Museo Pino Daniele, il primato di Napoli

 

Oggi apre i battenti il Mamt, in Italia non ne esiste uno simile: nemmeno per De André, Dalla o Modugno

 

 

Un museo De André, un museo Dalla, un museo Modugno, un museo Battisti, un museo Mia Martini in Italia non c’è. A Napoli non c’è il museo Eduardo, il museo Totò, il museo Caruso, il museo della canzone napoletana. Ma, da stamane, c’è il museo di Pino Daniele ed è un primato per una città spesso matrigna e smemorata ma che il Lazzaro felice non l’ha mai dimenticato, anzi, da quella tragica notte del 4 gennaio 2015, si è ancora più attaccata, sino ad identificarsi in lui, a ritrovarlo simbolo di una comunità altrimenti sperduta.

L’esposizione permanente si chiama Pino Daniele Alive ed è un racconto «vivo», non stoltamente beatificante, quello che Alessandro Daniele, figlio-manager del cantautore, che con la Pino Daniele Trust Onlus ha curato, complice fondamentale, oltre che padrone di casa, l’architetto Michele Capasso e la sua Fondazione Mediterraneo. Siamo al secondo piano dell’ex Grand Hotel de Londres, si entra da via de Pretis, ci sono ben altri quattro piani da visitare all’interno del Museo della pace-Mamt: M come Mediterraneo; A come arte e architettura e archeologia e ambiente; di nuovo M come musica ma anche come migrazioni; T come tradizioni, come turismo. Capasso usa questo spazio come ha fatto con il Totem di Mario Molinari, cui pure è dedicata un’area, quasi fosse una sorta di «antidoto alla dittatura delle notizie di guerra, terrorismo, stragi di migranti. Con Pino condividevamo il sogno di un Mediterraneo dei popoli, questo racconta tutto l’allestimento, migliaia di video, suoni, testimonianze, drammi, speranze».

Ma la curiosità, e le prime prenotazioni lo confermano, è tutta per il Nero a Metà: si entra gratis, su prenotazione, lasciando il telefonino all’entrata: «Questo è il primo museo emozionale e per quanto l’allestimento sia digitale non c’è spazio per i selfie. Qui si arriva con tempo e attenzione da dedicare, per emozionarsi. Ci sono decine di ore di video a disposizione», spiega Daniele junior, che ieri mattina ha accompagnato la stampa in una visita guidata, replicata nel pomeriggio per amici musicisti tra cui James Senese, Gigi De Rienzo, Elisabetta Serio, Tony Esposito, Ernesto Vitolo, Fabrizio Milano, Tony Cercola, più Antonio Bassolino. Prima si erano già visti la famiglia Daniele (i fratelli Nello, Carmine, Salvatore; la prima moglie Dorina; la figlia Cristina) e compagni di palco preziosi come Rosario Jermano, Rino Zurzolo, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Lino Vairetti, Enzo Gragnaniello.

Una curiosità ben riposta: Alex ha fatto le cose più che per bene, con la fondamentale complicità di Sergio Pappalettera, che di Pino curò a lungo la grafica dei dischi, nell’allestimento, e di Giorgio Verdelli nei video, che – tra materiali dell’archivio dell’artista, delle Teche Rai e preziosi inediti – raccontano gli esordi come gli ultimi album, le passioni etniche (una sala intera è dedicata a «Medina», in sintonia con lo spirito del luogo), le collaborazioni illustri, i film, i videclip, la passione per i madrigali di Gesualdo Da Venosa, le canzoni più celebri, lo storico concerto di piazza del Plebiscito il 19 settembre 1981…
Appena entri un colpo al cuore: c’è la chitarra Paradise degli ultimi concerti, le ultime sei corde toccate, e sembra ieri che il Mascalzone Latino era sul palco del Palapartenope per un arrivederci trasformato dalla sorte in addio. E di chitarre ce ne sono tante, ognuna un suono, un disco, una stagione del cantautore che era ancor prima suonautore: una Frame Guitar, la Suhr di «Melodramma», poi Yairi, Fender Zaz, una pesantissima dieci corde elettrica, la Gibson Firebird dei tempi di «Bonne soirée» comprata perché la usava il suo idolo Johnny Winter, l’Ovation con dedica di Al Di Meola, la Panormo che apparteneva al suocero, un mandolino forse usato per registrare «Napule è».

Poi c’è la ricostruzione del suo camerino, del suo studio di registrazione (presto sarà completato con un ologramma per vedere ancor più «alive» l’Uomo in Blues): tutto, dai registratori a bobine alla macchinetta del caffè, dai plettri agli amplificatori, dal santino della prima comunione alla licenza da ragionere per dire dell’uomo che si fece Voce di Napoli. E quando l’emozione si fa troppo forte, l’assenza troppo feroce, un sorriso lo strappa il telegramma che lo invitava ad un colloquio come assistente di volo Alitalia nello stesso giorno in cui lo aspettavano per proporgli il primo contratto discografico. Pino fu molto travagliato, in famiglia tutti tifavano per il posto fisso, ma lui…

«Io continuo a sbagliare i tempi quando parlo di papà, non riesco ad usare il passato», confessa Alex, che a Pino assomiglia sempre di più ed è persino più schivo: «Mi manca, ma mi sembra ci sia ancora, qui ancor più. Abbiamo provato a ricordarlo con coerenza con la sua storia, continuando un’opera che lui aveva già iniziato con l’architetto Capasso. Ho persino i suoi appunti per un progetto di festival del Mediterraneo che voleva organizzare nel porto di Napoli. Ci stiamo lavorando, come stiamo lavorando alle borse di studio per le eccellenze dei conservatori italiani, ma anche per chi non ha i soldi per iscriversi in un conservatorio ma eccellenza potrebbe esserlo lo stesso. Tutto per dire che questo non è un museo, ma la casa di Pino Daniele, che è vivo soprattutto in mezzo al suo popolo, nella sua Napoli». E Napule è, almeno oggi, una città fiera, grande madre di un grande figlio, e non matrigna.

 

di Federico Vacalebre

Domani apre a Napoli il Museo della Pace – MAMT, che ospita il “PINO DANIELE ALIVE”

 

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DOMANI A NAPOLI APRE IL MUSEO DELLA PACE – MAMT

UN LUOGO PER IL DIALOGO TRA LE CIVILTÀ DEL MEDITERRANEO

Paesi ed istituzioni internazionali insieme per contrastare il terrorismo

UN’ESPERIENZA UNICA E AFFASCINANTE ATTRAVERSO 12 PERCORSI EMOZIONALI

tra cui un piano dedicato a PINO DANIELE e un’area a MARIO MOLINARI

IL MUSEO È PATRIMONIO EMOZIONALE DELL’UMANITÀ

 

Domani, mercoledì 29 giugno, a Napoli apre le porte il MUSEO DELLA PACE – MAMT (Mediterraneo, Arte, Architettura, Archeologia, Ambiente, Musica, Migrazioni, Tradizioni, Turismo), uno spazio creato dalla FONDAZIONE MEDITERRANEO, da oltre 25 anni impegnata per il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel Mondo. Il Museo, ideato e diretto da MICHELE CAPASSO, ha sede nello storico edificio dell’ex “Grand Hotel de Londres” di Piazza Municipio, nel cuore di Napoli, a due passi dalla stazione metropolitana disegnata da Alvaro Siza e dal porto crocieristico.

Il Museo, a ingresso gratuito, è una “Casa” per accogliere e proteggere, così come si percepisce dalla parola “MAMT”, che in napoletano significa “Tua Madre”, colei “che accoglie”. Nei 5 piani su cui è dislocato il Museo si racconta quello che ha unito e che unisce i popoli del Mediterraneo e del Mondo: la Musica, la Scienza, l’Arte, la Creatività, l’Artigianato, la Solidarietà, le Tradizioni, i Costumi, il Cibo, il Destino…

È possibile visitare dodici percorsi emozionali, basati su importanti temi quali Migrazioni, Dialogo interreligioso, Musica, Storie di Pace, Legalità, il tutto guidato da oltre 5.000 video in altxa definizione (4k) e da oggetti, reperti e testimonianze uniche al mondo che hanno contribuito a definire il Museo “patrimonio emozionale dell’umanità” e a conferirgli il titolo di “Museo delle Emozioni”.

Questi i dodici percorsi emozionali all’interno del Museo della Pace – MAMT:

1 – Il Mediterraneo delle emozioni                         7 – Un mare, tre fedi 

2 – Il Mediterraneo della luce                                    8 – Storie di pace 

3 – Il Mediterraneo della creatività                          9 –  Paesi ed istituzioni

4 – Il Mediterraneo dei mestieri                               10 – Testimonianze e visite

5 – Il canto che viene dal mare                                   11 – Molinari scultore del colore 

6 – Voci dei migranti                                                       12 – Pino Daniele Alive 

Paesi ed istituzioni internazionali – tra cui l’ONU, l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo ed altri – hanno aderito alla mission del Museo: promuovere attraverso video in alta definizione il “bello” e ciò che ci “unisce”. Nei prossimi 3 anni saranno realizzati in tutto il mondo (partendo dal Mediterraneo) video “emozionali” sull’ambiente, l’arte, l’archeologia, l’architettura, le religioni e su tutto ciò che ci accomuna.

La Fondazione Mediterraneo propone già da adesso – attraverso un sistema unico al mondo, dislocato sui 5 piani dell’edificio, e con l’ausilio di 100 videowall di grandi dimensioni – la visione dei primi 200 video realizzati con musiche di Pino Daniele: al grande musicista è infatti dedicato un intero piano del Museo, nella sezione “PINO DANIELE ALIVE“, a cura del PINO DANIELE TRUST ONLUS, in cui viene raccontata, “emozionalmente”, la sua vita artistica e la sua musica.

Il progetto del Museo della Pace nasce nel 1997, quando il presidente Michele Capasso fa appello agli oltre 2000 rappresentanti di 36 Paesi riuniti a Napoli dalla Fondazione Mediterraneo sulla necessità di dare alla pace un simbolo: venne scelto allora il “TOTEM DELLA PACE” dello scultore MARIO MOLINARI e richiesto uno spazio dove raccontare una storia diversa da quella che ci viene proposta quotidianamente dai media (terrorismo, migranti che muoiono, corruzione, povertà, guerre) fatta di ciò che ci unisce nel bello, nel vero, nel buono: l’ambiente, l’architettura, l’arte, le tradizioni, la cultura, l’artigianato, i mestieri, l’archeologia, la  musica, la danza, ecc.                 

È possibile vedere un filmato con la storia del Museo al seguente link: https://youtu.be/miWmNtU1LqI

www.fondazionemediterraneo.org –     www.mamt.it

Milano, 28 giugno 2016

Ufficio Stampa Museo della Pace – MAMT: Parole & Dintorni (Sara Bricchi)

Pino Daniele Alive, il figlio racconta il museo

“Vietati telefonini per immergersi nel suo mondo con emozione”

 

 

“Pino Daniele amava suonare più di qualunque altra cosa e trovava nel live la sua dimensione ideale, con l’inseparabile chitarra sempre addosso. Per questo, con un gioco di parole, si chiamerà Pino Daniele Alive il museo digitale a lui dedicato a Napoli, la sua città”. Lo racconta, in anteprima a Trani in occasione della maratona delle idee digitali DigithON, il figlio del cantautore, Alessandro, che con il papà ha diviso vita e lavoro più di chiunque altro. Niente selfie nel museo.

I telefonini resteranno fuori “per potersi completamente immergere nel mondo e nelle note di mio padre e per potersi emozionare”, spiega Alex. Sarà interessante conoscere come era Pino Daniele anche “prima di diventare Pino Daniele”, attraverso i provini dei suoi primi tre dischi con chicche inedite come il primo spunto da cui nacque Napul’è’ (e una lettura in versione madrigale dello stesso capolavoro) .

“Una parte del tantissimo materiale selezionato per il museo sarà subito visibile, altre cose saranno aggiunte successivamente”, racconta Alex, che ha potuto realizzare con la Fondazione questo sogno, ad un anno e mezzo dalla scomparsa del papà, anche grazie ai discografici e con il contributo delle emittenti televisive che hanno reso disponibili molti filmati d’archivio. Il museo sarà pieno di schermi che raccontano il percorso personale e artistico di Pino Daniele, con una stanza in cui si illustrano anche le origini e la vita dell’artista prima dell’esordio discografico. Nella sezione ‘Il codice di Pino’, con una bella intervista inedita, vediamo il cantautore passeggiare tra le sue prime due chitarre e quelle di tanti altri artisti, da Bryan Adams a Maurizio Solieri. Centrali nel racconto per suoni e immagini sono “le contaminazioni etniche, jazz, blues, l’anima latina e le melodie” che hanno reso unica e irripetibile la multiforme arte di Pino Daniele che, ricorda il figlio, “amava definirsi un musicista che canta”. Per la ricerca di un suono, racconta Alex, “mio padre studiava anche 4 o 5 ore al giorno”, poi magari andava sul palco e lavorava per sottrazione. “Usava la tecnologia anche se aveva un problema agli occhi e lo infastidiva chi scaricava la musica illegalmente da internet”.

Ha sempre cercato “il confronto con le nuove generazioni”, aggiunge, anticipando che la Fondazione Pino Daniele Trust onlus (che ha realizzato il museo insieme alla Fondazione Mediterraneo) aiuterà anche i giovani talenti con borse di studio, in collaborazione con i conservatori. L’esposizione, non solo digitale, non potrà fare a meno delle amatissime chitarre di Pino. Situata nel cuore di Napoli, la mostra permanente si trova all’interno del Museo della pace – MAMT (spazio dedicato ad arte, musica e tradizioni del Mediterraneo) in un luogo caro all’artista, che il figlio definisce “un ragazzo di strada, semplice e riservato, che non metteva in piazza la sua vita privata”. Anche ora che non c’è più, Alex,, schivo come il padre, lo avverte sempre al suo fianco. E oggi, a poche ore dall’inaugurazione del museo, vince la timidezza e rivela qualche aneddoto che il pubblico apprezza.

Racconta, ad esempio, che se Pino Daniele non fosse diventato quello che abbiamo conosciuto e amato, avrebbe continuato a fare tanti lavori, come il fioraio, e sarebbe forse diventato uno steward di Alitalia. Difficile immaginarlo in divisa, ma, se questo non è successo, – conclude accennando un sorriso – “dobbiamo dire grazie alla casa discografica che lo contattò nello stesso momento in cui stava valutando di cedere alle lusinghe del posto fisso”.

 

 

di Giorgiana Cristalli

RECORD STORE DAY 2016: Pino Daniele tra le pubblicazioni italiane

 

Il 16 aprile è il Record Store Day 2016, il giorno in cui si festeggiano i negozi di dischi. I negozi, grandi o piccoli, non le catene, non i siti.

Anche quest’anno sono quasi trecento le pubblicazioni ufficiali annunciate dall’industria italiana del disco in uscita il 16 aprile per il Record Store Day, iniziativa nata in America otto anni fa a supporto dei negozi dischi indipendenti con anteprime, ristampe ed edizioni speciali.

Tra le pubblicazioni italiane, Pino Daniele torna nei negozi con due 45 giri, ‘Ca Calore‘, di cui si celebra il quarantennale, e ‘Napule è‘.

Pino Daniele – Napule È / Na Tazzulella ‘E Cafè 7” (45 giri)
Pino Daniele – Ca Calore / Fortunato 7” (45 giri)

 

La lista completa dei dischi disponibili nei negozi italiani è su www.recordstoreday.it

La Fondazione PINO DANIELE TRUST ONLUS assegnerà borse di studio ai giovani talenti dei Conservatori di Musica Italiani

 

La Fondazione PINO DANIELE TRUST ONLUS assegnerà nel 2016 delle borse di studio ai giovani talenti dei Conservatori Musicali Italiani, il progetto è in collaborazione con SIAE e MIUR. Presto saranno date ulteriori informazioni.

La Fondazione PINO DANIELE TRUST ONLUS è l’Ente no profit per le iniziative culturali e musicali in suo nome: la nostra missione è quella di valorizzare il grande patrimonio artistico ed umano che ci ha lasciato, promuovendo iniziative di interesse culturale in ambito musicale, lo studio della musica e della sua contaminazione nelle culture del pianeta.
La Fondazione promuove inoltre l’educazione al rispetto dell’ambiente, dei rapporti umani e delle etnie, valori sostenuti da Pino Daniele col grande rigore di un uomo che ha sempre tenuto alla dignità, alla diffusione di messaggi positivi e di “speranza”, come al rinnovamento culturale delle nuove generazioni.
Tra i progetti della Fondazione ci sono infatti borse di studio per gli allievi più meritevoli dei Conservatori, progetti audiovisivi innovativi ed il supporto alle manifestazioni ed alle iniziative che siano nel solco del suo grande insegnamento artistico: un modo per mantenere quell’autenticità e quella qualità che sono state il tratto distintivo di Pino Daniele.

 

 

Pino Daniele official facebook page

Marcotulli, l’omaggio a Pino è jazz

      (8 aprile 2016)

La pianista ha registrato un album rileggendo il canzoniere di Daniele: con lei la De Vito

 

Foto di Paolo Soriani

 

Com’era inevitabile, gli omaggi a Pino Daniele si moltiplicano non solo sul fronte cantautorale, anzi è – inevitabilmente – il mondo del jazz ad osare di più. Come dimostra «A Pino», cd appena registrato, e presentato dal vivo in anteprima lunedì scorso alla Casa del Jazz (in platea anche Alessandro Daniele, figlio del musicista e responsabile della fondazione di famiglia) da Rita Marcotulli, che fu a lungo collaboratrice del Nero a Metà: «Lo conobbi nel 1990, con Maria Pia De Vito andammo a casa sua e gli facemmo ascoltare le cose che stavamo facendo, lui era curiosissimo in fatto di musica, voleva sempre capire, vedere che cosa si stava movendo, immaginare il futuro. Poi iniziammo a lavorare insieme, per me fu una delle esperienze più importanti che abbia mai fatto».

Maria Pia, signora napoletana del jazz italiano, naturalmente è parte dell’operazione: «È forte in me il rimpianto di non aver mai davvero lavorato con Pino. Ci siamo conosciuti e sfiorati professionalmente, ho messo la voce in un suo disco, avevamo pensato di fare cose insieme, ma… Il giorno che è scomparso mi è caduto il mondo in testa, mi sono sentita afona, c’è voluto tempo perché accettassi che l’unico modo per cantarlo ormai era farlo senza di lui», racconta lei, orgogliosa di essere stata chiamata all’Opéra di Lione dal 27 al 30 aprile per un progetto «Carta Bianca»: «È un grande apprezzamento e riconoscimento della mia visione e ricerca musicale, nei suoi aspetti variegati e nelle sfumature più lontane, mi hanno dato, appunto, carta bianca per presentare me e i miei progetti: “The circle”, “Re:song”, “Fun!” “Traces” e “Sarau sul Vesuvio” con sei grandi artisti che rispecchiano una parte del mio attuale percorso creativo: Jim Black, Benoit Delbecq, Michele Rabbia, Huw Warren, Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic».

In «A Pino» la De Vito si è misurata, come fece l’estate scorsa sul Vesuvio con Rava e lo stesso Taufic, con «Lazzari felici». «Il resto del repertorio è , tranne una breve introduzione, strumentale. Daniele ha scritto versi strepitosi, ma non bisogna mai sottovalutare il musicista, innamorato della nostra tradizione come del rock, del jazz, del blues, del funky, dei suoni arabi o brasiliani. Quando cantava “Napule è” diceva di una Napoli città aperta».
La Marcotulli ha riunito per tre giorni in sala di registrazione un manipolo di musicisti come Tore Brunborg al sax, il beneventano Luca Aquino alla tromba (che subito dopo il concerto romano è scappato all’Olympia dove lo attendevano Sting e Manu Katche), il vietmamita Nguyên Lê alla chitarra, Matthew Garrison al basso, Alessandro Paternesi alla batteria e Michele Rabbia: «Lavorare con Pino è stata una lezione di vita e di musica: era un uomo schivo, dotato di humour e intuito, oltre che un artista capace di inventare un suono e uno stile, di sperimentare senza perdere il contatto con il grande pubblico, di fare canzone d’autore senza che i testi uccidessero le melodie. Non si è mai fermato, ha cercato per tutta la sua vita, a volte trovando e a volte perdendosi, ma sempre convinto di non doversi ripetere, di non doversi fermare. Ha scritto cose meravigliose, e non solo nei suoi primi album, in perle come “Nero a metà” a cui siamo tutti così affezionati».

E chissà che un altro omaggio live non arrivi stasera da Alphonso Johnson, mitico bassista dei Weather Report pre-Pastorius e storico collaboratore del Mascalzone Latino, che accompagnò dal vivo, ma soprattutto in un album capolavoro come «Bella ‘mbriana», impreziosito, tra l’altro, dal suo assolo in «I got the blues»: virtuoso dello stick, si esibirà al Sea Legend di Pozzuoli con Adriano Molinari alla batteria e Frank Ricci alla chitarra.

Diffida di tributi e dediche, invece, l’antico amico James Senese, che annuncia per il 29 aprile l’uscita del suo nuovo album, «’O sanghe»: «Siamo cresciuti insieme, ma ricordarlo non vuol dire sfruttare la sua immagine. Dovrebbero vergognarsi tutti quei musicisti che lo fanno».

 

 

di Federico Vacalebre

Marcotulli: Racconto il mio Pino Daniele

 

“Ho incontrato Pino la prima volta nel 1990. Andai a casa sua con Maria Pia De Vito per fargli sentire un po’ delle nostre cose. La collaborazione è nata così”. Parola di Rita Marcotulli, pianista e compositrice romana, in scena lunedì 4 aprile h21 alla Casa del Jazz con un omaggio a Pino Daniele. La Marcotulli, che a lungo ha collaborato con Daniele, rileggerà con la sua band in chiave strumentale brani del musicista napoletano scomparso poco più di un anno fa.

Cosa ha significato lavorare con Pino Daniele?
È stata una delle esperienze più importanti della mia vita, non solo dal punto di vista musicale ma anche umano. Era una persona speciale, schiva a volte, ma con un grande senso dell’ironia e un grandissimo intuito. C’era un’immensa sintonia tra noi

Che cosa ha significato per la musica italiana?
Pino è stato l’inventore di uno stile, è riuscito a mantenere la sua personalità, pur sperimentando e spaziando in mondi diversi. Aveva questa grandissima facilità per la melodia e gusto armonico come pochissimi cantautori. Quello che rimarrà è la sua originalità. Quella che ad esempio manca ai giovani cantanti di tutti questi programmi tv, che a me sembrano tutti uguali.

Qual è stato il suo migliore momento creativo a suo modo di vedere?
Pino ha continuato a essere creativo per tutta la vita e ha cercato sempre altre strade. A volte una strada è meglio dell’altra, ma non si è mai fermato. Poteva essere amareggiato, perché nel mondo discografico si predilige sempre più la quantità che la qualità e questo penalizza qualsiasi artista.

Un suo album al quale è particolarmente affezionata?
Sono cresciuta con i vecchi album, tipo Nero a metà. Ma con questo omaggio a Pino compositore ho scoperto tanti altri pezzi con melodie meravigliose. Ha scritto così tanta roba magnifica che è difficile scegliere. Mi reputo una privilegiata per averlo incontrato e aver potuto condividere dei bellissimi momenti della mia vita.

 

 

di Stefano Milioni

Sorrisi celebra Pino Daniele con il cofanetto «Bagaglio a mano»

Dal 18 marzo in edicola con Sorrisi rivivi l’emozionante percorso musicale del cantautore in 12 CD tematici, 2 DVD e un doppio CD live

 

 

 

Sorrisi celebra il grande cantautore italiano con un’opera straordinaria: «Bagaglio a mano», il cofanetto che omaggia la carriera di Pino Daniele. Rivivi l’emozionante percorso musicale del cantautore in 12 CD tematici, 2 DVD e il doppio CD live dell’ultimo concerto ad Assago. In ogni uscita, un libretto inedito con immagini e approfondimenti sulle canzoni e la vita di Pino Daniele.

Tutta la ricchezza e l’intensità della musica di Pino Daniele in una collezione unica e inedita.

Per la prima volta una selezione ampia e ragionata dei suoi grandi successi e dei brani più rari in 12 CD tematici, più i DVD “Vai mo’ Live in Napoli 2008” e “Latin Blues e Melodie” con performance acustica e intervista, e il doppio CD  con l’ultimo concerto ad Assago del 2014.

Un’opera straordinaria curata dalla Fondazione PINO DANIELE TRUST ONLUS, per celebrare il talento indiscusso di un grande nome della musica italiana.

Il 1°CD «Play it loud» con cofanetto in regalo, sarà in edicola con Tv Sorrisi e Canzoni dal 18 marzo a soli € 9,99 (rivista esclusa) e contiene 13 brani tra cui “Yes I know my way“, “Che Dio ti benedica”, “Anema e core”.

 

 

Tracklist 1°CD «Play it loud»:

  1. ANEMA E CORE
  2. SESSO E CHITARRA ELETTRICA
  3. GENTE DI FRONTIERA
  4. CHE DIO TI BENEDICA (BoogieBoogie Man)
  5. BOOGIE BOOGIE MAN
  6. YES I KNOW MY WAY
  7. WATCH OUT
  8. RHUM AND COCA
  9. STELLA COMETA
  10. CONTINUEREMO A NAVIGARE
  11. TUTTA N’ATA STORIA
  12. OI NE’
  13. SOLO

Pino Daniele, ecco il museo virtuale

Quasi finiti i lavori all’Hotel de Londres, manca solo l’ologramma del Nero a metà

 

 

L’inaugurazione potrebbe slittare dopo il 19 marzo, giorno in cui il Nero a metà avrebbe festeggiato il suo sessantunesimo compleanno-onomastico, magari sognando la presenza del presidente della Repubblica. Ma al Grand Hotel de Londres i lavori sono a buon punto: gli ampi locali fronte piazza Municipio sembrano Ok, come anche quelli su via de Pretis, ingresso ufficiale del Museo della Pace, creatura dell’architetto Michele Capasso, che ospiterà anche, se non soprattutto, Pino Daniele Alive, mostra stabile curata e voluta dalla Fondazione Pino Daniele. Un intero piano del palazzo progettato dall’architetto Giovan Battista Comencini e finito nel 1899, primo esempio cittadino importante di art nouveau, sarà dedicato al racconto dell’arte del bluesman partenopeo: «Nulla di museale, anche se di un museo si tratta, e stabile, visto che abbiamo la prenotazione delle sale per i prossimi 99 anni», racconta Alessandro Daniele, che nei giorni scorsi ha rotto l’abituale riserbo mostrandosi su Facebook mentre selezionava, con Giorgio Verdelli, i materiali video da passare al montaggio. Con il figlio-manager del Mascalzone latino sta lavorando anche Sergio Pappalettera, grafico dietro tante copertine del cantautore, che firmerà l’allestimento. «Le stanze diventano luoghi vivi in cui immergersi, in cui nuove tecnologie creano ambienti sinestetici ed emozionali Elementi acustici, visivi ed emotivi», spiegano: «Figure, forme e colori che rimandano alle contaminazioni musicali e culturali che hanno segnato l’itinerario artistico di Pino Daniele».

È pronta, la si vede parzialmente anche in fotografia, insieme a parte della piantina dell’esposizione, la ricostruzione – persino la tappezzeria è quella originale – dello studio del Lazzaro felice, manca solo l’ologramma che ce lo mostrerà suonare di nuovo una delle sue amatissime chitarre.Ogni stanza un tema o un momento della carriera dell’Uomo in blues, dai suoi concerti alla sua Africa e comunque alla sua apertura alle musiche del mondo, alla passione madrigalista per Gesualdo da Venosa. Memorabilia, oggetti storici, foto d’autore e tanti video touch screen per immergersi nell’arte, la vita, i suoni dell’artista di «Napule è».Nel resto del palazzo si estenderà il vero e proprio Museo della pace, anch’esso largamente centrato sulla multimedialità e l’interattività, con percorsi diversi vicini agli interessi della Fondazione Mediterraneo di cui è diretta emanazione: si va dal Mediterraneo delle emozioni, con particolare attenzione alle grandi bellezze della Campania, al Mediterraneo della luce, zoom sull’architettura. E, ancora: il Mediterraneo della creatività, con diverse esposizioni artistiche, e il Mediterraneo dei mestieri, che tiene insieme i presepi partenopei con l’artigianato di Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia, Turchia. L’abbraccio di terre così vicine e a volte purtroppo drammaticamente così lontane riguarda anche la musica con una sala in cui potranno risuonare, con la canzone napoletana, echi di fado, flamenco, sirtaki, suoni maluf. Negli itinerari voluti da Capasso ci saranno anche quelli dedicati alle «Voci dei migranti», a «Un mare tre fedi», alle storie esemplari di uomini di pace come Winston Churchill, don Giuseppe Diana e Angelo Vassallo.Intanto, spunta una nuova registrazione inedita di Daniele, divisa con l’amico Ron sulle note di «Non abbiam bisogno di parole» che sarà contenuta in «La forza di dire sì», doppio cd di duetti del cantautore in uscita l’11 marzo per raccogliere fondi per l’ Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica. Tra gli altri artisti coinvolti nel progetto: Lucio Dalla, Loredana Berté, Jovanotti, Malika Ayane, Elio e le Storie Tese, Marco Mengoni, Francesco De Gregori, Gigi D’Alessio, Giuliano Sangiorgi.

 

 

di Federico Vacalebre

“Tracce Di Libertà”, la recensione di Blogfoolk

 

 

E’ passato poco meno di un anno dalla prematura scomparsa di Pino Daniele ed in questi mesi sono state diverse le iniziative volte a celebrare la sua musica, a partire dallo splendido disco dal vivo postumo “Nero A Metà Live. Il Concerto”, passando per l’istituzione della Fondazione voluta dai suoi familiari, fino alla nascente mostra permanente che vedrà la luce all’interno del Mamt di Napoli. In questo contesto si inserisce anche la pubblicazione del cofanetto “Tracce di Libertà”, che raccoglie i primi tre dischi di Pino Daniele “Terra Mia” del 1977, “Pino Daniele” del 1979 e “Nero a Metà” del 1980, proposti in due versioni una Deluxe Edition contenente tre cd, e una Super Deluxe Edition dedicata ai completisti, che raccoglie in sei dischi il work in progress di ogni album con i relativi demo e brani inediti (tra cui “Napule se scet’ sotto ‘o sole”, “Mannaggia ‘a morte”, “Stappi-stopotà”, “Figliemo è nu buono guaglione”, “Na voglia ‘e jastemmà” ed un brano strumentale senza titolo). Riascoltare in sequenza questi tre splendidi album è l’occasione per fare un salto indietro nel tempo, e ripercorrere un momento straordinario non solo della vita artistica di Pino Daniele ma anche della scena musicale Napoletana. Torniamo indietro, dunque, al 1977. E’ in quell’anno che, mentre la storia d’Italia viene segnata in modo indelebile dalle Brigate Rosse, dalla strategia della tensione e dagli scontri in piazza, un giovane cantautore napoletano di belle speranze si affaccia al mercato discografico con “Terra Mia”. E’ Pino Daniele ed alle spalle ha una solida esperienza maturata con il gruppo jazz-rock Batracomiomachia al fianco di Enzo Avitabile, ha suonato come bassista nei Napoli Centrale di James Senese, e come chitarrista nel disco solista di Mario Musella e in “Suspiro” dei Sain Just di Jenny Sorrenti, ma soprattutto solo un anno prima ha rinunciato a partecipare al concorso per assistente di volo dell’Alitalia, preferendo un provino con la casa discografica che avrebbe stampato il suo primo disco. 

“Terra Mia” ha preso vita a Roma nello Studio Quattro Uno di proprietà di Claudio Mattone, e complici di quel giovane cantautore è il meglio della scena musicale di Napoli, Rino Zurzolo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere, Rosario Jermano alla batteria e alle percussioni, ed Enzo Avitabile ai fiati. Nell’intreccio tra la tradizione musicale napoletana con il jazz, il blues e il funk d’oltreoceano è racchiusa tutta l’esplosività del Neapolitan Power, un sound in nuce già presente nei dischi degli Showmen e dei Napoli Centrale ma che Pino Daniele esalta con il suo background musicale impastato nei dischi di Elvis Presley e di Eric Clapton. Nonostante il successo di “Napule è” e “Na Tazzulella ‘e Cafè”, subito segnalatesi tra i brani più gettonati di “Alto Gradimento”, il disco vende poche migliaia di copie, ma quell’album lascia un segno indelebile. “Terra Mia” è, infatti, un’ istantanea sonora che ritrae Napoli in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, nelle sue ferite, raccontando le storie e le inquietudini della sua gente. Tutto ciò emerge in brani come le struggenti “Napule è”, “Terra Mia” e “Cammina Cammina”, le pungenti “’Na Tazzulella ‘e cafè” e “Ce stà chi ce pensa”, o ancora in “Suonno D’Ajere”, “Che Calore” e “Fortunato” che riascoltate oggi conservano intatta tutta la loro poesia. A fornirci però il quadro completo della vulcanica ispirazione che animava Pino Daniele è l’ascolto dei demo inediti di “Terra Mia”, “Che Calore” e “Chi Po Dicere” e la versione alternativa di “Saglie, Saglie”, quattro esempi importanti di quale fu l’approccio alla registrazione del suo disco di debutto, una ricerca musicale a tutto tondo da Napoli agli States. Il secondo disco “Pino Daniele” del 1979 ci presenta il cantautore napoletano in piena fase di maturazione artistica, sempre più cosciente dei suoi mezzi e senza dubbio forte della stessa squadra di musicisti che lo aveva accompagnato nel primo disco e poi anche sul palco. In studio il disco prende vita in modo quasi naturale, e nell’ispirazione di Pino Daniele la lava del Vusuvio comincia a farsi bagnare con maggior decisione dalle acque del Mississippi. 

 

Solo in apparenza è però un disco di transizione perché nei suoi solchi sono racchiusi brani straordinari come la canzone d’amore “Je Sto Vicino A Te”, la splendida “Chi Tene ‘o Mare”, e “Je so’ pazzo” che diventerà negl’anni uno dei suoi brani più famosi, allo stesso modo non mancano vere perle come il ritratto “Donna Cuncetta”, la malinconica “Putesse Essere Allero. Anche in questo caso illuminanti sono i brani inediti posti a corredo del disco come i bozzetti iniziali di “Basta ‘na jurnate e sole” e “Chillo è nu buono guaglione”, che ci conducono nel cuore del processo creativo di Pino Daniele e del suo gruppo. La forza prorompente del songwriter napoletano esplode con forza in “Nero a Metà” del 1980, del quale nel 2014 è stata pubblicata una splendida “Special Expanded Edition”, che affiancava al disco originale, rimasterizzato per l’occasione, due inediti e i demo di sette brani. Nei solchi di “Nero A Metà” è racchiuso un sound dal feeling unico ed irripetibile in Italia che emerge con forza travolgente nell’iniziale “I Say I’ Sto Ccà”, permea il manifesto artistico “Musica Musica”, e brilla nella canzone d’amore “Quanno Chiove” in cui spicca il sax di James Senese. Il disco però riserva momenti esaltanti come il blues viscerale “Puozze Passà Nu Guaio” e il crescendo dell’introspettiva “Voglio Di Più”, in cui il cantautore napoletano si racconta tra problemi esistenziali e le sue aspirazioni di musicista e trova il suo vertice prima nella tessitura melodica di “Appocundria” in cui brilla alle congas Karl Potter e poi nel funky di “A Me Me Piace ‘O Blues”. Seguono l’altra splendida canzone d’amore “E So’ Cuntento ‘e Stà’”, l’ irresistibile blues di “Nun Me Scoccià”, e la pura poesia jazzy di “Alleria”, per giungere al finale con la superba “A Testa In Giù” e i ritmi latin di “Sotto ‘o sole”. Rispetto alla Special Expanded Edition da cui provengono “Hotel Regina” e “Tira ‘a carretta” , “Tracce di Libertà” ci regala ancora un inedito, la struggente “Na Voglia ‘e Jastemmà”. Dopo questi primi tre dischi la carriera di Pino Daniele si è evoluta in modo multiforme, seguendo il sentiero tracciato dalla sua curiosità musicale, dando vita da altri dischi eccellenti e ad una serie di fortunate collaborazioni internazionali sempre più prestigiose. Ad arricchire il cofanetto è un corposo booklet con le fotografie inedite di Guido Harari, e Lino Vairetti, e una serie di aneddoti, testi biografici e curiosità. “Tracce di libertà” è, dunque, un documento sonoro preziosissimo perché cristallizza in un unicum l’evoluzione sonora del Neapolitan Power, ed il momento più alto della carriera artistica del cantautore napoletano. 

 

 

di Salvatore Esposito

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