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«Pino Daniele. Qualcosa resterà»: presentazione in anteprima del film

 

 

Ci sono due o tre scene almeno che mozzano il fiato in «Pino Daniele. Qualcosa resterà» il docufilm di Giorgio Verdelli che sarà presentato in anteprima domenica sera al San Carlo. C’è  il Nero a Metà che, nella penombra di casa sua, fa ascoltare per la prima volta a Massimo Troisi un abbozzo di «Quando». Ci sono rarissime immagini del concerto grossissimo del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito con un saluto finale («Io esisto grazie a voi, ciao guagliù») e poi il racconto dell’amico Peppe Lanzetta che lo trova dopo, solitario in un pulmino («Pe’ ma li hai visti quanti erano?»).  

C’è il Lazzaro Felice dal barbiere che spiega che cosa vuol dire fare «addove». E poi, tra qualche contributo un po’ troppo televisivo e apparizioni live dei marziani Eric Clapton e Pat Metheny, trovate narrative più o meno originali (le riprese del supergruppo in bus stancano), live storici e riprese mai viste, c’è un bel pezzo della carriera del cantautore napoletano che ha cambiato la canzone napoletana, e italiana, unendo radici e ali, melodia e ritmo, mandolini e blues elettrico, Partenope e Chicago.

Tantissime le presenze importanti, qualche assenza è inevitabile e poi ci sarà tempo di raccontare altre storie pinodanieliane in futuro. Per ora, non perdete l’uscita del film nelle sale, solo dal 20 al 22. O meglio: perdetela se non amate Pino Daniele.

 

di Federico Vacalebre

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Pino Daniele | Il Tempo Resterà – IL FILM, dal 20 al 22 marzo al cinema

Sudovest Produzioni, Rai Cinema e Nexo Digital
presentano

PINO DANIELE
Il Tempo Resterà
IL FILM

solo il 20, 21 e 22 marzo
il docu-film dedicato all’artista
al cinema!

 

Foto di Luciano Viti

 

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani Pino Daniele – Il Tempo Resterà, un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo con una straordinaria serie di immagini – molte delle quali mai mostrate finora -, testimonianze e performance musicali. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è una produzione Sudovest con Rai Cinema e sarà distribuito da Nexo Digital solo il 20, 21 e 22 marzo come evento cinematografico pensato per offrire ai fan di Pino Daniele l’opportunità di ritrovarne su grande schermo la musica e il percorso artistico dagli anni ’70 agli ultimi concerti.
Molto del materiale utilizzato per comporre Pino Daniele – Il Tempo Resterà è assolutamente inedito ed è stato selezionato appositamente dal regista Giorgio Verdelli attraverso una lunga e paziente ricerca. Patrimonio prezioso che ha permesso che la voce narrante del film fosse quella dello stesso Pino Daniele, supportato dal contributo di Claudio Amendola. Molte sono le testimonianze e le presenze di artisti e amici di Pino Daniele.
Pino Daniele – Il Tempo Resterà è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale e indicato come Progetto Speciale dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo.
Il film sarà presentato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 19 marzo, giorno del compleanno di Pino Daniele, con il supporto della Regione Campania. Le riprese a Napoli sono state realizzate grazie alla collaborazione del Comune di Napoli.

Al teatro San Carlo il 19 marzo film inedito su Pino Daniele

Al Lirico un docufilm inedito di Giorgio Verdelli sulla sua carriera

 

 

Un eroe tira l’altro: dopo Maradona, Pino. Il San Carlo non si ferma alla celebrazione dell’ex Pibe de oro e al trentennale dello scudetto, ma va avanti a ritmo serrato nella vena “pop”, se così si può dire. Sempre nel rispetto del cartellone della lirica e sinfonica, il 19 marzo – giorno del compleanno del cantante – al Massimo (il 20 al Verdi di Salerno e in seguito anche a Scampia, che è stato uno dei set) sarà proiettato il film sul percorso artistico di Pino Daniele a due anni dalla sua scomparsa. Titolo provvisorio “Vai mo’” (ma l’ultima decisione spetta a Raicinema e alla distribuzione): sarà un docufilm di un’ora e quaranta minuti, con la regia di Giorgio Verdelli, autore televisivo che ha firmato “Unici”, il programma di Rai 2 che ha registrato il maggior numero di download nel 2015.

Un cercatore d’oro infaticabile ed entusiasta, Verdelli, che sa accontentare più pubblici. Con intelligenza e capacità di mediazione è riuscito in un’impresa difficile: mettere insieme tutti gli eredi aventi diritto del cantante scomparso, i 5 figli, Alessandro e Cristina, con la prima moglie, Dorina Giangrande, e Sara, Sofia e Francesco, figli della la seconda, Fabiola Sciabbarrasi. È stata proprio Fabiola, con i ragazzi, a dare il consenso per il montaggio del raro materiale inedito ritrovato nell’archivio di Pino Daniele nel docufilm di Verdelli. Il film, prodotto come progetto di interesse culturale con il sostegno del Mibact, vedrà la compartecipazione della Siae e delle società editoriali delle opere di Daniele.

“Non è la sua biografia. Quella l’ho già fatta in una puntata di “Unici”, mandata in onda tre volte dalla Rai – spiega il regista – Sarà la storia di un percorso artistico ricostruito per la prima volta raccontata da lui in prima persona e da molti personaggi, anche inaspettati”. Per esempio, ci sarà una foto di Pino Daniele mentre mangia una pasta “choux” con Diego Maradona. Interviste, immagini e filmati tratti da quella miniera delle Teche Rai. E tra i compagni di percorso, artisti noti come Pat Metheny ma anche collaborazioni di cui non si sapeva niente, delle quali si è scoperto ripescando i video girati in sala prove. Quindi le sorprese non mancheranno. La voce narrante sarà Claudio Amendola, marito di Francesca Neri, attrice dei film di Troisi: un filo che unisce tutto nella sala di incisione dove Pino Daniele ha lavorato ininterrottamente negli ultimi 15 anni, con la fotografia di una giovane direttrice, Francesca Amitrano, e il mix del fonico di fiducia di Daniele.

“Pino – conclude Verdelli – è patrimonio di Napoli, ma anche del resto d’Italia e dell’Europa”. Ieri il sopralluogo al San Carlo. Dopo la proiezione, alla quale parteciperà il ministro Franceschini, uscirà in tutt’Italia nelle sale e passerà in tv, per diventare poi un dvd.

 

 

di Stella Cervasio

Pino Daniele e John Turturro, conversazione americana

L’incontro all’Apollo Theater di New York tra il cantautore partenopeo e il regista

 

All’Apollo Theater di Harlem, l’altra sera, non poteva mancare John Turturro venuto ad ascoltare il suo «nuovo» amico. Nei suoi concerti americani (sold out) Pino Daniele è stato accompagnato da musicisti internazionali di altissimo livello come Omar Hakim alla batteria, Rachel Z al piano, Gianluca Podio alle tastiere, Solomon Dorsey al basso. Tra i brani del suo repertorio Pino Daniele ha eseguito «A me me piace o blues», «Yes I know my way» e una versione molto blues di «Je so pazzo». Applausi anche per il suo nuovo brano «Melodramma». E non poteva mancare «Napule è», che sigla anche il finale del film «Passione» di John Turturro. La clip del docufilm dedicato alla canzone napoletana è stata mostrata nella sala gremita della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, per presentare il tour del cantautore, qualche giorno fa. Dopo la proiezione le luci si riaccendono e sul palco ecco John Turturro e Pino Daniele. Per «Passione» John Turturro — ricorda Stefano Albertini, direttore della Casa Zerilli Marimò e moderatore dell’evento— decise di usare «Napule è», eppure i due artisti non si erano mai incontrati prima di questa conversazione amichevole qui a New York. «‘‘Napule è’’ è stato uno dei miei primi lavori—ricorda Daniele—ma dopo tanti anni provo la stessa emozione ogni volta che la eseguo». Si scusa per il suo inglese (che pure è ottimo): «lo riconosco è un po’ brookolino!». Risata generale. «É bello che John abbia usato la mia canzone, abbiamo idee in comune su Napoli e sulla sua cultura». «Mio padre proveniva dalla Puglia, da Giovinazzo—interviene Turturro—mentre mia madre era siciliana e la prima volta che ho ascoltato una canzone di Pino Daniele è stato sul set del film ‘‘La tregua’’ di Francesco Rosi, tratto dal libro di Primo Levi ed eravamo in Ucraina». Risate in sala, Pino Daniele chiarisce: «Immaginate che la canzone ‘‘’O sole mio’’ fu scritta nel porto di Odessa da Eduardo di Capua!». Poi si passa ai ricordi degli inizi e Pino Daniele: «Ho cominciato con la mia chitarra, con il folk, ascoltando le vecchie canzoni e provando a trovare nuovi stimoli. Sono nato nel periodo di Elvis Presley, del rock and roll e del blues. Mi ricordo che suonavamo nei locali vicino al porto, dove gli americani ascoltavano la loro musica. Siamo cresciuti con la musica internazionale, ma attingendo da musica classica e da un patrimonio tradizionale. Se pensate che uno dei più antichi conservatori è quello di Napoli, a San Pietro a Majella! È importante conservare, il mondo ha bisogno della cultura, fare sempre qualcosa di nuovo ma mai dimenticare le proprie radici». «Melodramma », il brano contenuto nel suo ultimo lavoro, ne è un esempio: «È una speciale fusione tra parole, lirica e musica; prima dell’opera i poeti hanno scritto liriche per la musica. Il melodramma precedeva l’opera. Questa canzone è stata un pretesto per usare alcune vecchie melodie. Per sperimentare ». Massimo Gallotta, produttore e organizzatore del tour americano di Pino Daniele chiede quanto sia stato difficile diventare indipendente dopo tanti anni: «Il mercato è cambiato, bisogna rischiare, credo che John Turturro possa spiegare che con la passione vai avanti». «C’è qualche artista con il quale ti piacerebbe suonare?» chiede Albertini. «Non lo puoi decidere, per esempio John ed io ci siamo incontrati poco fa per la prima volta ed ora stiamo facendo un buon lavoro, deve succedere qualcosa tra le persone». Come è successo con Eric Clapton di cui Pino Daniele reinterpreta «Wonderful Tonight». «Lui mi ha invitato a Chicago a suonare, e poi ho ricambiato l’invito e abbiamo duettato per un concerto di beneficenza a Cava de’ Tirreni. Lui si è divertito molto. Eric Clapton è prima un grande uomo, poi un grande musicista. É stato facile per me entrare in sintonia con lui». E il passaggio dal napoletano all’italiano? «Passare dalla lingua napoletana all’italiano per me è stata un’evoluzione naturale, quando ho cominciato a suonare noi parlavamo in napoletano ma usavamo parole inglesi, per esempio ‘‘Yes I know my way’’ era scritta in napoletano e in inglese ». John Turturro gli chiede: «Nella tua prima band c’erano anche Enzo Avitabile e James Senese? E dove hai incontrato Enzo Avitabile? «Con Avitabile andavamo a scuola insieme—risponde Pino Daniele—avevamo quattordici anni, e a tutti e due piaceva la musica nera. Senese è un afroamericano che parla ‘‘solo’’ napoletano, somiglia ad un personaggio dei Simpson, ho visto per la prima volta Senese suonare nel lontano 1969, poi con Napoli Centrale. In quel periodo a Napoli cominciò a esibirsi una nuova generazione di musicisti. C’erano gli Osanna, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto de Simone, fu allora che cominciai ad avere la mia band con Senese, Tullio de Piscopo ed altri». Poi si parla anche di Renato Carosone. «È stato un grande interprete — continua Pino Daniele — una volta lui mi chiamò e siamo stati un giorno intero a parlare di Gesualdo da Venosa, scrittore di musica barocca. Ogni generazione di musicisti ha qualcosa di buono, è importante guardare al passato, non bisogna mai dimenticare quello che altri artisti hanno realizzato prima di te. Ho interesse per la musica africana, riascolto Elvis Presley, Pavarotti, ma anche Frank Sinatra e guardo anche i nuovi artisti. I like music!». Nel nuovo lavoro ci sono chiari riferimenti all’Africa. «Non all’Africa intesa come continente, il sud dell’Italia è molto vicino all’Africa, anche nella cultura, per me ‘‘La Grande Madre’’ è il pianeta, la terra. Se vai in Sicilia, a Marsala, a Catania, a Napoli, Ischia, Amalfi, senti lo scirocco. La Grande Madre è dunque il Mediterraneo, tutto il ritmo viene dall’Africa ». Ora però con la rete si hanno le stesse informazioni nello stesso momento, «ma è importante conservare le proprie radici. La cultura è massificata, ci sono similitudini in città come Berlino, Napoli o Londra. Cerco di attingere da una cultura che mi appartiene e non ho mai deciso di cambiare, ho seguito il mio istinto, da ‘‘Medina’’ a ‘‘Mascalzone Latino’’ sono andato dove l’istinto mi ha portato». Daniele conclude dichiarando il suo amore alla città di Napoli: «è sempre nel mio cuore, nella mia mente, per me Napoli è tutto. Ogni volta che improvviso penso alle mie radici. Per questo ho deciso di diventare indipendente, perché non puoi discutere la musica, la musica si fa e basta». Poi Pino Daniele saluta Turturro e va via facendosi spazio tra i fans venuti ad ascoltarlo, abbracciando sua figlia e sussurrando. «Questa è la mia Sara».

 

di Velia Majo

Pino Daniele e John Turturro, duetto a New York

 

NEW YORK – Pino Daniele, che ha fatto il pienone ieri al concerto nel leggendario teatro “Apollo” di Harlem, il giorno prima ha avuto anche un super pubblico alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, dove il musicista cantautore napoletano ha duettato con l’attore regista italo americano John Turturro. La serata si è aperta con uno spezzone del bellissimo film documentario “Passione” di Turturro, dove il regista utilizza “Napule è” di Pino Daniele: il collage di immagini che scorrevano con la melodia e le parole della canzone più famosa dell’enorme produzione del cantautore napoletano, hanno visibilmente commosso il pubblico che affollava in piedi la Casa Italiana.

A condurre il “duetto” tra Daniele e Turturro c’era Stefano Albertini, Direttore della Casa Stefano, insieme all’Editor-in-Chief di i-Italy.org Letizia Airos. Insieme ai due artisti anche Massimo Gallotta, il geniale produttore-organizzatore dei concerti di Daniele negli Usa che dopo il concerto newyorkese di ieri sera, continuerà il suo tour di presentazione del nuovo album “La Grande Madre” anche a Boston e Washington DC.

Albertini ha subito ricordato come la Casa Italiana della NYU è una istituzione che non organizza “degli eventi, ma mette insieme le persone, pensando che da questi incontri grandi cose possano avvenire”. E così è stato per Daniele e Turturro, che pur avendo collaborato a distanza per il film “Passione”, il loro primo incontro di persona avveniva per la prima volta proprio alla NYU.

Airos ha chiesto a Daniele informazioni sulla nascita del brano “Napule è” e a Turturro perché ha scelto proprio quella canzone per chiudere il suo film.

“Avevo appena 21 anni” ha detto Daniele, “quando la scrissi. Sono stato fortunato, continuo ad ascoltarla come fosse ieri”.

“Rappresenta un inno alla città di Napoli” ha aggiunto Turturro. Già, quel brano non poteva mancare in quel film.

Pino Daniele ha continuato sulla nascita di quel suo stile jazz-blues con melodie napoletane. “Faceva parte di un progetto, già cantavo in napoletano e sentivo forti emozioni. Perché capivo che fosse importante nella musica non dimenticare le radici. E con ‘La Grande Madre” ho continuato a farlo. Io sono stato e sempre resterò libero di seguire i miei sentimenti quando compongo e scrivo canzoni”.

Grande risata del pubblico quando Daniele si è scusato per il suo inglese (comprensibilissimo): “Scusate per il mio accento, il mio inglese più che americano è brookolyno!”.

Albertini ha chiesto a Turturro (padre pugliese di Giovinazzo, madre siciliana) da dove nascesse la sua passione per Napoli: “È stato il grande Francesco Rosi a farmi innamorare della città. Quando ho recitato nel suo film ‘La Tregua’ mi parlava della letteratura, del teatro, della musica napoletana. E da quel momento non ho più smesso di amarla”.

Daniele ha detto che l’ispirazione gli arriva non solo da Napoli, ma dalla cultura di tutto il Sud d’Italia, inclusa la Sicilia: “Facciamo parte della stessa famiglia. Il Regno delle due Sicilie ha avuto uno storia comune, abbiamo gli stessi sapori e la stessa sensibilità. Così come siamo vicini al Nord Africa, agli arabi. La mia musica attinge da radici comuni”.

E quando John Turturro ha sentito per la prima volta Pino Daniele? “Sempre mentre giravamo ‘La Tregua’ in Ucraina. Rosi mi fece ascoltare ‘Terra mia’”. Daniele ha aggiunto: “Lo sapevate che la canzone ‘O sole mio’ fu scritta ad Odessa?”.

Turturro chiede a Daniele come nasca la musica napoletana mischiata con l’italiano e l’inglese: “A Napoli abbiamo le basi americane e io da giovanissimo ero sempre nei locali vicino al porto dove gli americani ascoltavano la loro musica. Ecco che poi quel blus-jazz è diventata anche la mia musica”.

Daniele ha ricordato che ha avuto la fortuna di avere come amici fin dall’inizio grandi musicisti napoletani, come James Senese (“l’afro americano che parla solo napoletano”),e anche Enzo Avitabile, Tullio de Piscopo, Tony Esposito e tanti altri.

Ma è ovviamente soprattutto Napoli la “Grande Madre” ispiratrice di Pino: “Dobbiamo ricordare la tradizione secolare musicale in città, qui nasce il primo conservatorio in Italia… Senza la cultura non si va da nessuna parte. Anche se bisogna rispettarne le regole”.

La prima canzone dell’album è intiolata “Melodramma”, un inno a Luciano Pavarotti, che nel “libretto” con tutti i testi delle canzoni e foto, appare accanto a Pino Daniele durante un concerto. “La magia della lirica con il rock dei giorni nostri, un esperimento tra l’antico e il moderno… in realtà io sono così” dice Daniele.

Gallotta ha ricordato come questo album nasce come produzione indipendente di Pino Daniele, “insomma un’operazione rischiosa e quindi anche molto coraggiosa”, ha detto Gallotta.

“Con la musica devi fare quello che senti” ha replicato Daniele, “non ci può essere solo il business, i soldi”.

Nel nuovo album, anche una storica canzone di Eric Clapton, “Wonderful Tonight”, interpretata da Daniele: “Ci siamo conosciuti a Chicago, poi lui è venuto ad un concerto a Salerno. Subito una grande amicizia, è facile trovare l’intesa con grandi artisti come Eric” ha detto Daniele.

Albertini ha chiesto come ha pensato mischiare il napoletano e l’inglese: “Era appunto come cantavo all’inizio, in quei locali frequentati dai soldati americani. E poi mi sono reso conto del successo che aveva anche con gli altri. Insomma ‘Yes I know, my way”, cantata con quell’accento napoletano, piaceva tanto e piace sempre…”.

Grande rispetto di Daniele per i grandi della canzone napoletana che sono venuti prima di lui. Come Renato Carosone per esempio, che proprio Gallotta fece tornare a fare concerti dopo essersi ritirato perché, come ha raccontato, “mi diceva che non aveva il tempo perché doveva studiare 8 ore al giorno il pianoforte…”.

“Carosone infatti è stato anche un grande musicista e conoscitore di musica classica” ha ricordato Daniele. Così come Roberto Murolo, con cui anche Daniele collaborò. Ha ribadito Daniele: “Con la musica è come vivere il passato e il futuro”. E poi, semplicemente: “I love music!”.

“La Grande Madre” della canzone che da il titolo all’album, è l’Africa? “Non è proprio l’Africa come territorio” spiega Daniele, “ma come cultura. I suoni del Sud d’Italia sono vicini a quelli dell”Africa. La Grande Madre è amche Lampedusa, Marsala, Catania e anche Ischia, Napoli, Amalfi… sono tutti ritmi che vengono dall’Africa. Quei suoni arabi che si sentono ancora in Sicilia…”.

A questo punto Turturro esclama: “Ora capisco perché quando crescevo nel Queens, nel quartiere proprio dove è nato il rap, ero così a mio agio con quegli artisti afromanericani che si esibivano per strada. Il loro ritmo lo sentivo dentro”.

Daniele, pur essendo affascinato dalle nuove tecnologie, vede che le nuove generazioni, attraverso internet, si stanno omologando troppo: “Oggi non importa se nasci a Napoli, Palermo, Parigi o New York, guardano e ascoltano tutti la stesse cose allo stesso momento e allora anche se ci sono i vantaggi, si rischia una cultura massificata, di perdere la particolarità delle proprie radici. E invece non bisogna dimenticare che ogni artista ha bisogno di attingere alla propria cultura. Io con la musica torno alle mie radici anche se mi piace il moderno”.

Quando è stata la volta delle domande, è stato chiesto a Daniele se il suo cantare in napoletano fosse anche un modo per “dissentire” sulla cultura del Nord e recuperare quella del Sud: “No, non era per dissentire, era per la musica” ha risposto candidamente Daniele.

Alla fine, noi abbiamo proposto a Turturro e Daniele di lavorare insieme a New Orleans, con un documentario-video e magari con concerto alle radici del jazz e del blues, nato anche col contributo della musica dei primi emigranti del Sud Italia arrivati in Louisiana. Daniele ha fatto un grande sorriso. Da Turturro è arrivato un “great idea”.

 

di Stefano Vaccara

Nastri d’argento 2008, Pino Daniele tra le candidature

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Per la categoria “Canzone originale”: Pino Daniele, ‘O munn va’ (La seconda volta non si scorda mai); Ivano Fossati, L’amore trasparente (Caos calmo); Daniele Silvestri, Mi persi (Notturno bus), Il mondo stretto in una stanza (Questa notte è ancora nostra); Gianna Nannini – Pacifico, Pazienza (Riprendimi); Mario Venuti – Kaballà (Giuseppe Rinaldi), Un altro posto nel mondo (Agente matrimoniale); Massimo Zamboni (per Nada), La mia patria attuale (Il mio paese).

Con Daniele racconto la Napoli dei sentimenti

«Questa storia è un omaggio a Troisi» Il produttore Berardi: «Ecco il Pieraccioni partenopeo»

 

«Darsi un bacio a Napoli è un cosa unica e irripetibile. Un’esperienza da provare». Con  Ale Siani-Eli Canalis«La seconda volta non si scorda mai», Alessandro Siani invita il pubblico italiano a «riscoprire la Napoli dei sentimenti e delle canzoni d’amore, quella che non si mostra più in televisione, ma esiste ancora, eccome! Sono stufo di vedere sullo schermo ruoli di napoletani ladri e camorristi. Per me Napoli è ancora la città dell’amore», dice il comico, che dopo il brillante esordio nel 2006 con «Ti lascio perché ti amo troppo», torna a interpretare una sua storia che questa volta firma assieme al regista Francesco Ranieri Martinotti. E lo fa parlando ancora d’amore. «Ho voluto fortemente questo film, – dice – ma non ho cercato colpi a effetto per conquistare il pubblico. Racconto l’amore semplice tra due coetanei senza volgarità e con tanta umanità». Per l’attore napoletano, che sta vivendo un momento d’oro, la comicità «deve sfuggire la volgarità e puntare sui sentimenti». Per amplificare l’aspetto emotivo del suoPino racconto, Siani ha voluto la voce di Pino Daniele, che ha scritto per il film «’O munno va», uno dei quattro brani inediti del cofanetto triplo «Ricomincio da 30» (in uscita il 16 maggio), preparato dal cantautore per festeggiare i 30 anni di carriera. Con Siani in scena ci sono, tra gli altri, l’ex velina Elisabetta Canalis, Enzo Decaro, Miriam Candurro e Francesco Albanese, amico e cosceneggiatore, che aggiunge: «Il nostro film parla dell’amore a 360 gradi, ma può collegarsi anche al cinema che in questo periodo racconta il precariato: noi descriviamo i precari dei sentimenti». Il film uscirà venerdì prossimo e la Mikado, in veste sia di distributore sia di produttore assieme a Luna Rossa Cinematografica di Mauro Berardi (per 11 anni produttore di Troisi), metterà sul mercato duecento copie. «Critici, trattatemi male… Fatemi una schifezza», invoca scherzoso Siani, che non soffre per i continui rimandi alla figura di Troisi. Anche se Berardi precisa: «Mi ricorda, semmai, un Pieraccioni partenopeo». Pronto anche al tour nazionale del suo show teatrale «Per tutti», il comico si mostra preparato ad accogliere le critiche perché si sente «protetto e coccolato»: «Intorno a me c’è il mondo di Troisi: Berardi, Decaro, Pino Daniele. La loro presenza mi dà forza. Questo film è un omaggio a Massimo che è uno dei miei modelli con Totò, Eduardo e Benigni». Fioccano i complimenti per lui, ma i più preziosi sono quelli di Berardi: «Sono convinto che Alessandro abbia un grande futuro davanti a sé. E non ho paura neanche della concorrenza», aggiunge con un sorriso, facendo riferimento all’uscita di «In amore niente regole» di Clooney. «La mia città mi dà fiducia. È il cinema americano ora ad aver paura di quello italiano». Nella storia, ricca di equivoci vecchio stile e battute a raffica, Siani interpreta Giulio, un agente immobiliare che rivede Ilaria, la sorella di un suo ex compagno di scuola, e se ne innamora. Lei sta per sposarsi (con Decaro), ma questo non sarà un limite per lui. Anzi, diventerà la molla per corteggiarla. Ilaria è Elisabetta Canalis, felice di esser tornata a cinema con Siani dopo l’esperienza in «Natale a New York». L’ex velina fa atto di sottomissione alla tv («la amo molto e resta il mio primo lavoro») e confessa: «Al cinema non mi sento in grado di interpretare tutti i ruoli. L’esperienza di ”Carabinieri” mi ha aiutato a capire tante cose, ma so di non essere un’attrice cinematografica. Per esempio, nel ’99 Pieraccioni mi scartò al provino per ”Il pesce innamorato”. Mi aveva chiamata lui, ma io mi impappinai, non riuscivo a dire neppure una battuta. E lui scelse Yamila Diaz». Insomma, la morale del film di Siani fa scuola. Anche per la Canalis: «La prima volta di ogni cosa è sempre vissuta con ansia. Invece, la seconda non si scorda mai. Ed è una legge che non vale solo in amore».

 

 

di Francesca Bellino

«Anima e cuore» così Daniele torna alle origini

VAIMO2008_BAND Si intitolano «Acqua ’e rose», «O munn va», «L’ironia di sempre» e «Anima e cuore» i quattro inediti al centro di «Ricomincio da 30», il cofanetto di tre cd di Pino Daniele in uscita il 16 maggio. Un’operazione-kolossal che culminerà l’8 luglio nel megaconcerto allo stadio San Paolo di Napoli: «Vaimò live 2008» vedrà il mascalzone latino, come su disco, nuovamente al fianco della sua storica band del 1981, formata da Tullio De Piscopo alla batteria, Tony Esposito alle percussioni, James Senese al sax, Rino Zurzolo al basso e Joe Amoruso alle tastiere. Un ritorno alle origini – con dedica all’amico Troisi – per celebrare il trentennale di carriera dell’uomo in blues, sottolineato dalla decisione della Emi di ristampare, in versione rimasterizzata, i suoi primi tre album: «Terra mia» (1977), «Pino Daniele» (’79) e «Nero a metà» (’80). Un ritorno alle origini che, dicono i titoli di due degli inediti, è anche un ritorno alla scrittura in dialetto, innescato dalla colonna sonora del nuovo film di Alessandro Siani, «La seconda volta non si scorda mai», nelle sale dall’11 aprile. Anticipato dal singolo «Anima e cuore» nelle radio e in vendita nel formato digitale, «Ricomincio da 30» affiancherà agli inediti 46 brani del repertorio di Daniele, tra versioni originali e rinnovate. Ci saranno, tra l’altro, ««Napule è», «Che Dio ti benedica», «Yes I know my way», «’Na tazzulella ‘e cafè», «’O scarrafone», «Je so pazzo», «Anna verrà» e «Quando». All’origine dell’operazione un’idea di Daniele e del suo nuovo manager, Michele Torpedine. Il box è stato prodotto da Pino con Humberto Gatica (già alle spalle del successo di Celine Dion, Michael Bublé e Josh Groban). Al disco hanno collaborato anche Al Di Meola e Chiara Civello. Al supergruppo ritrovato del 1981 si uniranno l’8 luglio a Napoli ospiti internazionali e nazionali.

 

di Federico Vacalebre

"La seconda volta non si scorda mai"

Trama:
Giulio, brillante e giovane agente immobiliare, durante una della tante visite che fa compiere ai suoi clienti presso gli appartamenti in vendita, incontra, dopo anni che non la vedeva, Ilaria, la sorella di un suo ex compagno di scuola, che si sta per sposare con un uomo molto più grande di lei. Giulio rimane colpito dalla bellezza di Ilaria e non riesce a togliersela dalla mente e soprattutto non gli va giù che si stia per sposare. Quando Ilaria scrive una mail a Giulio chiedendogli di recarsi a casa sua, lui si illude che il proprio interesse sia contraccambiato, ma una volta arrivato nell’appartamento si renderà conto che le sue fantasie sono ben diverse dalla realtà…

 

Cast: Alessandro Siani, Elisabetta Canalis, Marco Messeri, Fiorenza Marchegiani

Regia di Francesco Ranieri Martinotti

Musiche di PINO DANIELE

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