Sono un anti-showman che parla con le note


City

 

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PINO DANIELE È uno dei musicisti italiani più conosciuti nel mondo; ha suonato a Cuba e al Madison Square Garden, con Bob Marley e Bob Dylan, Jovanotti ed Eros Ramazzotti, De Gregori, Chick Corea, Carlos Santana.

Qual’è stato il suo concerto più bello?
Sono convinto di non averlo ancora fatto. Sono un uomo molto fortunato, che ha vissuto nel periodo migliore. Ma mi metto costantemente in discussione, preferisco guardare avanti.
E allora con chi vorrebbe suonare?
Credo di nuovo con Giorgia, che è presente nel mio ultimo album e di cui ho prodotto a mia volta un disco. Poi anche con altri artisti, come Zucchero, Ligabue, Vasco. Mi piacerebbe riuscire a fare una cosa in particolare.
Cioè?
Riuscire a dare più importanza alla musica italiana, che ha moltissimo da dire, autori straordinari. Le programmazioni radiofoniche o Mtv per il 95 per cento passano musica straniera.
Troppa internazionalità nella musica, secondo lei.
Ma a dire il vero io vengo dal blues, mi sono avvalso e ho preso spunto da culture straniere. Questo, però, dovrebbe essere un modo per fare emergere i talenti veri, non fine a se stesso.
Come si è avvicinato alla musica?
Da autodidatta, come facevano tanti ragazzi all’epoca e come fanno in tanti oggi. Certo allora era il momento del rock’n roll. Adesso diciamo che c’è un rock diverso, a tratti “cattivo”.
Che passi consiglia di fare ai giovani che oggi sognano di fare musica?
Lo stesso che ho fatto io. Nel’74, ai miei esordi, mi impegnavo a promuovermi da solo, distribuivo personalmente i miei dischi alle radio della città. Certo, i tempi sono cambiati, il mercato è diverso ed esistono diverse forme di divulgazione. Ad esempio, ci sono tante nuove realtà indipendenti, etichette cui varrebbe la pena affidarsi. Sono però convinto che quando qualcuno ha davvero qualcosa da dire, dice. Anche se cambiano supporti, gli artisti di sempre, restano.
Ha un diploma da ragioniere. Ha mai pensato a che piega avrebbe preso la sua vita se non avesse fatto musica?
Per carità…sbagliai proprio scuola, quella volta. Non c’ero portato, per quel tipo di studi. Non potrei fare altro che musica. Sono convinto che nella vita se uno vuole fare le cose, le fa. Per un terzo conta la fortuna, un terzo la volontà ed un terzo l’intuito.
Per lei quale parte è contata di più?
Di sicuro la volontà.
Che momento artistico sta vivendo?
Direi abbastanza buono. Osservo questo mondo discografico che va avanti all’impazzata. Quello dei live mi pare proceda bene.
Nei suoi esordi aveva influenze sessantottine. Oggi vede ancora giusto un impegno politico nella sua musica?
No, non la lego più a questo. Sono stato deluso da certe scelte di partito e credo che la gente sia nauseata da ciò che vede, dai battibecchi. Un tempo, la musica aveva una funzione sociale diversa. Credo che gente come De André, Guccini, Fossati, che stimo tantissimo abbiano contribuito a creare cultura nel paese. Al momento per me conta solo scrivere le cose dell’animo e riuscire ad instaurare un buon rapporto con gli altri.
In questo momento si sente più cittadino del mondo o napoletano?
Tutt’e due. Sono nato con la canzone napoletana e due brani del mio ultimo album ne sono un esempio tipico. Io ho sempre suonato un genere “bastardo”, ma che nel tempo ha dato i suoi frutti. Un blues latino melodico. Poi, per esempio, ho anche sposato la musica araba, in “Medina”. La chiave comune è sempre stata il sentimento.
“Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui”, il suo ultimo album che cosa rappresenta?
È autobiografico. Ogni volta che finisco un lavoro mi ritrovo a tirare le somme. E mi accorgo che io sono “adatto a me”, mi produco da solo, faccio le mie scelte. Questo perché seguo unicamente la mia passione, la musica. Posso chiamarla “lavoro” solo quando mi occupa 24 ore al giorno. So bene di non essere uno show man, a volte quando sono costretto a parlare non ci riesco nemmeno.. Comunico bene solo suonando.
Lei ha cinque figli (Cristina, 30 anni, Alessandro 27, Sara di 11, Sofia 5, Francesco, un anno e mezzo). Che padre è?
È difficile definirsi come padri. La famiglia è una scelta precisa per un artista, importante. L’insegnamento che si può dare ad un figlio di per sé relativo. È più importante dimostrare loro chi sei, per aiutarli a crescere. Per me la famiglia è fondamentale, un punto di riferimento, un impegno.
Oggi quali artisti preferisce?
Ramazzotti è uno che ha scritto testi meravigliosi. Zucchero mi piace molto. Anche Elisa: in lei c’è tutto, talento, musica. Certo, potrebbe cantare un po’ di più in italiano.
Cosa pensa di Gigi D’Alessio, altra icona della napoletanità?
Direi che conosco più la sua vita privata della sua musica.

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 09/05/2007 su Interviste. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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