Napoli, guerra del Plebiscito. Artisti in fuga, Ligabue sceglie Salerno


 (31 maggio 2013)

Mentre Sovrintendenza e Comune si contendono la piazza simbolo del fu rinascimento napoletano, artisti in fuga.

Napoli. Fatti scappare i buoi (Pino Daniele e Mark Knopfler) poi chiusa la stalla (piazza del Plebiscito, che spesso è ridotta peggio di una stalla e non dal suo uso come cornice di concerti, ma dell’incuria, come Palazzo Reale, peraltro), il soprintendente Cozzolino agita il fronte del palco, anzi lo fa scappare da Napoli. Che già è fuori dal circuito dei grandi concerti priva com’è di spazi adatti.

Piazza del Plebiscito, simbolo del rinascimento bassoliniano, è stata negli anni delle vacche grasse contenitore di storici free concert e dirette televisive. Poi, con la crisi, ha visto spengersi ogni luce e crescere le erbacce: senza euro non si cantano messe, figurarsi altro. Nel 2008 Ferdinando Salzano, amministratore delegato di Friends and Partners, società leader nel settore, fece di necessità virtù: «Con Pino Daniele avevamo organizzato un grande concerto, con ospiti, la sua band storica e la diretta su Raiuno, per i suoi primi trent’anni di carriera. Ci negarono il San Paolo e… pensai che potevo ricorrere alla piazza», spiega il manager: «Fu la prima volta che la chiudemmo e facemmo pagare un biglietto.

Il San Carlo aveva fatto dei concerti a pagamento, ma per platee più limitate, con posti a sedere. Funzionò, lasciammo il Plebiscito più bello e pulito di come lo trovammo e lo mostrammo in tutt’Italia in una serata, tra l’altro, dedicata alla Napoli che non voleva soccombere di fronte alla crisi dei rifiuti. L’anno scorso, da imprenditore, ci sono tornato, ho portato Ligabue e la Pausini: con Luciano ho fatto un incasso di un milione e mezzo di euro, ho riempito gli alberghi, e i ristoranti, e i bar… Abbiamo dato lavoro a 300 facchini partenopei, a 150 persone del servizio d’ordine…».

Soddisfatto del risultato, Salzano aveva richiesto, ed ottenuto, la piazza per il 12 luglio 2013, voleva continuare il progetto «Tutta n’ata storia» con il Nero a metà. Poi, ancor prima del ciclone Springsteen e del ciclone Cozzolino, annunciò su queste pagine la decisione di annullare l’evento: «Avevo saputo dei problemi che sarebbe emersi con la soprintendenza, Pino non poteva restarci in mezzo. Bruce va via, lui in questa città ci è nato, non sarebbe stato giusto metterlo in una tale situazione».

Come la prese il Mascalzone latino? «Non bene, ”quella piazza è la mia casa”, mi disse, ma poi aggiunse: ”Fai il tuo mestiere, so bene quanto sia difficile farlo con la burocrazia che ci soffoca”». A quel punto Salzano annunciò due show dell’uomo in blues a fine anno (28 e 29 dicembre al Palapartenope) e poi trovò una struttura, il Foro Italico, a Roma, pronta ad ospitare l’evento estivo del cantautore, intanto diventato «Sinfonico»: il 10 luglio sarà la sua prima volta con l’orchestra, e le telecamere lo seguiranno.
«A Roma, non a Napoli», continua Salzano. «Avevo intuito quello che sarebbe successo, mi dispiace per un artista del calibro di Springsteen, per il collega Claudio Trotta che si è trovato in tale situazione, per un altro collega come Mimmo D’Alessandro che ha dovuto spostare Mark Knopfler all’Arena Flegrea. Ma, soprattutto, mi dispiace per Napoli, che sarà nuovamente esclusa dai concerti che contano. Noi, tanto per fare un esempio, se l’anno prossimo organizzeremo un tour di Ligabue, senza piazza in città non avremo un posto dove ospitarlo, non prendo nemmeno in considerazione la Mostra d’Oltremare. E, magari, andremo a Salerno, dove allo stadio quest’estate già si esibirà Jovanotti».

Le regole che vietano piazza del Plebiscito alla musica «sono un’opera di miopia culturale. Uno spazio del genere viene lasciato al degrado, e nessuno dice niente, se per quattro-cinque giorni in un anno, lo usiamo per grandi concerti, lo mostriamo pieno e pulito, certo negandolo alla vista e all’accesso di quanti non pagano il biglietto, scoppia un caso. Ma è possibile che a Napoli invece di parlare dell’evento artistico Springsteen si debba parlare dello Springsteen che ”rovina” le piazze? Mi dispiace davvero per i ragazzi che dovranno tornare a prendere macchine e treni e aerei per vedere dal vivo i loro beniamini. Che dovranno spendere di più, aggiungendo il costo del biglietto a quello del viaggio, magari anche del pernottamento. E temo anche che, nel frattempo, la piazza resterà vuota, sporca, maleodorante».

 

di Federico Vacalebre

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Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 31/05/2013, in Concerti, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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