Pino Daniele: La camorra, i rifiuti, Bassolino…


 

Entusiasta, combattivo e ironico, come solo lui sa essere: alla vigilia del concerto evento (a Napoli l’8 luglio) e del tour che riunirà le band dei suoi dischi storici, Vai mo’ e Nero a metà, il re del blues partenopeo fa sentire la sua voce su Napoli, sulla politica e sullo stato della musica. Che ormai pochissimi pagano e tanti scaricano gratis da internet.
Secondo lei, esiste ancora un mercato discografico?
No, i dischi non si vendono più. Internet ha ammazzato il mercato e se le case discografiche non fanno fatturato non investono sui giovani talenti. D’altra parte non è che la radio o la televisione promuovano più di tanto quelli che hanno qualcosa da dire. Il sacrificio di prendere uno spartito e studiare sul serio uno strumento non è più sufficiente. In tv è solo una questione di audience, la qualità non paga e in ogni caso non interessa. Per i media funziona solo il motivetto acchiappatutti, il tormentone, magari cantato dal personaggio carino, simpatico e che si fa vedere sui giornali di gossip. Questo non fa crescere la musica. E nemmeno i giovani. La cultura musicale di oggi è quella del rumore da discoteca.
Da musicista napoletano, come spiega il caso Gigi D’Alessio?
Fenomeni come il suo sono sempre esistiti. Magari avevano una popolarità più circoscritta, ma non c’è niente di nuovo. D’altra parte, se D’Alessio ha tanto successo, e non solo a Napoli, ci saranno dei motivi. Il principale è che tanta gente si identifica nel suo personaggio. Lui è quello che ce l’ha fatta partendo dal quartiere e che adesso ha il vestito bello, la casa bella, la macchina bella, la donna bella. Tutto bello.
Qual è il suo giudizio sull’”affare monnezza”?
Al di là dei fiumi di parole, la verità è una sola: la criminalità organizzata controlla ogni centimetro del territorio e sul business rifiuti ha messo le mani da tempo. Non ha alcun senso prendersela con il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, o con la giunta comunale. La scelta di Silvio Berlusconi di tenere il Consiglio dei ministri a Napoli non è propaganda, come dicono in molti. È in realtà un messaggio preciso alla camorra: «Guardate che noi siamo qui, che lo Stato c’è». È la prima volta che lo Stato dà un segno così tangibile della sua presenza. Adesso bisogna vedere come va a finire il braccio di ferro.
Fa specie sentirle dire che è d’accordo con Berlusconi…
Sono un cittadino che pensa che il presidente del Consiglio stia facendo delle cose giuste. Io amo Che Guevara, ma mi sento libero di esprimere la mia opinione. Ci sono cose che non sono di destra, sinistra o centro.
Si sente ancora un uomo di sinistra oppure ha politicamente raggiunto la pace dei sensi?
Ma quale sinistra? Non esiste più.
Lei ha detto più volte di essere cresciuto in mezzo alla camorra.
So benissimo di cosa sto parlando, io da ragazzo ne ho viste di tutti i colori. La camorra nella mia infanzia era ovunque, ma era anche molto diversa da quella di oggi. La manovalanza della criminalità organizzata viene reclutata tra gli extracomunitari, cinesi, albanesi, romeni, africani… Spesso si tratta di gente disperata, disposta a uccidere per una manciata di euro. Io però non sono un politico, cerco solo di mandare messaggi positivi attraverso la musica. E aver rimesso insieme la mia band storica con James Senese, Toni Esposito e Tullio De Piscopo mi sembra una bella occasione per far rivivere delle emozioni che vengono da lontano. Mi auguro che il nostro concerto dell’8 luglio con decine di migliaia di persone serva a far accendere i riflettori sulla Napoli sana e creativa. Che esiste, ma è coperta da una montagna di spazzatura. E poi speriamo in San Silvio (ride, ndr) che ha voluto prendersi a cuore la sorte della città.
Che cos’è l’iniziativa “Napule non è ’na carta sporca”?
Ho risposto all’appello del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che voleva coinvolgere artisti partenopei per risollevare l’immagine della citta. In pratica l’iniziativa funziona cosi: chiunque porti un certo quantitativo di raccolta differenziata in una struttura apposita riceve un biglietto omaggio per il concerto di Napoli. Mi sembra un’ottima idea.
Perché a un certo punto della sua vita ha abbandonato Napoli per trasferirsi a Roma?
Me ne sono andato per riuscire a lavorare, per avere degli spazi compatibili con la musica: dai luoghi per i concerti ai teatri, alle sale di registrazione. Roma è sempre stata un punto di approdo per noi del Sud che volevamo intraprendere una carriera artistica. Negli anni Cinquanta anche Totò ha vissuto nella capitale. A Napoli riuscivi a fare qualcosa solo se ti muovevi nel sottobosco, se andavi a cantare ai matrimoni. E poi non volevo che i miei figli (ne ha tre di 3, 6 e 12 anni, ndr) crescessero in un clima di terrore o con la mentalità che per vivere protetti bisogna entrare in contatto con certa gente.
Si candiderebbe a sindaco di Napoli?
No, non sono adatto a fare politica. Al massimo potrei fare il direttore di una scuola di musica, ma non sono nemmeno cosi certo di essere bravo a insegnare.

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 22/06/2008 su Interviste, Musica, Notizie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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