Pino Daniele: "Insieme per 5 show, musica e cultura per chi ama la città"


Il cantautore al Palapartenope dal 28 dicembre con alcuni tra gli artisti più rappresentativi degli ultimi anni

 

Cinque date a cavallo del Capodanno, sul palco un piccolo esercito di musicisti: diversi per stile e per età, ma tutti napoletani. Una formula vincente che per il secondo anno consecutivo Pino Daniele riproporrà al Palapartenope dal 28 al 30 dicembre (date esaurite) e ancora il 4 e il 5 gennaio (biglietti disponibili da 25 a 46 euro).
Chiamando a raccolta alcuni tra i più rappresentativi musicisti napoletani degli ultimi decenni e mettendoli insieme sullo stesso palco: Almamegretta, A 67, Eugenio Bennato, Tony Cercola, Clementino, Nello Daniele, Teresa De Sio, Gigi De Rienzo, Enzo Gragnaniello, Rosario Jermano, Agostino Marangolo, Napoli Centrale, Nuova Compagnia di Popolare, Antonio Onorato, Osanna, Lina Sastri, Elisabetta Serio, Jenny Sorrenti ed Ernesto Vitolo. La band che accompagnerà tutti gli artisti è formata da Joe Amoruso (tastiere), Tullio De Piscopo e Tony Esposito (batteria e percussioni), James Senese (sax) e Rino Zurzolo (contrabbasso).

A questo punto, Daniele, non si tratta più di un semplice concerto. Come la definirebbe? Un viaggio nella storia della musica, un festival…
“Io farò le mie cose ed entrerò nelle cose degli altri. Sarà uno scambio continuo. No, non un semplice concerto. Ma neanche la parola festival mi piace. Vede, il fatto è che ogni tanto bisogna mettere un punto. Ora non è più come una volta: gli appassionati compravano i dischi e se li studiavano, si scambiavano le informazioni e intorno alla musica c’era un movimento. Oggi c’è Internet, i dischi non li compra più nessuno ma i concerti vanno forte. Così noi musicisti napoletani ogni anno ci incontriamo e invitiamo il pubblico. Nel segno della collaborazione. Nel segno di Napoli. Però facciamo tutti da soli, a nostre spese: nessuno ci aiuta”.
Intende le istituzioni?
“Sì, loro. Non ci hanno mai sostenuto, nessuno si è fatto sentire. Eppure cos’altro c’è a Napoli, chi è che fa cultura, chi altri riesce a mettere insieme tanta gente? Naturalmente la cosa ha i suoi costi e ce li accolliamo tutti noi: per fortuna, con lo sbigliettamento, riusciamo a recuperare. L’anno scorso sono venuti a vederci trentamila persone. Quest’anno potrebbero essere di più: abbiamo fatto aggiungere altri 400 posti al Palapartenope”.
E’ stato difficile mettere sullo stesso palco, per esempio, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e Clementino?
“Ma no, le distanze tra questi artisti sono moltopiù brevi di quanto si possa pensare. E’ tutta gente entusiasta all’idea di suonare insieme. Tutti hanno un’identità napoletana profonda, un gusto per la melodia, per la tradizione. E tutti sono ben radicati nella storia musicale di questa città. Quest’anno poi c’è la novità degli Osanna: a rappresentare il progressive rock degli anni Settanta, un altro filone che può rientrare a pieno titolo nella nostra tradizione”.
Eppure si dice che gli artisti napoletani siano molto competitivi, che tra loro non si amino molto…
“Infatti abbiamo previsto uno spazio di due ore in cui ciascun musicista potrà sfogarsi a dire le cose peggiori dei suoi colleghi. Poi però si torna tutti a suonare…. no, scherzi a parte, questa è tutta gente che lavora duramente. Anche i più giovani, gli Almamegretta, Clementino…. gente che si impegna al massimo. E di cui nessuno vede gli sforzi, semplicemente perché i media non se ne occupano. Oggi la musica non muove più i soldi che muoveva una volta, quindi se ne parla molto meno. Dove sono i soldi oggi? Nel calcio? E allora via, tutti aparlare di pallone”.                                                                           Questo vale per i media. Ma il pubblico, anche a giudicare dalle presenze e a questi vostri concerti, continua a seguirvi con passione…
“Il pubblico sa che lo facciamo per Napoli e che rappresentiamo Napoli. Della nostra città si dovrebbe parlare per la sua cultura, la sua musica, e non soltanto per le cose negative”.
Come la Terra dei fuochi?
“Già. Ma sono anche le mode. Fino a qualche mese si parlava solo di spread. Ora c’è la Terra dei fuochi. Passerà anche questa”.

 

 

di Antonio Tricomi

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 21/12/2013, in Collaborazioni, Concerti, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: