gianluca Podio, si dividono il palco: Pino in due momenti con i suoi successi («Je so’ pazzo», «Quando», «’ O Scarrafone», «Io per lei», «Yes I Know My Way») e Clapton con un’ infilata di classici. Assieme fanno anche «Per te», «Wonderful Tonight» e, prima di salutare i 15 mila, «Layla». Il blues tornerà nel prossimo disco di Pino. «Certamente. Ma sto lavorando anche a qualcosa di rock e con un’ orchestra». Per la prima volta da indipendente, senza una multinazionale del disco alle spalle. «Non vedevo l’ ora. Non corro più il pericolo di avere a che fare con uno che lavorava alla Coca-Cola».
di Andrea Laffranchi






