Intervista a Pino Daniele. All’Apollo Theater il prossimo primo ottobre


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Il suo primo album "Terra mia" lo  ha realizzato a 22 anni. Passati con disinvoltura i "cinquanta", Pino Daniele arriva per la prima volta a New York con l’entusiasmo di chi intende affrontare una  platea insolita soprattutto per divertirsi. Nato come interprete della musica napoletana, Daniele si è ben presto lasciato sedurre dai ritmi blues afroamericani costruendo una musica "fusion" che il tempo ha giudicato di successo. All’Apollo Theater, il prossimo primo ottobre, l’artista partenopeo proporrà oltre tre decadi di ritmi inventati e una carriera in cui ha collaborato con Bob Marley, Wayne Shorter, Pat Metheny, Chick Corea, Richie Havens, Gato Barbieri, J-Ax.

Ma attenzione. Daniele non è un musicista arrivato alla fine di un percorso. Il suo ultimo album, "Electric Jam", è uscito lo scorso marzo. Al mini tour Americano seguirà quello europeo. E’ sul palcoscenico, dunque, che Daniele sfida un mercato dove vendere è sempre più difficile.

– Cosa ti aspetti dal concerto del primo ottobre all’Apollo Theater?

"Mi aspetto di suscitare emozioni. Per la mia prima volta mi presento a New York con la mia band e trovo giusto raccontare la mia storia, la mia vita attraverso la musica.  Seguirò un filone cronologico: dall’inizio carriera ad oggi. Quindi, partirò dai brani scritti in napoletano quando collaboravo con Massimo Troisi. Poi, i principali successi, testimoni della mia ampia produzione discografica. Ci saranno "Napul’è" che risale al 1978 e "Io per lei" di dieci anni più tardi. Quindi, i brani del mio ultimo Cd, "Electric Jam".

– All’Apollo Theater porterai qualcuno dei tuoi amici americani come un regalo-sorpresa per il pubblico?

"Vengo con I miei musicisti: Michael Baker alla batteria, Matt Garrison al basso e Gianluca Podio al piano e tastiere. Si, forse ci saranno anche sorprese".

– "Electric Jam" è uscito in primavera, ma non è un album finito. E’ un "work in progress" che concluderai… quando?

"La seconda parte dell’album uscirà nei primi mesi del prossimo anno. E forse faremo anche una versione acustica. Da tempo pensavo di fare un cd tutto basato sulla chitarra elettrica. "Electric jam" mi sta dando belle soddisfazioni e adesso lo voglio approfondire. Il mio percorso è sempre stato a metà strada tra classico e moderno. Sono partito dalla canzone napoletana che ho fuso con sonorità provenienti da culture e radici straniere. La mia musica ha un colore blues, rock, moderno, fuso con la melodia mediterranea. Ho collaborato con tanti musicisti americani, confrontandomi con linguaggi diversi. "Electric Jam" è un album fortemente blues, la canzone c’è, ma vi si suona intorno fino a farla sfumare. E si trasforma e si dissolve in un corpo strumentale".

– Da oltre 30 anni sui palcoscenici. Con il cambio generazionale, oggi, Pino Daniele ha bisogno di pubblicità per farsi conoscere?

"La pubblicità è fondamentale. Ma io scelgo i canali e aspetto il momento giusto per fare le cose che voglio fare. Venire a NY non è per me la realizzazione di un semplice sogno. A NY ci sono venuto molte volte. Negli anni Ottanta, ad esempio, ho suonato nei club cittadini con Gato Barbieri. Non voglio peccare di narcisismo, ma sono un italiano diverso da quello che gli italiani e gli italoamericani sono abituati a sentire".

– Jovanotti ha trascorso l’estate a NY, facendo concerti in piccoli club. Si tratta di un modo nuovo di fare marketing? O solo il desiderio di un artista di ricominciare dalle origini?

"Credo che Lorenzo, con cui in passato ho collaborato, abbia avuto voglia di confrontarsi proprio nel luogo dove nasce il suo tipo di musica. Lui fa una musica molto americana. E’ un altro italiano che vede la sua cultura fusa e trasformata insieme alle altre culture. Io e lui siamo un po’ cittadini del mondo, italiani che arrivano oggi negli Stati Unti, ma che l’America l’hanno già vissuta.  Per quanto riguarda la scelta dei piccoli club la reputo giusta. In passato ho fatto una cosa simile. Piccoli passi che mi permettevano di capire e rinnovare anche melodie antiche facendole diventare moderne".

– Pino Daniele è un artista politico?

"Se politico significa politica della gente, beh, allora sì. Ma non sono dipendente da partiti. Racconto la gente, i sentimenti, l’amore. E’ vero tuttavia, che artisticamente sono nato in un periodo in cui la musica faceva parte della politica e per un certo periodo sono stato un cantautore politico".

– In un tuo album il kefia palestinese è apparso in copertina. Faresti un concerto per la palestina oggi?

"Non so se oggi prenderei delle posizioni ben precise. La musica appartiene a tutti, la considero un patrimonio dell’umanità"

– Hai promosso una campagna sulla spazzatura a Napoli. Sei ambientalista?

"Si, le cause ambientaliste mi stanno particolarmente a cuore.  Se poi si tratta della mia città! Nonostante viva a Roma da anni per ragioni di lavoro, Napoli resta Napoli. Ho promosso quella campagna perchè la musica può anche essere uno strumento di informazione per un miglioramento sociale".

-  Hai un nuovo contratto con la BMG. Che ruolo stanno avendo gli Stati Uniti nei progetti tuoi e della tua casa discografica?

"Dal punto di vista discografico stiamo vivendo un momento di cambiamento. Ma la musica non è in crisi. Le case discografiche stanno assumendo un ruolo diverso rispetto al passato. Oggi, fanno da tramite per il supporto discografico. Per questo sono convinto che bisogna ricominciare  a ricostruire i concerti, che sono momenti di comunicazione straordinari. Dopo New York sarò a Toronto e da febbraio a Londra, Amsterdam e Parigi. Sono contento perchè suonare è quello che mi piace fare. E’ il mio mestiere. Credo che soprattutto oggi sia necessario suonare il più possible. Non bisogna dare alla gente quello che vuole, ma quello che si è".

– Ti senti vecchio?

"Uhmmm… Un po’ vecchio quando mi accorgo che ho i capelli bianchi o quando guardo la data di nascita sulla carta d’identità. L’importante è suonare con la voglia di dare, come ad esempio sanno fare grandi artisti come BB King".

– Carmen Consoli sfida il mercato proponendo brani in siciliano. Tu sembri soffrire del fatto che l’inglese non è la tua madre lingua. Porteresti per il mondo un concerto solo in napoletano?

"Ho esordito proponendo la canzone napoletana, ma alla fine l’ho fusa con l’inglese e l’italiano, ho fatto un gran miscuglio. Negli anni Settanta c’è stato il grande boom della musica angloamericana. Ma proprio fondendo le cose ho creato qualcosa di nuovo".

– Quale il brano a cui sei più legato?

"Decisamente "Napul’è" che ho scritto 20 anni fa e continuo a cantare. Non è mai passata di moda, neppure con il cambio generazionale".

– Stai preparando un video con J-AX. Di che si tratta?

"Veramente è lui che ha fatto un video e mi ha ospitato.  Uscirà a novembre, ma non ho l’ho ancora visto. Con J-Ax sono anni che ci conosciamo, poi ci siamo visti a Milano.  Lui ha cantato un brano all’interno di "Electric Jam" e io ho ricambiato la cortesia".

– Il tuo difetto peggiore?

"Sono un orso. Non troppo disponibile"

– Canti i sentimenti. Hai dedicato una canzone a tua figlia. Che rapporto hai con le donne?

"Ho scritto sempre canzoni per le donne. Vado più d’accordo con loro che con gli uomini.  Ho tre figlie femmine e due maschi. Poi scelgo le persone in base al mio modo di essere"

– I tuoi figli aspirano a diventare musicisti?

"Non sono portati troppo per la musica anche se la vivono dalla mattina alla sera. Studiano altre cose".

– E’ vero che non affidi i tuoi strumenti a nessuno?

"Verissimo. Ci sto attentissimo, sopratutto per non avere problemi tecnici. Non è una questione di sfiducia verso la gente, semplicemente mi piace curare le mie cose da solo".

 

di Lorenza Cerbini

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 11/09/2009 su Concerti, Musica, Notizie, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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