In viaggio con Pino Daniele: da Napoli al pianeta Terra


romalarepubblica

Il cantautore partenopeo risponde alle domande dei lettori che hanno partecipato al Forum di Repubblica e racconta gli incontri con Troisi e Don Cherry. “Quel caffè con Shorter e il sax abbandonato”

Pino Daniele

Da trent’anni sulla grande ribalta, Pino Daniele è una delle figure di maggior spicco della musica italiana. Protagonista del Forum con i lettori di Repubblica – ospiti della Casa del Jazz del Comune di Roma – il cantautore è in tour per suonare i suoi successi e le nuove canzoni dell’ultimo album “Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui”.
Repubblica Qui dove?
Pino Daniele Sulla copertina c’è la Terra vista dallo spazio: vivo su questo pianeta… Non c’entra la Campania, il Lazio o l’Italia, le frontiere non hanno più importanza, siamo tutti sulla stessa barca.
Angelo Pompili Il viaggio di Pino Daniele dalla Terra… mia, quel microcosmo di vicoli dove l’odore del caffè si mescola a quello del pesce. Quella Napoli, come altre mille Napoli del mondo, somiglia molto al Villaggio Globale dove la musica ha mille declinazioni, dalla rabbia al riscatto e all’amore. Il viaggio di ritorno a casa è completato o c’è ancora strada da fare?
Pino Daniele La mia Napoli… “Terra mia”. Quell’a lbum, e gli altri di quel periodo, rappresentavano la generazione anni ‘70-’80 soprattutto partenopea, naturalmente perché vivevo là. Era un momento di denuncia sociale e politica. Ma oggi non canto quella Napoli che ho vissuto: io canto una Napoli che viaggia nella mia testa, che vorrei fosse in un certo modo, sia artisticamente che politicamente. Anche se non mi sono mai allontanato dagli impegni sociali della mia città finché ci ho vissuto. Ora vivo nel quartiere Prati, a Roma. Anche continuo a rappresentare “quella” Napoli, con la consapevolezza di fare delle esperienze diverse e di essere un musicista diverso. Napoli è un sentimento che si ha dentro, chi è napoletano di porta dietro tutta una cultura partenopea, a partire da partire da Domenico Rea e da De Filippo, attraverso la musica di De Simone della Nuova compagnia di canto popolare… e peccato che la Napoli degli Almamegretta e dei 99 Posse è stata zittita.
Repubblica Oggi vive a Roma.
Pino Daniele Per noi che venivamo da Napoli la capitale ha rappresentato un’opportunità di lavoro, tra concerti, turni nelle sale di registrazione e orchestre. Lo stesso De Filippo andò via da Napoli perché… non trovava sul sillabario la parola “attore”. Invece a Roma ha trovato la possibilità di poter lavorare in teatro e di confrontarsi con altri artisti, come lo stesso Totò.
Antonio Tshopp Sono svizzero, ma vivo a Roma da 7 anni e ascolto Pino Daniele dall’81. Sei l’ambasciatore del suono del Mediterraneo, che nella tua musica si confronta con altri idiomi. Sei interessato ad esplorare altri confini sonori?
Pino Daniele Mi sono sempre confrontato con gli altri linguaggi della musica. Sono stato in Africa, ho cantato con Salif Keita, ho lavorato con artisti di musica classica… Ho spaziato nelle mie radici, che sono di musica araba, melodica e napoletana. Ma soprattutto anche di blues. E ho accolto tutte queste radici nella mia musica, che continuerò a portare avanti. I nuovi orizzonti… un musicista non può mai sapere cosa succede domani, sono gli incontri, le situazioni e le sintonie che fanno nascere i progetti.
Repubblica E Pino Daniele di incontri eccellenti ne ha fatti tanti: da Pat Metheny a Wayne Shorter…
Pino Daniele Si anche Don Cherry, Gato Barbieri, Chick Corea… musicisti particolari, che amano la ricerca e la melodia, e che mi hanno aperto molto la testa. Ricordo che eravamo in sala d’incisione con Wayne Shorter: al momento di andare a prendere un caffè lui ha lasciato il suo sassofono nell’angolo. Io gli detto “Wayne, il sax lo lasci così?”. E lui: ma quello è un pezzo di metallo, l’importante è che non dimentico quello che ho nella testa. E Gato Barbieri mi disse: “Maestro, allora facciamo questo brano… ma qui ci sono solo gli accordi…”. Dico: “Sì ci sono le sigle degli accordi…”. E lui: “No, io non suono sulle sigle degli accordi, io suono sulla melodia. Datemi la melodia scritta”. Con Don Cherry eravamo a Pistoia Blues: prima del concerto, alle 4 del pomeriggio eravamo seduti sui gradini di una chiesa. Passa un Range Rover… e lui mi fa “No good for blues”. Per dire che troppi soldi non sono buoni per la musica.
Repubblica Oggi collabora, ad esempio, con Noa e con Giorgia. L’israeliana ha duettato con lei in “The desert in my head”, la romana in “Vento di passione” e “Il giorno e la notte” in quest’ultimo album. Entrambe erano ospiti al suo concerto di Roma che concludeva il tour al chiuso.
Pino Daniele Con Noa avevamo scritto quella canzone a quattro mani, anche se finora non avevamo mai cantavo dal vivo insieme. Con Giorgia abbiamo prodotto un disco e abbiamo scritto delle canzoni insieme, c’è una grande sintonia di amicizia, ma anche artistica.
Repubblica Tra i tanti artisti con cui ha lavorato, uno — grandissimo — non c’è più: Massimo Troisi. Il suo ricordo.
Pino Daniele Era un piacere lavorare con lui. Ti faceva partecipe di un progetto, non si trattava soltanto di fare una colonna sonora di un film. Venivamo dallo stesso background culturale: per noi lavorare insieme è stato facile quanto creativo. Siamo stati amici per tanti anni, ci siamo voluti bene molto. È stata una grossa perdita, quando è venuto a mancare sono stato male. Sia per l’amico, sia — a livello artistico — di una parte che sentivo “mia”.
Marcello Salvio Da “Bell’mbriana” a “Vai mò”, un disco cult anche a livello internazionale, tu hai approfondito alcuni temi. Dopo sei passato all’introspezione e all’amore. È un cambiamento che nasce da spunti personali o sociali?
Pino Daniele Pensate a un artista che per trent’a nni scrive la stessa cosa, magari per venire incontro al mercato. A me è capitato di vendere un milione e mezzo di copie con un disco, “Dimmi cosa succede sulla Terra”, in cui “cantavo” me. Invece il disco che ha venduto meno è stato “Nero a metà”, che però è stato tra i più importanti in assoluto. Voglio dire che un artista scrive le cose che sente in quel momento, a meno che non si siede a tavolino e fa “il lavoro”, il mestiere. Cantando l’amore è possibile scavalcare le differenze tra le generazioni, oltre a lanciare messaggi altrimenti impossibili da veicolare. E senza l’a more questa vita, questa Terra, questi miliardi di persone non avrebbero ragione di esistere.
Paolo Fedele Farai un’eccezione alla tua regola di non pubblicare dvd dai concerti per quelli dell’ultimo tour? Ti ho visto al Palaeur di Roma e mi piacerebbe rivivere quelle emozioni…
Pino Daniele No, a me piace vivere il momento. Non posso fare il dvd dell’unica cosa di cui sono veramente fiero. Il concerto è l’unico momento che nessuno può toccarmi. L’emozione che do alle persone che vengono ad ascoltarmi non si può riprodurre. E non impazzisco per internet: naturalmente ho il mio sito, ma credo che chattare sia una perdita di tempo: preferisco parlare al telefono con i miei amici come il fotografo Luciano Viti.
Anna Ferrari Cosa pensi della nuova frontiera musicale, dei sintetizzatori, dei pro-tools usati anche nei concerti?
Pino Daniele Ho lavorato per anni con il protools, anche dal vivo. Ma non riesco più a dialogare con la macchina. E sono ritornato alla vecchia formula del quintetto, sviluppando il discorso musicale, lavorando di più sulle armonie e sul dialogo fra gli strumenti. Ho sempre amato il contrappunto, il Barocco, il Rinascimento… trasferendo questo principio anche nel jazz. Il mio strumento, la chitarra, con il tempo diventa una disciplina, una parte della tua vita. C’è sempre da imparare e da scoprire qualcosa, non si può mai smettere di studiarla. E alla fine di ogni studio difficile si arriva alla semplicità, la tecnica a questo serve: in fondo la chitarra — oltre a essere un bell’oggetto, ne ho tante… — deve essere soprattutto il tramite tra chi suona e chi ascolta.

(18 luglio 2007)

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 21/07/2007, in Interviste, Musica con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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