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La musica di Pino Daniele diventa sinfonia

       (24 agosto 2015)

 

Umbria Jazz 2006

 

Il tour «Sinfonico a metà», culminato nella notte all’Arena di Verona, è stato uno degli ultimi progetti a cui Pino Daniele ha lavorato, mettendo a frutto per l’ennesima volta la sua curiosità di musicista, di cantautore che sempre più si sentiva suonautore. È a quella stagione della creatività dell’uomo in blues che guarda il progetto con cui Gianluca Podio sbarca sabato al Ravello Festival.

Romano, classe ’69, direttore d’orchestra, pianista e compositore nato studiando con Petrassi e Stockhausen, Sciarrino e Morricone, Podio è stato al fianco del caposcuola napoletano dal 1997 sino alla fine, diventando il suo punto di riferimento «colto» fondamentale: «Lui mi permette di realizzare cose e suoni che altrimenti riuscirei soltanto a pensare», ebbe modo di dire Pino alludendo alla fortunata e lunga collaborazione instaurata. Tra i tanti – troppi? – omaggi che continuano a ricordare una figura centrale nel Novecento sonoro italiano, Podio ricorda il suonautore più del cantautore, «il neomadrigalista, il chitarrista, il musicofilo onnivoro».

Sul belvedere di Villa Rufolo presenterà infatti in anteprima assoluta «’O mare», suite su musiche dell’amico da lui orchestrate in forma sinfonica e polifonica, cucite con intermezzi originali, ed affidate all’Orchestra Nuova Scarlatti e all’Ensemble Vocale di Napoli. «Iniziamo dalla sua passione per Gesualdo Da Venosa e l’esperimento di scrivere in quello stile, che ci portò a dividere la firma di pezzi come “Ali di cera” e “Voci sospese”, ma anche ad arrangiare con piglio madrigalista “Quando“, “Quanno chiove”, “Napule è”. Poi il coro va via e lascia spazio ad un viaggio nel suo repertorio dedicato al mare, da “Mareluna“ a “Terra mia“, o viceversa. Provo a rendere la complessità della sua scrittura, a far finta che l’assenza della sua voce possa sentirsi di meno se si chiama in campo un’orchestra intera di archi senza impossibili primati solisti, a vivere come un esorcismo la decisione di affidare le parti della sua chitarra ad un’arpa, quasi a renderne solo l’aura fantasmatica. Pino, che mi manca innanzitutto come amico, ha scritto versi importanti, e nella sua prima parte di carriera è stato un apripista prestigioso. Ma non bisogna sottovalutare la produzione successiva, considerarla alla stregua di banalità pop: ci sono sue canzoni frutto di studi profondi sull’armonizzazione, sull’uso dei rivolti. Non è presuntuoso sentire la sua musica come produzione sinfonica».

Gianluca ha pensato anche a due bis speciali, immaginando come conclusione della serata «Anima» in una versione che guarda al bolero: «A quel punto, se il pubblico avrà premiato il nostro sforzo, se saremo riusciti a rendere al maestro l’omaggio che merita, l’Ensemble Vocale di Napoli resterà sul palco per chiudere la nostra dedica con “Lazzari felici”, un autentico capolavoro, e con “Melodramma”, un brano che merita molta più attenzione e fortuna di quella che abbia avuto. Un po’ come “Per te”, uno strumentale di cui andava pazzo Eric Clapton: avrebbe voluta suonarla nella notte di note allo stadio di Cava de’ Tirreni», conclude con non velata nostalgia Podio, che del mascalzone latino ha ereditato anche lo studio di registrazione a Roma ed è già a Ravello, dove il direttore artistico Stefano Valanzuolo l’ha invitato anche per un masterclass di pianoforte jazz.

 

di Federico Vacalebre

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Fiorella Mannoia: "Pino Daniele mi insegnò a cantare napoletano"

          (8 marzo 2015)

Intervista alla cantante che ricorda la sua amicizia con l’artista recentemente scomparso

 

“Pino mi ha insegnato a cantare napoletano, ho imparato dalle sue canzoni, mi ha fatto da coach durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, mi correggeva quando sbagliavo e ci facevamo un mare di risate. Vedere piazza del Plebiscito piena di gente dopo la sua morte è stato commovente, è stato come se fosse morto un re”. Fiorella Mannoia omaggia il grande amico bluesman, scomparso due mesi fa, e le donne domenica 8 marzo al Plauto Teatro Studio di San Nicola la Strada (Caserta) nello show che porta il nome di un suo famoso verso “Anna verrà e sarà un giorno pieno di sole”, idea e regia del cantautore Felice Romano. La Mannoia tornerà in tour a Napoli il 28 aprile al Teatro Augusteo.

Mannoia parteciperà al concerto commemorativo per Pino Daniele in piazza del Plebiscito previsto in estate?
“Vado sempre con i piedi di piombo con le celebrazioni, non mi piace mettermi in mostra per ricordare un amico, ma se sarà un concerto fatto bene, nel rispetto di Pino, come abbiamo fatto per Lucio Dalla, io ci sarò”.

Che ricordo ha di Pino Daniele?
“Pino era molto spiritoso, aveva sempre la battuta pronta, ci divertivamo un sacco insieme. Durante il nostro tour in quartetto con Ron e Francesco De Gregori, ad un certo punto sul palco gli dissi una cosa, non ricordo cosa, lui smise di cantare e scoppiò a ridere, disse al pubblico che era colpa mia. Era un burbero dal cuore morbido, molto simpatico ma non aveva un carattere facile, era intransigente, permaloso, però io sapevo che dietro quel fare da orso si nascondevano sensibilità e fragilità. Gli piaceva stare da solo, come i grandi artisti aveva un velo di malinconia negli occhi”.

Lei ha cantato molte delle sue canzoni, da “Napule è” a “Quando”, nel suo ultimo disco ha inserito una cover di “Senza ‘e te” che ha già cantato molte volte dal vivo con lui. Qual è la prima canzone che avete cantato insieme?
“Credo sia stato proprio “Quando”. Lui mi ha fatto da coach, mi correggeva la pronuncia napoletana. Anche prima di conoscerlo ho sempre cantato a memoria le sue canzoni, fanno parte della mia formazione, quando eravamo ragazzi, e lui era già famoso, andavo a tutti i suoi concerti. E’ stato un riferimento per la mia generazione e per le seguenti, ha saputo coniugare la melodia napoletana con la musica anglosassone come mai nessuno aveva saputo fare prima. Lui è l’essenza della musica partenopea, aveva un modo di comporre alla Sergio Bruni. Il suo modo di cantare, la sua voce con le influenze arabe e il blues sono stati unici. Ho amato tutte le sue canzoni, ma in particolare quelle in napoletano, con questa lingua lui ritrovava la sua dimensione, una poesia sublime arrivata a milioni di persone in maniera universale, e non importava capire cosa esattamente stesse dicendo, arrivava ugualmente la sua anima”.

Cosa le raccontava di Napoli il suo amico Pino Daniele?
Aveva un sentimento di amore e odio per la sua città, gli ricordava un periodo della vita che non deve essere stato facile, l’amava molto anche se ne rimaneva lontano, Napoli rappresentava una ferita nel suo passato intimo, me ne ha parlato spesso ma rispetterò le sue confidenze e non ne parlerò. Per capire la sua Napoli poi basta ascoltare “Napule è”, lì c’è tutto, si respira la città, c’è anche la sofferenza e l’abbandono di un luogo difficile. Per me “Napule è” è come “Imagine” di John Lennon. Pino anche se non viveva più a Napoli non ha mai smesso di denunciarne il degrado e di sentirsi uomo del Sud.

Qual è, invece, il suo legame con Napoli?
Nelle canzoni di Pino ho imparato ad amare quella Napoli che ho vissuto quarant’anni fa quando facevo la controfigura di Monica Vitti nei film, vivevo al Borgo Orefici, ricordo i bassi, i vicoli, e oltre il Lungomare che trovo stupendo, mi è sempre piaciuta anche la città dall’alto, dal Vomero e Posillipo. Quando giravamo a Castel Volturno poi la sera si andava in birreria a Napoli, nei club c’erano i marines della base Nato, ricordo quando facevano a botte ubriachi, si ascoltava la musica, era l’inizio degli anni Settanta, andava forte il Neapolitan Power di cui poi è stato protagonista Pino Daniele con James Senese e tanti altri musicisti. Amo Napoli così com’è, perché o la ami o la odi com’era per Pino, nel bene e nel male.

 

 

di Ilaria Urbani

Pino Daniele chiude il Nero a metà tour a Milano con Mario Biondi

Sul palco la band originale del 1980. Più di trent’anni dopo Pino Daniele riporta le canzoni di quello splendido album dal vivo. Ieri sera è stato l’ultimo concerto del tour: ecco le foto esclusive del musicista partenopeo e degli ospiti della serata

 

Si è chiuso ieri sera al Mediolanum Forum di Assago il “Nero a metà” tour di Pino Daniele, un’occasione unica per riascoltare le splendide canzoni di uno degli album più belli della discografia italiana, ancora oggi nella classifica dei “100 album più belli di sempre” di Rolling Stone Italia. Sul palco la band originale del 1980, composta da James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano), Rosario Jermano (percussioni) e, nel set acustico, Rino Zurzolo (contrabbasso), Elisabetta Serio (piano) e Tullio De Piscopo.

Un pubblico numerosissimo ha accolto l’artista partenopeo e la sua band per uno dei concerti italiani più belli del 2014. Sonorità geograficamente nate lontano da Milano, ma vicine agli spettatori presenti. «Il sound che portiamo sul palco» ha raccontato il musicista in una recente intervista «nasce direttamente da Napoli: anche se ora vivo a Roma, la mia città la porto sempre dentro, è inevitabile, il blues e la malinconia mediterranea vengono sempre fuori. Non escludo di scrivere un altro disco nel mio dialetto».
Un pubblico per gran parte, ma non solo, originario di Napoli e lo si capisce fin dall’attesa del concerto che trasforma il palazzetto in un piccolo stadio con l’orecchio teso verso gli ultimi momenti della finale della Supercoppa italiana di calcio.

Ospite speciale della serata milanese un amico di Pino Daniele, ovvero il cantante siciliano Mario Biondi, conosciuto per il suo timbro vocale inconfondibile per il quale è stato ribattezzato il Barry White italiano. Con lui «Je so’ pazzo» riacquista una nuova veste e una nuova interpretazione, tre le note bassissime di Biondi e il falsetto di Pino.
Grande chiusura per un tour meraviglioso, di quelli da non dimenticare.

 

 

di Pier Luigi Balzarini

Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese mix esplosivo e scoppia la festa della musica

 

© Egidio Magnani

Sono passati 34 anni, dall’uscita del suo album ‘Nero a metà’ ma le sue canzoni ci appaiano evergreen perché la sua musica e i suoi testi sono ancora oggi attuali.

Stiamo parlando di Pino Daniele che dopo il concerto evento all’arena di Verona, è salito sul palco al Pala Florio di Bari, portando con sé la sua musica. Un concerto dove si traspira e si mescolano con armonia canti e usanze popolari napoletani, ma anche il sound mediterraneo, che si sposa e spazia con equilibrio tra i generi musicali del rock, del blues del funky e del jazz.

Propendetemene l’anima nera del cantautore napoletano emerge in questo concerto che ha preferito dare un’impronta più jazzistica ai suoi brani.

E’ proprio Pino Daniele prima di iniziare il concerto spiega che questo percorso per lui non è altro che un viaggio con un gruppo di amici iniziato tanti anni fa. Musicisti che per il loro piacere hanno sperimentato nuovi suoni e canzoni e che oggi vogliono condividerli e riviverli anche a noi.

Quindi con la sua immancabile chitarra inizia a intonare “A testa in giù” per poi “I say ‘i sto ccà” “ a me me piace ‘o blues”, “voglio di più”, brani del suo terzo album d’esordio ‘Nero a metà’ album che descrive la sua maturazione artistica e affermazione in campo nazionale.

Ad accompagnarlo sul palco una band di tutto rispetto, molti dei quali i suoi amici/musicisti/viaggiatori da Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere e rhodes, Agostino Marangolo alla batteria, Rosario Jermano alle percussioni. Al piano Elisabetta Serio.

L’acoustic music è stata affidata a Rino Zurzolo al contrabasso per avvicendarsi con altri due amici da Tullio De Piscopo che con le sue bacchette è riuscito a far scuotere il Pala Florio come la musica appassionata del suono del sax di James Senese.

Fa l’ingresso sul palco la salentina Alessandra Amoroso che insieme a Pino in unplugged cantano “Quando” e “Vento di passione”.

E’ un crescendo il concerto di Pino Daniele dove gli spettatori gridavano i brani che volevano ascoltare e che non sono stati disattesi.

Infatti non poteva mancare “na tazzulella ‘e caffè”, “I got the blues”, “Je so pazzo”, “Che Dio ti benedica”, “e so cuntento’e sta”, “quanno chiove”, “nun me scuccia”, “o scaraffone”, “Yes I kown my way”, per terminare con “Napule è”.

27 brani che ci parlano di Napoli e delle sue incoerenze, ma che ci parlano dell’amore di Pino Daniele per la sua città e per la sua musica senza tempo.

 

 

di Anna deMarzo

Pino Daniele dopo 34 anni è ancora Nero a Metà

 
Il concerto barese di Pino Daniele ha regalato due ore di vera musica. Di vera classe e genio artistico. Una dote rarissima in un mondo musicale dominato da giovani cantanti promossi dai talent show che poco donano alla musica vera. Il 34esimo anniversario di Nero a Metà non poteva essere festeggiato che con i suoi grandi protagonisti.

 

Pino Daniele, l’album Nero a Metà. Uno degli artisti più geniali della musica italiana con un album che è una pietra miliare della musica internazionale sul palco del Palaflorio di Bari. Cosa si può dire su un artista che di cui si è già detto tutto? Di un artista che ha suonato con gente del calibro di Pat Metheny, Chick Corea, Eric Clapton, Bob Berg, Yellow Jacket, Vinnie Colaiuta e chi più ne ha più ne metta? Solo un aggettivo per lui: immenso. Sicuramente la nostalgia della composizione di un album di così rara bellezza è una componente di non poco conto. Ma come si fa a non amare un album che, tutt’ora geniale, è un mix tra blues, jazz, soul e melodico napolitano? Aggiungiamoci una band composta da Gigi De Rienzo e Rino Zurzolo al basso e contrabbasso, Agostino Marangolo e Tullio De Piscopo alla batteria, Ernesto Vitolo ed Elisabetta Serio alle tastiere, Rosario Jermano alle percussioni e James Senese al sax e la magia è completa.

Pino Daniele, nella serata barese, non ha semplicemente suonato. Ha incredibilmente dipinto la musica. Ha vestito la musica del suo abito più bello. Suonando ha detto: “La musica italiana è viva e non si trova certo nei talent show!” E come dargli torto! La serata passa da Appocundria a Vento di Passione, da Yes I Know My Way a Voglio di Più, da Alleria a Nun me Scuccià, con un’agevolezza senza tempo. Non sono note quelle che escono dalle casse del palco. Sono veri e propri brividi di piacere. Potrebbe essere facile tacciare questa recensione di esasperazione delle definizioni. Ma farlo significherebbe non comprendere fino in fondo la rivoluzione musicale che l’artista partenopeo ha portato in Italia dalla fine degli anni ’70. Pino Daniele ha preso il difficile sound del jazz e del nostalgico blues, il ballabile groove del funk e l’ha legato alla musica popolare napoletana. Dire che Pino Daniele non sia un genio assoluto significherebbe negare anche il solo titolo dell’album che festeggia i 34 anni di vita. Nero a Metà è, infatti, un chiaro richiamo al padre del Neapolitan Power: Mario Musella.

Il concerto barese è stato tutto questo turbinio di emozioni conclusesi con il bis di Napul’è (non poteva essere altrimenti) e con la ripresa di A me me piace o blues e l’improvvisazione di tutti gli artisti presenti. Luci accese a giorno, spettatori in piedi, sorriso stampato sul volto di Pino e un grande, ideale, abbraccio che la super band partenopea ha regalato al pubblico barese. Un pubblico in visibilio che, almeno per due ore, si è trovato in un mondo fuori dal tempo fatto di classe, arte, genio, amore e…magia.

 

di Andrea Dammacco

Pino Daniele ferma il tempo e rieccoci a Conegliano al 1980 di Nero a Metà

PINO, rieccoti qui. Ti avevamo lasciato sul lungomare di LIGNANO SABBIADORO il 7 agosto di quest’anno in un apprezzato concerto gratuito scivolato via con classe. Ora ti ritroviamo a CONEGLIANO dove, con una ideale macchina del tempo, ritorniamo indietro al 1980 quando facesti uscire quel NERO A META’ che sdoganò completamente la lingua partenopea (non stiamo a fare pretestuose distinzioni tra lingue e dialetti per l’amor di Dio), sino allora prigioniera di FUNICULI’ FUNICULA’ e di E TU VOLEV’A PIZZA C’A PUMMAROLA ‘N COPPA. Tu hai il merito di aver fatto approdare il napoletano in territori blues, rock, con contaminazioni jazz e, perché no, talvolta pure funky, dimostrandoti anche capace di capolavori melodici.

Nel preconcerto abbiamo indugiato ad ammirare la strumentazione a bordo palco, rendendoci conto tra l’altro che lo sforzo nella produzione di questo tour rievocativo non ha lasciato nulla al caso. Ed ecco il via al concerto, con una ventina buona di minuti di ritardo, per agevolare l’accesso di un pubblico in parte non arrivato per tempo. Ecco che escono i leoni, tutti i musicisti di allora: la base formata da PINO DANIELE (voce e chitarre), ERNESTO VITOLO (tastiere), GIGI DE RIENZO (basso), AGOSTINO MARANGOLO (batteria) e ROSARIO JERMANO (percussioni). E in più i preziosi regali di TULLIO DE PISCOPO (batteria), RINO ZURZOLO (contrabbasso), ELISABETTA SERIO (tastiere), JAMES SENESE (sax).

Il concerto riproporrà, nell’arco di due ore e venti minuti, una esecuzione non calligrafica (i brani sono mescolati e non in ordine esatto di pubblicazione sull’album originale) di tutte e 12 le tracce di NERO A META’, con l’aggiunta di nientemeno che 17 brani aggiuntivi. Una summa vera e propria della produzione di PINO DANIELE, dal TERRA MIA d’esordio che è del 1977.

Maxischermo, per proiettare qualche filmato ragionevolmente essenziale, ma soprattutto per inquadrare dettagli dei musicisti a beneficio degli spettatori più lontani. Ottimo l’impianto e la regia luci con qualche incertezza sonora all’inizio con il solito sottodimensionamento vocale e strumenti troppo in primo piano. Difetto prontamente rimediato.

Il tempo pare essersi bloccato. PINO DANIELE è incanutito ma sfodera il solito carisma e una padronanza chitarristica di spessore. TULLIO DE PISCOPO è il solito funambolico leone, JAMES SENESE spunta fuori a metà concerto sulle note della struggente CHI TENE ‘O MARE e incolla letteralmente gli spettatori alle poltroncine con le stilettate del suo sax. Molto bravi tutti gli altri con una comparsata di MARIO BIONDI che esegue un duetto con PINO (JE SO’ PAZZO) per poi proporre la sua recente SHINE ON (da SUN, album del 2013).

Insomma, per farla breve un concerto che lascia il segno per noi storici fan di PINO. I miracoli, si sa, accadono assai di rado, ma un concerto che ferma il tempo non è cosa da poco.

 

di Alberto di Caporiacco

ALESSANDRA AMOROSO Special Guest della data pugliese di “NERO A METÀ”

Dopo il successo del concerto-evento dello scorso 1° settembre all’Arena di Verona, l’11 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto al Pala Florio di Bari (Via Prezzolini – ore 21.00) con “NERO A METÀ”. Ospite della serata sarà Alessandra Amoroso.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it).

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

MARIO BIONDI Special Guest della prima data di “NERO A METÀ” il 6 dicembre a Conegliano (TV)

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Il 6 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto alla Zoppas Arena di Conegliano (TV – Viale dello Sport, 2 – ore 21.00) con “NERO A METÀ”.Ospite della serata sarà l’amico e collega MARIO BIONDI, con cui il cantautore napoletano ha da poco duettato anche sul palco dell’Arena di Verona durante il concerto-evento dello scorso 1° settembre.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it). La data di Conegliano di “NERO A METÀ” è organizzata da AMC EVENTI E COMUNICAZIONE e ENTERPRISE 8.

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italiain una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

Pino Daniele: «L’Italia è un caos, ci vorranno 50 anni per riprenderci»

         12 novembre 2014

La nuova tappa di Conegliano del suo “Nero a Metà tour” «Torno al 1980, ma non è nostalgia. Questione d’identità»

 

Non è nostalgia, a sentire lui. «È un andare a cercarsi». Come fare una visita al te più giovane. «Questione d’identità», spiega Pino Daniele. «Molti musicisti raggiungono il passato, si riuniscono dopo essersi sciolti. Sa qual è la verità? Nessuno riesce a rinunciare al suono. Chi nasce musico, morirà musico. Fosse l’ultima cosa da fare».

Scomodiamo Pino per il piacere di ascoltarlo, e questo è naturale, e per un suo inatteso avvicinamento al Friuli. Una tappa del Nero a Metà tour finirà a Conegliano, il 6 dicembre. Volevamo dirvelo, è una novità.

Il progetto, almeno per chi ama il Daniele (grande) dell’altro secolo, è un recupero di sonorità uniche, rimaste laggiù, ma destinate comunque a viaggiare. Oggi basta un clic da qualche parte e ritrovi il mondo che cerchi. Sarà un palco zeppo di gente uscita dagli anni Ottanta: Tullio De Piscopo e James Senese. Eh, mica due qualunque. Magari bravi, ma qualunque. No, usciti e rientrati nella storia, loro. Buon per noi.

«Non è stato particolarmente strano puntare la sveglia ventiquattro anni indietro – racconta – sono comunque pezzi che suono sempre. Ai concerti è naturale sfogliare l’album, succede anche quando me ne sto a casa. Ogni tanto impugno la chitarra… So guardare avanti, anzi, non farlo sarebbe una decisa frenata, uno stare fermo. Non possiamo permettercelo».

Così, facendo due conti, il mestiere assicura longevità, a meno di brusche cadute anzitempo. Non sono pochi i geni bruciati da alcol e droga. Tenendo i diavoli distanti, però, la passione allunga la vita. «I Rolling Stones hanno settant’anni e sembrano ragazzini. Una citazione soltanto per non divagare, ma di esempi ce ne sarebbero eccome. Confidiamo nella cabala, dài».

Torniamo a Nero a Metà. Disco da avere. Vi manca? Ahia. Provvedere subito. Lato A: I say i’ sto ccà, Musica musica, Quanno chiove, Puozze passà nu guaio, Voglio di più, Appocundria. Lato B: A me me piace ’o blues, E so cuntento ’e sta’, Nun me scoccià, Alleria, A testa in giù, Sotto ’o sole. Un prodotto con posizione granitica al 17 posto tra i cento mitici secondo i gusti della rivista Rolling Stone. Fu il terzo sfornato, dopo Terra mia, 1977, e Pino Daniele, 1978. Vogliamo dimenticarci dei due che seguirono Nero a Metà? Vai mò e Bella m’briana.

Facciamo un salto immaginario a Napoli. Qual è il racconto di oggi, Pino? «È una città complicata, come lo sono le grandi metropoli del terzo millennio inchiodate da un flusso irrefrenabile di razze. Dobbiamo imparare a convivere. Io mi sento un figlio d’Annibale, in fondo. Anche voi del Nord Est, però, con i confini liberi… un viavai intenso». Ognuno ha i suoi agili passaggi, l’importante è poi saper gestire al meglio la situazione.

«Guardi, ci vorranno cinquant’anni, se bastano, per riprenderci. È un gran casino questo Paese». Vogliamo aggiungere al marasma purtroppo attivo la piaga delle mafie? «Partiamo dal concetto che non sono invincibili, lo dice Saviano. Pensiamo di vincere la battaglia, altrimenti la perdi sul serio. Il guaio è: la criminalità organizzata si è talmente mescolata alle istituzioni che è difficile riconoscerla».

 

 

di Gian Paolo Polesini

Pino Daniele in tour: «Voglia del mio passato»

Pino Daniele ospite a “Il Messaggero”

Pino non ci pensa, non vuole pensarci proprio, ma i sessant’anni, un’età che sembra appartenere ormai a tutto il cantautorato nazionale, stanno per arrivare anche per lui. L’appuntamento è per il 19 marzo prossimo: «Ma non farò feste pubbliche, questo è sicuro», proclama. Poi ci scherza su: «Si, sono in scia alla carriera dei Pooh. Loro sono davanti di dieci anni io sono dietro».

Personaggio schivo, Pino Daniele non ha mai amato la luce abbagliante dei riflettori e tanto meno oggi, in una fase della sua vita in cui si è sganciato definitivamente dal ruolo di idolo nazionalpopolare della nostra pop music (e lo è stato, fra i primi a riempire gli stadi in epoca in cui non era consuetudine).
E, per segnare ulteriormente questo suo distacco dal cerimoniale pubblico, eccolo tuffarsi all’indietro recuperando un gioiello della sua carriera, quel Nero a metà (terzo album della sua discografia) dove c’è buona parte della sua estetica musicale con pezzi miliari come A me me piace ‘o blues. «L’ho fatto per l’esigenza di ritornare a una sonorità che avevo cercato negli anni 70 e 80, quando ogni artista aveva un’identità sonora, non come oggi dove tutto si è massificato», ci racconta facendo visita al Messaggero. E, con quel sound, Pino ritrova anche gli amici (mai perduti) di un tempo da James Senese a Agostino Marangolo, a Tullio De Piscopo a Gigi De Rienzo.
Pino, ma è un ritorno al passato puro e semplice?
«Più che un recupero di quegli anni è la voglia di ritrovare quel clima. Erano tempi in cui c’era l’opportunità di fare musica. E oggi questa possibilità manca clamorosamente. E poi c’è la voglia di far conoscere quel l’atmosfera a quelli che non hanno mai visto i nostri concerti allora».
Pino, nel frattempo, bolle in pentola l’idea anche di un disco di canzoni nuove?
«Si, sto lavorando a un nuovo album. Che, come al solito, sarà ricerca attorno alla musica etnica».
Non sente la voglia di scrivere nuovi pezzi che possano sfondare, come è successo in passato con canzoni, per esempio scritte in italiano, come “Io per lei” o “Che male c’è”?
“Non ci penso proprio. Anzi, la regola è non pensare a quello che scrivi, non mettersi a tavolino a dire adesso compongo una bella canzone. Musica e parole devono essere una cosa istintiva, devono uscire naturalmente. Per me suonare è come mangiare. E non posso farne a meno».
Quanto può stare senza suonare?
«Ma puoi stare più di due giorni senza mangiare? Suonare fa parte di me. E’ un modo di vivere, una disciplina, è il mio modo di comunicare con gli altri».
Pare di capire che, come sta succedendo da tempo nei concerti, anche nel prossimo disco ci sarà molto spazio per gli strumenti.
«L’improvvisazione è un momento magico della musica, specie oggi dove tutto è catalogato e tutto è scontato».
E’ un eredità della sua passione per la musica nera e per il jazz?
«Non c’è dubbio, le radici sono lì».
Anche quelle dei chitarristi che sono stati i suoi riferimenti?
«Sono tanti. Da Eric Clapton col suo modo di suonare blues, allo stile spagnolo di Paco De Lucia, al jazz di John McLaughlin. Il jazz, il suono latino, e quello mediterraneo sono il mio pane».
E la canzone napoletana?
«Sono grandi melodie, non è detto che un giorno non possa fare un disco di un certo tipo di quelle canzoni».
Sta dicendo che ci ha pensato?
«Sì, ho pensato magari di fare un album solo strumentale. A casa ogni tanto me le suono quelle canzoni e mi fa piacere, fanno parte della mia vita. Certo ci sono le cose fatte da Roberto Murolo che è difficile eguagliare».
Con Nero a metà Pino ha debuttato quest’estate a Verona, in una serata speciale. Ora riprende quel concerto con una serie di date invernali. La prima è a Conegliano, il 6 dicembre, poi Bari, Roma (il 13 al Palalottomatica), Napoli (16 e 17), Milano il 22.
«Sarà un concerto denso, una parte acustica e una elettrica e oltre a Nero a metà racconterò anche altri momenti della mia carriera», anticipa.

di Marco Molendini

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