Napule… era


 

Pino Daniele e la "fatica" di essere fedele alla propria cultura, ai valori che si sono appannati e alla propria missione: far provare emozioni

Non è più quello di Je so’ pazzo e nemmeno Napoli è più quella di trent’anni fa: Pino Daniele è sempre alla ricerca «della canzone che non ho mai scritto» e a 54 anni guarda il presente così: «Viviamo in un consumismo sfrenato, bisogna salvare le tradizioni. Oggi il sabato si va al centro commerciale, una cosa impensabile a Napoli fino a pochi anni fa. Napoli è diventata una della tante città europee dove si cerca di vivere all’americana. Nella mia città si fatica a trovare qualcuno che parli napoletano, mentre a Toronto ho trovato napoletani che parlano come me. Questo significa che quelli che sono partiti hanno in testa una Napoli che non esiste più. La cultura occidentale si sta americanizzando e latradizione non riesce a stare al passo, a rinnovarsi con tanta velocità. È per questo che la stiamo perdendo». Così anche i giovani, che da sempre sono i più attenti ai fenomeni musicali, hanno perso i loro punti di riferimento: «Magari alcuni artisti si legavano a delle ideologie, a delle mode, con un denominatore comune: il fatto di credere che insieme si poteva cambiare il mondo, anche con la musica. Era un momento magico. Oggi si parla quasi di sopravvivere piuttosto di cambiare il mondo».

È un Pino Daniele pacato ma amareggiato quello che incontriamo in occasione dell’uscita di Electric Jam, sei brani come primo capitolo di un progetto che si completerà a novembre, un Acoustic Jamdai contorni ancora incerti. Anche questa volta Pino porta un giovane ospite, proprio nel pezzo di apertura che s’intitola Dentro di me duetta con J-Ax: «La musica per me è una forma di comunicazione e significa scambio con gli altri artisti, specialmente quelli giovani con cui ho spesso lavorato: da Irene Grandi, Ramazzotti, Giorgia, Jovanotti. J-Ax è uno che mi è sempre piaciuto. Uno un po’ strano, tosto, metropolitano. Farlo cantare in un brano di rock mediterraneo melodico è un’idea che mi è venuta incontrando lui a Milano. Mi sembra che il pezzo sia abbastanza "vero": la cosa più difficile oggi è cercare di fare qualcosa di "vero", almeno per quanto mi riguarda».

Quella della genuinità e della qualità e una costante del pensiero di Pino Daniele che non ama la televisione perché privilegia l’apparenza al contenuto e pensa che «l’arte è un’emozione che uno se la cuce addosso come un quadro. La qualità paga sempre e l’importante è far vedere che c’è in quello che fai impegno e serietà. La musica è un forma d’arte e per come la vedo io c’entra poco con la competizione. Ben venga un programma come X-Factor, che comunque è uno dei pochi programmi musicali che si fanno in televisione, ma è la gara che mi sta stretta».

Il sospetto che anche Pino Daniele si sia "piegato" alle logiche delmarketing musicale per questo progetto "sdoppiato" c’è, ma lui fuga ogni dubbio: «Sono un artista legato al concetto, all’album, perché sono nato così. Ho cercato però di adattare il mio percorso e fare quello che ho sempre fatto. Giustamente mi sembrava interessante avere un approccio diverso col mercato: un prodotto che conservasse il concetto, ma aiutasse più la vendita. Così mi è sembrato intelligente dividere il lavoro in due parti rispecchiando un po’ anche la mia duplice vocazione: quella elettrica con radici nel jazz e nel blues e dall’altra parte quella più "da cantautore", più acustica e intima».

Nel mondo che cambia, dove «i valori vengono messi da parte perché le emozioni non fanno fatturato», Pino Daniele è comunque rimasto fedele a se stesso e alla propria indole convinto che il pubblico abbia bisogno dell’arte per ridere, piangere, emozionarsi: «Sono un uomo molto fortunato – conclude – perché sono trentatré anni che faccio quello che voglio.Artisticamente ho sempre rischiato di persona, facendo esperimenti. Anche in questo disco ho adattato il prodotto ai tempi, ma artisticamente non sono cambiato. Non ho fatto altro che ripercorrere la mia esperienza di chitarrista blues girando come facevo una volta con la macchina, il mio amplificatore e le mie chitarre che non faccio portare da nessun altro E ho ripreso a fare quello che facevo all’inizio: il musicante. Io ho un grande rispetto per la musica e per la chitarra. Nel senso che mi hanno sempre aiutato nei momenti difficili».

 

di Andrea Muti

Annunci

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 25/03/2009 su Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: