Pino Daniele e Friends la notte dei lazzari felici


 

In trentamila al Plebiscito, diretta su Raiuno

«Napule è» in coro con D’Angelo, Giorgia D’Alessio, Avion Travel, Grandi e Civello Si chiude con «Yes I know my way»

 

«Il feeling è sicuro/ quello non se ne va/ lo butti/ fuori ogni momento/ è tutta la tua vita e/ sai di essere/ un nero a metà». Si comincia così stasera, in piazza del Plebiscito e in diretta su Raiuno: mentre cala il buio «ti ritrovi a testa in giù/ perché hai dato/ sempre tanto/ e adesso nun ’o tiene ’cchiù». Difficile tenerlo dentro quel momento, con i papà a dire ai figli: «Io c’ero già il 19 settembre 1981», e i figli a cercare di immaginare che cosa potesse essere il mondo tanti anni fa, e Pino Daniele a inventarsi un futuro ripartendo dal passato, da «quel» passato, ricominciando da 30, anzi da 32 (anni): il 45 giri di «Na tazzulella ’e cafè/Che calore» uscì nel 1976. Tre band, un mucchio selvaggio di ospiti e oltre due ore e mezza di musica per dimenticare mesi di polemiche, incertezze, confusione. Trentamila persone in piazza (c’è ancora qualche biglietto disponibile), tutti in piedi, gli altri fuori, davanti ai maxischermi o a casa a seguire il racconto in tv, sperando che non sia sopraffatto dai commenti degli ospiti di Milly Carlucci: sono attesi Fabio Cannavaro, Ciro Ferrara, Francesca Neri, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani, Tosca d’Aquino. Ma gli ospiti più attesi saranno i lazzari felici che circonderanno l’uomo in blues per il coro di «Napule è»: D’Angelo, D’Alessio, gli Avion Travel, Giorgia, Irene Grandi, Chiara Civello. A Nino, Gigi e Peppe Servillo il compito di aggiungere, se possibile, nuovo appeal rispettivamente a «Donna Cuncetta», «’O scarrafone» e «Terra mia», alle «ragazze» quello di ribadire il contributo già dato, rispettivamente, a «Vento di passione», «Se mi vuoi», «L’ironia di sempre». Vai Pino, «Vai mo’», sottolinea il nome del tour con l’aggiunta dell’anno, 2008, per ricordare che si tratta di un ritorno sul luogo del «delitto», che la più attesa delle formazioni in scena è proprio il dream team di quel disco del 1981, di quella notte ormai mitica in cui, per la prima volta, piazza del Plebiscito fu invasa da decine di migliaia di lazzari felici, duecentomila si scrisse: Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso. Più di qualsiasi polemica, più delle contestazioni a D’Alessio minacciate da qualche frangia di danieliani puri e duri e di qualsiasi protesta, più della spettacolo che si vedrà in televisione, conta quella ritrovata «all neapolitan star band». Durerà non più di una tournée, ma già è un miracolo, e suona così dannatamente bene (le prove parlano chiaro) che chiude un cerchio e forse permette di aprirne un altro. Napoli torna a riunirsi al Plebiscito dopo Mehta e Bolle, stavolta per uno dei suoi figli più amati, più ribelli, più imprevedibili. «Yes I know my way» ribadirà alla fine della serata Daniele, quando tutti i musicisti si uniranno con una potenza di fuoco persino esagerata: ai tamburi Agostino Marangolo e Antonio Golino insieme con De Piscopo ed Esposito, ai bassi Gigi De Rienzo e Matthew Garrison oltre a Zurzolo, alle tastiere Ernesto Vitolo e Gianluca Podio più Amoruso, e poi il sax verace di Senese, Fabio Massimo Colasanti allo ztar, Juan Carlos Albelo al violino e armonica. In mezzo decine di hit, madeleine proustiane, inni del neapolitan power, successi pop più recenti, sino ai brani del triplo «Ricomincio da 30». In bella posizione, nella prima parte dello show, «Quando», accompagnata da un filmato per dedicare a Massimo Troisi la serata, lo spettacolo, il dvd che ne sarà tratto, il coro della piazza che si strozza nella gola: «L’assenza è un assedio» biascicava il poeta ebbro e anarchico Piero Ciampi e mai come oggi l’ironia di Troisi sarebbe servita a raccontarci tutti con feroce lucidità, mai come oggi l’assenza di Massimo è un assedio, almeno per una generazione, forse due. Raiuno promette una presenza discreta, la Carlucci condurrà senza mai salire sul palco, nel backstage, intercettando il via vai dalla scena e aggiungendo un po’ di chiacchericcio per il pubblico televisivo. Rispetto alle serate del San Carlo la chiusura della piazza è stata rafforzata, due le entrate, una sul lato di San Lucia, l’altra a piazza Trieste e Trento. I portatori di handicap entreranno da piazza Carolina. L’apertura dei cancelli è prevista tra le 18 e le 18.30. Vai Pino, vai mo’.

 

di Federico Vacalebre

 

 

Con Nino e Gigi canto di riscatto e di speranza

Napule è le nostre strade che si erano perse e si sono ritrovate. Napule è mille culure, è mille paure. Napule è chi mi ha negato il San Paolo e chi non vede l’ora di poter cantare con me stasera. Napule è «Appucundria», quell’emozione che sentirò nei primi trenta secondi sul palco, quando non ci saranno telecamere che terranno e i ricordi di quel 19 settembre 1981 si confonderanno con l’adrenalina dello spettacolo che deve cominciare, con l’emozione da tirare fuori e da portare «dentro». Napule è ’na carta sporca che deve e vuole diventare pulita, Napule è la musica che Raiuno porterà nelle case degli italiani, il volto e le storie dei guaglioni e degli uomini e delle donne ormai cresciuti che saranno in piazza stanotte, anche se si paga: non potevamo farlo gratis il concerto, nessuno ci ha dato un soldo, avevamo chiesto il San Paolo per questo. E nessuno si aspettava di vedermi ricominciare da trenta, anzi da trentadue, duettando non solo con Giorgia e Irene Grandi, amiche e colleghe con cui ho già lavorato, ma anche con Nino e Gigi, due artisti che per qualcuno avrei dovuto «evitare». D’Angelo è grande, ha un cuore verace e quello che sta facendo a Forcella con il teatro Trianon è importante per la città. Nino oggi è diventato un intellettuale di strada, ma è stato anche il primo neomelodico, ha inventato un genere da cui poi è partito D’Alessio, conquistando mercato e credibilità. Ci volevano nemici, impegnati a combatterci in una faida, con Gigi ci siamo sentiti al telefono, ci siamo fatti una risata, sarà al mio fianco a dire che Napule è tutti i napoletani uniti. Ecco, Napule non è una canzone, per quanto bella, ma una città che vuole rialzare la testa, vuole potersi guardare allo specchio, vuole fare festa per Maradona e Cannavaro, poeti del pallone, ma anche per Muti e per De Simone maestri di una musica di cui siamo orgogliosi. Vuole gloriarsi di Eduardo e di Totò, di Murolo e del San Carlo, e dimenticare i sacchetti di munnezza. Per questo ho collegato il concerto a una campagna di informazione sulla raccolta riciclata, trovando poi al mio fianco la sensibilità del ministro Prestigiacomo. Nel momento delle mille polemiche anche questo ha fatto gridare al tradimento, allo scandalo: Pino Daniele si è buttato a destra, hanno detto. Ma io sono quello di sempre, un nostalgico di sinistra con Che Guevara nel cuore, amico di Bassolino, in molti l’hanno lasciato solo, io no, anzi spero abbia la possibilità di riprendere a lavorare per la città, per la Regione. Ma non è tempo di divisioni ideologiche, e poi le ideologie… Lasciamo perdere, va’, c’è il concerto, c’è la piazza, non è tempo di malinconie, ma di suonare e di cantare. Anema e core, it’s gonna be allright. Tenera sarà la notte al Plebiscito, con la televisione che non invaderà la piazza, ma la porterà nelle case degli italiani, spiegherà ancora una volta, con la forza dolce delle canzoni, che Napule è ’nu sole amaro, Napule è ’na camminata, Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si’ sulo. Ecco, questa non è soltanto la festa di Pino Daniele e del suo pubblico, questa potrebbe essere la sera che mette insieme i mille volti di Napoli, le sue mille facce, le sue mille voci nella volontà di ricominciare davvero, non importa se da trenta o da zero, per i bambini di Napoli: loro solo in futuro della città, per loro ha un senso scommettere che la nottata può passare, che l’emergenza può essere superata, che le divisioni, tra artisti, parti politiche, tifoserie, possono aspettare. Prima bisogna rialzarsi, ritrovare la dignità, perché, come diceva quella canzone, oggi più che mai, Napule ’a sape tutto ’o munno, ma nun sanno ’a verità. Diciamogliela quella verità, mostriamogliela, suoniamogliela, cantiamogliela. Da musicanti, da lazzari felici, da uomini in blues, da mascalzoni latini.

 

di Pino Daniele

 

 

 

«’O scarrafone» a due voci cade il muro della canzone

Quando studiavo al conservatorio San Pietro a Majella scendevo da casa di mia nonna, in piazza della Borsa, e camminavo per vicoli e stradine. Pino Daniele era la colonna sonora di quelle passeggiate, il sottofondo iniziava piano piano, quasi in sordina, ed esplodeva quando arrivavo dalle parti di Santa Chiara. Per me lui, oltre che un maestro, un grande artista, musicista ed autore, è quel suono, quel ricordo, quei primi dischi che ho comprato, quei primi concerti che sono andato a vedere da studente di musica, da ragazzo che sognava di fare quel mestiere. Ci hanno dipinto come nemici, hanno soffiato sul fuoco di una rivalità stupida e meschina, ci ritroviamo insieme sul palco, amici, uniti dalla musica e dalla nostra città. Come lo zappatore della canzone di Libero Bovio, non dimentichiamo mamma Napoli, siamo famosi grazie a lei, le dobbiamo tanto, compreso lo sforzo di mostrarla bella, di mettere balsamo sulle ferite aperte dalle immagini choc che hanno fatto il giro del mondo. Quella che salirà sul palco è una sorta di nazionale della canzone napoletana, con delle assenze importanti certo, ma anche con delle presenze significative. Da ’«O sole mio» in poi, la canzone napoletana classica ha rappresentato per decenni, e forse rappresenta ancora oggi, il testimonial migliore della città nel mondo. Le canzoni di Pino, quelle di Nino D’Angelo, spero anche le mie, da quella tradizione ripartono per dirsi figlie di una storia insuperabile, ma anche del presente, con le sue contraddizioni dolenti e le sue magnifiche sfide. Non vedo l’ora di salire su quel palco, per intonare «’O scarrafone» e dire che un altro, piccolo, muro è caduto: l’unione fa la forza, un concerto è servito a restituire la libertà a Nelson Mandela, come abbiamo ricordato recentemente, un concerto può ridare a Napoli la voce e l’immagine di una capitale culturale. Nessun cumulo di rifiuti può toglierci questo, ma se noi leviamo di mezzo quei cumuli sarà più chiaro a tutti.

di Gigi D’Alessio

 

Insieme in «Donna Cuncetta» per ritrovare l’orgoglio napoletano

 

Pino Daniele ha iniziato come vorrei finire io. Lui viene dal popolo, come me: centro storico o periferia non fa differenza. E ha cantato subito il popolo, povera gente, oppressa, sfruttata, mantenuta nell’ignoranza. Anch’io. Solo che lui riusciva a raccontare tutto questo all’altra Napoli, io no, ci ho provato dopo, ci sto ancora provando. Lui prendeva la chitarra e suonava ”Terra mia”, non aveva paura di parlare di libertà, di raccontare i suoi sogni, i suoi bisogni, di lottare per un futuro migliore. Io parlavo d’amore, e già mi sembrava una parola grossa, prima di arrivare a «Terranera» ce ne ho messo di tempo. Stasera canterò con Pino e per Pino, oltre che per il pubblico della piazza e della tv, «Donna Cuncetta», uno dei suoi tanti capolavori. Quella donna dietro il «tuppo niro» mi ricorda un’altra donna della canzone napoletana, la «Carmela» rosa preta e stella di Salvatore Palomba e Sergio Bruni. In Concetta «ci stanno tutt’e paure ’e nu popolo ca cammina sotta ’o muro». Concetta e Carmela donne di Napoli, simboli di Napoli, forse. La faremo più latina, la canzone, un po’ più veloce, ma senza perdere quel sentimento di nostalgia che prende la vecchia che sogna di tornare guagliona, anzi «caporione». Con Daniele, il suo supergruppo e tutti i suoi ospiti e i suoi musicisti siamo tutti guaglioni, gli anni che passano pesano di meno, almeno per una notte. Quella, magica, in cui Nino D’Angelo canterà con ’o masto e poi scenderà dal palco ad ascoltare le voci di dentro della città. Quella in cui donna Cuncetta avrà una rosa rossa nel «tuppo niro». Quella in cui ritroveremo l’orgoglio di essere napoletani.

di Nino D’Angelo

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 08/07/2008 su Collaborazioni, Concerti, Interviste, Napoli, Spettacoli, Tour, TV. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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