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PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI: proclamati i vincitori delle sezioni JAZZ e POP ROCK, dedicate per la prima volta a PINO DANIELE

PROCLAMATI I VINCITORI DELLE SEZIONI JAZZ E POP ROCK

DEDICATE PER LA PRIMA VOLTA A PINO DANIELE

 

 

Sono stati proclamati i vincitori del concorso per le sezioni JAZZ e POP ROCK della dodicesima edizione del “PREMIO NAZIONALE DELLE ARTI”, quest’anno dedicate al musicista PINO DANIELE. Il concorso è promosso, ogni anno, dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca “Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore”.

Lo scorso 17 giugno, presso la prestigiosa Sala Verdi della sede del Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di MILANO, è stato proclamato il vincitore della categoria JAZZ. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il duo proveniente dal Conservatorio di Pescara formato da EMANUELA DI BENEDETTO (voce) e GIULIO GENTILE (piano), che hanno conquistato tutta la giuria. Molto particolare e suggestiva è stata la loro versione del brano di Pino Daniele “Tempo Di Cambiare“. Ai due giovani è stata assegnata la Borsa di Studio messa a disposizione dal PINO DANIELE TRUST ONLUS, in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

Inoltre, sono stati assegnati premi speciali come “MIGLIOR CHITARRISTA” a SARTORI DAVIDE del Conservatorio di Milano, “MIGLIOR BASSISTA” a KIRILOVA VICTORIA del Conservatorio di Milano, “MIGLIOR SOLISTA” a PARISSI MATTIA (piano) del Conservatorio dell’Aquila. MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA come “MIGLIOR TROMBETTISTA” a GIUSTINI FRANCESCO del Conservatorio di Rovigo.

A presentare la serata è stato Nick The Nightfly di RADIO MONTE CARLO, radio partner della finale Jazz.

Lo scorso sabato, 24 giugno, invece, si è tenuta la finale per la sezione POP ROCK presso la suggestiva cornice del Teatro Romano di BENEVENTO. Vincitore assoluto è il gruppo proveniente dal Conservatorio di TRENTO, con il brano originale “La Tua Storia“, formato da DIONISI ANDREA (batteria), ABATTI MATTEO (voce e chitarra), VALLE MATTEO (basso) e CASTELLINI MANUEL (chitarra elettrica). La Band si è aggiudicata anche la borsa di studio offerta dal PINO DANIELE TRUST ONLUS, in collaborazione con SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

Inoltre, sono stati assegnati premi speciali come “MIGLIOR CHITARRISTA” a MATTEO TROIANO del Conservatorio di Pescara, “MIGLIOR BASSISTA” a EUGENIO FIORILLO del Conservatorio di Benevento, “MIGLIOR PERFORMER VOCALE” a MARTA ASCARI del Conservatorio di Rovigo.

A presentare la serata è stata Ida Di Martino di RADIO KISS KISS Italia, partner della finale Pop Rock promossa dal Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento.

«La disciplina nello studio della musica è stata per Pino una costante – dichiara Alessandro Daniele, Presidente del PINO DANIELE TRUST ONLUS – oggi attraverso il Pino Daniele Trust Onlus, e grazie alla collaborazione e alla sensibilità del MIUR/AFAM, è possibile trasferire alle nuove generazioni quei valori e quelle peculiarità di Pino che attraverso la propria identità culturale ne ha fatto lo snodo di un processo aperto al cambiamento, un esempio di ricerca e contaminazione che tradotto in musica ha rappresentato per i musicisti una rivoluzione epocale. Il settore musicale del Premio Nazionale delle Arti nel segno di Pino rappresenta una moneta di scambio di libera circolazione. Tenere viva la sua opera aiuterà le nuove generazioni a recuperare quel senso di bellezza e di rispetto per tutti i popoli del mondo».

Il sostegno, le borse di studio istituite per i vincitori delle due sezioni e l’impegno dedicato a questa iniziativa sono un’ulteriore conferma dell’attenzione del PINO DANIELE TRUST ONLUS nei confronti dei giovani talenti.

Il PINO DANIELE TRUST ONLUS è l’Ente no profit per le iniziative culturali e musicali in nome di Pino Daniele: la missione è quella di valorizzare il grande patrimonio artistico e umano che ha lasciato, promuovendo iniziative di interesse culturale in ambito musicale, lo studio della musica e della sua contaminazione nelle culture del pianeta.

 

 

www.pinodanieletrustonlus.org

Milano, 26 giugno 2017

«La Fondazione c’è, il museo è pronto»

       (4 novembre 2015)

Il figlio Alessandro annuncia: all’ex Hotel Londra un’installazione permanente sulla sua storia

 

 

E venne il momento della Fondazione Pino Daniele. Suo figlio Alessandro, che ha lavorato per lui e con lui fino all’ultimo, ha deciso che «l’opera di mio padre andasse difesa e promossa, studiata e tutelata ma, soprattutto, che quello che lui ha avuto dalla vita, e dalla musica, potesse essere dato ad altri ragazzi». E «ragazzi» gestiranno la Fondazione: «Il logo è nato da un’idea condivisa con i miei quattro fratelli, preso entreranno ufficialmente Cristina e Sara, per Sofia e Francesco dobbiamo aspettare che diventino maggiorenni. Mi piace immaginare che generazioni di Daniele possano mettere il loro lavoro in questa scommessa».

La scommessa parte con l’imminente pubblicazione di «Tracce perdute», ma non si ferma alla cura del catalogo discografico ed editoriale, anzi. Qualcuno parla di un megaevento in luglio al San Paolo, ma Alessandro resta abbottonato: «Posso ammettere solo che il mio sogno è di ricordare papà con un concerto grosso», ma dove, quando e con chi resta per adesso top secret. Certa, invece, è l’apertura nel 2016 di un’installazione permanente dedicata all’artista nel Museo della Pace che la Fondazione Mediterraneo sta preparando nell’ex Hotel Londra, in piazza del Municipio: «L’architetto Capasso ci ha messo a disposizione un piano intero, sette stanze, il progetto è nato con Pino, era entusiasta della possibilità di raccontarsi e di raccontare la sua musica, purtroppo il racconto è affidato a noi, ma raccogliendo le sue idee e raccomandazioni: ci teneva, ad esempio, alla sua passione per i madrigali e Gesualdo Da Venosa, sarebbe soddisfatto di come abbiamo affrontato l’argomento».

«Pino Daniele alive» il titolo: «Nulla di museale, anche se di museo si tratta visto che abbiamo la prenotazione delle sale per 99 anni. Scommettiamo sulla tecnologia interattiva, su megaschermi touch screen, sul video mapping. Grazie a un ologramma vedremo Pino suonare nel suo studio: lo stiamo ricostruendo in maniera accurata, con la stessa tappezzeria. Dentro ci metterò le sue chitarre, i suoi amplificatori». Ci sarà spazio per i suoi musicisti, le sue collaborazioni eccellenti, i suoi tour, le sue contaminazione etniche, tanti filmati, tutto «pensato per un pubblico italiano, ma anche straniero».

L’allestimento è a cura di Sergio Pappalettera, grafico dietro tante copertine del Nero a metà. Inaugurazione in marzo, «magari il 19 che era il giorno del suo compleanno ed onomastico». Oppure prima, se dovesse essere confermata la presenza del presidente Mattarella il 16 febbraio richiamato dalla complessità del progetto del Museo della Pace, caro anche in Vaticano. Nello shop si potrebbero vendere prodotti non rintracciabili altrove, prodotti appositamente, come un dvd sul Daniele madrigalista, o il live del concertone napoletano «Tutta n’ata storia».

Poi c’è l’idea di provvedere a borse di studio, cinque probabilmente per il primo anno, destinate ai migliori studenti dei conservatori italiani, «ma magari anche a chi al conservatorio non ci arriva, nonostante il talento, per motivi economici». Ma in pentola bollono tante cose: un libro illustrato, un docufilm, la ripresa della collaborazione con la onlus che si occupa di bambini ammalati di tumore a cui andarono i proventi dell’evento con Clapton.

Il senso della Fondazione? «Molti descrivono papà come un orso, un uomo difficile. Per me era un padre che amava la famiglia, che non sopportava di non averci tutti la domenica a tavola, che cucinava per noi e lavava anche i piatti. Che, appena finiva uno show, doveva telefonare a Franceschino o a Sofia, non voleva sentissero la sua mancanza. Spero che la Fondazione sia la sua famiglia: non penso solo a noi cinque fratelli, a tutti i suoi cari, ma anche a tutti quelli avvicinati dalle sue canzoni, alla comunità definita dalla sua musica».

 

 

di Federico Vacalebre

Il chitarrista Pino Daniele

articolo tratto dal blog di Carlo Pasceri del 16/02/2014

 

Daniele si pone su quel piano d’intervento musicale che va al di là della semplice addizione della parte melodica solistica-improvvisativa come fosse una specie di adesivo che si applica alla superficie

 

Pino Daniele è uno dei chitarristi italiani più bravi in assoluto (ma pochi se ne sono accorti). Senza andare ad analizzare il suo pur ottimo lavoro di accompagnamento, in un quadro di riferimento dei chitarristi più evoluti, anche turnisti professionisti, i suoi interventi solistici sono su un piano diverso e superiore.

Daniele è sempre stato a suo agio nel tracciare improvvisazioni o comunque archi melodici solistici nell’uso delle varie “declinazioni” dello strumento chitarra: classica, elettrica (sia “pulita” sia “sporca”) e sinth. Mai pretestuoso e sempre opportuno, il flusso delle sue idee è stato spesso originale senza essere bizzarro, anzi…
Nel realizzare assoli ci sono aspetti comuni a tutti i grandi solisti e che appunto li differenziano e li elevano rispetto ad altri musicisti: per meglio comprendere l’operato di Daniele, seppur brevemente, li andremo ad analizzare.
Innanzitutto l’originalità del flusso è data dalla non adozione di quelle efficaci formulette idiomatiche e locuzioni fraseologiche melodiche consumatissime dall’uso e dall’abuso storico (lick e pattern): così almeno Daniele si è allontanato dalla banalità e si è dovuto sforzare, riuscendoci, di manifestare idee musicali più fantasiose, accumulate e ordinate con più emancipazione.

Non ci sono nemmeno gli andirivieni per le scale musicali come si eseguono appunto quando ci si addestra, e poche reiterazioni di porzioni di scale dislocate ad hoc per modellare sorte di frasi, ma una libera e creativa associazione di note che attiene anche ad assegnazioni di durate sincopate pertanto poco lineari e simmetriche (ritmica). Infatti la scansione metronomica, perlomeno nei suoi accenti predominanti convenzionali (forte/debole), non è “vissuta” da Daniele come costringente il flusso fraseologico e le note non sono pronunciate a grappoli come multipli pari della scansione principale: se la scansione è quarti a 100 bpm la maggior parte delle note non sono ottavi a 200 bpm, sedicesimi a 400  bpm ecc., pertanto di durata come prestabilita e quindi con uniforme e prevedibile “ritmica”.
Anche quando deve iniziare e finire le frasi (oltre che nel fraseggio intermedio), Daniele non si preoccupa di stare necessariamente sui e nei tempi convenzionalmente assegnati, questo gli permette un pensiero musicale che travalica le cesure delle battute; almeno per un po’ (Es. Keep On Movin, Annaré).
Tutto questo insieme con un’articolazione tecnica (il controllo esecutivo delle quattro fasi d’inviluppo sonico: attacco, decadimento, sostegno e rilascio) di livello superiore, poiché le scelte predominanti di controllo di emissione sonica sullo strumento (pronuncia) sono anch’esse prive di schematicità limitanti: sia quello dato dalla mano destra dinamico e timbrico (curve d’intensità di volume sonoro, accenti, staccati e gli armonici) sia quello dato dalla mano sinistra che è determinato sulla chitarra con bending, legati, hammer on – pull off, glissati, vibrati, ecc. (Es. Ue Man, Puozze Passà Nu Guaio, Io Vivo Fra Le Nuvole).

Nella musica del chitarrista napoletano gli episodi non prevalgono sulla trama: le canzoni non sono pretesti per assoli, anzi, spesso l’effetto di un suo ottimo assolo è per causa di un’ottima canzone che è, di fatto, pure interpretata e sviluppata proprio mediante quell’assolo. Daniele si pone, infatti, su quel piano d’intervento musicale che va al di là della semplice addizione della parte melodica solistica-improvvisativa come fosse una specie di adesivo che si applica alla superficie: a un ascolto attento degli assoli si distingue essendo più capace di altri di calibrare un creativo flusso d’idee coerenti con il brano stesso però senza usare quella astuta strategia che prevede di riprendere la melodia principale del pezzo e variarla un po’.
Lui esalta la continuità incoraggiando la progressiva conoscenza della sua espressione musicale, con un moto dinamico e rutilante della trasformazione stessa nella successione temporale degli eventi musicali con mutazioni minime ma incessanti: l’assolo in questo quadro è il massimo grado di mutazione, ma nella cornice della rappresentazione stessa di un intreccio di costanza narrativa, senza forti irruzioni né espressive né di contenuti.
Daniele, facendoci accettare quel continuum narrativo, non permette facilmente l’emersione della sua peculiarità qualitativa nel ruolo di chitarrista solista: questo è perciò il suo pregio/difetto.

Insomma a differenza di alcuni grandi solisti, che dal contesto emergono quasi prepotentemente, lui concretizza idee musicali che si sviluppano in una maniera particolarmente scorrevole producendo ulteriori micro melodie derivate direttamente dal linguaggio del brano stesso, pertanto sagoma interventi che sembrano la continuazione del discorso in atto e che s’innestano nei brani in modo naturale. In questo modo egli realizza assoli ineluttabili, quasi “dovuti”, che, proprio per questo, possono sembrare un po’ scontati… (Es. Appocundria, Voglio di più, Viento e Terra, Sono un cantante di Blues.).
Tuttavia è evidente che ciò che Daniele ha voluto modellare e produrre è appunto questa compattezza dialettica ed espressiva: la massa del tutto e non il particolare elemento.
Talvolta il materiale scalare scelto dal musicista napoletano, già poco dopo l’inizio carriera, perciò nei primi anni ’80, non era quello del comune chitarrista di rock e dintorni, e quindi il più esteso lessico base optato gli ha offerto ulteriori condizioni di sviluppo del linguaggio musicale (Es. Tarumbò pt1 e pt2, Mo’ Basta in Sciò live ’84, Soleado).
P.S. Segnalo inoltre tre brani contenuti in dischi di altri nei quali Pino Daniele ha suonato, realizzando dei notevolissimi assoli: Stand Up e Things Must Change (Richie Havens “Common Ground”), Se Guardi Su (Claudio Baglioni “Q.P.G.A.”).

 

 

articolo tratto dal blog di Carlo Pasceri

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