Pino Daniele: io al San Carlo? Perché no


“Sarebbe emozionnte. Napoli punti su Forum e regate. Avitabile? Il più grande conoscitore di parlesia…”

Jeans, scarpe da ginnastica e una chitarra in mano, così come ritratto sulla copertina del suo nuovo album «La Grande Madre», nei negozi da oggi, martedì. Pino Daniele si rimette in «viaggio» e questa volta lo fa da solo, da indipendente, con la sua etichetta discografica Blue Drag. Dopo averlo ammirato l’estate scorsa allo stadio di Cava de’ Tirreni al fianco di Eric Clapton, il «mascalzone latino» il 31 marzo e il 1° aprile sarà in concerto al Palapartenope. Scrive nelle note introduttive del disco che: «La Grande Madre è il sangue misto della musica… l’Africa per me è la grande madre, come la mia terra, il Sud tutto, i Sud tutti».

La grande Madre è anche Napoli? Una Madonna nera ancora tutta da scoprire?
«Certo, ciascuno di noi può interpretare quel che sente, come quando in cielo osserviamo una nuvola che acquista forme diverse nell’anima di chi la guarda. La madre è la nostra generatrice ma anche la generatrice dell’etnia che noi viviamo quotidianamente».

Etnie, radici, tradizioni, che negli ultimi anni sembrano confondersi tra loro, massificandosi.
«Purtroppo è proprio così, un fenomeno inarrestabile. Già nel ‘97 lanciai quest’allarme o meglio questa considerazione».

C’è un rimedio?
«Ma, non saprei, credo che ciascuno di noi dovrebbe cercare una zona riservata per tirare fuori e preservare le proprie etnie. La Grande Madre è la ricerca dell’energia generatrice, è la Terra che noi dovremmo rispettare, aiutare e conservare, con piccoli sforzi».

Sono mesi che Napoli prova a rimettersi in sesto con una nuova amministrazione cittadina. La Napoli del futuro può essere quella del Forum delle Culture o dell’America’s Cup? Avverti quest’aria di cambiamento pur vivendo a Roma?
«Sì, l’ho avvertita con l’arrivo del nuovo sindaco: vedo qualche miglioramento e un’energia positiva. Attenzione, parlo di cambiamento e non di crescita perché Napoli è già una grandissima entità che in questo momento aveva bisogno di un sindaco come de Magistris, così come una volta è stato con Bassolino».

Bassolino?
«Proprio così, non gettiamo sempre via le cose passate. Noi napoletani ‘na vota l’aizzamm in cielo e dopo ‘e vuttam ‘nterra, un attimo prima sono i nostri eroi, un secondo dopo i nostri nemici; anche a Maradona è successo, forse sono l’unico che per ora si è salvato».

Come dice il proverbio, «passato il santo passata la festa»?
«Esatto, Napoli ha vissuto un momento politico difficile con un governo centrale che remava contro e che si faceva vedere in città solo durante le varie emergenze e per farsi un po’ di pubblicità. Anche Roma, Milano, hanno le loro difficoltà. Non sopporto che di Napoli si pubblicizzi solo ciò che è negativo. Bisogna capire che ci saranno sempre momenti belli e brutti, personaggi comodi e scomodi, è un equilibrio da trovare. Speriamo che il Forum e le regate migliorino anche la città».

Verrà a vedere qualche regata?
«C’è Mascalzone Latino? No? Vi rendete conto. Che peccato, una barca napoletana che poteva gareggiare in casa, un’occasione persa: siamo proprio rovinati, questa è la dimostrazione della grande crisi mondiale».

Ha suonato in piazza del Plebiscito e allo Stadio San Paolo. Ma ha mai pensato di organizzare un evento al San Carlo?
«Sto valutando l’ipotesi, sarebbe davvero un’esperienza molto emozionante, devo però sentire una sintonia, un’occasione giusta».

Nel tour «Vai mò» nel 2008 richiamò gli amici Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, James Senese, Joe Amoruso. Oggi, dopo un po’ di tempo si è ritrovato con Enzo Avitabile, risuonando anche con lui nel brano che apre il suo nuovo album «Black Tarantella» intitolato «E’ ancora tiempo». I veri e vecchi amici resistono al tempo e nel tempo?
«Direi di sì. Enzo ha fatto parte della mia storia. Ci conoscevamo da prima del disco "Terra mia"; eravamo adolescenti quando facemmo un gruppo insieme, i Batracomiomachia. E’ lui ‘o Viciè a cui mi rivolgo nella canzone "O frà", anche perché bisogna che si sappia che Enzo è il più grande conoscitore di Parlesia, per questo gli ho chiesto una scheda su questa lingua misteriosa che poi ho pubblicato nel disco. Ci siamo persi di vista negli anni, ma l’affetto è rimasto. Noi napoletani abbiamo il vizio di inciuciare tra di noi, ma anche questa è una forma di affetto e di bene».

 

di Carmine Aymone

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 21/03/2012, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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