IL SILENZIO DEL GUAGLIONE


Un cofanetto con 45 canzoni tra nuove e altre già note ma riarrangiate, per celebrare i tre decenni di una carriera costellata di lunghe pause e moltissimi grandi successi.

Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de’ criature che saglie chiano chiano…. Napule è nu sole amaro, Napule è addore ‘e mare, Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne importa

I versi di Napule è, canzone del 1977 di Pino Daniele, stupiscono perché sembrano scritti oggi. Il brano fa parte del primo dei tre dischi che il cantante napoletano ha curato minuziosamente, scrivendo canzoni nuove, e arrangiandone altre senza snaturarle. In tutto 45 canzoni che dicono molto sulla napoletanità. Ricomincio da 30, il titolo della raccolta tripla, vuole in qualche modo celebrare gli anni della carriera di un musicista straordinario. E su tutte colpisce proprio quella Napule è che è uno dei pezzi più pregiati di una carriera fatta di grandi successi e di lunghe pause, dovute a problemi al cuore.

Una miscela fuori dagli schemi

Riascoltandola non si può fare a meno di chiedergli se, scrivendola oggi, l’avrebbe mutata. «No, l’avrei lasciata tale e quale, perché non è cambiato niente. Ero un bambino quando sentivo parlare dei problemi del Mezzogiorno, ma non è successo niente. Abbiamo avuto tanti Governi e tutti quanti hanno promesso che il problema del Sud sarebbe stato al centro del loro pensiero… Adesso abbiamo un Governo nuovo, vediamo se cambia qualcosa».

Giuseppe – Pino – Daniele, cinque fratelli in una famiglia povera, ha assimilato sin dalla prima infanzia la città e il suo approdo di genti con lingue e culture diverse. Così, quando ha cominciato a esprimersi con la musica, ha mescolato blues e rock, le cui note arrivavano dalle Basi americane di stanza a Napoli, in una miscela fuori degli schemi abusati della canzone napoletana; quindi ha spruzzato tutto con il jazz cha abita a Napoli, grazie a Tullio De Piscopo e Tony Esposito e al sound magico di James Sanese. Il linguaggio è uno slang napolamericano che, senza cancellare la tradizione, la ripropone in chiave assolutamente moderna.

E arrivano i grandi successi, che vanno a farsi conoscere dal mondo. Carlos Santana segnala Pino a Bob Marley che, nel 1980, lo vuole con sé in un indimenticabile concerto allo stadio di San Siro, a Milano, davanti a 80 mila persone. Intanto Pino, amico fraterno di Massimo Troisi, scrive le colonne sonore dei suoi film. In Ricomincio da 30 c’è anche un duetto inedito tra loro, Saglie saglie.

Un problema cardiaco lo costringe a una lunga pausa, ma quando torna ritrova il successo: Non calpestate i fiori nel deserto vende 800 mila copie, il Festivalbar lo premia come vincitore, e con Dimmi cosa succede sulla terra si aggiudica nove dischi di platino. Nel 1998 “chiama” 90 mila persone in piazza Plebiscito e l’8 luglio prossimo, con i suoi vecchi compagni di viaggio, ha in programma al San Paolo un nuovo appuntamento, “Vai mo’ tour 2008”.

«A 53 anni, con l’obbligo di fare periodicamente un tagliando salvavita, mi sento come un giovane pieno di entusiasmo», dice Pino, «ma riesco a vivere sereno con la mia famiglia».

Ora Pino Daniele abita a Roma e con il mondo della musica mantiene un distacco ben preciso. «Oggi non si crea più la musica perché venga cantata e suonata, ma perché sia consumata il più in fretta possibile. Il marketing sta rovinando tutto, i cervelloni pensano solo a commissionare suonerie per i telefonini. Le nuove tecnologie imbrigliano le note, perciò io me ne sto ben lontano. Prendere o lasciare, la mia musica resta quella che mi sento dentro».

A giudicare dal triplo album – che vanta le partecipazioni preziose di Giorgia, Noa, Irene Grandi, Al Di Meola, Wayne Shorter – il messaggio è arrivato a destinazione. E alle sue più belle canzoni si aggiungono nuovi momenti musicali già destinati al futuro.

  • Come mai a Napoli sono nati e finiti i neomelodici ma rimane ancora vivo il grande Carosone, e si è perso un po’ per strada quel personaggio straordinario che era Nino D’Angelo, mentre imperversa Gigi D’Alessio?

«Io sono venuto dopo Carosone e, in un certo senso e con grande rispetto, ne ho mantenute le geniali anomalie, ma a Napoli di cantanti grandi ce ne sono stati tanti, penso soprattutto a Mario Merola, che era conosciuto in mezzo mondo, i neomelodici sono stati una meteora, Nino D’Angelo è un grande, e non mi sento di fare altri nomi».

Un silenzio assordante, ma Pino è fatto così: non bisogna leggere fra le righe per capire ciò che pensa. Per questo, probabilmente, dopo trent’anni di carriera, ci regala un bouquet di musica profumata di passato ma che ha sapore di futuro. Buon viaggio, e appuntamento l’8 luglio allo stadio San Paolo.

Che festa, guaglio’!

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 14/05/2008 su Discografia, Interviste. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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