«Con noi due un po’ di Napoli a Sanremo»


 

 

Se tra i Campioni c’è il solo Sal Da Vinci a rappresentare la scuola napoletana, tra le Proposte ci sono ben tre giovani «napoletane emigranti». Come Simona Molinari, di cui si è già parlato per il problema di regolamento legato alla sua «Egocentrica», anche Silvia Aprile e Barbara Gilbo, infatti, sono nate all’ombra del Vesuvio, ma cresciute altrove: «Io vengo dal Vomero», racconta la rossa ventunenne Silvia, «e mi sono fatta le ossa cantando all’Otto Jazz Club, un tempietto della musica afroamericana nel capoluogo campano. Ho fatto la gavetta con l’orchestra di Luciano Nini, il jazz mi ha insegnato molto, ma a 12 anni a Milano ho incontrato Mara Maionchi, che ha scommesso su di me e ha iniziato a mostrarmi la possibilità di comunicare a un pubblico più ampio, meno specializzato. Per anni ho fatto avanti e indietro tra Napoli e Milano, poi l’anno scorso, è arrivato ”X Factor”, dove ho ritrovato Mara, con cui avevo litigato. Lei ha riconosciuto la strada che avevo fatto e ha scommesso di nuovo su di me, stavolta da giudice. Ora eccomi all’Ariston, in compagnia nientemeno che di Pino Daniele: mi ha ascoltata e mi ha adottata, ha scritto il pezzo con cui sono in gara, ”Un desiderio arriverà”, ci ha messo la chitarra, qualche vocalizzo, metterà anche la sua faccia. tutta la sua arte, insomma. È un grande, mi ha prestato parole sulle donne che amano che avrei voluto trovare io». Quello che le donne dicono con i versi del nero ha il suono di una ballata melodica con gran spolverio di voce e arpeggi di rock latino. Quello che le donne dicono è «segreti, labbra rosse ma con dignità/ quando lavoreranno, quando ti stupiranno», ma anche un grido «contro l’indecenza, contro chi ruba la speranza». Daniele ha prodotto anche il primo cd della Aprile, in uscita il 20, il giorno del suo assalto al cielo sanremese: «Porta semplicemente il mio nome per titolo e contiene sei pezzi, nati dalla collaborazione come autori tra Pino e Nicolò Agliardi: c’è ”Vento de pasion”, versione spagnola, firmata Augusto Enriquez, del duetto con Giorgia, ma quello a cui tengo di più è ”Però ti sento” che l’uomo in blues ha scritto tutta per me, facendomi anche l’onore di cantare con me. Che posso volere di più?». «Ha voce e grinta», dice di lei il suo mentore d’eccezione: «Mi piace darle una chance in più con la mia presenza a Sanremo e con il disco: lo merita, e chi, come me, dalla musica ha già avuto tanto, deve spendersi per i giovani». Daniele però nel frattempo ha continuato a lavorare sulla propria musica, tanto che il 27 marzo uscirà a sorpresa il suo nuovo album, «Electric jam», anticipato dal singolo «Il sole dentro di me», in duetto con l’ex Articolo 31 J-Ax e seguito da una serie di concerti al Blue Note di Milano al via il 29. Barbara Gilbo è bionda, ha 32 anni, è nata a Torre del Greco, vissuta a Torre Annunziata e a 14 si è ritrovata ragazza madre ed ha «poi tentato la strada dello spettacolo a Roma». spiega lei, ex ragazza di «Non è la Rai», vista in seguito a «Beato tra le donne» di Bonolis. «Ho messo insieme una band di sole donne e, nel 2001, ho incontrato Fabrizio Federighi e Giancarlo Bigazzi, il ”grande maestro” lo chiamo io, che mi ha portata in Toscana e mi ha voluta nella sua scuderia». L’incontro con l’autore (tra l’altro) di «Erba di casa mia», «Rose rosse» e «Vent’anni» per uno strano gioco del destino la conduce proprio a Massimo Ranieri, suo testimonial al Festival: «L’ho ascoltata tra tante ragazze», racconta il cantante-attore, «e mi ha colpito subito. Poi ho scoperto che quella volpe di Giancarlo scommetteva su di lei, a ragione naturalmente. Il cerchio si chiude, Bigazzi è stato fondamentale per il mio successo canoro, ora insieme siamo al fianco di Barbara, rockettara che mi ricorda un po’ la Nannini, ma poi canta da vera femmena napoletana: è erba di casa mia davvero». Già, perché «Che ne sai di me», scritta dalla Gilbo e da Bigazzi con Martelli, è una canzone grintosa in cui la Gilbo si racconta alla figlia, ormai diciottenne: «Lascerò per te questa maschera di lacrime e coriandoli/ ma che ne sai di me, di tutto quello che ho passato e sai per chi, per chi, per te». La foto della partenza ha i colori di «un pomeriggio vesuviano di cui non ricordo il mese e che paese è, chissà se ancora c’è». Poi c’è l’Intercity che la porterà a Roma «pulcinella con la sottana, mezza maschera napoletana femmena». Poi i provini, le audizioni, Cinecittà che non fa più film. Ma «quell’incosciente napoletana» è testarda, «’na prigioniera costretta sempre a splendere» e gioca alla canzone nella canzone: «Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammece ’o passato, simmo nate pe’ cantà», intona con autoironia parafrasando «Simmo ’e Napule paisa’». Nell’album in arrivo, anche un duetto con Luca Madonia.

 

di Federico Vacalebre

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 06/02/2009 su Collaborazioni, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, TV. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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