Daniele, il ritorno di "Nero a metà" tra ristampa, premio e concertone


Ristampa con inediti per l’album del 1980. Poi l’1 settembre all’Arena di Verona con Elisa, Mannoia, Emma e Biondi

Ricomincia da 34, stavolta, Pino Daniele: tanti sono gli anni passati da uno dei suoi capolavori, «Nero a metà», uscito appunto nel 1980 e celebrato con una ristampa ricca di rarità, un premio ed un concerto.

Mentre arriva nei negozi, tradizionali e digitali, la «special extended version» di quello storico lp, il lazzaro felice riceverà stasera, a Roma, sul palco del Foro Italico ed in diretta su Raiuno, il neonato premio speciale dei Music Awards che, insieme ai singoli e gli album dell’anno, vuole celebrare i classici della nostra canzone. Bisognerà, invece, aspettare l’1 settembre per capire come l’uomo in blues rileggerà, all’Arena di Verona, le canzoni del disco con la band originale – James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos) – più l’orchestra Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio. Fiorella Mannoia, Elisa, Mario Biondi ed Emma i primi ospiti confermati.

Intanto c’è la «nuova» versione di «Nero a metà», con i dodici brani originali arricchiti da due inediti e nove versioni alternative e «demo» che ci regalano un dietro le quinte-viaggio nel tempo alla ricerca delle melodia perduta, una madeleine proustiana che ci riporta all’apice della creatività di Pino, una di quelle «sliding doors» che mostrano che cosa sarebbe potuto essere quell’album se…

Se, ad esempio, «Puozze passa’ nu guaio» fosse stato un reggae, sospeso tra «E la luna bussò», uscita un anno prima, e la leggenda del santo fumatore Bob Marley. O se la conclusiva «Sotto ’o sole» invece di vestirsi di colori brasiliani fosse diventato una sorta di strumentale, con abbondante uso di scat e un groove più fusion. Il benemerito lavoro di rimasterizzazione, digitalizzazione e catalogazione degli archivi discografici permette di (ri)scoprire non solo la caratura di un album che per «Rolling Stones Italia» è al numero 17 dei più belli di tutti i tempi, ma anche di curiosare nello scaffale dei suoni primitivi, godere la nudità scabrosa di melodie e testi che non hanno ancora alcun vestito/arrangiamento indosso e si offrono nella loro impudica bellezza: «Voglio di più» per tastiere e voce, «Alleria» con la chitarra al posto del piano, a immaginare com’era nata, che cosa aveva nella testa e nel cuore lo scugnizzo-masaniello del neapolitan power.

Sono le canzoni del sogno tradito, del cambiamento che non verrà, della malinconia di chi sa che la gioia è passeggera e alla fine torna sempre il bisogno/desiderio/sfogo/esorcismo di «alluccare più forte».
Ma non grida più forte il Daniele dei «demo» di questo suo terzo album per la Emi, dedicato al nero a metà Mario Musella, diviso con il nero di Partenope James Senese. Ha la voce rilassata delle prove in studio di registrazione nella versione mai ascoltata prima di «E so cuntento ’e sta», in una «Nun me scuccia’» ancora non pompata come nell’edizione che tutti conosciamo, nella perla di «Appocundria», senza percussioni, più flamenco.
E gli inediti? «Hotel Regina» è un breve strumentale, meno di un minuto, una tenera melodia cesellata da una chitarra canaglia, ma è «Tira a carretta» che farà la gioia dei collezionisti.

Scritta nel 1978, per la colonna sonora di «La mazzetta», film che Bruno Corbucci trasse dall’omonimo romanzo di Attilio Veraldi, è apparsa, come strumentale in «Sax club number 17», lp di quello stesso anno che fece notizia perché per la prima volta il sassofonista mise un ritratto di se stesso in copertina invece di una provocante maggiorata desnuda. Enzo Avitabile suona sax e flauto, Benny Caiazzo il sax soprano, Massimo Carola il pianoforte, Toni Cercola le percussioni, Aldo Mercurio il basso e Fabrizio Milano la batteria, Gil Ventura non ci mette mano.

Ora finalmente lo ascoltiamo con la voce del «Nero a metà» alle prese con un cavallo, o un ciucciariello memore di quelli di Murolo e Modugno, metafora della vita in salita dei poveri cristi di tutte le latitudini.

 

di Federico Vacalebre

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 03/06/2014, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Musica, Napoli, Notizie, Recensione, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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