“Alla soglia dei sessant’anni ricomincio da capo. E sempre da Napoli”


   (Settimanale N.48 del 22 novembre 2014)

 

Vi ricordate Nero a metà? Era il 1980 e con quel disco Pino Daniele divenne famoso. Oggi lo ripubblica e parte per un tour con la vecchia band. In attesa di festeggiare. In cucina

Uno arriva a 60 anni e deve decidere. O scopre una nuova vita col burraco e il modellismo o riscopre se stesso. Pino Daniele ha scelto la seconda strada. Ha da poco ripubblicato Nero a metà, il suo album del 1980 in cui trovò una sintesi perfetta fra la tradizione napoletana, l’America del jazz e del blues e la canzone italiana. E dopo la serata speciale del 1° settembre all’Arena di Verona, dedica a quell’album altri sei concerti. il 6 dicembre a Conegliano il debutto: un set acustico in apertura (con Rino Zurzolo, Elisabetta Serio e la presenza di Tullio De Piscopo) e poi sul palco assieme alla band dell’epoca (James Senese, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano) che a Verona ha dimostrato di aver attraversato gli anni senza perdere smalto.

 

L’effetto nostalgia è dietro l’angolo.

Non ci interessava riproporre, come ho visto fare ad altri, gli show del passato, magari con la stessa scenografa e gli stessi costumi. la nostalgia è un sentimento che guarda solo al passato mentre in questi concerti c’è tutta la mia storia musicale.

Lo scopo del progetto è un altro?

Le nuove tecnologie offrono a chiunque i mezzi per fare un disco, ma il rischio è che alla fine tutto suoni allo stesso modo. la differenza fra una canzone e un’altra non può essere limitata alla voce di chi la interpreta. Allora siamo andati alla ricerca della nostra identità di suono. Una cosa che tutti in passato, da De André a Battiato, hanno avuto.

E dove l’ha trovata?

A Napoli: il nostro era un modo nuovo di fare la canzone napoletana. Anche se non ci vivo più da tempo mi sento ancora parte della città. Ne sento ancora i problemi.E artisticamente sto tornando lì: ho già scritto 2-3 canzoni in napoletano e chissà che il prossimo disco non sia tutto così…

Sessanta candeline in arrivo e capelli bianchi(ma il pizzetto è nerissimo)…

Cerco di non pensarci. A 30 anni se vedevo uno di 60 mi dicevo: “Ma guarda quel vecchio…”. Adesso vedo i Rolling Stones e il mio amico Clapton ancora in forma più o meno a 70 anni e mi sento molto meglio.

Potrebbe essere l’occasione per un Pino Daniele and friends…

Non so ancora come festeggerò, ma non farò eventi particolari. Vorrei fare qualcosa a casa con la mia famiglia e cucinare per loro.

Gli chef sono le nuove rockstar: sta per caso facendo il salto del fosso?

Nooo. Però in tv mi diverte quel cattivissimo di Cannavacciuolo (ride).

Passiamo ai suoi gusti.

Amo il sushi, ma quando passo ai fornelli sono per la cucina semplice: paccheri con il sugo pomodoro, mozzarella e basilico. Un classico. E poi, senza esagerare, un buon calice di vino che non riesco proprio a eliminare.

Un’altra cosa che non può mancare dalla sua vita è la chitarra.

Ne ha sempre avuta una in braccio. Avrò cominciato a 13-14 anni con chitarra e metodo Eko. Da subito divenne il tramite per comunicare le mie emozioni. Non mi affeziono alle chitarre, ne ho comprate e vendute molte, ma ce n’è una, una classica, che conservo da 40 anni. Più in generale mi piace tenere gli strumenti musicali in giro per casa, toccarli, prenderli in mano, suonarli.

L’amore è il tema ricorrente delle sue canzoni.

Non è mai cambiato il modo di pormi nei confronti di quel sentimento. È qualcosa che sento, che è parte di me. Scrivere d’amore è diffcile, e il momento che attraversi ti influenza, ma nei testi ho sempre cercato un linguaggio universale, simile alla poesia.

A ogni appuntamento del Nero a metà Tour ci sarà un ospite diverso?

Sì. Di sicuro ci saranno anche dei rapper. In carriera ho collaborato con J-Ax e Clementino, adesso mi piace molto Fedez. Sono i nuovi poeti. La forza del rap però non è solo nei testi, c’è anche il ritmo da tenere in considerazione.

Nelle rime dell’hip hop c’è la fotografa dell’Italia di oggi, con i suoi tanti vizi e le poche virtù. Si riconosce in questo Paese?

Più che riconoscermi ci vivo (e parte un sorriso). E vedo che i tempi della giustizia sono lunghissimi, che la burocrazia è allucinante e quando va in coppia con l’incompetenza mi fa paura. Se poi ci aggiungiamo un pizzico incoscienza siamo al disastro.  •

 

di Andrea Laffranchi

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 19/12/2014, in Interviste, Musica, Napoli, Notizie, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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