Il Mattino intervista Pino Daniele


«Napule è ’na carta sporca e nisciuno se ne ’mporta e ognuno aspetta ’a ciorta». Pino Daniele scrisse quei versi 31 anni fa sul divano di casa sua, in via Santa Maria la Nova 32, centro storico di Napoli. «Mi sento frustrato a vedere che è ancora così, che non è cambiato niente», si arrovella il «mascalzone latino» davanti alle immagini «di un degrado che mi sconcerta in quanto cittadino. Sono solo un musicista, un cantante, non ho soluzioni in tasca, ma non riesco a tacere di fronte a tanto scempio: i cumuli di rifiuti che soffocano una terra bellissima; giornali e tg di tutto il mondo che ci riempiono di ulteriore monnezza, meritata e immeritata; il balletto di responsabilità di chi governa; l’opposizione che specula soffiando sul fuoco; il malaffare che ne approfitta; il Nord che offende il Sud ”cornuto e mazziato”…». La metafora è diventata immagine. Di chi è la colpa se Napoli è ancora «’na carta sporca»? «Non lo so. In un altro pezzo cantavo: ”E il mare il mare, il mare sta sempe llà, tutto spuorco, chino ’e munnezza e nisciuno ’o vo’ guardà”. Quella ambientalista è forse l’unica causa che ho sposato fino in fondo, con Troisi ci impegnammo per salvare i caprioli. Chissà se almeno quella battaglia è servita a qualcosa». Torniamo ai responsabili? «Troppo facile prendersela con Bassolino e la Iervolino. Ci sono stati commissari di destra e di sinistra, nominati dal governo Berlusconi e da quello di Prodi. Bassolino ci ha fatto sperare nel cambiamento, ha mostrato al mondo l’altra faccia possibile della città. È stato osannato come un salvatore, oggi viene maledetto come l’unico colpevole, è successo con Masaniello come con Maradona. Impiccare un manichino è cosa barbara e di cattivo gusto, un’altra lordura. Chi sostituirà Bassolino e la Iervolino non ha la soluzione pronta. L’emergenza Napoli è l’emergenza Italia, un Paese in cui non si ha più fiducia nelle istituzioni, troppo vecchie e lontane dalla gente». Ma non sarà per questo che Napoli è ancora una carta sporca, che il mare è pieno di munnezza… «Una grande metropoli produce rifiuti, bisogna capire come smaltirli, dove, come. Il partito del ”non si può fare” ha unito centrosinistra e centrodestra, chiesa, magistrati e trafficanti ecomafiosi. Nelle proteste si distinguono facce così poco raccomandabili che ci si domanda: ”Ma le vedo solo io?”. Comunque, se dobbiamo buttarla in politichese, sono d’accordo con Pannella quando dice che serve un’autorità per le emergenze Napoli, al plurale, perché c’è anche il Vesuvio da monitorare in tempo». Che fare, intanto? «Insegnare nelle scuole, già negli asili, come e perché fare la raccolta differenziata. Educare al riciclo, a un consumo meno forsennato e più eco-compatibile. La colpa, in fondo, è collettiva: di chi ha lucrato sull’emergenza infinita, di chi ora lucra sull’emergenza politica, di chi nonostante la crisi butta sui cassonetti straripanti anche l’albero di Natale pur di toglierselo dai piedi. Di Pino Daniele, che è stanco di dire che la sua città è ancora una carta sporca e nessuno se ne importa. Di Alessandro Siani che cerca di risolverla con una battuta». Quale? «Credo che la si ascolterà nel suo prossimo film. Siani non è Troisi, ma erano anni che da Napoli non usciva un artista così. Dunque, c’è una signora che vuole andare a buttare il sacchetto dei rifiuti, e lui la ferma: ”Signò, non andate abbascio, tanto tra poco la munnezza saglie ’ncoppa direttamente”».

di Federico Vacalebre

 

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 18/01/2008 su Interviste. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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