“Vorrei suonare fino a ottant’anni come Murolo”


Il Mattino


Pino Daniele

 

Pino Daniele polemico su Napoli

 

Il nuovo tour dell’artista al via da San Benedetto del Tronto <<La mia città dopo Bassolino è stata abbandonata a se stessa>>

 

Dato il titolo dell’album, quello del tour era obbligato: <<Il mio nome è Pino Daniele e Suono Qui>>. In attesa del debutto ufficiale, lunedì sera al Politeama di Palermo, il nero a metà roda lo show con un’anteprima nel Palacongressi di San Benedetto del Tronto, come fece nel 2004 con <<Passi d’autore>>.

Ora, però, al posto del vento neomadrigalista a marchiare il concerto è il sound latino, più delicato nel primo tempo (il migliore) e più vigoroso nel secondo.

Si comincia in chiave acustica, con un innovativo light show ad accompagnare il profumo brasiliano di <<Pigro>> e <<Anna verrà>>, <<Napule è>> che Rino Zurzolo cesella con l’archetto del suo contrabbasso, gli hit pop di <<Dubbi non ho>> e <<Che male c’è>>, <<Vento di Passione>> (il nuovo singolo tratto dall’ultimo cd), <<Resta… resta cu’ me’>> marchiata dalle percussioni cubane di Ernesttico Guzman a un finale di set emozionante: <<Je so pazzo>> è una perla blues per sola voce e contrabbasso, <<Quando>> una chicca in cui l’ugola (un po’ raffreddata) del Pino della nuova Napoli si appoggia sul piano di Gianluca Podio. Uno stile essenziale, tra Tenco e Veloso che qualcuno potrebbe spacciare per jazz come Norah Jones, che jazz non è.

Dopo l’intervallo si cambia atmosfera, la chitarra diventa elettrica e il mascalzone latino si diverte con gli assoli, recuperando l’antico strumentale <<Toledo>> (da <<Bella ‘mbriana>>, capolavoro del 1982>>) e rivisitando materiali più recenti (da <<Il mio nome è Pino Daniele e Vivo Qui>> arrivano <<Back home>>, <<Rhum and coca>> e, tra i bis, prima dell’apoteosi di <<Yes I know my way>>, <<Blues del peccatore>>). In mezzo c’è spazio per la dichiarazione di fede gueveriana di <<Isola grande>>, <<Io per lei>> e una troppo incasinata <<A me me piace ‘o blues>>. Buono l’apporto di Phil Mer, giovane batterista dal tocco essenziale: milita nei Capsicum Tree, è figlioccio di Red Canzian dei Pooh e allievo di Alfredo Golino.

Nonostante il ricorso all’aereosol prima di entrare in scena e il disagio che vive nel misurarsi con il mercato della musica in un momento di trapasso come questo (il suo disco non ha venduto molto), Pino è tranquillo, pronto al tour che andrà avanti sino al 29 maggio (Roma, Palalottomatica). <<Per fortuna ho la famiglia e la musica>>, spiega, mentre intorno a lui sgambetta Francesco (15 mesi) e il figlio maggiore , Alessandro, controlla che sul palco sia tutto a posto. Poco più in là la moglie Fabiola segue con lo sguardo Sara e Sofia. Dei figli manca solo Cristina, a Roma per lavoro: <<Fabiola mi dà una mossa, io sono un orso, resterei sempre a casa. La musica e i figli mi danno l’energia e la voglia di continuare in un mondo che non mi appartiene più. La mia generazione aveva un sogno, inseguiva la rivoluzione, era convinta che la canzone fosse cultura, socializzazione, non un prodotto. Ora le ideologie sono in soffitta e Prodi e Berlusconi si assomigliano molto. Il partito democratico? Speriamo bene, D’Alema e Veltroni sono uomini di spessore, come Bassolino, anche se non mi illudo e faccio il suonatore, non il cantuautore, ormai bado alle note, non ho parole né messaggi>>.

Quando parla dell’<<amico Antonio>> e della <<mia Napoli> Daniele s’incupisce: <<Per decenni abbiamo lottato per imporre un’immagine della città non oleografica: Eduardo, De Simone, la Nuova Compagnia, Troisi, Pino Daniele parlavano di una metropoli ricca di fermenti, dalla tradizione antichissima e assetata di futuro e giustizia oltre che di lavoro. Ora siamo tornati a fare notizia solo per il malaffare , la munnezza… Bassolino lavorava anche di notte, ma è stato lasciato solo, non c’è stato ricambio generazionale e così ecoci alla Iervolino che al funerale di Merola, grande artista per carità, parla di lui come un guappo buono. Non esistono guappi buoni, soprattutto in piena faida di camorra. Si sta sperperando una battaglia di decenni>>.

Il suo nome è Pino Daniele e per molti è stato l’ultima voce di Napoli: <<Le ho prestato la mia energia, la mia rabbia e la mia poesia quando ne avevo per restituire quello che lei mi ha dato, tanto. Per suonarci, vista la cronica assenza di spazi, aspetterò l’estate, mi hanno parlato dell’Arena Flegrea, altrimenti sceglierò l’anfiteatro di Benevento. Quando posso torno a casa per i napoletani, per vedere che cosa è fiorito di quello che la mia generazione ha seminato. La chitarra è la mia vita, Napoli la mia musica: come Murolo vorrei continuare a suonare fino a ottant’anni. Non mi importa quanti dischi vendo: la sindrome da hit l’ho superata da un pezzo>>. Intanto si diverte a produrre vino nella campagna romana in cui si è ritirato: dopo lo Stronzetto dell’Etna di Dalla e il Cantante di Mick Hucknall arriverà anche il Vino Daniele?

di Federico Vacalebre

 

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 22/04/2007 su Interviste, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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