Daniele: «Io e Troisi figli di una Napoli che voleva cambiare»


 

Cinquant’anni di lavoro come autore tv e documentarista di Gianni Minà: è l’omaggio, voluto da Regione Lazio e Comune di Roma, in corso fino a sabato alla Casa del Cinema, una retrospettiva che abbraccia tutti i settori attraversati dal giornalista: lo sport, il cinema, l’America latina, la musica, Cuba, l’intrattenimento tv e i diritti negati. Una maniera per festeggiare insieme il settantesimo compleanno di Minà, il premio alla carriera vinto al festival di Berlino nel 2007 e l’analogo riconoscimento avuto a Siviglia. I documentari e i programmi tv del giornalista vengono proiettati e poi discussi con gli ospiti d’onore. Ieri è toccato a Pino Daniele, presenza ideale per parlare dei grandi raduni musicali, a partire dall’isola di Wight, ma soprattutto per ricordare la puntata di «Alta classe» con Massimo Troisi. Il mascalzone latino, ancora in attesa di sapere dove si farà il suo concerto napoletano dell’8 luglio, si è raccontato con sincerità: «Non voglio fare il simpatico a tutti i costi, un napoletano antipatico deve esistere, lo faccio io. Sono un chitarrista, non un vip, cresciuto, come Troisi, in una Napoli che sognava di cambiare, lottava per cambiare. Oggi che l’immagine della città è al collasso sono tornato insieme con il mio supergruppo anche per dare il nostro contributo alla battaglia volta a restituire alla città la giusta dignità». Daniele ha parlato anche dell’iniziativa «Napoli non è una carta sporca» che doveva essere lanciata oggi con il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, rimandata a data da destinarsi in segno di solidarietà per la morte degli operai di Mineo. Poi all’Auditorium Parco della musica Augusto Enriquez e la sua Mambo Band hanno presentato dal vivo il concerto «Maracaibo Oriental» che verrà replicato il 16 all’Auditorium Rai di Napoli. Lunedì scorso Francesco Rosi, Raffaele La Capria e Antonio Ghirelli erano stati protagonisti alla Casa del Cinema di uno stimolante dibattito che aveva toccato inevitabilmente anche i temi più caldi della «loro» Napoli. E avevano raccontato la generazione di intellettuali del dopoguerra che tanto ha regalato alla cultura italiana, ma anche le loro speranze, i motivi della loro partenza da Napoli e il cordone ombelicale con la città, mai completamente reciso. Sottolineando come i napoletani siano solo in parte responsabili della decadenza della città, «vittime di una politica che ha derubato l’antica Partenope della sua ricchezza, non solo da un punto di vista intellettuale». Sabato la maratona si chiude con il contributo di Frai Betto, Alex Zanotelli e Luigi Ciotti.

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 12/06/2008 su Musica, Notizie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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