Pino Daniele:”Il mio Sud umiliato, reality e pettegolezzi io canto che non ci sto”


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Il nuovo tour del musicista napoletano stasera arriva al Saschall

“Il pop di oggi ormai è sottofondo per spot e il marketing conta più d´una bella canzone”

il nero a metà ricomincia da sé. Dalla sua musica che, trent´anni dopo Terra mia, nell´album Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui, cerca di ripercorrerne le tracce tra blues e innovazione; da una semplicità rincorsa a fatica ma con ostinazione «in un epoca dove, nel pop, è più significativo tingersi i capelli e sbizzarrirsi in trovate di marketing da centro commerciale che scrivere una bella canzone – dice il cantautore napoletano, stasera dal vivo al Saschall, ore 21, biglietti ancora disponibili da 23 a 46 euro, posti numerati – la musica è diventato un accessorio, roba da sottofondo di spot pubblicitari. Io non ci sto. Non sarò mai quello che insegue le radio che non trasmettono un pezzo perché in dialetto».

Cosa è successo?
«Tutto il mondo è attraversato da un razzismo strisciante verso il sud, che si è amplificato dopo l´11 settembre. Un cataclisma che ha annientato quel concetto di uguaglianza predicato con estro e fatica da tante correnti culturali e politiche tra anni Sessanta e Settanta. Con l´attentato alle Twin Towers il potere ha cancellato un pezzo di storia con un colpo di spugna, invocando un ritorno ad un ordine controllatissimo. L´Italia? Dal nord il meridione riceve solo insulti, Roma continua ad essere troppo lontana e non in senso geografico».
Un Pino Daniele nostalgico a trent´anni esatti dal Settantasette?
«Mi sento come mia nonna, che non riusciva a capire i telefilm americani. Io non ce la faccio a comprendere questo surrogato di realtà raccontata dai reality. Sono amareggiato, deluso da una società che non vive più la cultura come trasmissione di valori ma come noia. Offeso da una tivù becera e da giornali che parlano solo di pettegolezzi, che hanno trasformato il dibattito in battibecco. Le conseguenze? Guardiamoci intorno: c´è tantissima gente che non vuole fare o cerca di fare il meno possibile. Non ambisce ad un lavoro, ma ad uno stipendio. La mia generazione credeva in dei valori, e ha lottato per ottenerli. Qualcosa di buono l´ha pure costruito, ma è andato perduto».
I giovani?
«I venti-trentenni di oggi soffrono ancora di un futuro che si avvicina con velocità sempre maggiore, che diventa subito presente e li distrae della realtà. Quelli di domani, forse, riusciranno a superare questo strabismo. Però dobbiamo educarli: a coltivare le loro attitudini, il loro talento».

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 25/05/2007 su Interviste, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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