Pino Daniele a Ravello, il sogno divenuto realtà


 

Fin dall’esordio, attraverso le note di una straordinaria versione acustica di“Toledo”, ho percepito che quello di ieri sarebbe stato un concerto da conservare nello scrigno della memoria come uno tra i ricordi più belli.

Chi mi conosce sa perfettamente che Pino Daniele e la sua musica hanno fatto da imprescindibile sfondo alla mia intera esistenza. Sono stato ispirato dal suo incomparabile estro artistico fin da piccolo, riconoscendo in esso uno spettro complesso di temi e di sensazioni che nel tempo mi sono cucito addosso. I ritmi spiccatamente blues e i toni colorati da tinte a tratti vivaci e a tratti malinconiche hanno dato la stura ad una personale formazione che sa di musica e, al tempo stesso, di vita.

Ho seguito i suoi concerti dappertutto ed è stata una gioia incontenibile poterne vivere uno direttamente “a casa mia”. Il belvedere di Villa Rufolo, fiore all’occhiello di Ravello, non poteva che essere lo scenario perfetto per una performance che ha reso della musica una delle sue espressioni più elevate. A tal proposito, non nascondo l’immenso orgoglio che ho provato quando il mio amato artista, respirando la magica atmosfera, ha detto: “Bello qui, vero?”

Di qui, il progressivo fluire dei pezzi scelti per l’occasione, tra i quali ho apprezzato, in particolare, “Viento ‘e terra”, classico per eccellenza, “Anna verrà“, omaggio alla memoria di Anna Magnani, “Quanno chiove“, sintesi di poesia e melodia tratto dall’album “Nero a metà”. Una menzione speciale, poi, va ad “Appocundria”, massima rappresentazione, in pochi versi, degli umori contrastanti di un Meridione analizzato e compreso in ogni sua sfaccettatura.

Inoltre, ancora e una volta di più, sono stato colpito da ciò che mi ha fatto perdere la testa per Pino Daniele: la sua abilità straordinaria da chitarrista. Non un difetto, non una sbavatura, solo il riflesso di un continuo lavoro teso a restituire un vibrato delle corde mai uguale a se stesso. In ogni versione ho colto nuove sfumature, nell’incedere di un programma sempre attento a conferire ad ogni nota la bellezza della qualità essenziale e pura. Ed è proprio questo, forse, a rendere il suo stile inimitabile: non rilevano complessi virtuosismi, ma brilla di una luce abbagliante la ricerca di una melodia limpida ed autentica, tale da poterla riconoscere tra cento e mille, fregiandosi così di un taglio unico ed inconfondibile.

Naturalmente, non posso esimermi dal sottolineare l’impareggiabile talento dei musicisti al suo fianco. Alfredo Golino, alle percussioni, Daniele Bonaviri, alla chitarra classica, Elisabetta Serio, al pianoforte e Rino Zurzolo, al contrabbasso, hanno dato all’esibizione il meritato sigillo del non plus ultra. Indimenticabile resta lo show finale, con la versione innovativa di “Je so’ pazz”, in un duetto mozzafiato Daniele – Zurzolo, che ha incantato la platea, destando in essa sensazioni estatiche.

La vita, si sa, può regalare emozioni inaspettate. Quando questo accade, bisogna saperle riconoscere ed essere grati. Ed è per questo che esprimo una sentita riconoscenza alla mia Ravello e al suo Festival, per aver scelto di ospitare uno degli artisti più brillanti del panorama musicale italiano e per aver consentito a me, è il caso di dirlo, il perfetto coronamento di un sogno.

 

 

di Stefano Amato*

*Professionista ravellese ammiratore autentico di Pino Daniele

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 08/07/2014, in Concerti, Musica, Napoli, Recensione, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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