Pino Daniele, l’ultimo show e l’inedito «Abusivo»


        (09 giugno 2015)

L’incipit, con il calore della folla e il riff di «A testa in giù», si fa mozzafiato quando, alla fine del pezzo, la voce del lazzaro felice spiega: «Siamo tornati insieme per raccontare la storia di un viaggio cominciato tanti anni fa, delle canzoni che poi sono entrate nella vita delle persone… Abbiamo deciso di proporre un concerto con quelle vecchie canzoni, però noi siamo quelli di oggi. Niente, volevamo solo stare bene insieme». Ed eravamo stati bene davvero, in tanti, in quel tour che rileggeva «Nero a metà», dal debutto l’1 settembre 2014 all’Arena di Verona all’ultimo concerto del 22 dicembre al Forum di Assago, passando pochi giorni prima – il 16 e 17 – per le serate napoletane al Palapartenope con «friends» veraci. Poi, però, a soli 13 giorni da quella chiusura di tour milanese… «Nero a metà live» è la testimonianza spietata di un addio imprevisto, l’impossibile tentativo di ovviare a un vuoto incolmabile, l’affettuosa dedica di Alessandro Daniele – che questo disco, pubblicato anche su doppio vinile e accompagnato da un bel booklet fotografico, ha fortemente voluto – a suo padre e i suoi fans. Il sound, il repertorio, la superband – quella dell’epoca e l’ultima, con James Senese, Tullio De Piscopo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Elisabetta Serio – fanno faville, il miglior neapolitan power brilla di luce intramontabile in pezzi come «I say i sto cca», «A me me piace ‘o blues», «Voglio di più», «Alleria», «Appocundria», «Sulo pe’ parla’», «’Na tazzulella ‘e caffè», «I got the blues», «Quando», «Chi tene ‘o mare», «Sotto ‘o sole», «E so cuntento ‘e sta’», «Quanno chiove», «Musica musica», «Nun me scuccia’», «Puozz’ passa’ nu guaio», «Tutta n’ata storia» e «Yes I know my way», un bis lungo quasi sette minuti, con tanto di ringraziamenti ai musicisti, gli ultimi ringraziamenti. Il canzoniere danieliano duro e puro, con poche concessioni agli hit successivi, giusto «Resta resta cu’mme» e «’O scarrafone». In mezzo c’è «Abusivo», inedito d’epoca, recuperato da una registrazione del 1975. Il titolo originale era «’O posteggiatore», Rosario Jermano, il più antico dei collaboratori dell’uomo in blues, l’ha ritrovato su una musicassetta che era stata registrata sul suo quattro piste Tech insieme con «Ca’ calore», «Fortunato» e «’O padrone». Si trattava dei provini che il manager che scoprì il cantautore, Claudio Poggi, portò a Bruno Tibaldi, allora direttore della Emi: i primi due pezzi finirono nell’lp di debutto «Terra mia» del 1977, gli altri due furono bocciati e rimasero nei cassetti del percussionista. «C’erano solo la voce e la chitarra di Pino e un po’ di percussioni di Jermano. Abbiamo ripreso il pezzo, io ci ho aggiunto la batteria, De Rienzo il basso, Vitolo l’organo. Ma era come se Pino fosse lì con noi», ricorda De Piscopo.

E il bassista: «Abbiamo fatto tutto in un giorno, senza snaturare il fascino grezzo della testimonianza. Abbiamo soltanto accompagnato quello che c’era, ripetuto qualche frase per dare corpo alla canzone, che era poco più di un abbozzo». In primo piano c’è una mandola, suonata da Daniele, che rimanda molto al lavoro sulla tradizione dei suoi primi pezzi, proprio come il testo. «Abusivo so’ nato/ abusivo aggio campato/ E chelle duje ca tutto ‘o juorne/ mo nun mme vonno manco da’/ Ma quando a sera chella vecchia/ me vene a vasa’/ me fa passa’ a paura/ ringrazia a Madonna/ ‘na casa vado trouann’», dicono i versi, che danno voce ad un anziano che per sbarcare il lunario è costretto ad uno dei mestieri più detestati dai napoletani tutti: «Assetato tutta ‘a mattina/ cheste macchine aggia guarda’/ ma vedite a vecchiaia/ che vita c’aggia fa’/ Ma quando a sera chella vecchia/ me vene a vasa’/ me rice nun da’ retta/ è n’atu ppoco c’amma campa’». Poco più di un abbozzo, una curiosità, che forse sarebbe stato meglio ascoltare nella versione originale (disponibile come bonus track solo nella versione digitale), ma che restituisce il senso di una creatività in nuge. Poggi, che poi ha lavorato con Gragnaniello e D’Alessio, allora scriveva per il mensile «Nuovo Sound», Daniele militava nei Batracomiomachia con Enzo Avitabile ed era in tour come chitarrista di Bobby Solo (cinque concerti, compreso uno da supporter ad uno dei padri del rock’n’roll, Fats Domino). «In quei nastri c’era l’esuberanza del primo Pino», ricorda oggi il produttore, «ma non credo gli si faccia un buon servizio rendendo pubblico quello che lui, e quelli che lavorarono con lui come me, aveva deciso di non far ascoltare. Non ho ascoltato la versione postuma del pezzo, ma rendergli omaggio è comunque cosa buona e giusta».

Autorizzatissima, altro che abusiva, è l’emozione strappacuore che rimane dopo l’ascolto di «Nero a metà live»: «Quella notte a Milano scendemmo dal palco convinti che ai primi del 2015 ci saremmo rivisti per capire come continuare l’avventura meravigliosa che ci aveva riunito», commenta desolato Senese, «e invece…».

di Federico Vacalebre

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 10/06/2015, in Collaborazioni, Concerti, Discografia, Musica, Recensione, Spettacoli, Tour con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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