Pino Daniele racconta il «Nero a metà»


Il cantautore napoletano sabato a Conegliano riproporrà i disco del 1980. Mario Biondi ospite d’onore. «Voglio riportare sul palco un suono che non c’è più»

 

«Volevamo tornare a quel suono, a quelle canzoni con cui siamo riusciti a rompere le barriere tra Nord e Sud. Con la musica si riesce a fare quello che con altri mezzi sembra impossibile ». Pino Daniele spiega così la genesi della tournée legata al suo disco del 1980 «Nero a metà » che, dopo la data speciale all’Arena di Verona a fine agosto, ripartirà sabato dalla Zoppas Arena di Conegliano (Treviso, ore 21.30, ).

 

È stato il live in Arena che l’ha convinta a portare in tournée «Nero a metà»?

«Cantare in napoletano all’Arena di Verona è stato fantastico. È vero che ci aspettavamo un buon riscontro di vendite, ma ci ha veramente sorpreso quanto il pubblico fosse caldo e appassionato. Da lì abbiamo pensato che potessimo tenere alcuni concerti in giro per l’Italia ».

 

Il concerto in Arena diventerà un album live?

«Ho fatto tanti di quei dischi che penso non abbia molto più senso registrare concerti. Ora sto lavorando su materiale inedito e spero che un nuovo disco possa uscire il prossimo anno. Credo sarà un album acustico».

 

Che concerto sarà quello di Conegliano?

«L’idea è quella di riportare sul palco un suono che non c’è più, legato al disco “Nero a metà”. Per questo ho chiamato quei musicisti che con me hanno condiviso quel percorso: ci sarà la band storica con cui ho registrato l’album nel 1980 e altri amici come Tullio De Piscopo alla batteria e James Senese al sax».

 

Ci saranno ospiti diversi per ogni data, a Conegliano chi vedremo?

«Ci sarà l’amico Mario Biondi e magari qualche ospite che preferisco non annunciare in anticipo».

 

«Nero a metà» è stato ripubblicato con inediti, demo e versioni alternative. Riprendendo in mano quel materiale, c’è qualcosa che l’ha sorpresa?

«Certe cose le avevo proprio rimosse. Ascoltandole con un orecchio maturo ho scoperto che avevamo scartato alcune idee interessanti, così mi è piaciuta l’idea di portare alla vita qualcosa che non aveva mai visto la luce. È stato bello realizzare un doppio Lp come questo».

 

Quanto è stato importante «Nero a metà» per la sua musica?

«Per me è stato importantissimo. In quel periodo non capivo quale sarebbe stato il percorso che stavo intraprendendo, ma è iniziato tutto da lì, con “Nero a metà” abbiamo dato vita a canzoni napoletane e moderne al tempo stesso».

Quando ha capito che questo disco era diventato un classico?

«L’ho capito molto dopo. Quando ho visto gli approfondimenti di Rolling Stone e quando il disco è andato bene anche all’estero. Con “Nero a metà” avevo voluto calcare la mano sulla cultura nera, africana, sul blues, unito al nostro modo di essere mediterranei».

 

C’è una canzone su tutte a cui è particolarmente legato?

«Ognuna ha avuto una vita propria e ha saputo brillare di luce propria. Quella alla quale sono più affezionato è “Appocundria”, che è più vicina alle cose che faccio oggi e contiene già una melodia spagnoleggiante».

 

 

di Francesco Verni

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 03/12/2014, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Interviste, Musica, Notizie, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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