Il danielismo senza rivali: da mascalzone latino a galantuomo mediterraneo


 

L’editoriale di Antonio Fiore

 

Da mascalzone latino a galantuomo mediterraneo: va bene che solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma cambiarne tre nel giro di pochi giorni è segno di una metamorfosi. Oppure è segno dei tempi che cambiano, e che gli artisti catturano prima e meglio degli altri. L’artista in questione è Pino Daniele, che in rapida successione ha assestato alcuni colpi da maestro all’immagine del cantautore impegnato e dalle più o meno granitiche convinzioni sia in campo politico che musicale: eccolo, dunque, mentre s’avvicina il concertone-evento dell’8 luglio al Plebiscito, riappacificarsi con quella Lega con cui qualche Sanremo fa aveva incrociato le armi dialettiche definendo il suo leader «un uomo di m…» per avere, il padano Bossi, osato intonare «Maruzzella» in pizzeria. Dopo quattro anni (e una causa persa contro il Senatùr) Daniele ha di recente rivisto il giudizio sul Carroccio, da lui precedentemente definito in un’indignato hit «una vergogna», e con cui ora si dice d’accordo: «Ci vuole la linea dura, sui rifiuti ha preso la giusta decisione ». Pace, pace, pace: «La Lega sta dimostrando di essere un partito più maturo». Però Daniele, a differenza di San Paolo, non si accontenta di essere folgorato sulla via di Damasco una volta e basta: è fresca di agenzie la notizia che Pino ha presentato la campagna «Napoli non è una carta sporca», di cui è coerente testimonial. Un biglietto per il concerto in cambio di un sacchetto di differenziata, idea encomiabile, ma a sorprendere è che al suo fianco ci fosse il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Possibile? L’irriducibile cantore della Napoli del nuovo rinascimento accanto a un’esponente della destra che, attraverso l’emergenza, vuol chiudere con il bassolinismo? Ma l’artista è per definizione uomo libero, e Daniele esercita la libertà secondo coscienza: se la coscienza gli dice che per salvare Napoli la via più breve è la linea di governo, così sia. D’altra parte, perché esigere solo da lui coerenza assoluta in un’epoca in cui persino l’opposizione preferisce il dialogo, e dove Berlusconi da Male assoluto si fa Bene relativo? Per di più, in una regione in cui lo sport più diffuso è l’andare a Canossa per restare incollati alla poltrona, e in cui destra e sinistra «governano ormai assieme », come denuncia scandalizzato il deputato pdl Caldoro? E allora, con un’ultima inversione a U sull’autostrada del successo, Pino completa la svolta buonista invitando sul palco, al concerto dell’8, altri due numi della moderna canzone partenopea: passi per Nino D’Angelo, con cui non ha mai avuto motivi di polemica; ma come spiegare ai fan la scelta di volere al fianco Gigi D’Alessio, rispetto alle cui scelte il Nostro si era sempre collocato agli antipodi; e con cui oggi si gemella malgrado le parole di fuoco avute quando Gigi fu chiamato da Bassolino a esibirsi proprio nella piazza- simbolo (di Bassolino, di Daniele, della nuova Napoli) del Plebiscito? Comprensibile che l’ex arrabbiato cantante di Je so’ pazzo voglia con sé, per festeggiare i 30 anni di carriera, le altre divinità canore della città: ma come la mettiamo con testi come tengo ‘a cazzimma e faccio tutto quello che mi va / pecchè so blues e nun voglio cagna’? Lega, destra, neomelodici: ora che Daniele è cagnato e ha fatto pace con tutti, non vorremmo soffrisse i morsi della solitudine. Come diceva Flaiano, l’importante è lasciarsi un nemico per la vecchiaia.

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 20/06/2008 su Concerti, Musica, Napoli, Notizie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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