Io & Clapton nella notte degli «uomini in blues»


Pino Daniele racconta il concerto del 24 giugno con «Manolenta». Si terrà allo stadio di Cava, troppo complicato ottenere il San Paolo

 

Eric Clapton & Pino DanieleIl conto alla rovescia ormai è iniziato, e davvero non vedo l’ora di incrociare la mia chitarra con quella sacra di Mister Manolenta, di sua maestà Eric Clapton. L’appuntamento è per il 24 giugno, ma allo stadio Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni, invece che al San Paolo di Napoli, come avevamo sperato, come avevamo chiesto. Purtroppo per riaprire alla musica lo stadio che fu di Maradona e oggi è di Cavani, serve tempo, mi dicono che Aurelio De Laurentiis e la società si sono mostrati disponibili e interessati, ma il tempo a disposizione è poco, così il dado è tratto, e torno a Cava, in uno stadio che conosco bene e dove ho suonato spesso, anche con un altro dei chitarristi più grandi del mondo, Pat Metheny. Stavolta ci porterò «la mano sinistra di Dio», il bluesman bianco più importante del mondo, uno dei miti della mia giovinezza, e non solo mia. Eric l’anno scorso mi ha fatto l’onore di invitarmi, unico italiano, al ”Crossroads Festival” che organizza a Chicago, con la crema della scena chitarristica e blues internazionale: B.B. King, Bert Jansch, Buddy Guy, Jeff Beck, Jimmy Vaughan, Joe Bonamassa, John Mayer, il mitico albino Johnny Winter, Robert Cray, Stephan Grossman e gli ZZ Top, le barbe più lunghe e più rockettare del Texas. Roba da far tremare i polsi a uno che, come me, si era definito l’uomo in blues e in quel momento si trovava in mezzo a tanti uomini/blues, a partire da Clapton, naturalmente. A distanza di un anno da quell’esperienza, tocca a me invitare l’ex Cream a Napoli, vabbè a Cava de’ Tirreni, che però è quasi la stessa cosa, ed è un posto dove hanno suonato Vasco e Pink Floyd, Dylan e Tina Turner, Clash e tanti altri, visto che nel capoluogo di regione, in quella che dovrebbe essere la capitale del Sud, insieme a tanti problemi ben più gravi manca anche uno spazio per la musica, anzi mancano spazi per fare musica, e non penso solo ai megaconcerti. Tra quei problemi ce n’è uno a cui noi, alla nostra maniera, contribuiremo: il concerto si intitola «In aid of children» perché useremo parte dell’incasso per l’acquisto di una tac per il centro di oncologia pediatrica del Pausilipon, un ospedale di Napoli, e per sostenere e finanziare le attività della fondazione Open Onlus. Torno a Napoli: vabbè a Cava de’ Tirreni, dopo il concertone dell’8 luglio in piazza del Plebiscito con il supergruppo e i superospiti, non potevo certo volare basso. E difficilmente potrei volare più in alto, incrociando le mie sei corde con quelle del mio ospite d’eccezione. A proposito, lo sapete che per aiutare il Crossroads Center, il centro di disintossicazione che ha aperto ad Antigua, Clapton ha appena messo all’asta a New York 75 chitarre e 50 amplificatori della sua collezione incassando la bellezza di 2 milioni e 150.000 dollari? Ma torniamo alla musica: Eric arriverà un giorno prima e solo allora proveremo insieme, decideremo che cosa suonare insieme e che cosa separati, dove uniremo i nostri strumenti e dove le nostre voci. Per lui sarà l’unico concerto italiano dell’anno, un vero evento, insomma, e da evento è anche il fatto che si appoggerà in tutto e per tutto alla mia band: Rachel Z. alla tastiera, Gianluca Podio al piano e le tastiere, Omar Hakim alla batteria, il giovane talento Solomon Dorsey al basso e al contrabbasso, speriamo di poter avere la disponibilità di un vecchio amico come Mel Collins ai sassofoni. Io sono pieno di voglia di suonare, anche se è difficile occuparsi di musica mentre dai tg si alternano le notizie della guerra in Libia a quelle dello tsnunami in Giappone con conseguente dramma nucleare. Anche Slowhand è entusiasta, anche perché gli ho promesso di spiegargli Napoli, la città, anzi la terra dove la mia chitarra affonda le sue radici e trova il suo sound, «il paradiso abitato da diavoli» di cui ha tanto – nel bene e nel male – sentito parlare. E lo farò con l’entusiasmo di un lazzaro felice, di un artista che realizza uno dei sogni della sua carriera. Era tanto tempo che non mi sentivo così. Certo, peccato per il San Paolo, ma nella vita non si può avere tutto e nel vedere il manifesto che annuncia il mio concerto del 24 giugno con Eric Clapton mi sembra di aver già avuto abbastanza. E molto darò, statene sicuri. Vi aspetto allo stadio di Cava, guagliù, Napule è anche un viaggio di qualche chilometro per cantare, suonare e vivere al massimo, quella notte. E sempre.

 

di Pino Daniele

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 22/03/2011 su Concerti, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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