Pino Daniele il signore del beat


 

Il cuore beat di Pino Daniele ha origini lontane e non sorprende che il nuovo tour europeo, al debutto domenica 19 aprile al Carlo Felice di Genova, lo ricordi con tanta evidenza: «Sì, prima ancora di essere un’anima napoletana, innamorata della proprie radici, rimango il ragazzo che ascoltava Jimi Hendrix al Teatro Brancaccio di Roma. Vengo da quella grande turbina, mi sento di appartenere a un mondo che è stato formidabile nelle innovazioni».

Anche nel coraggio di dire sempre quello che pensava: «Certo, come nel caso di questa catastrofe per le persone che è il terremoto in Abruzzo: l’artista è sempre sensibile, o almeno dovrebbe esserlo, e la musica a volte può sembrare anche fuori luogo, il dolore è qualcosa di molto più tangibile dell’arte. Se davvero pensassi che le canzoni possono risolvere i problemi della gente, suonerei dalla mattina alla sera, non andrei nemmeno più a dormire». Daniele è un cantautore complesso da decifrare: per combattere la crisi del mercato discografico, amplificata da quella economica incombente, ha pubblicato un primo album di sei canzoni, “Electric Jam”, che verrà seguito in autunno da un progetto identico, ma acustico. Dice: «La mia generazione ha dato alla musica una grande importanza sociale. È naturale che chi ha fatto il mio percorso osservi con attenzione ciò che succede intorno. So che Biagio Antonacci, la prima sera dopo il terremoto, ha dato l’incasso del suo concerto per chi ha perso tutto. Quello è un segno di vera sensibilità».

Da Genova, intanto, decollerà la nuova impresa di Pino Daniele, ispirata anche a “Electric Jam”: «È un fatto di sintonia, una città di mare che appartiene al mio carattere. Sono felice di partire da lì e suonare al Carlo Felice: del resto un tempo il teatro era il posto naturale per il rock, Hendrix l’ho visto appunto in un posto simile. Voglio dire: non si deve mai escludere certi spazi, anche nobili, per un sound che viene dagli anni ’50 e ’60 e che ha ancora una grande magia evocativa». Anche Bob Dylan, nel suo imminente “Together Through Life”, si ispira a quel periodo: «È vero, ho ascoltato una delle sue nuove canzoni, “Feel A Change Comin’ Home”, e mi ricorda “Black Magic Woman”.

Dylan è, a suo modo, un bluesman che nasce negli anni della Beat Generation, ai tempi di Jack Kerouack. Ecco, quel genere di cultura, se l’hai vissuta, se ti ha interessato come è successo a me, ti rimane nella pelle. È quel vivere “on the road” che fa parte della dimensione naturale di un musicista. Ogni generazione ha i suoi sconvolgimenti: oggi i giovani bevono tanto e fanno male, noi invece ci facevamo le canne, poi ci sono state derive tragiche come l’eroina e la cocaina. Ma la dimensione artistica e culturale è una cosa ben diversa. Io leggevo i testi di Jim Morrison, ascoltavo The Doors e quando ho suonato con il loro chitarrista, Robby Krieger, mi sono emozionato.

Insomma, quello cresciuto spontaneamente dagli anni ’50 in poi è stato un movimento giovanile che ha contato molto. E che un artista come me non può mai dimenticare». Al punto da andare un scena con un sound più rock che in passato: «Devo essere sincero: penso di aver scritto delle belle canzoni in napoletano, ma non sono sicuro che saprei rifare altrettanto oggi. Ho amato molto la musica di Roberto Murolo, credo che Roberto De Simone sia un genio contemporaneo, ma la tradizione, per me, ormai è un punto fermo che voglio superare. Tornando magari a fare quello che mi ha ispirato all’inizio. E quindi il beat, il rock. Oggi forse non saprei riscrivere pagine belle come “Napule è”, ma quando suono la chitarra è come se cantassi. A proposito, voi a Genova avete un ottimo chitarrista come Bambi Fossati e i suoi Garybaldi, ne sono sempre stato un grande fan, come del resto lo sono di Fossati e della scuola genovese».

In “Electric Jam” c’è un brano intenso, con la partecipazione di J-Ax, “Il sole dentro di me” che suggerisce una nuova vita artistica ed emozionale: «Certamente sono uno che si fa influenzare dagli elementi naturali. Quando c’è il sole sento una grande energia, se piove invece mi sento una schifezza, se c’è il mare respiro: non sono un uomo di montagna, forse solo un po’ di pianura». Nel tour, oltre ai successi come “Dubbi non ho” “O’ Scarrafone”, “Quando” e “Anima”, Daniele riserva molto del suo talento a descrivere donne mai vacue: «Sarà perché ho trovato un angelo che mi sopporta, ha un carattere straordinario, è bella e tranquilla, e io le dedico praticamente tutto ciò che scrivo. La famiglia per me è importante, ho tre figlie e le donne sono così fondamentali nella mia esistenza da ispirarmi, qualche anno fa, anche una band tutta femminile. E poi sono convinto che le donne ormai ci abbiano sostituito».

Sulla vitalità artistica, infine, il cantautore osserva che «si deve al percorso personale, alle persone che si sono conosciute, alla capacità di osservare la realtà. Bisogna stare attenti a non entrare nel meccanismo micidiale di cedere alle richieste del pubblico. Occorre restare se stessi finché si può, finché te lo permettono. Io ho dovuto accettare compromessi, ho sbagliato e mi sono trovato in difficoltà con il mio mestiere. A 54 anni, non accettò più condizionamenti. Se non vi piace, non ascoltatemi».

 

 

di Renato Tortarolo

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 10/04/2009 su Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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