I video, le foto e le chitarre: tutto il mondo di Pino Daniele


Nell’ex Hotel de Londres un intero piano è dedicato al musicista. Il figlio: “Borse di studio per i giovani talenti”

 

 

Tra piazza Municipio e via Depretis, nell’ex Grand Hotel de Londres, è nato il Museo della Pace-Mamt. L’acronimo ne sintetizza i contenuti con un esasperato senso materno: “La madre, a Napoli, è colei che accoglie” , racconta l’architetto Michele Capasso, che ne è stato il fondatore 27 anni fa.
“Nei cinque piani in cui si sviluppa l’edificio si raccoglie ciò che unisce i popoli del Mediterraneo: musica, scienza, religione, tradizioni, costumi, arredi, cibo”. Da oggi, l’accesso è gratuito con tre tipologie di visite (prenotazione obbligatoria al 340 8062908 o scrivendo a info@mamt.it). “Stavolta vogliamo parlare non di brutture e violenze bensì di convivenze e bellezza. Fatti esemplari del Mediterraneo in cui viviamo. Offriamo dodici itinerari emozionali che includono 28 mila contributi audio, 8 mila libri, opere di Mario Molinari e 5 mila video. Gran parte è proiettata su schermi con tecnologia a 4K, con la colonna sonora di tante musiche inedite di Pino Daniele “.

È così che si entra nei retroscena dell’avventura artistica/ umana del musicista scomparso nel gennaio 2015. A due livelli dal marciapiede d’ingresso – anche al pian terreno c’è un tesoro inestimabile: la fragile chitarra Louis Panormo che servì a scrivere “Chillo è nu buono guaglione” al ritmo charango – inizia l’apnea nel capitolo “Pino Daniele Alive”.

Ieri c’era il figlio Alex a introdurre il viaggio: “I giovani saranno i protagonisti di questo esperimento museale permanente e in divenire – ha detto – Ai ragazzi papà era attento. Abbiamo intenzione, con il ministero dell’Istruzione e i conservatori, di mettere a bando delle borse di studio per chi ha talento e pochi mezzi. Il talento va difeso. Pino aveva relazioni intense con i musicisti più giovani: da Jovanotti a Clementino. È giusto che l’intero secondo piano sia dedicato a lui perché con Capasso avevano intenzione anche di produrre un concerto in mezzo al mare dedicato al Mediterraneo. Si doveva fare nel porto, lo faremo nel 2017.

Ora abbiamo sette ambienti in cui sono custoditi strumenti, abiti, foto (con Chick Corea, Santana, Gato Barbieri), videoclip, appunti, documenti, la moka elettrica con cui preparava il caffè in camerino”. In questo patrimonio, splendono la pagellina della prima comunione (col grossolano errore nel riportare il suo nome: Danieli Giuseppe, 3 luglio 1966, aveva 11 anni) e il diploma con il voto di 44/60, nel ’75. In una stanza, che da marzo accoglierà un ologramma e il mapping-video, è stato ricostruito il suo vero studio di registrazione: dallo sgabello amato, disposto ad hoc per “sentire il suono in faccia”, ai preziosi microfoni. Quasi santificate, le chitarre: la Paradis; la Gibson ES-335, come quella di BB King; la 10 corde elettrica bianca, un 8 gigante, sul modello della chitarra battente con cui scrisse le canzoni di “Musicante”: “Lazzari felici” e “Keep on Movin'”. La Suhr che non portava mai in tour. Il basso Fender con cui compose “Il mare”.

“Ci tengo a riassumere un concetto – dice Alex – Lui studiava da matti però aveva una teoria: sul palco non voglio fare il fenomeno. Conta solo la nota che suono alla gente” . Presto, il fratello Salvatore donerà pure la foto cercata che manca ancora e che durante la visita inaugurale ha rivelato di possedere: Pino e Bob Marley nei camerini dello stadio San Siro, sommersi dal fumo della marijuana. Quando il principe giamaicano del roots-reggae e il menestrello partenopeo suonarono a Milano. Era giugno del 1980, era appena uscito il suo capolavoro: “Nero a metà”.

 

 

di Gianni Valentino

Informazioni su GiO

Studente di Informatica presso Università degli Studi di Napoli Federico II, PinoDanielomane e appassionato di Musica, grafica e di fotografia.

Pubblicato il 29/06/2016, in Fondazione, Museo, Musica, Napoli, Notizie, Pino Daniele alive con tag , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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