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«Siamo orgogliosi di avergli fornito la chitarra Paradis»

 

(06 gennaio 2015)

 

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente ricorda Pino Daniele come un professionista puntuale e preciso, esigente al punto giusto e senza alcuna velleità da star. Tanto garbato e rispettoso del lavoro altrui (si ricordava anche dopo anni delle persone con cui aveva lavorato), quanto riservato nella vita privata. Nei tour si è avvalso spesso di contributi veronesi. Il responsabile di Musical Box, Giambattista Zerpelloni, l’ha seguito per 25 anni nel soundcheck e gli ha fornito chitarre che ne hanno caratterizzato il percorso musicale: «La musica era tutto per lui», racconta. «Ha sempre continuato a studiare e di recente si era dedicato alla chitarra flamenco. Sono orgoglioso di avergli fornito la chitarra Paradis, che viene conosciuta come la chitarra di Pino Daniele, la Framework e la nostra Slidesender». Sulla tecnica slide di Pino Daniele esistono corsi e tutorial su YouTube. Quello che forse non esiste è un corso su come avere la stessa passione e attenzione per lo strumento.

Pino e Giambattista Zerpelloni

Davide Bonato lo ha seguito come tecnico del suono in diversi concerti: «Provava ogni qual volta che si trovava con una chitarra in mano», ricorda, «in camerino come nel back stage, ed esigeva che le sue chitarre fossero trattate con la massima attenzione». Questo l’artista. Ma l’uomo? «Quando lo incontrai per la prima volta mi sembrò di aver fatto 13», dice Zerpelloni. «Ho partecipato al suo matrimonio e l’ho sentito l’ultima volta qualche giorno fa per gli auguri. La nostra amicizia era basata sulla schiettezza. Fin da subito abbiamo messo le cose in chiaro. Negli anni ci sono stati alti e bassi e il nostro rapporto è resistito grazie alla stima reciproca e alla correttezza da ambo le parti. Ne abbiamo parlato proprio lo scorso dicembre, quando è stato qui e gli ho ricordato di essere la persona con cui ha avuto la relazione professionale più lunga dopo il figlio Alessandro».

di Dunya Carcasole

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Pino Daniele ferma il tempo e rieccoci a Conegliano al 1980 di Nero a Metà

PINO, rieccoti qui. Ti avevamo lasciato sul lungomare di LIGNANO SABBIADORO il 7 agosto di quest’anno in un apprezzato concerto gratuito scivolato via con classe. Ora ti ritroviamo a CONEGLIANO dove, con una ideale macchina del tempo, ritorniamo indietro al 1980 quando facesti uscire quel NERO A META’ che sdoganò completamente la lingua partenopea (non stiamo a fare pretestuose distinzioni tra lingue e dialetti per l’amor di Dio), sino allora prigioniera di FUNICULI’ FUNICULA’ e di E TU VOLEV’A PIZZA C’A PUMMAROLA ‘N COPPA. Tu hai il merito di aver fatto approdare il napoletano in territori blues, rock, con contaminazioni jazz e, perché no, talvolta pure funky, dimostrandoti anche capace di capolavori melodici.

Nel preconcerto abbiamo indugiato ad ammirare la strumentazione a bordo palco, rendendoci conto tra l’altro che lo sforzo nella produzione di questo tour rievocativo non ha lasciato nulla al caso. Ed ecco il via al concerto, con una ventina buona di minuti di ritardo, per agevolare l’accesso di un pubblico in parte non arrivato per tempo. Ecco che escono i leoni, tutti i musicisti di allora: la base formata da PINO DANIELE (voce e chitarre), ERNESTO VITOLO (tastiere), GIGI DE RIENZO (basso), AGOSTINO MARANGOLO (batteria) e ROSARIO JERMANO (percussioni). E in più i preziosi regali di TULLIO DE PISCOPO (batteria), RINO ZURZOLO (contrabbasso), ELISABETTA SERIO (tastiere), JAMES SENESE (sax).

Il concerto riproporrà, nell’arco di due ore e venti minuti, una esecuzione non calligrafica (i brani sono mescolati e non in ordine esatto di pubblicazione sull’album originale) di tutte e 12 le tracce di NERO A META’, con l’aggiunta di nientemeno che 17 brani aggiuntivi. Una summa vera e propria della produzione di PINO DANIELE, dal TERRA MIA d’esordio che è del 1977.

Maxischermo, per proiettare qualche filmato ragionevolmente essenziale, ma soprattutto per inquadrare dettagli dei musicisti a beneficio degli spettatori più lontani. Ottimo l’impianto e la regia luci con qualche incertezza sonora all’inizio con il solito sottodimensionamento vocale e strumenti troppo in primo piano. Difetto prontamente rimediato.

Il tempo pare essersi bloccato. PINO DANIELE è incanutito ma sfodera il solito carisma e una padronanza chitarristica di spessore. TULLIO DE PISCOPO è il solito funambolico leone, JAMES SENESE spunta fuori a metà concerto sulle note della struggente CHI TENE ‘O MARE e incolla letteralmente gli spettatori alle poltroncine con le stilettate del suo sax. Molto bravi tutti gli altri con una comparsata di MARIO BIONDI che esegue un duetto con PINO (JE SO’ PAZZO) per poi proporre la sua recente SHINE ON (da SUN, album del 2013).

Insomma, per farla breve un concerto che lascia il segno per noi storici fan di PINO. I miracoli, si sa, accadono assai di rado, ma un concerto che ferma il tempo non è cosa da poco.

 

di Alberto di Caporiacco

Pino Daniele racconta il «Nero a metà»

Il cantautore napoletano sabato a Conegliano riproporrà i disco del 1980. Mario Biondi ospite d’onore. «Voglio riportare sul palco un suono che non c’è più»

 

«Volevamo tornare a quel suono, a quelle canzoni con cui siamo riusciti a rompere le barriere tra Nord e Sud. Con la musica si riesce a fare quello che con altri mezzi sembra impossibile ». Pino Daniele spiega così la genesi della tournée legata al suo disco del 1980 «Nero a metà » che, dopo la data speciale all’Arena di Verona a fine agosto, ripartirà sabato dalla Zoppas Arena di Conegliano (Treviso, ore 21.30, ).

 

È stato il live in Arena che l’ha convinta a portare in tournée «Nero a metà»?

«Cantare in napoletano all’Arena di Verona è stato fantastico. È vero che ci aspettavamo un buon riscontro di vendite, ma ci ha veramente sorpreso quanto il pubblico fosse caldo e appassionato. Da lì abbiamo pensato che potessimo tenere alcuni concerti in giro per l’Italia ».

 

Il concerto in Arena diventerà un album live?

«Ho fatto tanti di quei dischi che penso non abbia molto più senso registrare concerti. Ora sto lavorando su materiale inedito e spero che un nuovo disco possa uscire il prossimo anno. Credo sarà un album acustico».

 

Che concerto sarà quello di Conegliano?

«L’idea è quella di riportare sul palco un suono che non c’è più, legato al disco “Nero a metà”. Per questo ho chiamato quei musicisti che con me hanno condiviso quel percorso: ci sarà la band storica con cui ho registrato l’album nel 1980 e altri amici come Tullio De Piscopo alla batteria e James Senese al sax».

 

Ci saranno ospiti diversi per ogni data, a Conegliano chi vedremo?

«Ci sarà l’amico Mario Biondi e magari qualche ospite che preferisco non annunciare in anticipo».

 

«Nero a metà» è stato ripubblicato con inediti, demo e versioni alternative. Riprendendo in mano quel materiale, c’è qualcosa che l’ha sorpresa?

«Certe cose le avevo proprio rimosse. Ascoltandole con un orecchio maturo ho scoperto che avevamo scartato alcune idee interessanti, così mi è piaciuta l’idea di portare alla vita qualcosa che non aveva mai visto la luce. È stato bello realizzare un doppio Lp come questo».

 

Quanto è stato importante «Nero a metà» per la sua musica?

«Per me è stato importantissimo. In quel periodo non capivo quale sarebbe stato il percorso che stavo intraprendendo, ma è iniziato tutto da lì, con “Nero a metà” abbiamo dato vita a canzoni napoletane e moderne al tempo stesso».

Quando ha capito che questo disco era diventato un classico?

«L’ho capito molto dopo. Quando ho visto gli approfondimenti di Rolling Stone e quando il disco è andato bene anche all’estero. Con “Nero a metà” avevo voluto calcare la mano sulla cultura nera, africana, sul blues, unito al nostro modo di essere mediterranei».

 

C’è una canzone su tutte a cui è particolarmente legato?

«Ognuna ha avuto una vita propria e ha saputo brillare di luce propria. Quella alla quale sono più affezionato è “Appocundria”, che è più vicina alle cose che faccio oggi e contiene già una melodia spagnoleggiante».

 

 

di Francesco Verni

ALESSANDRA AMOROSO Special Guest della data pugliese di “NERO A METÀ”

Dopo il successo del concerto-evento dello scorso 1° settembre all’Arena di Verona, l’11 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto al Pala Florio di Bari (Via Prezzolini – ore 21.00) con “NERO A METÀ”. Ospite della serata sarà Alessandra Amoroso.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it).

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

MARIO BIONDI Special Guest della prima data di “NERO A METÀ” il 6 dicembre a Conegliano (TV)

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Il 6 dicembre PINO DANIELE sarà in concerto alla Zoppas Arena di Conegliano (TV – Viale dello Sport, 2 – ore 21.00) con “NERO A METÀ”.Ospite della serata sarà l’amico e collega MARIO BIONDI, con cui il cantautore napoletano ha da poco duettato anche sul palco dell’Arena di Verona durante il concerto-evento dello scorso 1° settembre.

“NERO A METÀ” è un grande spettacolo dove saranno protagoniste tutte le canzoni contenute nell’omonimo terzo album di Pino del 1980, grandi successi da “Quanno chiove“, “Alleria“, “Voglio di Più“, “Nun me scuccià” al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”.

Insieme all’artista la band composta dai musicisti che parteciparono alle registrazioni dello storico album: Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano, tastiere ed organo) e Rosario Jermano (percussioni).

…E non solo!

“NERO A METÀ” è un identità di suono ed in questi concerti ci sarà tutta la storia musicale di Pino grazie anche alle partecipazioni straordinarie di Tullio De Piscopo alla batteria e di James Senese al sax; tra Blues, rock, jazz, sonorità acustiche e l’immancabile tradizione napoletana, sul palco anche gli amici Rino Zurzolo (contrabbasso) ed Elisabetta Serio (piano).

I biglietti per le date di “NERO A METÀ”, prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group (in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale del tour), sono disponibili online su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali (per info biglietti: www.fepgroup.it). La data di Conegliano di “NERO A METÀ” è organizzata da AMC EVENTI E COMUNICAZIONE e ENTERPRISE 8.

Nero a Metà (1980) è l’album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero. Le melodie, la fusione tra tradizione partenopea, blues, rock e jazz hanno reso questo disco un pilastro della musica italiana, tanto che ancora oggi è nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” ed è stato premiato ai Music Awards 2014 come uno degli album che hanno lasciato un segno nella storia della musica italiana. Per celebrarlo, l’album è stato pubblicato da Universal Music Italiain una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, disponibile anche in doppio vinile da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari. Il primo Lp contiene la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp contiene i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Quest’anno PINO DANIELE ha ricevuto il “Premio Mediterraneo Arte e Creatività 2014”, considerato tra i più importanti al mondo, per aver coniugato contaminazioni culturali e musicali, identificando nella cultura mediterranea quel mix di sound e di passione che costituiscono la base fondamentale della sua arte.

Pino Daniele in tour: «Voglia del mio passato»

Pino Daniele ospite a “Il Messaggero”

Pino non ci pensa, non vuole pensarci proprio, ma i sessant’anni, un’età che sembra appartenere ormai a tutto il cantautorato nazionale, stanno per arrivare anche per lui. L’appuntamento è per il 19 marzo prossimo: «Ma non farò feste pubbliche, questo è sicuro», proclama. Poi ci scherza su: «Si, sono in scia alla carriera dei Pooh. Loro sono davanti di dieci anni io sono dietro».

Personaggio schivo, Pino Daniele non ha mai amato la luce abbagliante dei riflettori e tanto meno oggi, in una fase della sua vita in cui si è sganciato definitivamente dal ruolo di idolo nazionalpopolare della nostra pop music (e lo è stato, fra i primi a riempire gli stadi in epoca in cui non era consuetudine).
E, per segnare ulteriormente questo suo distacco dal cerimoniale pubblico, eccolo tuffarsi all’indietro recuperando un gioiello della sua carriera, quel Nero a metà (terzo album della sua discografia) dove c’è buona parte della sua estetica musicale con pezzi miliari come A me me piace ‘o blues. «L’ho fatto per l’esigenza di ritornare a una sonorità che avevo cercato negli anni 70 e 80, quando ogni artista aveva un’identità sonora, non come oggi dove tutto si è massificato», ci racconta facendo visita al Messaggero. E, con quel sound, Pino ritrova anche gli amici (mai perduti) di un tempo da James Senese a Agostino Marangolo, a Tullio De Piscopo a Gigi De Rienzo.
Pino, ma è un ritorno al passato puro e semplice?
«Più che un recupero di quegli anni è la voglia di ritrovare quel clima. Erano tempi in cui c’era l’opportunità di fare musica. E oggi questa possibilità manca clamorosamente. E poi c’è la voglia di far conoscere quel l’atmosfera a quelli che non hanno mai visto i nostri concerti allora».
Pino, nel frattempo, bolle in pentola l’idea anche di un disco di canzoni nuove?
«Si, sto lavorando a un nuovo album. Che, come al solito, sarà ricerca attorno alla musica etnica».
Non sente la voglia di scrivere nuovi pezzi che possano sfondare, come è successo in passato con canzoni, per esempio scritte in italiano, come “Io per lei” o “Che male c’è”?
“Non ci penso proprio. Anzi, la regola è non pensare a quello che scrivi, non mettersi a tavolino a dire adesso compongo una bella canzone. Musica e parole devono essere una cosa istintiva, devono uscire naturalmente. Per me suonare è come mangiare. E non posso farne a meno».
Quanto può stare senza suonare?
«Ma puoi stare più di due giorni senza mangiare? Suonare fa parte di me. E’ un modo di vivere, una disciplina, è il mio modo di comunicare con gli altri».
Pare di capire che, come sta succedendo da tempo nei concerti, anche nel prossimo disco ci sarà molto spazio per gli strumenti.
«L’improvvisazione è un momento magico della musica, specie oggi dove tutto è catalogato e tutto è scontato».
E’ un eredità della sua passione per la musica nera e per il jazz?
«Non c’è dubbio, le radici sono lì».
Anche quelle dei chitarristi che sono stati i suoi riferimenti?
«Sono tanti. Da Eric Clapton col suo modo di suonare blues, allo stile spagnolo di Paco De Lucia, al jazz di John McLaughlin. Il jazz, il suono latino, e quello mediterraneo sono il mio pane».
E la canzone napoletana?
«Sono grandi melodie, non è detto che un giorno non possa fare un disco di un certo tipo di quelle canzoni».
Sta dicendo che ci ha pensato?
«Sì, ho pensato magari di fare un album solo strumentale. A casa ogni tanto me le suono quelle canzoni e mi fa piacere, fanno parte della mia vita. Certo ci sono le cose fatte da Roberto Murolo che è difficile eguagliare».
Con Nero a metà Pino ha debuttato quest’estate a Verona, in una serata speciale. Ora riprende quel concerto con una serie di date invernali. La prima è a Conegliano, il 6 dicembre, poi Bari, Roma (il 13 al Palalottomatica), Napoli (16 e 17), Milano il 22.
«Sarà un concerto denso, una parte acustica e una elettrica e oltre a Nero a metà racconterò anche altri momenti della mia carriera», anticipa.

di Marco Molendini

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ’ ” Special Extended Edition

IL 3 GIUGNO ESCE “NERO A METÀ” Special Extended Edition l’album rimasterizzato con 2 brani inediti tratti dai nastri originali! 9 versioni alternative e demo mai pubblicate prima d’ora

Nero a metà Special Extended Edition - cover

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ” Special Extended Edition (pubblicato da Universal Music Italia), lo storico terzo album di PINO DANIELE, uno degli album più importanti della storia della musica Italiana! Sono stati recuperati i nastri originali e rimasterizzati i 12 brani che costituivano l’album. Inoltre da quelle stesse registrazioni del 1980 sono stati tratti due preziosi brani inediti (di cui uno strumentale) e nove brani in versioni alternative e demo, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta. L’album sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” .

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta” (Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ”, spettacolo imperdibile che Pino Daniele porterà il 1° settembre all’Arena di Verona, con la band originale del 1980, ospiti speciali e l’orchestra sinfonica: un evento musicale unico, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo album di Pino Daniele. I biglietti per l’evento “NERO A METÀ” sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info:www.fepgroup.it).
“Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.
All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.
Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno poi gli amici e colleghi di Pino
che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico, per una serata che si preannuncia indimenticabile.

Inoltre quest’estate Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

SINFONICO A METÀFormazione: 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria). Le date ad oggi confermate:l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto al Teatro Antico di Taormina(ME).

“ACUSTICOFormazione: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino(percussioni). Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

Pino Daniele in concerto, prima acustico poi sinfonico

Due appuntamenti con il cantautore. A Ravello il 6 luglio, a Caserta l’11. “Sono stanco della routine, voglio fare cose nuove, suonare in posti in cui non ho mai suonato prima. Saranno recital diversi tra loro ma intimamente legati al mio mondo, alle radici latine: in scaletta ci saranno i brani più classici

 

Prima la band acustica. Poi l’orchestra sinfonica. Soltanto due concerti estivi per Pino Daniele in Campania, il 6 luglio a Ravello (Villa Rufolo, ingresso 50 euro) e l’11 luglio nel Parco della Reggia di Caserta (da 35 a 52 euro). Due set diversi, due diversi modi di trattare il repertorio “classico” del cantautore napoletano. In attesa di altri due eventi speciali: la riproposizione in chiave sinfonica dello storico album “Nero a metà”, il primo settembre all’Arena di Verona, e la terza edizione della kermesse “Tutta ‘n’ata storia”, negli ultimi giorni di dicembre al Palapartenope.

È la sua strategia per quest’anno, Daniele? Pochi concerti, uno diverso dall’altro, e nessun disco nuovo. Anzi, l’accento è sul repertorio storico e sulle sue possibili riletture.
“La verità è che non m’interessa più la solita routine: il nuovo disco, il tour promozionale, gli stadi eccetera. Sono cose che ho già fatto, non mi appartengono più. Non mi voglio fermare, voglio andare avanti. Non ho mai suonato né a Ravello né nella Reggia di Caserta e quest’anno lo farò per la prima volta. A Ravello con un quartetto acustico, a Caserta con un’orchestra sinfonica”.

Il repertorio?
“Due concerti diversi. Ma entrambi intimamente legati al mio mondo, alle mie radici, alla mia vocazione latina. E in scaletta ci saranno i miei brani più classici”.

E Napoli? Resta fuori da questo giro di concerti?
“A  Napoli tornerò subito dopo Natale. Al Palapartenope, per il terzo anno consecutivo, con una serie di show centrati sulle nostre radici, sull’impareggiabile vicenda musicale della nostra città. L’anno scorso c’erano la Nuova Compagnia di Canto Popolare, gli Osanna e Clementino tra gli altri. Quest’anno ci saranno altri artisti. Il concerto era aperto dal pazzariello: mio figlio non l’aveva mai visto, ma quando io ero piccolo era una figura molto popolare nelle strade di Napoli. Questo per dire dell’importanza delle radici, di come sia necessario insistere sulla nostra identità”.

Ha seguito le polemiche tra sindaco e soprintendente sulla concessione di piazza Plebiscito?
“Quest’anno c’è la Nutella, vero?”.

E l’anno scorso Bruce Springsteen, neanche allora le polemiche mancarono. Lei fu il primo a sdoganare quella piazza nel 1981. Concerto storico, folla sconfinata…
“Prima di me, in quel modo, la piazza l’aveva riempita solo il papa. Ma in entrambi i casi l’accesso era gratuito. Poi ci sono tornato altre volte. Diciamo che per un concerto in una piazza come quella non si dovrebbe pagare il biglietto. O se sì, l’incasso dovrebbe essere devoluto per una finalità sociale.  Però è anche vero che siamo tutti figli del marketing e forse non ha molto senso irrigidirsi contro le così dette manifestazioni commerciali”.

Lei in quella piazza ha suonato diverse volte, così come ci hanno suonato tanti altri artisti. Ai tempi, però, nessuna polemica sul rispetto dei monumenti.
“Ma non si possono paragonare cose tanto diverse e tanto lontane nel tempo. Con Bassolino sindaco la piazza veniva molto utilizzata per la musica, con manifestazioni a ingresso libero, ma c’era un’idea diversa della conduzione della cultura in città. De Magistris si muove in modo diverso, tra difficoltà che all’epoca non c’erano”.

Di qui le scelte “commerciali”?
“Il problema non è tanto vietare lo striscione di questo o quel prodotto, ma la gestione dei beni culturali in generale. Poi si può anche suonare per uno sponsor, l’importante è la qualità della proposta. Non molti anni fa, sempre in piazza Plebiscito, mi sono esibito per il Cornetto Algida. C’era anche Santana. Insomma, la qualità era garantita. Io poi non so nemmeno chi suonerà per la Nutella. Chi suonerà?”.

Mika.
“Eh… auguri”.

 

di Antonio Tricomi

Storia ed emozioni con Pino Daniele

   (30 dicembre 2013)

Quattro ore di spettacolare concerto al Palapartenope per il cantautore e i suoi numerosi ospiti musicali

 

“Nun te fa fottere a memoria, Napule è tutta n’ata storia”: nelle parole del “pazzariello” (“o capitano“ Angelo Picone) che si fa largo tra il pubblico è racchiusa l’essenza dell’evento che Pino Daniele ha allestito al Palapartenope per 5 serate (sono ancora disponibili biglietti per il 4 e 5 gennaio).
Era nato lo scorso anno come una sorta di “Pino Daniele and friends”, viaggio attraverso la memoria della esaltante carriera del nostro “Musicante”, ma da questa seconda edizione si è trasformato nella esaltazione e celebrazione di Napoli, della nostra città che, unica al mondo, ha saputo partorire negli ultimi 50 anni, un numero così elevato di artisti, creativi e musicisti. Non c’è bisogno di andare troppo indietro con la memoria, alle canzoni che hanno esportato la nostra città in ogni angolo del mondo; non c’è bisogno di scomodare i “Padri” della nostra musica (Bovio, E.A. Mario. Murolo e Carosone per esempio) basta solo riunire gli artisti degli ultimi 50 anni per affermare la superiorità artistica e culturale della nostra genìa, l’inimitabile velocità di pensiero dei napoletani (come ha affermato Maradona nella sua ultima intervista televisiva), l’inconfondibile cifra artistica della nostra città.

Il Palapartenope è esaurito e, grazie alle nuove capriate in acciaio, è anche aumentata la sua capienza (ufficialmente 3.500 posti a sedere, ma crediamo che ci fossero almeno mille spettatori in più). Chi meglio della “Nuova compagnia di canto popolare“ poteva aprire la serata con una acclamatissima versione di “Tammurriata nera”, la voce di Fausta Vetere è inimitabile, il coinvolgimento è totale e quando Pino Daniele li raggiunge sul palco per una toccante versione di “Terra mia” il coro del pubblico è toccante ed emozionante.

Con Tullio De Piscopo e Rino Zurzolo attacca con “Je so pazzo” e poi “Che soddisfazione” (cassa rullante e spazzole); si alternano sul palco con Gigi De Rienzo ed Antonio Onorato e insieme a Lina Sastri dedicano all’indimenticato e indimenticabile Massimo Troisi “O ssaje comme fà ‘o core“ (tra recitato e cantato) per poi riproporre “Assaje” che Pino scrisse per l’attrice in occasione del film “Mi manda Picone”. Cambia la scena e sul palco si materializzano Tony Esposito, la sua band e Clementino che regala alcune strofe di “Animals”, poi arriva una coinvolgente rilettura di “Kalimba de luna” prima di vedere di nuovo sul palco Pino Daniele insieme a Jenny Sorrenti («ho iniziato come suo chitarrista») che propongono una particolare versione di “Voglio di più”; James Senese e i Napoli Centrale interpretano “Acquaiò l’acqua è fresca”, poi insieme alla chitarra di Pino rielaborano “Viecchie, mugliere, muorte e creature” e infine i due storici amici da soli emozionano la platea con “Chi tene o mare”.

Altro gruppo storico della nostra città sono gli Osanna di Lino Vairetti che prima assaltano la platea con “L‘uomo” e poi insieme al “padrone di casa“ si tuffano in una potente e coinvolgente versione de “ll mare”. Per Tullio De Piscopo il Palapartenope ha un occhio particolare. “Andamento lento” diventa un coro imponente e quando insieme agli ‘A67 propongono una versione rappata di “Stop Bajon” con l’ovazione finale è quasi scontata; poi arriva Eugenio Bennato che interpreta alla sua maniera “Lazzari felici” mentre Pino Daniele aggiunge la sua chitarra al coinvolgente “Ritmo di contrabbando“ del “musicologo flegreo“.

Agostino Marangolo, Ernesto Vitolo, James Senese e Rosario Jermano sono il nucleo storico dei primi due dischi dell’uomo in blues e a loro è riservato il segmento più corposo del concerto quello che piopaie “E so cuntent e stà”, “Musica musica”, “A me me piace o blues” e “Quann chiove”. Li raggiunge sul palco Teresa De Sio che insieme a Pino ripropone “Voglia e turnà” prima di inventarsi una versione durissima di “Aumm Aumm” con un violino metal che ha stupito tuti i presenti. Con Joe Amoruso e il coro del pubblico esegue “Quando“, poi per la prima volta si esibisce con suo fratello Nello sulle note di “Je sto vicino a te”; con Toni Cercola, Corrado e Marco Sfogli (Nccp) riprende “Appucundria”; con Enzo Gragnaniello canta “Cu‘mme”, assumendo l’eredità vocale di Roberto Murolo, e poi lascia il palco al suo compagno delle elementari insieme a Raiz e gli Almamegretta eseguono “‘Na bella vita” e “Sanacore”.

Il finale offre alcuni degli interventi più inaspettati: Clementino e Pino Daniele offrono la più bella versione finora ascoltata di “O vient” (la hit del rapper nolano); la super band (Zurzolo, Amoruso, De Piscopo, Esposito)  interpreta ‘”O scarrafone”, che nelle loro mani acquista una caratura fin qui nascosta, mentre per completare la serata si aggiungono Raiz e Clementino che insieme a loro inventano una versione freestyle di “Yes I know my way”. Alla fine tutti gli artisti salgono sul palco per l’unico bis, l’immancabile “Napule è” con l’intero Palapartenope in piedi a tributare la meritatissima standing ovation dopo quasi quattro ore ininterrotte di musica, storia ed emozioni.

 

di Gigi Avolio

La notte dei Lazzari felici, il trionfo di Daniele & Co

  (29 dicembre 2013)

Un concerto grosso che segue il filo rosso della nuova canzone napoletana, dagli anni ’70 alla generazione rap

 

Lazzari felici, musicanti senza permesso, uomini in blues, in folk, in (prog) rock, in jazz, in soul. Combattenti e reduci che non hanno mai messo via le armi, pardon gli strumenti, e suonano ancora come dio comanda. Musica marìola che «s’arrobba ‘a vita e sona sapenno ca è fernuta». Nostalgia canaglia: come non confessarla quando, dopo l’entrata in scena del pazzariello e dopo che la Nccp arringa la folla del Palapartenope con la sua «Tammurriata nera», Pino Daniele, padre padrone della cinque serate di «Napul’è – Tutta n’ata storia», divide con Fausta Vetere il canto di «Terra mia»: «Comm’è triste, comm’è amaro/ assettarse pe’ guardà tutt’e ccose/ tutt’è parole ca niente pònno fa’/ Si m’accido ie agg’jettato chellu ppoco ’e libertà/ ca sta’ terra, chesta gente ’nu juorno m’adda da’». Questa terra e questa gente sanno di essere stati traditi non una, ma mille volte: la Campania Felix è diventata prima Gomorra e oggi Terra dei Fuochi. «Terra mia, terra mia/ tu si’ chiena ’e libbertà/ terra mia, terra mia/ i mo’ sento ’a libbertà». Pasquale Ruocco ci ricordato quante bugie che dicono le canzoni, ma a volte è bello consegnarsi a quelle bugie, a volte ricarica l’anima e il cuore e le pile. E la libertà, se è davvero partecipazione gaberiana, è qui, con gli artisti sotto la tenda del circo: perplessi, confusi e felici. Non sembra vero nemmeno a loro, di essere tutti qui, insieme: al mucchio selvaggio della prima edizione, dicembre 2012, se ne sono aggiunti ancora degli altri, qualcuno non era mai salito su di un palco con l’altro, qualcuno ha messo da parte antichi rancori, qualcuno non nasconde i lucciconi agli occhi.
L’elenco è infinito ci sono i compagni del supergruppo ritrovato (James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e Tullio De Piscopo), Teresa De Sio, Lina Sastri, Clementino, Eugenio Bennato, gli Almamegretta con Raiz, Enzo Gragnaniello, Jenny Sorrenti, gli Osanna, gli ’A67. E strumentisti del calibro di Tony Cercola, Antonio Onorato, Ernesto Vitolo, Agostino Marangolo, il coordinatore Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Elisabetta Serio. C’è persino un abbraccio in famiglia, con Pino e Nello Daniele uniti dalle note di «Je sto vicino a te»: un’altra prima volta in assoluto.
Il canzoniere (trentasette-trentotto pezzi in scaletta) è da mille e una notte, insieme a quello del Nero a metà («I so pazzo», «A me me piace ’o blues», una deliziosa «Appocundria» cesellata anche dalle chitarre di Corrado e Marco Sfogli, «’O scarrafone») ci sono i successi personali dei suoi amici/ospiti, e poi i duetti, gli incroci, le sorprese, le session, i cambi di formazione, i momenti acustici, le esplosioni elettriche, in finale torrido e funkyssimo. L’album di famiglia scorre inesorabile, mettendo da parte quanto già regalato l’anno scorso: si trattava di un esperimento che piacerebbe considerare ora come nuova tradizione, magari solo per il piacere di vedere la De Sio e Daniele insieme tra «Quanno chiove» e «Voglia è turnà». i commoventi duetti di “Cu”mme” con Gragnaniello e “‘O vient'” con Clementino.
Il Pino della nuova Napoli sa farsi comprimario, gioca a entrare ed uscire dai brani dei colleghi, si gode le loro riletture del suo repertorio, riduce ed allarga la sua band, scatena la sua chitarra tra toni latini, gipsy, arabi, blues, rock, jazz, delicati, potenti, veraci, internazionali. Con Lina Sastri ricorda i tempi di «Assaje» e Massimo Troisi («’O ssaje comme fa’ ’o core»), a Eugenio Bennato chiede «Ritmo di contrabbando» ed una chitarra battente per il cammino dolente di tutti i «Lazzari felici».
E fa male, ma è anche balsamo sulle ferite, pensare alle promesse tradite, agli ideali perduti con i capelli, agli amori andati, accompagnati negli anni da queste canzoni, da questi artisti, dal loro prendersi e perdersi, dal loro unirsi e dividersi, farsi movimento, ma non riuscire mai, come tale, a imporre davvero una superiorità artistica altrimenti ineludibile. «Chi tene ’o mare, ossaje, nun tene niente», soffia James nel suo sassofono. «Il mare», lo ricordano gli Osanna, «sta sempe lla’/ tutto spuorco chino ’e munnezza/ e nisciuno ’o vo’ guarda». Gli uomini che, come diceva quel brano, hanno avuto «la tessera del partito» si guardano intorno, hanno portato con sé figli che «quel» partito non sanno nemmeno che cosa sia. È anche per loro, forse, che ripetono, come in un coro verdiano a bocca chiusa: «Lasciatelo parlare, ha tante cose da dire/ ha capito che la lotta non deve finire/ sta alzando le mani verso il sole/ in cerca di calore». Ma il passato è futuro che cambia tempo e ritmo, come «Andamento lento» che De Piscopo consegna al crossover degli ’A67; come «Yes I know (my way)» e «Rosso napoletano» di Tony Esposito che si vestono del rap di Clementino; come «Na bella vita», il reggae messo in piedi dagli Almamegretta e Enzo Gragnaniello. La lunga notte dei lazzari felici è un assalto al cielo del suono newpolitano: anarchico, irrisolto, clamorosamente emozionante. Il calore è ghiaccio bollente, qui, stanotte: «Napule è – Tutta n’ata storia». Sarà anche retorica, ma certe storie non si possono raccontare diversamente, come nel bis finale corale che riprende “Napule è”.
Dopo i primi due tutto esaurito, si replica stasera, poi il 4 e il 5 gennaio.

 

di Federico Vacalebre

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