Il nuovo disco: i duetti, le voci di Mina, Battiato, Biondi e il rap di J Ax tra blues e vecchi successi


 

Pino DanieleSuono, titolo e immagine di copertina sono un tuffo in quegli anni Settanta in cui si è forgiato ed è diventato l’uomo in blues della canzone italiana, anzi, da oggi, il «Boogie boogie man». Complici fondamentali sono un manipolo di nuovi e vecchi sessionmen dal sound caldo e brillante, ma anche «quattro voci speciali davvero: «Suonare la chitarra per Mina è il sogno di tutti, se poi canta ”Napule è” io mi squaglio», racconta Pino Daniele, cinquantaseienne in felpa, jeans e sneakers, tornato nei negozi con un cd grintoso, che rilegge schegge del suo canzoniere migliore nell’ottica del blues, del suono elettrico e vibrante, dell’amarcord che non sconfina nella nostalgia canaglia. «Con Mina ci siamo sentiti solo al telefono, lei ha già inciso cose mie, mi ha detto di amare alcune delle mie ballate più veraci. Che posso dire io di Nostra signora della canzone?». E chi può farlo, anche se le vocali larghe di The Italian Voice cozzano ogni tanto con il dialetto schietto del mascalzone latino, che ha arruolato Battiato per «Chi tene ‘o mare», che diventa «Chi avu ‘u mare» nei versi tradotti in siculo sottolineati da una magistrale chitarra da Santana del Vesuvio: «Franco per me è un maestro, e non solo di musica, anche se non abbiamo mai passato una giornata insieme». Molto meno virtuali gli incontri con Mario Biondi e con J Ax: il primo incrocia il suo vocione bassissimo con il tono altissimo del padrone di casa per una rinnovata «Je so pazzo» più black della midnight, il secondo bissa il duetto di «Il sole dentro» e si misura in una nuova riscrittura di «Yes I know my way» dopo il mega-best seller del 1998 griffato Simple Minds: tra scratch e inserti hip hop che forse non convinceranno i puristi danieliani, l’ex Articolo 31 rappa della fedeltà alla linea dell’amico partenopeo, «vent’anni dopo con la stessa rabbia intatta proprio come negli anni ’80», ma senza diventare passatista: «J Ax, come Fabri Fibra, è un poeta metropolitano. Loro sono i cantautori di oggi, dicono le cose che noi non riusciamo più a dire», lo loda Pino. Pur tonico nel semplicissimo giro di boogie che dà il titolo al singolo e all’album, incrocio saturo di elettricità tra Canned Heat e ZZ Top «per raccontare un uomo che dice quello che vede e qualche volta ci crede, che dice quello che sente e ogni tanto se ne pente», il nero a metà si dice «pessimista cosmico, così se succede qualcosina di buono sono felice. Non chiedetemi di parlare di politica, si fa ancora in Italia? La gente di spettacolo che oggi sciopera contro dei tagli criminali è molto più seria e responsabile di chi ha ridotto l’Italia in queste condizioni. Non c’è saltimbanco che non abbia più dignità di chi ci sta consegnando un futuro nero come la pece. Io ho cantato in piazza del Plebiscito pensando che la crisi dei rifiuti potesse essere risolta e, invece… Munnezza dovunque, non solo nelle strade». «It’s a beautiful day» è il secondo inedito, ma ad esorcizzare lo stato delle cose, con la batteria di Omar Hakim, il pianoforte di Rachel Z, il sax del redivivo Mel Collins, il basso di Matthew Garrrison e le tastiere del «maestrone» Gianluca Podio, arrivano classici del calibro di «A me me piace ‘o blues», «Uè man», «Che dio ti benedica», «Nun me scuccià»: «Dite pure che non so più scrivere cose del calibro di ”Napule è” e ”Terra mia”: è vero, l’ho già fatto, resistono al tempo, le cantiamo ancora insieme. Oggi quei sogni non esistono più, io vivo diversamente e sono un suonautore, invitato da Eric Clapton al suo festival di Chicago con la crema dei chitarristi del mondo. Ora che la musica è finita, almeno come capacità di socializzazione oltre che come business, resta l’emozione: il mio sogno è portare Manolenta quest’estate a Napoli». Napoli, eccola: «Succede tutto qui, e tutti mi chiedono di cantarla. Ma che scrivo ”Mara perché sei andata via?”. Oppure ”Caro Caldoro leva la munnezza dalla strada”? Canto di Bocchino e Cosentino con la rima già pronta? Ho scritto canzoni che sono diventate proprietà collettiva di una generazione con cui condividevo sogni e bisogni. Ho scritto senza partito e padrone cose di sinistra-sinistra. Ma cos’è la sinistra oggi? E la destra, vogliamo parlarne?». E la Lega, è sempre «una vergogna» come denunciava «’O scarrafone»? «No, perché sono tutti una vergogna». Ieri Fazio e Saviano volevano il lazzaro felice a «Vieni via con me» per intonare «Napule è», ma un concerto in diretta su Rds gli ha impedito di accettare l’invito: «Io sono nato nella camorra. La conosco, l’ho vista cambiare e sono convinto che più dell’esercito, per vincerla, serva l’educazione civile che le denunce di Saviano stanno costruendo. Ma, mi chiedo, se l’autore di «Gomorra» fosse pericoloso come lo sono stati Falcone e Borsellino» non l’avrebbero già fatto fuori?». E poi, parlando delle contraddizioni del Paese: «Chi produce lo show di Fazio?». La Endemol, di cui è azionista Mediaset, la risposta sottintesa dal boogie man pessimista cosmico.

 

 

di Federico Vacalebre

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 23/11/2010 su Collaborazioni, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Recensione. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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