Tony Esposito: «Dopo trent’anni tutto ricomincia da piazza Plebiscito»


 

«Io e Pino Daniele ci siamo conosciuti in un negozio di dischi.
La città è in ginocchio, perciò bisogna restare uniti»

 

Classe 1950, Tony Esposito è uno dei percussionisti italiani più noti nel mondo. Non  solo per i 5 milioni di dischi venduti con «Kalimba de luna», ma anche per le numerose collaborazioni internazionali. Il Perigeo, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Don Cherry, Gato Barbieri, Brian Auger, Billy Cobham. L’elenco potrebbe essere molto più lungo ma tra i primi posti ci sarebbe Pino Daniele con il quale tornerà a piazza del Plebiscito l’otto luglio. «La storia di questo concerto è indicativa— dice Tony Esposito — Tutte le disavventure legate al posto alla fine hanno dato un segno. Prima il San Paolo, poi l’Ippodromo, poi di nuovo il San Paolo. Alla fine siamo tornati in piazza del Plebiscito. Incredibile. È la magia delle cose. Proprio ieri con Pino discutevamo di questo: il ritorno totale, noi dove avevamo suonato».

Tornate in un momento delicato…
«Siamo portatori sani di napoletanità. Tutti i problemi che ci sono oggi magari avrebbero anche sconsigliato di fare un’operazione del genere. Ma questo è il momento giusto. E non è una cosa nata a tavolino. È incredibile, ma un giorno ho incontrato Pino in un negozio di strumenti musicali e abbiamo cominciato a parlare e poi a suonare. Poi Pino ha chiamato James Senese, che non ha mai perso di vista, e poi ha chiamato Tullio e Joe Amoroso. Rino collabora da tempo con Pino e quindi…».

Ma sul palco siete molti di più. E non tutti della stessa «paranza»…
«Io so che si sono state molte critiche per questo concerto. Ma l’otto luglio ha un significato particolare. Noi ci siamo riuniti e faremo venti date. Bene. Ma il concerto a piazza del Plebiscito celebra trent’anni di carriera è una festa. Ma non solo per Pino Daniele. La città è in ginocchio. Pino voleva dare un segnale forte e diverso. Così ha invitato tutti gli amici che fanno musica ed ecco Giorgia, Irene Grandi. Ma non potevano mancare personaggi come Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo. Così diversi musicalmente da Pino ma altrettanto importanti e forse di più. Questa cosa l’ha voluta lui. Bisogna essere tutti uniti contro le cose che non vanno bene».

Ma è anche un revival?
«È il momento di un ricorso storico. Molti generi sono in decadenza assoluta. Quello dell’8 luglio è un concerto che inconsciamente, quasi di nascosto, ha il desiderio di storicizzare quello che è stato uno dei migliori momenti creativi italiani: il neapolitan power. Un movimento che poi ha avuto una scia lunga e piena di sorprese come Avitabile, Gragnaniello e poi gli Almamegretta, i 99 posse. Il desiderio di riunirci dopo quasi trent’anni non è l’idea di un revival ma la voglia di rapportarsi con le nostre singole esperienze. Pino ha avuto i suoi successi, lo stesso è accaduto a me, a James, a Tullio. Ma la cosa alla quale non pensa nessuno è che ora suoniamo meglio di trent’anni fa. Ora stiamo provando il concerto e vediamo che le canzoni vengono meglio di tanti anni fa. E poi, quando allora io suonavo con Pino, il mio desiderio era soprattutto quello di cercarmi uno spazio che fosse solo mio, lo spazio e il successo di Tony Esposito, al di là di quello della formazione nella quale suonavo. Ora, invece, suoniamo per gli altri, per ragazzi che potrebbero essere nostri figli».

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 30/06/2008 su Concerti, Interviste, Musica, Napoli, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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