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MAMT, le civiltà del mediterraneo e il Museo Pino Daniele

 

 

Un luogo per il dialogo tra le civiltà del Mediterraneo attraverso le musiche di Pino Daniele – e non solo: questo è il MAMT – Museo della Pace che apre oggi le porte al pubblico a Napoli in Via Depretis 130. Fu dimora dei soggiorni di Winston Churchill e Enrico Caruso a Napoli, il Grand Hotel de Londres si rinnova e diventa un “Museo delle Emozioni” che sfrutta, sì, le leve del marketing ’00 con l’intento di regalare – in itinere – un’esperienza unica ai visitatori. Il vento delle culture del mediterraneo soffia tra 12 percorsi emozionali. L’ideatore e direttore del Museo Michele Capasso con la Fondazione Mediterraneo e la Pino Daniele Trust Onlus, hanno coadiuvato risorse ed energie per la creazione di questo Museo quale “patrimonio emozionale dell’umanità”.

 

IL MUSEO.

Dall’acronimo MAMT che in lingua napoletana significa “tua madre”, il Museo del Mediterraneo/Arte/Architettura/Archeologia/Ambiente/Musica/Migrazioni/Tradizioni/Turismo è il punto di partenza (e ritorno) per i popoli e le culture del Mediterraneo: entro il 2020 saranno realizzati dei video emozionali sull’ambiente, l’arte, l’archeologia, l’architettura, le religioni e su tutto ciò che accomuna le culture, i popoli e i figli tutti del Mediterraneo. I primi 200 video sono realizzati in 4K e fruibili ai visitatori con l’ausilio di 100 videowall dislocati sui 5 piani dell’edificio. Altri verranno, per un totale di 5000 video che, da Napoli, affondano le radici in altre 130 capitali del mondo.

I 12 percorsi emozionali (tutte le informazioni a questo indirizzo http://www.mamt.it/index.php) sono basati su temi importanti quali migrazioni, dialogo interreligioso, musica, storie di pace, legalità, il loro simbolo il Totem della Pace realizzato dallo scultore torinese Mario Molinari con l’intento di costruire la rete delle “Città della Pace nel Mondo“. Curiosità: il Totem della Pace è stato realizzato in varie città del mondo e in diverse dimensioni; già presente a Napoli, Torino, Rabat, Marsiglia è in corso di realizzazione in altre città tra cui: Barcellona, Amman, Marrakech, Gerusalemme, Gaza, Il Cairo, Algeri, Tunisi, Istanbul, ndR. Il destino comune a tutti i popoli del mondo è diviso in 12 percorsi emozionali: da “Il Mediterraneo delle emozioni” a “Storie di Pace” passando per “Voci dei Migranti” e“Il canto che viene dal Mare” fino alla sezione “Pino Daniele Alive”. “Figli di una Grande Madre.”

 

PINO DANIELE ALIVE.

“Avevo degli appunti scritti di pugno da mio padre. Sono stati il punto di partenza dopo la sua morte. Aveva in mente di dar vita a questo Festival del Mediterraneo, il comune denominatore la musica e le sue contaminazioni. Un evento interamente dedicato ai giovani musicisti provenienti dal Mediterraneo. Il canto che viene dal mare…”. I giovani come motore pulsante per intraprendere un cammino, un dialogo che non avrà mai fine. A Pino Daniele è dedicata un’intera sezione del Museo MAMT, Pino Daniele Alive: all’interno, divise in quattro sezioni, tutte le tappe più importanti della carriera del Mascalzone Latino,memorabilia e e oggetti appartenuti personalmente a Pino Daniele, perfino una riproduzione reale del suo camerino “Il cappello, la giacca, il suo zaino, le scalette..” e del suo studio di registrazione. E le sue chitarre. E la sua moka del caffè perché “Quando era in tour, soprattutto negli anni ’80, era solito portare con sé la moka, le tazzine e il cucchiaino perché non gli piaceva come facevano il caffé. ” La sezione Pino Daniele Alive sarà in continuo movimento, l’installazione sarà permanente e in futuro sarà aggiunto altro materiale. Curiosità: oltre al Diploma conseguito all’Istituto Tecnico Commerciale Armando Diaz di Napoli e alla pergamena della Prima Comunione, tra i memorabilia è presente la lettera pervenuta a Pino Daniele da Alitalia, in risposta alla richiesta di lavoro come assistente di volo; destino volle che il giorno in cui era fissato l’appuntamento presso gli uffici della compagnia aerea a Roma, l’etichetta discografica EMI gli fissò un appuntamento per la firma del suo primo contratto discografico,ndR.

Il materiale presente nella sezione Pino Daniele Alive arriva da ogni parte d’Italia e del mondo: è presente, ad esempio, un amplificatore utilizzato da Pino Daniele durante lo storico concerto del 1981 in Piazza del Plebiscito a Napoli e una chitarra Roland del 1985. Una sezione dedicata interamente all’album “Medina” e all’album “La Grande Madre” ultima produzione discografica di Pino Daniele, interamente autoprodotta. Tutti i video realizzati in 4K dalla Fondazione Mediterraneo avranno come sottofondo le musiche di Pino Daniele musicista in grado di fondere nelle sue melodie tutte le contaminazioni musicali del Mediterraneo..e del mondo.

   

di Angelo Moraca

 

Link articolo originale con fotogallery:

http://www.melodicamente.com/mamt-civilta-mediterraneo-museo-pino-daniele/

Pino Daniele, l’apologia live di “Nero a metà”

 

L’apologia live di “Nero a Metà” non è solo un evento bensì una vera e propria costatazione tangibile di come Pino Daniele rappresenta per il suo popolo – e per la musica italiana – un vero e proprio pioniere e mentore. Sogna ancora di dar vita ad un festival tutto suo, un festival del mediterraneo, ma nel frattempo fa registrare il tutto esaurito in ogni location in cui porta il suo neapolitan sound…quello nato nei vicoli dell’undergroundpartenopeo in compagnia degli amici storici. Ora come prima. “Nero a Metà” è l’album della consacrazione, prodotto da Willy David nel 1980 (etichetta EMI Italiana) e ancora oggi suona bene. Ci ha pensato anche Rolling Stone Italia ad inserirlo al 17° posto tra i 100 migliori dischi italiani di tutti i tempi.

Gioca in casa il mascalzone latino e con lui gli amici di un tempo che si ritrovano sul palco del Palapartenope di Napoli la sera del 16 Dicembre (si replica questa sera) per dar spazio ad unsound che è il marchio di fabbrica di Pino Daniele. Ad attenderlo più di 3000 persone impazienti fino all’ultimo di vedere sul palco i protagonista della colonna sonora della loro vita. Si parte con “A testa in giù”, tono scherzoso ma consapevole dice al pubblico “Abbiamo trovato questo suono per caso e lo abbiamo portato avanti”. Ad accompagnarlo James Senese al sax, Ernesto Vitolo alle tastiere, Rosario Jermano alle percussioni, Rino Zurzolo al contrabbasso, Gigi De Rienzo alla chitarra che accompagna Pino Daniele sulle note di“Alleria”, “I got the Blues” e “Puozze passà nu guaio”, Agostino Marangolo alla batteria, Elisabetta Serio al piano e alle tastiere e la partecipazione di Tullio De Piscopo.

“Voglio di più”, “Musica Musica”, “I say i’ sto’ ccà”, “A me me piace ‘o blues”,“Appocundria”, “E’ so cuntento ‘e stà”, “Sott ‘o sole” quasi tutte in sequenza perché questo è il tour “Nero a Metà” e tutto l’album è intriso di grandi capolavori oramai entrati di diritto nella storia della musica italiana. Nel mezzo ci troviamo “Nà tazzulella ‘e cafè”, “O’ scarrafone”, “Quando” e “Quanno chiove” momento in cui sul palco piomba il giovanissimoRocco Hunt che dice divertito “ma dove stava scritto che a 20 anni mi trovo sul palco insieme a Pino Daniele!?”

E poi ancora “Resta resta cu mmè”, “Je so pazzo” perché Pino Daniele dice “Nun sò bbuono a parlare, so soltanto suonare”. E sul palco arriva l’altro giovanissimo Clementino, che si diverte sulle note di “Yes I Know my Way” prima di cimentarsi in un esilarante duetto con Rocco Hunt sulle note di “E’ sona mò” mescolata con le strofe dei loro successi più conosciuti “Nu juorno buono” e “O’ vient”. Prima dei saluti ufficiali c’è anche tempo per l’intramontabile“Napul è” mentre la gioia e il divertimento traspare dai volti dei protagonisti, degli ospiti e del pubblico partecipante.

Quello che risalta maggiormente all’occhio è che per davvero la musica in ogni suo forma è un collante perfetto per dimenticare, anche solo per un istante, tutti gli affanni. E i musicisti, quelli veri, non smettono mai di divertirsi per questo. Né di divertire.

 

 

di Angelo Moraca

Pino Daniele, “Tutta n’ata storia – live in Napoli”. Il reportage di MelodicaMente

Pino Daniele in scena al Palapartenope di Napoli con il secondo dei 6 show previsti per “Tutta n’ata storia” – live in Napoli, secondo che il bluesman ha regalato ai partecipanti della serata di ieri 29 Dicembre 2012, secondo sold-out che anticipa il terzo di questa sera e posticipa quella di Venerdì sera – il 28, cioè – un ponte con l’altro trittico di show previsti il 4, 5 e 6 Gennaio 2013. Un misto tra amarcord e parole sparse, una standing ovation in orizzontale (giusto per utilizzare un ossimoro), le mani rivolte al palco con l’energia che ritorna come riflessa. Ancora qualche biglietto disponibile al botteghino (circa una decina), i fortunati paganti che hanno invaso l’ex Teatro Tenda per assistere al sound-check (circa 200 persone), una folla molto composta che attende l’apertura dei cancelli, cellulari, macchine fotografiche, posti a sedere.

Sono le 19 e 30 quando ufficialmente i cancelli vengono aperti, il pubblico prende posto con ritmo incalzante nel parterre adibito per l’occasione a platea con tanto di posti a sedere: fatto salva la tribuna posta allo zenit, la musica proviene dal nadir e quelle poltrone ad un certo punto cominciano ad esser strette. C’è chi si affida al racconto di parenti ed amici (o anche amanti della musica) che hanno partecipato la sera prima allo show (già si grida al successo), c’è chi invece è con la propria famiglia (memore dei giorni che furono), chi è con amici o fidanzati, chi invece è distratto, distratto dalla voglia di non ascoltare alcun chiacchiericcio ma di ascolatare: in entrambe i casi ci vuole passione. Pubblico eterogeneo, nessuna nostalgia, curiosità.

L’annuncio di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli è passato alla ribalta nazionale, ci sarebbe da decifrare la ragion d’essere dell’evento, confrontarlo con le visioni e le idee e i luoghi comuni, le faziosità, i gusti e le naturali propensioni di ognuno, un’opera che non trova spazio in queste righe per ovvie ragioni: qui diamo spazio alla musica. 3 i concerti (diventati poi 6) che Pino Daniele in comunione con quelli che furono i suoi compagni d’inizio viaggio hanno voluto “regalare”, la consapevolezza che il senso di appartenenza alla propria terra (senza faziosità alcuna, ragionando anche in chiave utopistica), l’esclusione di qualsivoglia rivalità (anche se celata), la voglia di suonare sono capaci di dare un’identità al pubblico, al popolo locale e nazionale.

Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo gli amici di sempre che hanno accompagnato Pino Daniele sul palco cui vanno citati Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Gianluca Podio, Valentina Crimaldi, Elisabetta Serio e Raiz (assente la serata del 28) alternatisi sul palco per dar vita allo show. Un repertorio che spazia dai grandi successi del passato di Daniele (il pezzo d’apertura è stato “Terra Mia” dall’omonimo album del 1977) a canzoni scritte e concepite durante la carriera solista come “Kalimba de Luna” di Tony Esposito o “Primmavera – Stop Bajon” di Tullio De Piscopo, passando per “Cammina Cammina” omaggio che Enzo Gragnaniello elargisce all’amico di sempre e “Campagna” scritta dai Napoli Centrale (gruppo capitanato da James Senese – Daniele nel ’77 era presente al basso). I suoni si mischiano, i destini confluiscono di nuovo e ancora su quel palco che quarant’anni fa li ha lanciati in quest’avventura che oggi rivive, anche se breve: ognuno con la propria band, ormai, ma lo spirito del “Neapolitan Power” è ancora vivo, come dal vivo si apprezzano quelle sfumature (influenze) musicali che solo musicisti di talento riescono ad offrire o far confluire nelle proprie creazioni.

Ore 21.05. Pino Daniele entra in scena con la sua chitarra acustica, pantaloni bianchi camicia nera: anche i non amanti del genere ma della musica di qualità intrinseca, possono riconoscere l’arpeggio di corde inconfondibile per quello che è stato l’elemento di maggior spicco di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli. Parafrasando il titolo di questa celebre canzone, “Terra Mia” (Terra Mia – 1977) è il pezzo d’apertura con l’autore visibilmente emozionato ed il pubblico che canta all’unisono, “Qualcosa arriverà” (Qualcosa Arriverà – 1988), “Lazzari Felici” (Musicante – 1984) sono i primi tre bani eseguiti rigorosamente unplugged, voce e chitarra (e pubblico). Scherza, chiacchiera col pubblico, suona e canta: Pino Daniele introduce Tullio De Piscopo, il più eclettico delle special guest, accolto con una standing ovation, professione percussionista.“Putesse essere allero” ( Pino Daniele – 1979) e “Je sto vicino a te” (Pino Daniele – 1979) con De Piscopo alle pelli sono un concentrato di emozioni, un vulcano che trema dalle fondamenta pronto ad esplodere. James Senese con i Napoli Centrale suona “Campagna” e “Simme jute e simme venute” con Vitolo, De Rienzo e Malfi, l’ingresso in scena di Pino Daniele e Antonio Onorato arricchisce il repertorio con “Chi Tene ‘o mare” (Pino Daniele – 1979), “Quanno Chiove” (Nero a Metà – 1980), “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) e “O’ Scarrafone” (Un Uomo in Blues – 1991). Su “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) Daniele ed Onorato si lasciano andare ad un flow acustico che mischia il blues tipico al neapolitan jazz.

E’ il momento di “Cammina Cammina” (Terra Mia – 1979) omaggio dell’amico di banco delle elementari Enzo Gragnaniello raggiunto da Daniele sulle note di “Senza Voce” (voce e chitarra): il momento di massima emozione si registra sulle note di “Donna Cuncetta” cantata e suonata da Daniele, Gragnaniello, Zurzolo ed il MaestroRosario Jermano alle percussioni; insieme accendono la scintilla, anche se il pubblico stenta ancora ad alzarsi.Tony Esposito che alla fine del concerto si aggira tra il pubblico al di fuori della struttura, mette in scena un solo di percussioni che anticipa la sua hit più conosciuta, “Kalimba de Luna”. Incalzanti sono “Appucundria” (Nero a Metà – 1980), “Mareluna” (Medina – 2001), “Bella m’briana” (Bella m’briana – 1982), “I say je sto ‘ccà” (Nero a Metà – 1980), “Notte che se ne va” (Vai Mò – 1981) e “Alleria” (Nero a Metà – 1980) che registrano un alternarsi di musicisti sul palco (prima Zurzolo, Esposito e Podio poi anche De Piscopo, Amoruso e Senese) prima che piomba sul palco per la sua esibizione Tullio De Piscopo, accolto con una standing ovation ricambiata dal fatto che è riuscito a schiodare i partecipanti dal posto. Dopo un solo strumentale proprone “Primmavera – Stop Bajon” (uno dei primi brani rap incisi in Italia) tra sorrisi regalati e balli improvvisati.

Arriva il momento della parentesi dei giorni nostri con il medley “Coffee Time” e “O’ Frà” tratti dall’album “La Grande Madre” (2012) in cui si apprezza tutto il talento musicale e la bravura d’esecuzione di Pino Daniele, accompagnato da Baker, Podio, Serio, Zurzolo cui si aggiungono Amoruso, Zurzolo, Senese, De Piscopo, Esposito per “Sara non Piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”, “A’ me me piace o blues”, “Viento ‘e Terra”, “Yes I Know My Way”.

Lo show si chiude dopo 3 ore con tutti sul placo sulle note di “Napul’è”: tutti i presenti balzano dalle sedie, si fiondano ai piedi del palco aspettando quell’attimo da una vita: migliaia di speranze che si riaccendono, forse illeitmotiv della serata, la felicità per aver partecipato ad un momento epico, un giovane ragazzo che si allontana sulle parole della canzone un pò stordito dalla felicità ma con l’amara consapevolezza che la musica unisce, mentre l’uomo divide.

 

di Angelo Moraca

Pino Daniele al Neapolis Festival tra nuovi brani e grandi classici

 

Non siamo negli anni ’80 al concerto di Piazza del Plebiscito dove le presenze ufficiali contavano 200.000 persone né parliamo del concerto a Cava dè Tirreni del 1993 dove la folla in delirio invade lo Stadio Simonetta Lamberti per assistere ad uno dei concerti più memorabili, da cui è tratto l’album“E Sona Mò”. Ma siamo nel 2012, Campo Sportivo G. Troisi a Giffoni Valle Piana, Pino Daniele in scena al Neapolis Festival che quest’anno vede per la prima volta la fusione con uno dei festival più importanti al mondo: il Giffoni Film Festival. Il tour La Grande Madre, tratto dall’omonimo album, porta il bluesman italiano in giro per l’Italia e anche all’estero (a in europa e negli USA a New York, Boston, Washington D.C.)  che ha già fatto registrare il tutto esaurito. Cambiano i musicisti, cambiano gli scenari, il tempo passa. Ma il sorriso, la magia dell’arpeggio di chitarra autentico, unico ed inimitabile restano ancora intatti. Ciò che si ascolta nei cd – nelle registrazioni studio, cioè – lo si apprezza dal vivo; questo è il talento che madre natura è capace di regalare.

Oltre 6.000 i presenti al Campo Sportivo G. Troisi di Giffoni Valle Piana per il primo di una serie di concerti che vedranno esibirisi tra gli altri Caparezza, Club Dogo, Dinosaur Jr., Il Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti ePatti Smith. Per quest’ultima si contano già 10.000 biglietti venduti. La folla si spalma in lungo e in largo al Campo Sportivo, le famiglie con bambini a seguito si posizionano sulla tribuna in posizione laterale rispetto al palco, mentre i più affezionati si affannano per aggiudicarsi il posto in prima fila, con l’addome poggiato sulle transenne. Molti giovani presenti, ragazzi e ragazze accorsi da ogni parte della Campania ed anche qualche nostalgico che si lascia andare tra una birra ed un aneddoto (una signora intratteneva un comizio con un gruppo di amiche lasciando riaffiorare i ricordi che la legano a quel 22 Maggio 1993, il concerto a Cava dè Tirreni). L’aria umida e poco ventilata non scoraggia nessuno dei presenti, impazienti solo di veder spuntare dal backstage la sagoma di uno dei musicisti più influenti del panorama musicale italiano, capace di regalare canzoni entrate di diritto nell’immaginario – e nel cuore – collettivo.

Il repertorio conta 23 canzoni tra successi degli anni ’80 e canzoni tratte dall’ultimo album “La Grande Madre”. Ilcorpus di canzoni che propone la scaletta viaggia all’unisono con quello che è l’intento dell’artista stesso: ripercorrere con il suo pubblico le tappe principali che hanno segnato un’intera generazione, nonchè la propria storia personale. Certo anche la band è cambiata (non ci sono gli storici James Senese, Tullio De Piscopo e Tony Esposito) ma le new entry non hanno nulla da temere ma tutto da dimostrare. E lo spettacolo si lascia apprezzare in pieno. Alla batteria Omar Hakim, Rachel Z al piano, Solomon Dorsey al basso (che per l’occasione sfoggia un abbigliamento da scolaretto) e Gianluca Podio programmazioni e tastiere riescono a creare quell’alchimia con il tocco aulico ed unico della chitarra di Pino Daniele, mentre il pubblico ci pensa da sé a cantare a squarciagola tutti i grandi successi e non solo. Del resto, se Pino Daniele ha comunque perso in parte quell’incazzatura che si apprezzava nelle sue canzoni, quella voglia di rivoluzione che ogni giovane non disprezza, ora si può apprezzare la musica; come i bluesman nati e cresciuti nel Mississipi hanno incarnato una generazione, anche l’Italia non è da meno per gli amanti della buona musica.

L’inizio era previsto per le ore 22:00 ma alle 21 e 50 si spengono i riflettori del Campo Sportivo per far posto a quelli che illuminano il palco. Nel frattempo il pubblico da circa un’ora comincia a scaldare voce ed anima, impaziente e pretenzioso di veder spuntare il loro idolo. Lo show si divide in tre parti: la prima parte vede la chitarra e la voce di Pino Daniele, una jam session inserita nell’ultimo album (Coffee Time – ‘O frà), un unplugged chitarra acustica e voce e la band. Si comincia con “Invece no” (Un Uomo in Blues – 1991), “Amore senza fine” (Yes I know My Way – 1998), “Quando” (Yes I Know My Way – 1998), “Se mi vuoi” (Non calpestare i fiori nel deserto – 1995),“Putessse essere allero” (Pino DanielOmar Hakim & Pino Danielee – 1979) cantati in sequenza chitarra elettrica e voce senza che il pubblico avesse modo di realizzare, cinque grandi successi piombano nelle orecchie e nel cuore dei presenti e qualcuno si lascia trasportare in un nostalgico ricordo. Subito dopo la jam sessione presente nell’ultimo album con le canoni “Coffee Time” e ” ‘O Frà”. Qui si apprezza in pieno la bravura e la tecnica dei musicisti che accompagnano Pino Daniele in questo tour. L’atmosfera è sublime, sembra di essere in una taberna con un gruppo di amici che improvvisano delle note di blues in sequenza. Chiusa la parentesi strumentale, avanti la band all’unisono.

Il primo singolo estratto dall’ultimo album, “Melodramma” ed un salto nel passato con “A testa in giù”(Nerò a metà – 1980) l’album che ha consacrato la stile di Pino Daniele. “Stare bene a metà” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1997) e il successo planetario di “Napul’è” (Terra Mia – 1977). Ancora, “Dubbi non ho” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1997) e “Che male c’è” (Dimmi cosa succede sulla Terra – 1998); segue una splendida versione piano e voce di “Quanno Chiove” (Nero a metà – 1980) e “Anna verrà” (Mascalzone Latino – 1989). E arriva così il medley in old style: Piano Daniele imbraccia la sua chitarra acustica e si lascia accompagnare dalla voce del pubblico e dai musicisti sulle note di “I Still love You” (La Grande Madre – 2012),“Je sò Pazzo” (Pino Daniele – 1979), “Boogie Boogie Man” (Boogie Boogie Man – 2010), “Io per Lei” (Non calpestare i fiori nel deserto – 1995), “A mè me piace ‘o blues” (Nero a Metà – 1980). Ancora due pezzi tratti dall’ultimo album “Niente è come Prima” e “La Grande Madre” prima di concedersi una breve pausa di 5 minuti mentre il pubblico non contento invoca a gran voce “Pino, Pino Pino, Pino”. Sembra essere tornati indietro nel tempo, seppure è un’effimera illusione.

E’ arrivato così il tempo delle ultime due canzoni: “Che Dio ti Benedica” (Che Dio ti Benedica – 1993) e il successo di “Yes i Know My Way” (Vai mò – 1981) dove ha cantato per intero il pubblico protagonista della serata mentre i musicisti si divertivano sul palco. 23 canzoni per un totale di 1 ora e 45 minuti di musica, un giro su e giù per la storia (quella italiana s’intende) e la consapevolezza che la musica di qualità, ancora una volta, è sempre padrona in un palcoscenico mondiale che a tutto bada tranne che alle emozioni.

 

di Angelo Moraca

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