Pino Daniele infiamma il Palapartenope prima "Terra mia", poi la superband


Primo dei sei concerti del cantautore nella struttura di Fuorigrotta: comincia da solo, poi si aggiungono gli amici e i componenti della superband. Pubblico in festa. Assente Raiz per motivi religiosi, ma ci sarà nei prossimi show

L’attacco è su "Terra mia" e a pensarci bene non poteva essere diversamente. Sono le 21.15, Pino Daniele è sul palco, l’inseparabile chitarra tra le mani. Assordante ovazione. L’artista è visibilmente emozionato: "Scusate, sono tanti anni che non canto certe canzoni".

E la canzone che sceglie per aprire il primo dei show al Palapartenope è anche il suo primo successo. Un brano scritto quarant’anni fa e poi incluso nel primo album intitolato proprio "Terra mia". A tutt’oggi, se non il suo brano più famoso, certamente – insieme a "Napule è" – quello più rappresentativo. Perchè parla della sua città, anzi meglio, della sua "terra". L’ha scritto a 17 anni, l’ha pubblicato a 22 e adesso che ne ha 57  – e molto successo e molte contraddizioni alle spalle – è ancora la "sua" canzone. Che stasera suona come un saluto e una celebrazione. Dell’artista e della città in cui si è sempre identificato e a cui con questi sei concerti vuole rendere omaggio.

Segue "Qualcosa arriverà" ed è inevitabile pensare a Massimo Troisi: era nella colonna sonora del film "Le Vie del Signore sono finite" e stasera, più che una canzone d’amore, sembra un inno all’amicizia. Subito dopo "Lazzari felici", uno dei vertici della sua produzione. "Siamo lazzari felici, gente che non trova pace". 

Per "Putesse essere allero" e "Je sto vicino a te", Pino viene raggiunto sul palco da Tullio De Piscopo. Il vecchio amico lo abbraccia e scoppia un fragoroso applauso. Più tardi canterà "Stop Bayonne", il suo più grande successo, scritto per lui da Pino Daniele. Un abbraccio anche per James Senese, che viene presentato con le parole "Napoli Centrale". E’ il nome della gloriosa band di Senese ma anche una fiera affermazione identitaria.

Ma quella che va in scena al Palapartenope non è una bieca operazione nostalgia: anzi, niente di più lontano da tutto ciò. Ma sembra semplicemente, più che un viaggio nel tempo, una full immersion nell’essenza dell’arte di Daniele, nel cuore pulsante della sua ispirazione primigenia. Il pubblico è in perfetta sintonia con questo spirito, l’entusiasmo è alle stelle. Ma forse si tratta di qualcosa di più: la vibrante, perfetta identificazione del pubblico con l’artista.

De Piscopo è il primo dei vecchi amici che raggiungono Daniele sul palco. Seguiranno James Senese, Antonio Onorato, Enzo Gragnaniello, Tony Esposito, Joe Amoruso: ciascuno protagonista di un suo set e poi tutti insieme. Manca, ma soltanto per stasera, Raiz: è un ebreo osservante e rispetta lo shabbat, il divieto di lavorare dal tramonto di venerdì al tramonto di sabato. Ma sarà sul palco il 29 e 30 dicembre e il 5 e 6 gennaio (non il 4, di nuovo venerdì).

Intanto lo spettacolo va avanti. Pino lascia molto spazio a Onorato e Senese, il contrabbassista Rino Zurzolo esegue in solitudine un brano strumentale, Tony Cercola interviene ai bonghetti. Il pubblico canta e batte il ritmo con le mani accompagnando con cori appassionati "Quanno chiove", "Je so’ pazzo" e gli altri pezzi: praticamente l’intero concerto. Con Onorato, Daniele duetta su "’O scarrafone": due chitarristi che sanno il fatto loro.

Man mano che la serata procede, è sempre più chiaro che non si tratta di un vero e proprio concerto di Daniele, ma che sul palco c’è un’intera generazione di musicisti napoletani di cui Pino è soltanto il più famoso. Senese canta da solo "Campagna" e "Simme jute e simme venute", dal repertorio di Napoli Centrale, poi duetta con Pino e si unisce alla band. Con l’amico d’infanzia Enzo Gragnaniello, Daniele canta "Senza voce" (scritta da Enzo) ed Enzo ricambia cantando "Cammina cammina" (scritta da Pino). E poi, insieme, "Donna Cuncetta", con assolo di  Onorato: altro vertice dell’arte di Daniele, Donna Cuncetta è un personaggio che parla per un’intera città.  "Ma vi rendete conto – dice Daniele al pubblico, indicando Gragnaniello – che questo ha fatto le elementari con me?".

Arriva Tony Esposito: "Un altro grande amico mio, ma è molto timido. Quindi parlo solo io, ma per lui è meglio così, se no diremmo un sacco di cose sconce". Poi lo lascia solo sul palco ed Esposito attacca "Kalimba de luna".

Ma, come il concerto procede, è sempre più chiaro che il gioco è questo: i musicisti sul palco si scambiano le canzoni o intervengono nelle canzoni altrui. Quella che va in scena è la plastica rappresentazione della fine di ogni rivalità, vera o presunta. Gli artisti che rinunciano al proprio narcisismo. La musica e l’amicizia che prevalgono sull’ego.

Tra i musicisti in scena vanno citati anche Rino Zurzolo, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Gianluca Podio, Valentina Crimaldi, Elisabetta Serio. Suonano e si divertono nelle più diverse combinazioni. Nessuna delle canzoni per cui Daniele è diventato famoso manca in scaletta, ma c’è anche qualche brano della produzione più recente. Dopo la cavalcata finale ("A me me piace ‘o blues", "Yes I Know My Way" e "Tutta ‘n’ata storia", che dà anche il titolo allo show) gli inevitabili bis su "Quando" e "Napule è".

 

di Ottavio Ragone e Antonio Tricomi

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 29/12/2012, in Collaborazioni, Concerti, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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