Pino Daniele, ritorno alle radici


È ripartito da Brescia il «viaggio dell’uomo in blues» accompagnato solo da un trio di musicisti.
Un concerto che rappresenta il coronamento ideale della ricerca di una dimensione di musicista puro, aggrappato alla sua vibrante chitarra

 

Il viaggio dell’uomo in blues è ripartito ieri sera da piazza Loggia: Pino Daniele ha scelto Brescia come prima tappa del suo tour estivo, ma nonostante la temperatura equatoriale della serata la risposta dei bresciani è stata piuttosto «tiepida». Erano infatti meno di un migliaio gli spettatori che hanno scelto di non mancare a questo debutto del grande musicista partenopeo, seconda proposta di un cartellone partito lunedì sera con Vinicio Capossela ma che fino all’8 settembre, data in cui arriverà il nuovo spettacolo di Dalla e De Gregori, lascerà il centro storico praticamente sguarnito di eventi musicali di rilievo.
Impossibile, di fronte alla ristretta platea radunatasi all’ombra di palazzo Loggia, non tornare con la memoria alle folle che riempivano piazze e palasport nel periodo di massima popolarità di Pino Daniele, soprattutto in quegli anni ’90 segnati da dischi di enorme successo come «Non calpestare i fiori nel deserto» o «Dimmi cosa succede sulla terra».
Un’epoca segnata da un flirt deciso con il mondo del pop, da duetti con star come Giorgia, Jovanotti o Irene Grandi, che furono in qualche modo funzionali ad un rilancio popolare in grande stile. Poi, con gli anni 2000, è riemersa la voglia di ritrovare la sintonia con l’ispirazione ed il bagaglio musicale degli esordi: una sorta di ritorno alle radici e ad una dimensione di musicista puro nel quale in fondo questo concerto rappresenta una sorta di coronamento ideale. «Quello dell’intrattenitore non è il mio ruolo – ci ha confessato Pino alla vigilia del debutto bresciano -. Oggi voglio comunicare come musicista, come strumentista, non come personaggio».
Insomma, nonostante i recenti duetti con gente in fondo lontana dal suo mondo come J-Ax o Gigi D’Alessio, il Pino Daniele contemporaneo sembra essersi quasi volontariamente allontanato dal dominatore di classifiche e di playlist radiofoniche che ha imperversato nell’ultima decade del secolo scorso per tornare ad avvicinarsi al ruspante sperimentatore degli esordi, quello di album come «Nero a metà» che ancor oggi sono giustamente considerati insuperati dai fan più fedeli ed attenti.
Ed è proprio questo il pubblico che oggi sembra essere rimasto ad applaudire il ritorno di Daniele alla sua dimensione più squisitamente mediterranea, caratterizzato anche dalla scelta di ridurre la formazione all’osso e di presentarsi sul palco quasi senza rete: la sua chitarra, la batteria di Agostino Marangolo, il contrabbasso di Rino Zurzolo, vecchi collaboratori fin dai tempi del nuovo «Neapolitan Sound», e le tastiere di Gianluca Podio. I compagni ideali per un viaggio fra le tappe principali e maggiormente suggestive di un repertorio ormai ultratrentennale, che già nell’inizio ha chiarito le intenzioni, vista la partenza con «A me me piace ‘o blues» seguita da «Che male c’è». E cosa volesse fare lo si è intuito anche dai lunghi a solo della chitarra ad arricchire classici come «Je so’ pazzo» e «Anna verrà», «Napule è», «Io per lei» per concludere con la dichiarazione d’intenti «Sono un cantante di Blues». Un nuovo Pino Daniele o forse l’originale che è piaciuto molto ai suoi fan.

 

di Claudio Andrizzi

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 15/07/2010 su Concerti, Musica, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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