Napule è… blues con Daniele & Clapton


Concertone benefico della supercoppia il 24 giugno, richiesta la curva del San Paolo

 

Pino DanieleEric Clapton

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Napule è… blues, soprattutto se l’uomo in blues, il mascalzone latino, il lazzaro felice incontra la mano sinistra di Dio, sua maestà Slowhand, mister Blues come lo ebbe a definire uno che di queste cose se ne intende, Chuck Berry. Appuntamento il 24 giugno, anche se non è ufficiale, anche se manca la concessione definitiva della curva del San Paolo (nessun rischio per il sacro manto erboso che non sarà calpestato dal pubblico) alla supercoppia Pino Daniele & Eric Clapton, ma non la finalità benefica dell’evento: il concerto, che non sarà ripreso dalle telecamere per esplicita richiesta del rocker britannico, raccoglierà fondi, attraverso una fondazione salernitana, per comprare una tac al Pausilipon, l’ospedale oncologico infantile di Napoli. Unico musicista presente ben tre volte nella Rock Hall of Fame (con gli Yardbirds, con i Cream e da solista), il sessantaseienne chitarrista di Ripley non ha mai suonato a Napoli, ma il 31 ottobre 1985 si è esibito al Palamaggiò di Caserta con il tour dell’album «Behind the sun», documentato, per quel che riguarda i giorni italiani, anche da un bootleg di ben 12 lp (erano ancora gli anni del vinile). «Eric non ha un buon ricordo di quella sera, dovremo mostrargli il lato migliore della nostra terra», racconta un Pino Daniele entusiasta come un bambino. «Per me suonare con lui è un sogno che si realizza», confessa, ricordando per quanti anni ha portato nella custodia della sua chitarra un articolo in cui il bluesman bianco per eccellenza diceva di amare la sua musica: «Poi ci siamo conosciuti, in giugno mi ha invitato a suonare, unico italiano, al suo ”Crossroads festival” a Chicago, l’idea di portarlo a Napoli, di incrociare le nostre sei corde, di fare musica insieme sotto le stelle di Fuorigrotta mi riempie di emozione, di felicità. Mi faccio un grande regalo, ma in qualche modo lo faccio anche alla mia città, che non ha molti motivi per sorridere di questi tempi». In attesa dell’Ok da parte del presidente De Laurentiis, nella speranza che non vada perduta una simile occasione (per Clapton come per Daniele si tratterà dell’unico concerto della stagione, cercare un’altra location sarebbe problematico), la macchina organizzativa sta per mettersi in moto, nella convinzione che l’evento richiamerà pubblico non solo dalla Campania. Nessuna richiesta di fondi alle istituzioni, il manager Ferdinando Salzano confida solo nella collaborazione più veloce possibile per la concessione dello stadio, in modo da far partire la macchina promozionale e le prevendite. Clapton ha già firmato il suo contratto, dovrebbe esibirsi per almeno una quarantina di minuti, Pino sta mettendo in piedi una band con fidi musicisti del calibro di Omar Hakin e Rachel Z e aspetta che il nuovo amico gli mandi «la lista dei pezzi da suonare insieme. Arriverà a Napoli reduce dalle serate di tutto esaurito alla Royal Albert Hall di Londra, in cui avrà spesso al suo fianco un altro mito del calibro di Stevie Winwood. Ha accettato lo show per il rapporto che si è instaurato tra di noi, ma anche per la causa, a cui è particolarmente sensibile. Inutile dire che qualsiasi dei brani del suo repertorio sarà una manna per me, per la mia band e per gli ascoltatori. Se dovessi scegliere un brano direi ”Crossroads” dell’era Cream, per non dire ”Layla”, uno di quei brani che mi ha mostrato la strada del blues, del rock, del mio mestiere». I due divideranno anche una jam session sulle canzoni del «Boogie boogie man», ultimo nomignolo acquistato dall’artista partenopeo grazie al titolo del suo più recente album: «Anche qui la scelta sta a lui, a me piacerebbe ascoltare il suo tocco su ”Napule è”, e credo che se ne verrebbe giù lo stadio di applausi e di commozione, ma anche in ”Uè men”, più blues. Tutto il concerto sarà più blues, un ritorno al passato, senza naturalmente lasciare a casa le melodie veraci che mi porto indietro da sempre o quasi, come ”Quando” e la stessa ”Napule è”». Per chiudere una curiosità: il chitarrista inglese, definito per il suo tocco come «God», il dio dello strumento, ha messo al’asta propio ieri settanta chitarre e settanta amplificatori di sua proprietà da Bonham’s, a New York, per finanziare il Crossroads Center, la sua struttura di riabilitazione dall’alcol e dalla droga – problema che lui ha conosciuto in prima persona – ad Antigua.

 

 

di Federico Vacalebre

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 10/03/2011 su Collaborazioni, Concerti, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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