Pino Daniele, a trent’anni da «Terra mia»: «Napoli non si rassegna, ma servono leggi speciali»


cdmg  6 ottobre 2007

 

«Ho scritto un inno per la squadra di calcio del Napoli. Era il 1990 è l’ha cantato Roberto Murolo nel disco ‘‘Murolo & friends’’ realizzato con Bruno Illiano. Un motivo bellissimo che però nessuno conosce per via di disguidi nati tra discografici che bloccarono quel progetto». Pino Daniele svela il retroscena dell’inno «segreto» proprio a poche ore dalla super partita del Napoli con l’Inter. «Sono da sempre un tifoso, ma non accanito», dice. «Non vado allo stadio San Paolo perché non vedrei niente. Per veder qualcosa dovrei mettermi dietro il portiere, ma porta male… ». L’ex scugnizzo di via Francesco Saverio Gargiulo che ha conquistato l’Italia—chitarra in spalla— con la sua musica, a trent’anni esatti dal suo debutto discografico con l’album «Terra mia», ha deciso di ripercorrere in esclusiva per il «Corriere del Mezzogiorno» il suo viaggio in note.

   

Daniele, lei ha dichiarato in passato che «Terra Daniele_artmia» fu pensato sul divano di casa sua a Santa Maria La Nova, con l’ambizione di «scrivere canzoni come Luigi Tenco».

«È il disco più bello che abbia fatto finora, anche perché il primo lavoro nasce sempre in totale libertà, lontano da qualsiasi tipo di meccanismo discografico e condizionamento ».

«Terra mia» ha rivoluzionato il concetto di musica d’autore in Italia. Lei aveva solo 22 anni ma riuscì a trasmettere l’odore, il sapore e l’atmosfera di una città multietnica come Napoli.

«Era un periodo incredibilmente fertile per la musica in Italia. In ogni città nascevano scuole, come quella genovese, milanese, romana. E c’era la nostra, quella napoletana. Eravamo tutti attaccati alle nostre radici. Il musicista era un operatore culturale».

Oggi le cose sono diverse?

«L’Italia ha sempre esportato arte, cultura, però ora le cose stanno cambiando velocemente. L’identità sta scomparendo per colpa della massificazione, della globalizzazione, dei media, di Internet. Per carità, si acquistano anche altre cose positive, ma la ‘‘carta d’identità’’ del popolo italiano, con le sue tradizioni, la sua cultura, è scaduta. Così come si sta perdendo la consuetudine a coltivare rapporti umani. Tendiamo sempre più a isolarci, lo schermo di un computer aiuta a nascondere il disagio sociale».

Ha parlato di Internet: da anni la rete infligge duri colpi al mondo della musica registrata.

«Internet ha ucciso la discografia. Gli investimenti sulla musica sono fermi perché si vende sempre di meno e di conseguenza ci sono sempre meno stimoli a creare. Non dimentichiamolo, gli artisti contribuiscono in qualche modo allo sviluppo del pensiero».

«Terra mia» era un canto d’amore per la sua Napoli. Sente nostalgia di quel periodo?

«Cerco di guardare sempre avanti, a quello che devo ancora fare. Dopo trent’anni sono contento di aver vissuto quel periodo magico e di come sono andate le cose. Ma ho ancora molto da realizzare».

Sulla copertina del disco, realizzata da Umberto Telesco, c’è un ragazzo, uno scugnizzo che tiene in mano un po’ di terra. La terra del 1977 è uguale a quella del 2007?

Pino_Daniele_-_Terra_Mia-front«Il ragazzo in copertina è mio fratello Salvatore. La rassegnazione non appartiene a Napoli, che ha sempre denunciato in un modo o nell’altro le proprie pecche. Oggi però le cose sono cambiate e c’è bisogno di un’attenzione decisa e diversa da parte delle istituzioni. La politica non aiuta il Sud, ma non parlo del presidente Bassolino o del sindaco Iervolino, perché il problema non è legato alla gestione della città ma a un meccanismo più ampio, nazionale. La Campania, come la Puglia, la Calabria e le altre regioni meridionali, avrebbe bisogno di leggi speciali. Non voglio parlare di politica intesa come attività di partito, ma solo delle cose che osservo come cittadino. Mi chiedo: che fa Mastella? Va a ‘‘Porta a porta’’. La gente non ha più fiducia nelle istituzioni. Tutto viene fatto con un occhio rivolto al profitto e l’altro al consumo, esattamente l’opposto di quello che volevamo noi trent’anni fa. Le istituzioni i non aiutano la cultura. Però è anche vero che l’era bassoliniana ha dato tanto a Napoli. Questo non si può negare, come tanto alla città hanno dato Eduardo, il maestro Roberto De Simone…».

Ha letto «Gomorra» di Roberto Saviano? Ha riconosciuto in quelle pagine la sua Napoli?

«L’ho letto, è un libro duro, difficile, crudo, ma quanta verità c’è dentro? Io certe cose le so. Le ho vissute, toccate con mano. Non vorrei che per rendere sensazionale il prodotto, questo sia stato ‘‘caricato’’».

Cosa ascolta e cosa le piace della nuova Napoli che canta?

«Mi piacciono da sempre i 99 Posse. Peccato che si siano divisi, Meg ha una voce straordinaria. Mi piacciono Enzo Gragnaniello, la Nccp, Gigi Finizio, Antonio Onorato e pino20071gran parte di quelli della vecchia guardia».

Progetti?

«Non sono più un uomo di spettacolo e non sono mai stato un intrattenitore, oggi sono un concertista. Mi sto divertendo tanto a suonare accompagnato da Rino Zurzolo al contrabbasso e da Gianluca Podio al piano. Il batterista ogni tanto cambia. A dicembre sarò a Ischia, tra gennaio e febbraio poi volerò negli Stati Uniti dove terrò otto concerti, poi l’Europa, Parigi…».

Riproporrà la stessa formula che l’ha visto protagonista recentemente alla Certosa di San Giacomo a Capri in occasione dell’omonimo premio?

«Sì. Sto anche scrivendo nuovi brani con Rino e Gianluca. In quell’occasione sono stato molto contento di ricevere il premio proprio da Lello Esposito, un artista che stimo molto e che ho citato nel libro ‘‘Storie e poesie di un mascalzone latino’’, includendolo con Accardo, De Simone, Muti, Senese, Rea e De Filippo tra le energie migliori della città ».

Si dice che lei, appena può, venga in incognito in città…

«Lo ammetto, ho iniziato a farlo di recente. Mi mancava il rapporto fisico con Napoli. Così appena posso vado a trovare gli amici, passeggio, osservo, mi concentro e cerco di captare i suoni, il brusio, gli odori».

Questa Napoli ha ancora mille colori?

«Sì, per me sarà sempre di mille colori».

 

 

 

di CARMINE AYMONE

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 13/11/2007 su Interviste, Musica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. ciromorra84

    bel lavoro uagliò!

    Mi piace

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