«Cara Italia, mi piaci perché…»


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Amici e musica: Al Di Meola racconta passioni e progetti

 

A gennaio si era presentato davanti al pubblico milanese, al Blue Note, sfoggiando tutta la sua arte, partendo dal jazz per sconfinare in terreni world, con tocchi d’ Italia qua e là. E no, non aveva «strafatto» Al Di Meola, non aveva ecceduto in virtuosismi barocchi come spesso capita ad altri consimili campioni della chitarra. «L’ approccio, e il programma, di domani sera (oggi, ndr) sarà il medesimo», garantisce lui, mentre si avvia a un incontro con i fan in Feltrinelli. Perché Al torna da queste parti, nome di punta stasera del neonato Fly Festival a Bresso. Per presentare tutto il repertorio, le diavolerie magiche con McLoughlin e De Lucia e l’ infinita produzione solista. Tanta fretta di tornare testimonia che il legame con il nostro Paese è sempre forte. A partire dalle evidenti origini, figlio di emigrati nel New Jersey, padre di Benevento, mamma di Napoli: «Quando ero piccolo, in casa si ascoltava in continuazione Caruso». Ma non è l’ italoamericanismo romantico, di facciata che spesso decantano altre stelle Usa, è una liaison che Di Meola ha saputo declinare al contemporaneo, andando a cercare contaminazioni in angoli remoti. In Sardegna, per esempio: «Amo quella terra, la sua millenaria tradizione folk, ero un grandissimo amico di Andrea Parodi dei Tazenda, secondo me una delle più grandi voci del nostro tempo. Che doveva regalarci molte cose ancora, la sua scomparsa è stato un vero dolore». E le grandi voci italiane (di nuovo Caruso) sono la vera passione del chitarrista: «Ero un grande fan di Pavarotti, sogno di fare qualcosa con Bocelli». Poi c’ e la storica amicizia con Pino Daniele: la gigantesca raccolta uscita nell’ aprile scorso «Ricomincio da 30», annovera ben tre duetti: «Lo conosco da 25 anni – dice Al -. Quando ci mettiamo a suonare ci capiamo al volo, aspetto solo di fare un disco intero con lui, appena ne avremo il tempo». Non è da escludere che Di Meola faccia un’ incursione per il concerto al Palasharp di Pino, il 21 settembre. E nemmeno che un giorno faccia l’ emigrante di ritorno, ha più volte detto di voler andare a vivere a Napoli: «Mi sono posto i 65 anni come limite, poi mi ci trasferirò». Ne mancano ancora 11, visto che Di Meola è del ‘ 54. Non è che nel frattempo ritorna con i vecchi sodali McLoughlin e De Lucia? «Se le cose andassero come voglio io sì, ma non dovete chiederlo a me».

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 11/09/2008 su Collaborazioni, Interviste, Musica. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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