Pino Daniele: "A sessant’anni ancora nero a metà"


Il cantautore in concerto al Palapartenope il 16 e il 17 dicembre

 

MUSICANTE senza tempo, Pino Daniele sarà in concerto il 16 e il 17 dicembre al Palapartenope nell’ambito del tour “Nero a metà”, che prende il titolo dal suo leggendario album del 1980 (biglietti da 35 a 70 euro). In scaletta soprattutto i classici dell’epoca, eseguiti dal cantautore prima con un trio acustico (Tullio De Piscopo alle percussioni, Rino Zurzolo al contrabbasso, Elisabetta Serio al piano) e poi dalla band originale di “Nero a metà” (James Senese al sax, Gigi De Rienzo al basso, Agostino Marangolo alla batteria, Ernesto Vitolo al piano e Rosario Jermano alle percussioni). Più un ospite a sorpresa. “Il primo settembre  –  racconta il cantautore  –  abbiamo fatto un concerto all’Arena di Verona: doveva essere un evento unico, ma il pubblico ha reagito con un entusiasmo incredibile, cosa che francamente non mi aspettavo. Così abbiamo deciso di partire per un tour. Volevo riportare alla luce una sonorità differente, quella dei primi anni Ottanta, in un momento in cui tutto è un po’ massificato, anche in senso musicale. Un suono a cui molti oggi fanno riferimento. Non perché la musica di ieri sia migliore di quella di oggi, ma perché allora lo spirito era diverso”.

In che senso, Daniele, lo spirito di quegli anni era diverso?
“Allora si era più concentrati più sull’abilità dei musicisti, sulla loro personalità. Quelli della mia generazione sono cresciuti così e non possono cambiare. Anche se “Nero a metà” quest’anno è stato ristampato in edizione speciale, direi che non si tratta di un’operazione meramente discografica: quanti dischi possiamo vendere, alla fine? È più importante rivalutare l’identità dei musicisti in un’epoca come questa, fatta di suoni tutti uguali, senza personalità”.

Vuol dire che un tempo i musicisti erano più amati, più rispettati anche come persone?
“Sì, pensiamo a gente come Eric Clapton o Santana, oppure a Battiato e alla Pfm, solo per fare qualche nome. Erano uno diverso dall’altro e la musica era un modo per esprimere la loro personalità “.

Non si può parlare di nostalgia?
“No, questo modo di vivere la musica ha sempre fatto parte della mia vita, non appartiene al passato. L’unica differenza è che allora avevo 25 anni e ora ne ho 60”.

Li compie a marzo. Festeggiamenti in programma?
“Soltanto privati, nessuna celebrazione, non le ho mai amate. Ma nel 2015 uscirà il mio nuovo album di inediti, ho già dei pezzi pronti”.

Da molti anni non vive a Napoli, ma non ha mai troncato i rapporti con la sua città: ne ha seguito gli ultimi eventi politici e culturali?
“Sì e no, non sono uno che ama schierarsi. Vedo però quello che succede: quando uno dà fastidio e cerca di cambiare le cose, provano a toglierlo di mezzo, magari appigliandosi a degli errori che può aver fatto in buona fede, a fin di bene”.

Allude ovviamente a de Magistris, alla sua sospensione e al suo reintegro….
“Secondo me lo stavano aspettando come si dice in fondo al vico. Ma non credo che abbia fatto cose scorrette, chissà a chi ha dato fastidio, a chi era destinata quella poltrona”.

E ha seguito le celebrazioni per il trentennale della morte di Eduardo?
“Finalmente si è tornato a parlarne, era ora. Ma forse si dovrebbe fare un’operazione diversa. Non soltanto ricordarlo ma farlo studiare nelle scuole: è sconcertante che molti giovani non lo conoscano. Il teatro è come la letteratura, va studiato, altrimenti se ne perde la memoria”.

Lei non sembra avere questo problema, viene seguito da gente di ogni età…
“La canzone è diversa, ha un’altra immediatezza. Alcune canzoni sono arte, poesia, e quelle restano. È anzi il tempo a rivelarne il valore. Altre sono legate al costume del momento e non sono destinate a durare”.

E a proposito di artisti che restano. I concerti napoletani di fine anno sono per tradizione i più seguiti, anche i più rappresentativi. Quest’anno toccano a lei, il 16 e il 17 dicembre, e a Nino D’Angelo, il 27.
Intramontabili?
“No, per carità, guai a pensare che esistiamo soltanto noi. Un altro grande della nostra generazione è Enzo Gragnaniello, un vero poeta. Poi ci sono i più giovani, Clementino, Rocco Hunt. Tutti degnissimi artisti di questa città”.

 

di Antonio Tricomi

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 04/11/2014, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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