«Il mio blues? È sinfonico e debutto con l’orchestra»


 (14 giugno 2013)

Pino Daniele tra festival jazz e l’evento del Foro Italico: «Tornerei in piazza del Plebiscito solo senza biglietto »

 

È appena tornato dal Barbican di Londra ed è pronto per partire per l’America, terra promessa finalmente frequentata «come piace a me, sul palco, con la chitarra in mano», spiega Pino Daniele, atteso il 18 e il 19 giugno a New York, il 21 al San Francisco jazz festival, il 24 giugno al Toronto jazz festival.
«Sarà un’estate di festival jazz, da quello di Lugano a quello in Umbria dove torno sempre con piacere, questa volta con il mio amico Mario Biondi, a quello di Ischia dove sono in cartellone il 31 agosto dopo aver suonato anche tra i templi di Paestum, sette giorni prima».
Ma sarà anche l’estate di «Sinfonico», la prima volta dell’uomo in blues con orchestra, in programma il 10 luglio al Foro Italico di Roma.
«Alla mia età, 58 anni, concedersi ancora delle prime volte è uno sfizio. Quando me l’hanno proposta, visto anche che sfumava l’idea del concertone napoletano in piazza del Plebiscito, mi ha subito conquistato. Mi piace colorare ”Napule è” con un mare di violini, aprire la serata con ”Melodramma”, il primo singolo tratto dal mio ultimo album, ”La grande madre”, con una di quelle orchestre che hanno accompagnato i grandi della lirica come Pavarotti, di cui mi vanto di essere stato amico e fan. Certo, io resto quello di sempre, sceglierò i brani più adatti, non rinuncerò ai sapori blues, rock, funky: anche i Deep Purple si sono concessi una versione orchestrale».
Dirige Gianluca Podio, ormai una certezza al tuo fianco.
«Sì, preferisco usare musicisti con cui c’è intesa da tempo, come Rino Zurzolo e a Tullio De Piscopo, che sono con me anche in questo giro di concerti, in cui mi pregio anche del tocco di Elisabetta Serio al pianoforte, e della new entry Awa Ly, vocalist francese di origine senegalese e romana d’adozione: io la faccio cantare anche in napoletano».
Ospiti?
«Spero proprio di sì, inviterò James Senese, Tony Esposito, Raiz, Joe Amoruso e qualche altro, sperando che i loro calendari estivi non ci neghino il piacere di fare gli americani di Napoli con orchestra. L’incasso sarà devoluto in beneficenza, grazie all’intervento di Unicredit, alla formazione degli allievi del dipartimento didattica del teatro dell’Opera di Roma e a una onlus che si occupa di oncologia pediatrica».
Torniamo al concerto previsto per il 12 luglio in piazza del Plebiscito e poi cancellato?
«Non ho voglia di polemiche, non so perché il soprintendente ha deciso di negare il salotto della città, che per me significa davvero tanto, alla musica. Ma ho capito che non volevo trovarmi in mezzo alla discussione, che io, anche se ci ho già suonato a pagamento, in quella piazza ci torno solo se lo show è gratuito».
Altrimenti?
«Altrimenti mi arrangio, come siamo abituati a fare in una città senza spazi per la musica. E trovo la maniera di divertirmi e di sentirmi a casa lo stesso: il 28 e il 29 dicembre tornerò al Palapartenope con “Tutta n’ata storia”, il mio gruppo, la mia band storica, gli amici di sempre, qualcuno nuovo, un repertorio e una costruzione diversa dai sei tutto esaurito della prima edizione. Facciamo musica, non saponette, scegliamo canzoni, parole e note, non motivetti. Vorrei invitare anche Teresa De Sio, Edoardo Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ricordare quanta creatività è nata nella Napoli degli anni ‘60 e ‘70».
E in quella di oggi?
«Ce n’è, ce n’è. Mi piacciono i Planet Funk, vorrei che sul palco, prima di me e dei miei  amici, salissero come supporter giovani formazioni, qualche rapper di cui si parla così tanto…».
«La grande madre» è del 2012. Hai già ricominciato a scrivere?
«Qualcosa: alleno sempre la mia chitarra, metto giù riff e melodie che poi possono diventare un pezzo. Con i testi vado più lento, ho un’idea, ma ancora non ci ho messo mano, non sto pensando ancora a un disco, non so quando lo farò. Ora ci sono i miei festival jazz, c’è l’esperienza sinfonica, ci sono i miei amici con cui dividere il palco, poi vedremo. La musica sta cambiando, io non voglio sentirmi sorpassato, ma nemmeno fare cose che non mi piacciono, che sono inutili».

di Federico Vacalebre

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 14/06/2013, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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