Meglio fuori dal coro


Il Messaggero.it

«Nel mio concerto ci sono Napoli, i ricordi, la cultura di Totò e Troisi e anche quelli che sono andati via»

Pino Daniele

«Sto meglio oggi» reagisce senza pensarci troppo Pino Daniele se gli si domanda di allora. Di quando, giusto trent’anni fa, sbucò nel mondo della pop music nazionale con un disco fresco (Terra mia), pieno di invenzioni, capace di essere in equilibrio fra tradizione e modernità e che dava il segno del talento con Napule è, che è l’ultima grande canzone napoletana, e con l’ironia contagiosa di Na tazzulella ’e cafè. Aveva 22 anni, arrivava dai vicoli del rione Santa Chiara, si faceva largo appoggiandosi alle allora nascenti nuove radio private. «Sto meglio – spiega – e ho pure più entusiasmo perché oggi so cosa voglio fare e quello che non voglio fare».
Cosa vuole fare?
«Star fuori dalla mischia. Io non ho, come mi ha fatto notare un giorno Ivano Fossati, la sindrome del genio. Non mi sento un profeta, non so fare video, non scrivo libri, non giro film. Ora non so più neppure se so fare i dischi. Sono un chitarrista che, a un certo punto, si è messo a cantare».
E, a un certo punto, ha avuto un successo enorme.
«Ho sentito il gusto di essere una pop star e non ne ho nessuna nostalgia. Per carità: il successo ti porta fuori di testa, cominci a pensare che tutto quello che fai è giusto».
Poi, quando svanisce…
«Adesso faccio musica per me. Non vado a cercarlo il successo, più che la popolarità mi interessa essere soddisfatto con me stesso. Avere un rapporto giusto con le cose. Stare con i miei figli, con la mia famiglia».
Non è proprio il ritratto di un entusiasta.
«Il mio entusiasmo è verso la musica, il resto è meglio lasciarlo stare».
Intanto se ne va in giro con un concerto minimalista: pochi strumenti, pochi concerti, niente scenografie, canzoni quasi raccontate, spazio per gli assoli mentre, intorno, sfrecciano superconcerti megagalattici.
«Siamo bombardati di eventi dove la musica non è più vista solo come musica. Gente come George Michael o Madonna sono musicisti da una parte e star dall’altra. Nei loro concerti c’è abbondanza di schermi, si sollecita la memoria visiva che viene esercitata tutti i giorni da Mtv e da internet».
E lei risponde con la sua chitarra e basta
.
«Il mio concerto è una confessione dover parlo di Napoli, la mia città, di quelli che se ne sono andati via, e sono molti. Cerco di ricordare gli odori, i sapori, le strade, i parenti, la cultura di Totò, di De Filippo, De Simone e Troisi, della Napoli del 600 che era, allora, la città più grande d’Europa».
Un modo per stendere un velo pietoso sulla Napoli di oggi?
«Ma è proprio coi ricordi che la Napoli di oggi si deve ricostruire, pensando a quello che è stata, non quella che è. Bisogna tornare a produrre cultura come si faceva negli anni ’80. Ridare fiducia alla gente che si sente abbandonata a se stessa e ha perso ogni fiducia nelle istituzioni e nella politica».
Anche lei l’ha persa?
«Meglio stare lontani dalla politica, non resta che cercare di capire dove ci stanno imbrogliando. Anche la sinistra non offre segnali. Prima, almeno, c’erano i festival del’Unità, c’era il partito di Berlinguer che era anche il partito di Napolitano. Oggi c’è il vuoto, riempito solo dal disastro della tv e anche dell’informazione. In televisione ci sono programmi ridicoli all’insegna del copia copiella fatti da autori incompetenti e tutto è comandato dall’Auditel. Anche la politica. Sono convinto che i politici, chessò Fassino, Alemanno, Rutelli, la pensano così. Poi entra in gioco l’Auditel e fanno altro. Sì, è l’Auditel che dà le carte nel nostro paese».
Questo che riflesso ha nelle sue canzoni?
«Nessuno, oggi parlo solo d’amore. Il dissenso l’ho già espresso quado queste cose le vivevo sulla strada. Non ho più lo stesso impegno di prima. Ma penso che neppure Guccini lo abbia».
Cosa le piace della musica che si vede e si ascolta oggi?«Io vengo dal rock, ho cominciato dal rock, anche se mi sono sempre piaciuti la musica latina, il jazz e il blues. Amo i suoni della mia chitarra Marshall, Jimi Hendrix, Eric Clapton. Madonna è bravissima, ma non mi interessa, nei suoi spettacoli i musicisti neppure si vedono. Viva Sting, allora».
E fra i giovani?
«I Coldplay sono bravi. Ma ascolto altro. Semmai è mia figlia Sara di 12 anni che qualche volta mi segnala della cose, come ha fatto con Avril Lavigne: ”Papà devi sentirla e devi suonare la chitarra rock come nel suo gruppo” mi ha detto. E io l’ho fatto».
E gli italiani?
«Elisa, che è bravissima, Ligabue, Zucchero, Battiato e Fossati. Mi piace Giorgia, che ha cantato nel mio disco. I Tiromancino hanno una bella scrittura. Tiziano Ferro. Pelù è un grande rocker. I talenti ci sono, i guai sono altri».
Quali?
«Che questo è un paese dove se sei bravo sei un cretino. L’importante è essere scaltri, più furbi degli altri».

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 29/07/2007 su Interviste, Musica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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