“Tracce Di Libertà”, la recensione di Blogfoolk


 

 

E’ passato poco meno di un anno dalla prematura scomparsa di Pino Daniele ed in questi mesi sono state diverse le iniziative volte a celebrare la sua musica, a partire dallo splendido disco dal vivo postumo “Nero A Metà Live. Il Concerto”, passando per l’istituzione della Fondazione voluta dai suoi familiari, fino alla nascente mostra permanente che vedrà la luce all’interno del Mamt di Napoli. In questo contesto si inserisce anche la pubblicazione del cofanetto “Tracce di Libertà”, che raccoglie i primi tre dischi di Pino Daniele “Terra Mia” del 1977, “Pino Daniele” del 1979 e “Nero a Metà” del 1980, proposti in due versioni una Deluxe Edition contenente tre cd, e una Super Deluxe Edition dedicata ai completisti, che raccoglie in sei dischi il work in progress di ogni album con i relativi demo e brani inediti (tra cui “Napule se scet’ sotto ‘o sole”, “Mannaggia ‘a morte”, “Stappi-stopotà”, “Figliemo è nu buono guaglione”, “Na voglia ‘e jastemmà” ed un brano strumentale senza titolo). Riascoltare in sequenza questi tre splendidi album è l’occasione per fare un salto indietro nel tempo, e ripercorrere un momento straordinario non solo della vita artistica di Pino Daniele ma anche della scena musicale Napoletana. Torniamo indietro, dunque, al 1977. E’ in quell’anno che, mentre la storia d’Italia viene segnata in modo indelebile dalle Brigate Rosse, dalla strategia della tensione e dagli scontri in piazza, un giovane cantautore napoletano di belle speranze si affaccia al mercato discografico con “Terra Mia”. E’ Pino Daniele ed alle spalle ha una solida esperienza maturata con il gruppo jazz-rock Batracomiomachia al fianco di Enzo Avitabile, ha suonato come bassista nei Napoli Centrale di James Senese, e come chitarrista nel disco solista di Mario Musella e in “Suspiro” dei Sain Just di Jenny Sorrenti, ma soprattutto solo un anno prima ha rinunciato a partecipare al concorso per assistente di volo dell’Alitalia, preferendo un provino con la casa discografica che avrebbe stampato il suo primo disco. 

“Terra Mia” ha preso vita a Roma nello Studio Quattro Uno di proprietà di Claudio Mattone, e complici di quel giovane cantautore è il meglio della scena musicale di Napoli, Rino Zurzolo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Rosario Jermano alla batteria e alle percussioni, ed Enzo Avitabile ai fiati. Nell’intreccio tra la tradizione musicale napoletana con il jazz, il blues e il funk d’oltreoceano è racchiusa tutta l’esplosività del Neapolitan Power, un sound in nuce già presente nei dischi degli Showmen e dei Napoli Centrale ma che Pino Daniele esalta con il suo background musicale impastato nei dischi di Elvis Presley e di Eric Clapton. Nonostante il successo di “Napule è” e “Na Tazzulella ‘e Cafè”, subito segnalatesi tra i brani più gettonati di “Alto Gradimento”, il disco vende poche migliaia di copie, ma quell’album lascia un segno indelebile. “Terra Mia” è, infatti, un’ istantanea sonora che ritrae Napoli in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, nelle sue ferite, raccontando le storie e le inquietudini della sua gente. Tutto ciò emerge in brani come le struggenti “Napule è”, “Terra Mia” e “Cammina Cammina”, le pungenti “’Na Tazzulella ‘e cafè” e “Ce stà chi ce pensa”, o ancora in “Suonno D’Ajere”, “Che Calore” e “Fortunato” che riascoltate oggi conservano intatta tutta la loro poesia. A fornirci però il quadro completo della vulcanica ispirazione che animava Pino Daniele è l’ascolto dei demo inediti di “Terra Mia”, “Che Calore” e “Chi Po Dicere” e la versione alternativa di “Saglie, Saglie”, quattro esempi importanti di quale fu l’approccio alla registrazione del suo disco di debutto, una ricerca musicale a tutto tondo da Napoli agli States. Il secondo disco “Pino Daniele” del 1979 ci presenta il cantautore napoletano in piena fase di maturazione artistica, sempre più cosciente dei suoi mezzi e senza dubbio forte della stessa squadra di musicisti che lo aveva accompagnato nel primo disco e poi anche sul palco. In studio il disco prende vita in modo quasi naturale, e nell’ispirazione di Pino Daniele la lava del Vusuvio comincia a farsi bagnare con maggior decisione dalle acque del Mississippi. 

 

Solo in apparenza è però un disco di transizione perché nei suoi solchi sono racchiusi brani straordinari come la canzone d’amore “Je Sto Vicino A Te”, la splendida “Chi Tene ‘o Mare”, e “Je so’ pazzo” che diventerà negl’anni uno dei suoi brani più famosi, allo stesso modo non mancano vere perle come il ritratto “Donna Cuncetta”, la malinconica “Putesse Essere Allero. Anche in questo caso illuminanti sono i brani inediti posti a corredo del disco come i bozzetti iniziali di “Basta ‘na jurnate e sole” e “Chillo è nu buono guaglione”, che ci conducono nel cuore del processo creativo di Pino Daniele e del suo gruppo. La forza prorompente del songwriter napoletano esplode con forza in “Nero a Metà” del 1980, del quale nel 2014 è stata pubblicata una splendida “Special Expanded Edition”, che affiancava al disco originale, rimasterizzato per l’occasione, due inediti e i demo di sette brani. Nei solchi di “Nero A Metà” è racchiuso un sound dal feeling unico ed irripetibile in Italia che emerge con forza travolgente nell’iniziale “I Say I’ Sto Ccà”, permea il manifesto artistico “Musica Musica”, e brilla nella canzone d’amore “Quanno Chiove” in cui spicca il sax di James Senese. Il disco però riserva momenti esaltanti come il blues viscerale “Puozze Passà Nu Guaio” e il crescendo dell’introspettiva “Voglio Di Più”, in cui il cantautore napoletano si racconta tra problemi esistenziali e le sue aspirazioni di musicista e trova il suo vertice prima nella tessitura melodica di “Appocundria” in cui brilla alle congas Karl Potter e poi nel funky di “A Me Me Piace ‘O Blues”. Seguono l’altra splendida canzone d’amore “E So’ Cuntento ‘e Stà’”, l’ irresistibile blues di “Nun Me Scoccià”, e la pura poesia jazzy di “Alleria”, per giungere al finale con la superba “A Testa In Giù” e i ritmi latin di “Sotto ‘o sole”. Rispetto alla Special Expanded Edition da cui provengono “Hotel Regina” e “Tira ‘a carretta” , “Tracce di Libertà” ci regala ancora un inedito, la struggente “Na Voglia ‘e Jastemmà”. Dopo questi primi tre dischi la carriera di Pino Daniele si è evoluta in modo multiforme, seguendo il sentiero tracciato dalla sua curiosità musicale, dando vita da altri dischi eccellenti e ad una serie di fortunate collaborazioni internazionali sempre più prestigiose. Ad arricchire il cofanetto è un corposo booklet con le fotografie inedite di Guido Harari, e Lino Vairetti, e una serie di aneddoti, testi biografici e curiosità. “Tracce di libertà” è, dunque, un documento sonoro preziosissimo perché cristallizza in un unicum l’evoluzione sonora del Neapolitan Power, ed il momento più alto della carriera artistica del cantautore napoletano. 

 

 

di Salvatore Esposito

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Informazioni su Giorgio

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II / "PinoDanielomane" / appassionato di musica, qualsiasi genere essa sia

Pubblicato il 16/01/2016, in Discografia, Musica, Napoli, Recensione con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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