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Pino Daniele | Il Tempo Resterà – IL FILM, dal 20 al 22 marzo al cinema

Sudovest Produzioni, Rai Cinema e Nexo Digital
presentano

PINO DANIELE
Il Tempo Resterà
IL FILM

solo il 20, 21 e 22 marzo
il docu-film dedicato all’artista
al cinema!

 

Foto di Luciano Viti

 

A due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani Pino Daniele – Il Tempo Resterà, un viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo con una straordinaria serie di immagini – molte delle quali mai mostrate finora -, testimonianze e performance musicali. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è una produzione Sudovest con Rai Cinema e sarà distribuito da Nexo Digital solo il 20, 21 e 22 marzo come evento cinematografico pensato per offrire ai fan di Pino Daniele l’opportunità di ritrovarne su grande schermo la musica e il percorso artistico dagli anni ’70 agli ultimi concerti.
Molto del materiale utilizzato per comporre Pino Daniele – Il Tempo Resterà è assolutamente inedito ed è stato selezionato appositamente dal regista Giorgio Verdelli attraverso una lunga e paziente ricerca. Patrimonio prezioso che ha permesso che la voce narrante del film fosse quella dello stesso Pino Daniele, supportato dal contributo di Claudio Amendola. Molte sono le testimonianze e le presenze di artisti e amici di Pino Daniele.
Pino Daniele – Il Tempo Resterà è stato riconosciuto come film di interesse culturale nazionale e indicato come Progetto Speciale dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo.
Il film sarà presentato in anteprima al Teatro San Carlo di Napoli il 19 marzo, giorno del compleanno di Pino Daniele, con il supporto della Regione Campania. Le riprese a Napoli sono state realizzate grazie alla collaborazione del Comune di Napoli.

A Napoli una strada intitolata a Pino Daniele: inaugurazione il 19 settembre

    (16 luglio 2015)

 

 

Tante sono le accuse che si possono rivolgere al Comune, non quella di non aver reagito prontamente, e nel migliore dei modi, alla scomparsa di Pino Daniele ed al successivo sentimento di lutto collettivo.

Dopo il funerale per centomila persone organizzato in extremis in piazza del Plebiscito, dopo il lungo addio con l’esposizione delle ceneri al Maschio Angioino, dopo la non-festa del sessantesimo compleanno il 19 marzo al Palapartenope, dopo l’annunciata mostra del suo fotografo personale Alessandro D’Urso da ottobre al Pan, una nuova, significativa, scelta della giunta De Magistris sottolinea l’affetto identitario della città con la sua voce musicale più importante. La commissione toponomastica del Comune ha, infatti, deliberato l’intitolazione di una strada al nero a metà.

E, attenta alle date dell’itinerario sentimentale danieliano, organizzerà la cerimonia di scoprimento della targa del nuovo toponimo il 19 settembre, anniversario dello storico concerto in piazza Plebiscito del 1981 con il supergruppo del neapolitan power. Dopo le tante suggestioni, c’era chi chiedeva di intitolargli l’aeroporto e chi reclamava lo stadio o addirittura la stessa piazza del Plebiscito, è stata scelta una via del suo centro storico, via Donnalbina, «nelle immediate vicinanze della casa natale dell’artista», recita il comunicato stampa, annunciando anche l’intitolazione dell’Istituto Professionale Industria e Artigianato di Miano ad Attilio Romanò, vittima innocente nel 2005 della criminalità organizzata e di uno slargo di via Aniello Falcone al leader socialista Francesco De Martino, morto nel 2002.

Finora a Napoli non si era mai riusciti a intitolare strade a cittadini eminenti prima del decimo anniversario della loro scomparsa: Murolo, Bruni e Carosone, per cui pure era stata iniziata la procedura toponomastica, attendono ancora un indirizzo che ricordi la loro opera. Per Daniele si è fatta, più che saggiamente, eccezione, dimostrando volontà e capacità di pronto intervento. Magari consapevoli anche che, intorno ai luoghi del cantautore di «Terra mia», sta nascendo un piccolo turismo, con tanto di tour organizzati. Nei giorni scorsi persino l’ultima compagna dell’uomo in blues, Amanda Bonini, si è fatta accompagnare, in visita alle case di Pino. Il lazzaro felice nacque il 19 marzo 1955 in vico Foglie a Santa Chiara, oggi via Francesco Saverio Gargiulo, al numero 20. Nel suo libro «Mascalzone latino» edito da Pironti ricordava così: «Le lancette degli orologi stavano tra le due e tre del pomeriggio. ”È nato all’ora ‘e magna’”, commentarono nel rione».

Poi venne la casa in via Santa Maria La Nova 32, che più tardi comprerà per la sua famiglia, e in cui abitava anche Ennio Nicolucci, a lungo suo road manager. Li dentro, su un divano, scrisse «Napule è». Via Donnalbina è ad un tiro di schioppo ed era l’unico toponimo «libero» disponibile in zona. Le vie dei canti, direbbe Chatwin a Napoli passano anche da qui: dietro la palma di santa Maria La Nova, Daniele sedeva e iniziava a suonare le sue prime chitarre, incontrando amici di scuola come Enzo Gragnaniello, discutendo con Gianni Battelli mentre si dirigeva verso il conservatorio per raggiungere Rino Zurzolo.

A pochi passi c’era il Diaz, istituto di Ragionieria che frequentava con Peppe Lanzetta. «Napule è ’a’ camminata, inte ’e viche miezzo all’ate». Dal 19 settembre uno di quei vicoli porterà il nome di Pino Daniele. «Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui», per dirla con il titolo del suo album del 2007.

 

 

di Federico Vacalebre

Una serata Pino Daniele le hit cantate dai suoi amici

           (04 marzo 2015)

 

Saranno resi noti martedì i dettagli del recital voluto dal fratello dell’artista con il Comune e Avitabile, D’Angelo, Lanzetta e Senese.

 

Martedì 10 marzo si conosceranno dettagli e ospiti della commemorazione ufficiale di Pino Daniele. Da un lato, vanno naturalmente rispettati i desideri e le esigenze sia della famiglia di origine che quella che include i tanti figli dei cantautore. Poi vanno esaudite le cosiddette volontà dei musicista scomparso lo scorso gennaio. Così la giornata in suo ricordo programmata per il 19 marzo (data in cui avrebbe compiuto 60 anni) avrà tanto un tono soft nelle scelte cerimoniali quanto uno rigoroso nei contenuti artistici.

“Je sto vicino a te”. Proprio come la hit che apriva l’album omonimo “Pino Daniele” pubblicato nel 1979 (in quella collezione erano contenuti i classici “Chi tene ‘o mare”, “Donna Cuncetta”, “Je’ so pazzo”) si intitola la manifestazione che vede in cabina di regia suo fratello Nello, che nelle settimane passate aveva accennato all’ipotesi di fare un tour in estate nel quale avrebbe ridato luce allo sterminato repertorio di Pino.
L’idea era battezzare i live “Nello canta Daniele”. ln attesa di capire se effettivamente l’impresa sarà realizzata Nello sta elaborando con Palazzo San Giacomo una strategia di comunicazione.

Appuntamento il 19 mattina al Maschio Angioino, dove il sindaco Luigi De Magistris consegnerà ai familiari – invitati i fratelli, le sorelle, le due mogli e l’ultima compagna – le copie della dozzina di libri su cui gli ammiratori hanno scritto il loro ultimo pensiero al loro mito. I libri originali restano custoditi dall’amministrazione. Dopo, nel cortile del castello, un gruppo selezionato di fan produrrà un flash-mob.

«Perché la riflessione è stata una – racconta Nello Daniele –, i protagonisti delle canzoni di Pino erano due: lui e i suoi fan. Se lui non può più esserci, è giusto che ci siano le persone che lo hanno amato». Di sera, invece, al teatro Mediterraneo si svolgerà un recital (ingresso a inviti da prenotare sul sito del Comune) in cui alcuni amici artisti ricorderanno Daniele con un mini ì-set dal vivo. Tra i nomi per certi, Enzo Avitabile, James Senese, Nino D’Angelo e Peppe Lanzetta.

Ma il cast è in costruzione giorno dopo giorno. Così come si sta componendo pure quello del concerto in piazza Plebiscito (in data da definire, a fine estate), che dovrebbe accogliere sul palco anche nomi stranieri. E si vocifera di Eric Clapton, che all’indomani della scomparsa del bluesman gli dedicò la ballad “Pino5”. Intanto Rai Due sta preparando la replica dello speciale “Unici” a cura di Giorgio Verdelli. Alla messa in onda, il 3 febbraio, il programma registrò un audience di 1.460.000 spettatori; ad oggi sono 45 mila le visualizzazioni sul canale Rai Replay. Il bis della serata tv è previsto per il 3 giugno.

 

di Gianni Valentino

Piazza Plebiscito, addio ai grandi concerti

   (30 maggio 2013)
Ecco il decreto della Soprintendenza. Cancellati Pino Daniele e Mark Knopfler. Ma il Comune darà battaglia

 

Appena 12 mila metri quadrati per accogliere gli eventi. Per il resto solo vincoli: altezza massima per le strutture, venti metri. E davanti alla basilica di San Francesco una zona di rispetto integrale: e cioè un’area destinata esclusivamente alle persone.

Sono solo alcune direttive contenute nel decreto firmato dal firmato dal soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli Giorgio Cozzolino, in possesso di “Repubblica”, e portate a conoscenza del Comune. Che è pronto a dare battaglia e a impugnare davanti il Tar il provvedimento.

Dunque, piazza Plebiscito chiude ai grandi eventi internazionali, gratuiti e a pagamento, siano musicali, teatrali, sportivi. E pure militari o gastronomici o religiosi. Piazza off limits, vincoli controfirmati anche dal direttore regionale dei Beni culturali della Campania Gregorio Angelini.
La decisione paventata nei giorni precedenti il live di Bruce Springsteen impone lo stop forzato a ogni appuntamento che abbia un valore e un appeal extracittadino. I primi a farne le spese, adesso, saranno Pino Daniele e Mark Knopfler. Il primo avrebbe dovuto esibirsi il 12 luglio, ma già un paio di settimane fa ha preferito invertire la marcia in direzione Foro italico di Roma; l’ex leader dei Dire Straits, invece, in calendario il 14 luglio, suonerà all’Arena Flegrea.

La trasformazione della piazza impedisce che si possano svolgere appuntamenti che nel tempo hanno radunato davanti Palazzo Reale migliaia di cittadini e turisti. Feste per il Capodanno, cerimonie calcistiche e sportive in genere, raduni sociali, concerti di star italiane e mondiali, tanto del pop-rock quanto della musica “colta”.

Per citarne qualcuno: Nino D’Angelo per il Capodanno 1996, quando c’era la Montagna di sale di Paladino; Lucio Dalla per il “Concerto Telecom” (1997); Claudio Baglioni per la “Notte bianca” (2005). Manu Chao (2001) e Elton John per la Piedigrotta (2009); Sting (2006) e Santana (2004) per “Cornetto Free Music”. I Red Hot Chili Peppers per il Festivalbar (2002), The Roots per “CocaCola Live Mtv” (2003); l’étoile Roberto Bolle e il direttore d’orchestra Zubin Mehta (entrambi nell’estate 2008), con il pubblico interamente seduto. Spesso questi eventi hanno anche goduto di dirette e differite televisive.

Oggi il decreto sancisce che il solo spazio destinato ad accogliere “manifestazioni ed eventi temporanei di carattere politico, religioso, militare, ricreativo, culturale e di spettacolo”, può misurare solo 12 mila metri quadrati. Ed è quello compreso nel perimetro che si estende, in forma rettangolare come illustra il grafico in pagina, tra la prefettura, Palazzo Reale, Palazzo Salerno e la basilica di San Francesco.

“Su quest’area, ogni struttura amovibile, quali le torri sceniche, non deve superare in altezza 20 metri lineari, in modo da lasciar libera da ogni tipo di interferenza una idonea fascia al fine di garantire la visuale dei monumenti”, recita il decreto. Sempre in questo spazio, detto “per occupazione di suolo temporaneo”, andranno installati il palcoscenico, il backstage, la zona riservata ad autoveicoli e tir per il trasporto delle merci, dei materiali e delle scenografie, i camerini, i bagni chimici, gli uffici tecnici, di produzione e quelli per gli operai specializzati.

Nell’emiciclo antistante le scalinate della Basilica, invece, e fino alle due statue equestri, potranno sostare soltanto spettatori. Mai più nessun genere di allestimento. Contemporaneamente, “sono perentoriamente escluse tutte le iniziative a carattere commerciale e pubblicitario, per evidente contrasto con l’uso storico e pubblico della piazza”.

Ancora: “Non si ritiene possano essere accolte le osservazioni del Comune considerato che un incremento della superficie delle zone da allestire comporterebbe un peso fisico in termini di eccessivo pubblico e/o di vere strutture, che anche se temporaneamente impatterebbero con il decoro della piazza e non permetterebbero la lettura prospettica degli scorci più storicamente riconosciuti dell’intero sito”.

Rispetto al passato, il decreto firmato dal soprintendente stabilisce, di fatto, anche i limiti per eventuali installazioni d’arte contemporanea, che proprio in piazza Plebiscito hanno avuto un set privilegiato. Valgano da esempio appena tre fra i tanti interventi estetici: “Taratantara” di Anish Kapoor, “Progressions in square” di Sol Lewitt e “Spiriti di madreperla” di Rebecca Horn.

 

 

di Gianni Valentino

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