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Pino è: concertone con i suoi «friends» al San Paolo

    (08 giugno 2017)

Sul palco gli artisti che hanno collaborato con lui italiani e internazionali

 

 

Ora è ufficiale, l’annuncio l’ha dato Carlo Conti, in diretta su Raiuno dall’Arena di Verona, durante i «Wind music award»: lo stadio San Paolo ospiterà il concertone-tributo a Pino Daniele nel giugno 2018. Immaginato da Ferdinando Salzano, manager del Nero a Metà all’indomani della sua scomparsa il 4 gennaio 2015, il memorial era stato più volte rimandato per problemi organizzativi, ma anche di asse ereditario, che ora sembrano risolti. Tanto che ieri la notizia è stata ribadita dalle pagine social della Pino Daniele Trust onlus, la fondazione gestita da Alex Daniele, figlio e personal manager del cantautore, che, senza aggiungere altre notizie, ha pubblicato una prima grafica dell’evento, che si intitolerà «Pino è». Tre silhouette disegnate del musicista che, da sinistra verso destra, viene ritratto in un viaggio a ritroso nel tempo, citando celebri scatti fotografici, sempre armato di chitarra: un’immagine recentissima, con i capelli corti, una ben più zazzeruta con la Paradis degli anni Novanta, una del periodo d’oro con il supergruppo verace, con i capelli scuri tenuti da una fascia.

Numerosissimi, condivisioni e commenti sul web testimoniano l’attesa per l’evento, con i più che vorrebbero conoscere data e cast. Salzano, Daniele junior e i loro collaboratori al momento preferiscono non dire di più, e nomi non escono nemmeno dal Comune e dal Calcio Napoli, a cui gli organizzatori si sono rivolti sin dal primo momento, ottenendo disponibilità e collaborazione. De Magistris è pronto a spendersi in prima persona per la riuscita dell’omaggio, in sintonia con le operazioni pinodanieliane messe in campo finora dal Comune.

La filosofia di fondo dello show dovrebbe essere quella di evitare passerelle alla Festivalbar di una volta: sul palco dovrebbero esserci quei colleghi che in vita hanno collaborato con il suonautore, un elenco lunghissimo, che potrebbe essere esteso anche ai suoi «friends» internazionali, da Noa a Pat Metheny e – e qui il sogno si fa davvero mega – Eric Clapton. In primis, Salzano sta sondando la disponibilità degli artisti della sua scuderia, la Friends and Partners: Francesco De Gregori, Zucchero, Renato Zero, Biagio Antonacci, Fiorella Mannoia, Francesco Renga, Mario Biondi. Proprio a Verona, dove Salzano ha dato l’avvio all’operazione, potrebbe aver sondato le disponibilità di altri artisti che sono stati partner di Pino, come Loredana Bertè, Giorgia, Eros Ramazzotti. Jovanotti, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Laura Pausini, addirittura Vasco Rossi, oltre alla banda del suo supergruppo orfano di Rino Zurzolo (Senese, De Piscopo, Esposito e Amoruso) e ai nipotini napoletani (Clementino, Raiz, Rocco Hunt, i 99 Posse) potrebbero essere coinvolti. Come anche una grande orchestra e, si era mormorato in passato, un’orchestra di ragazzi dei quartieri a rischio partenopei. L’operazione, infatti, dovrebbe prevedere anche ricadute sociali e benefiche.

Intanto, le sezioni jazz e pop rock del Premio Nazionale delle Arti sono state intitolate al lazzaro felice e la Pino Daniele Trust onlus pagherà le borse di studio ai vincitori: le fasi finali jazzistiche si terranno il 16 e 17 giugno al conservatorio Verdi di Milano, quelle pop rock il 24 giugno al Teatro Romano di Benevento. Perché «Pino è», come dimostra giorno dopo giorno anche il moltiplicarsi di tributi in suo onore, di cover band che rilanciano il suo repertorio, di progetti documentari, teatrali, televisivi, editoriali.

 

di Federico Vacalebre

«Pino Daniele. Qualcosa resterà»: presentazione in anteprima del film

 

 

Ci sono due o tre scene almeno che mozzano il fiato in «Pino Daniele. Qualcosa resterà» il docufilm di Giorgio Verdelli che sarà presentato in anteprima domenica sera al San Carlo. C’è  il Nero a Metà che, nella penombra di casa sua, fa ascoltare per la prima volta a Massimo Troisi un abbozzo di «Quando». Ci sono rarissime immagini del concerto grossissimo del 19 settembre 1981 in piazza del Plebiscito con un saluto finale («Io esisto grazie a voi, ciao guagliù») e poi il racconto dell’amico Peppe Lanzetta che lo trova dopo, solitario in un pulmino («Pe’ ma li hai visti quanti erano?»).  

C’è il Lazzaro Felice dal barbiere che spiega che cosa vuol dire fare «addove». E poi, tra qualche contributo un po’ troppo televisivo e apparizioni live dei marziani Eric Clapton e Pat Metheny, trovate narrative più o meno originali (le riprese del supergruppo in bus stancano), live storici e riprese mai viste, c’è un bel pezzo della carriera del cantautore napoletano che ha cambiato la canzone napoletana, e italiana, unendo radici e ali, melodia e ritmo, mandolini e blues elettrico, Partenope e Chicago.

Tantissime le presenze importanti, qualche assenza è inevitabile e poi ci sarà tempo di raccontare altre storie pinodanieliane in futuro. Per ora, non perdete l’uscita del film nelle sale, solo dal 20 al 22. O meglio: perdetela se non amate Pino Daniele.

 

di Federico Vacalebre

«Per Pino un docufilm e una festa al San Carlo»

Dopo il libro sul padre Alex Daniele prepara con Giorgio Verdelli un documentario che conterrà le immagini del live con Clapton

 

Eric Clapton  e Pino Daniele

 

Alex Daniele è abituato a lavorare dietro le quinte, chi lo conosce da ragazzino lo ha visto crescere senza mai cercare di mettersi in mostra. La repentina e drammatica scomparsa del padre il 4 gennaio 2015, l’essersi trovato in prima linea nel gestirne la memoria, l’eredità artistica e la fondazione a lui intitolata, non l’hanno cambiato. È davvero eccezionale che abbia accettato l’invito della Rizzoli di un minitour prenatalizio per lanciare Qualcosa arriverà, il bel libro, non solo fotografico, curato con Giorgio Verdelli «per raccontare ai giovani papà chi era, ma anche da dove veniva, da quale città, da quali anni, da quale fermento», spiega lui: «Non potevo dire di no, mi nasconderò dietro gli amici che ho invitato»: domani, a Napoli, alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, dovrebbero ad esempio esserci Tony Esposito e Rino Zurzolo, «pronti a completare il mio racconto, a ribadire le parole che abbiamo messo dentro al volume insieme agli scatti di grandi fotografi».

Dopo il libro, Alex, dopo l’inaugurazione dello spazio dedicato al Nero a metà al Museo della pace in piazza del Plebiscito a Napoli, sono ormai molte le iniziative messe a punto con la Fondazione Pino Daniele Trust Onlus.
«È vero, sono appena uscito da una riunione al Miur dove abbiamo definito il nostro contributo al Premio Nazionale delle Arti che, nelle sezioni pop-rock e jazz, ora porterà il nome di mio padre. Quello pop rock lo consegneremo al conservatorio Nicola Sala di Benevento, dove insegnano Gianluca Podio e Rino Zurzolo, quello jazz al Verdi di Milano, mettendo a disposizione borse di studio, ma anche chitarre, set di corde, strumentazioni plug-in per il canto… Pino ha sempre scommesso sui giovani, questa credo che sia una strada giusta per usare il suo nome».

Questo accadrà nel 2017, quando nei conservatori italiani dovrebbe farsi notare anche un’altra novità.
«È vero, stiamo lavorando a un libro di metodo, a qualcosa che possa parlare dell’approccio al canto e alla chitarra di un artista che il conservatorio non l’aveva potuto frequentare, che si è fatto da solo, ma senza mai smettere di studiare, fino all’ultimo momento, oserei dire. Negli ultimi anni la passione per la chitarra classica, per lo strumento usato senza plettro, per lo stile flamenco l’aveva anzi fatto applicare persino più del solito».

Poi c’è il fronte «sociale».
«Dove abbiamo ribadito una scelta fatta da Pino in persona, prima in occasione del concerto del 24 giugno 2011 a Cava dei Tirreni con Eric Clapton e poi del tour Sinfonico: essere a fianco dei bambini ammalati di cancro, delle famiglie che li assistono. Così abbiamo rinnovato la collaborazione con la Open Onlus campana, mettendo a disposizione fondi per la ricerca sotto forma di borse di studio per ricercatori e di stage formativi all’estero: qui si tratta doppiamente di scommettere sui giovani e sul futuro: quello dei piccoli pazienti, ma anche dei medici e degli scienziati che verranno».

Hai nominato Eric Clapton. Manolenta ha dato il suo Ok all’utilizzo delle riprese dello storico show con Pino per il documentario a cui stai lavorando con Verdelli, titolo provvisorio lo stesso del libro e della canzone scritta per la colonna sonora di «Le vie del signore sono finite».
«Sì, con la generosità di sempre il dio della chitarra ci ha detto che possiamo usare quello che vogliamo, come anche Pat Metheny. Gli introiti del docufilm, che ha alle spalle il Mibact e Cinecittà Luce, come già quelli del libro, serviranno ad alimentare ulteriormente le iniziative della Fondazione».

Si parla di un’anteprima al San Carlo il 19 marzo, giorno in cui Pino avrebbe compiuto 62 anni.
«Ci stiamo provando, vediamo quando finiremo le riprese e il montaggio, vogliamo consegnare un ritratto sincero, verace, non agiografico di un artista che merita di essere raccontato».

A Napoli avete girato nel centro storico, ma anche in piazza del Plebiscito, intervistando i componenti dello storico supergruppo: James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso… Che cos’altro dobbiamo aspettarci?
«Pino Daniele, senza fronzoli, senza gossip, raccontato da chi ha suonato con lui, dalla sua famiglia, da chi gli ha voluto bene».

 

 

di Federico Vacalebre

«La Fondazione c’è, il museo è pronto»

       (4 novembre 2015)

Il figlio Alessandro annuncia: all’ex Hotel Londra un’installazione permanente sulla sua storia

 

 

E venne il momento della Fondazione Pino Daniele. Suo figlio Alessandro, che ha lavorato per lui e con lui fino all’ultimo, ha deciso che «l’opera di mio padre andasse difesa e promossa, studiata e tutelata ma, soprattutto, che quello che lui ha avuto dalla vita, e dalla musica, potesse essere dato ad altri ragazzi». E «ragazzi» gestiranno la Fondazione: «Il logo è nato da un’idea condivisa con i miei quattro fratelli, preso entreranno ufficialmente Cristina e Sara, per Sofia e Francesco dobbiamo aspettare che diventino maggiorenni. Mi piace immaginare che generazioni di Daniele possano mettere il loro lavoro in questa scommessa».

La scommessa parte con l’imminente pubblicazione di «Tracce perdute», ma non si ferma alla cura del catalogo discografico ed editoriale, anzi. Qualcuno parla di un megaevento in luglio al San Paolo, ma Alessandro resta abbottonato: «Posso ammettere solo che il mio sogno è di ricordare papà con un concerto grosso», ma dove, quando e con chi resta per adesso top secret. Certa, invece, è l’apertura nel 2016 di un’installazione permanente dedicata all’artista nel Museo della Pace che la Fondazione Mediterraneo sta preparando nell’ex Hotel Londra, in piazza del Municipio: «L’architetto Capasso ci ha messo a disposizione un piano intero, sette stanze, il progetto è nato con Pino, era entusiasta della possibilità di raccontarsi e di raccontare la sua musica, purtroppo il racconto è affidato a noi, ma raccogliendo le sue idee e raccomandazioni: ci teneva, ad esempio, alla sua passione per i madrigali e Gesualdo Da Venosa, sarebbe soddisfatto di come abbiamo affrontato l’argomento».

«Pino Daniele alive» il titolo: «Nulla di museale, anche se di museo si tratta visto che abbiamo la prenotazione delle sale per 99 anni. Scommettiamo sulla tecnologia interattiva, su megaschermi touch screen, sul video mapping. Grazie a un ologramma vedremo Pino suonare nel suo studio: lo stiamo ricostruendo in maniera accurata, con la stessa tappezzeria. Dentro ci metterò le sue chitarre, i suoi amplificatori». Ci sarà spazio per i suoi musicisti, le sue collaborazioni eccellenti, i suoi tour, le sue contaminazione etniche, tanti filmati, tutto «pensato per un pubblico italiano, ma anche straniero».

L’allestimento è a cura di Sergio Pappalettera, grafico dietro tante copertine del Nero a metà. Inaugurazione in marzo, «magari il 19 che era il giorno del suo compleanno ed onomastico». Oppure prima, se dovesse essere confermata la presenza del presidente Mattarella il 16 febbraio richiamato dalla complessità del progetto del Museo della Pace, caro anche in Vaticano. Nello shop si potrebbero vendere prodotti non rintracciabili altrove, prodotti appositamente, come un dvd sul Daniele madrigalista, o il live del concertone napoletano «Tutta n’ata storia».

Poi c’è l’idea di provvedere a borse di studio, cinque probabilmente per il primo anno, destinate ai migliori studenti dei conservatori italiani, «ma magari anche a chi al conservatorio non ci arriva, nonostante il talento, per motivi economici». Ma in pentola bollono tante cose: un libro illustrato, un docufilm, la ripresa della collaborazione con la onlus che si occupa di bambini ammalati di tumore a cui andarono i proventi dell’evento con Clapton.

Il senso della Fondazione? «Molti descrivono papà come un orso, un uomo difficile. Per me era un padre che amava la famiglia, che non sopportava di non averci tutti la domenica a tavola, che cucinava per noi e lavava anche i piatti. Che, appena finiva uno show, doveva telefonare a Franceschino o a Sofia, non voleva sentissero la sua mancanza. Spero che la Fondazione sia la sua famiglia: non penso solo a noi cinque fratelli, a tutti i suoi cari, ma anche a tutti quelli avvicinati dalle sue canzoni, alla comunità definita dalla sua musica».

 

 

di Federico Vacalebre

Una serata Pino Daniele le hit cantate dai suoi amici

           (04 marzo 2015)

 

Saranno resi noti martedì i dettagli del recital voluto dal fratello dell’artista con il Comune e Avitabile, D’Angelo, Lanzetta e Senese.

 

Martedì 10 marzo si conosceranno dettagli e ospiti della commemorazione ufficiale di Pino Daniele. Da un lato, vanno naturalmente rispettati i desideri e le esigenze sia della famiglia di origine che quella che include i tanti figli dei cantautore. Poi vanno esaudite le cosiddette volontà dei musicista scomparso lo scorso gennaio. Così la giornata in suo ricordo programmata per il 19 marzo (data in cui avrebbe compiuto 60 anni) avrà tanto un tono soft nelle scelte cerimoniali quanto uno rigoroso nei contenuti artistici.

“Je sto vicino a te”. Proprio come la hit che apriva l’album omonimo “Pino Daniele” pubblicato nel 1979 (in quella collezione erano contenuti i classici “Chi tene ‘o mare”, “Donna Cuncetta”, “Je’ so pazzo”) si intitola la manifestazione che vede in cabina di regia suo fratello Nello, che nelle settimane passate aveva accennato all’ipotesi di fare un tour in estate nel quale avrebbe ridato luce allo sterminato repertorio di Pino.
L’idea era battezzare i live “Nello canta Daniele”. ln attesa di capire se effettivamente l’impresa sarà realizzata Nello sta elaborando con Palazzo San Giacomo una strategia di comunicazione.

Appuntamento il 19 mattina al Maschio Angioino, dove il sindaco Luigi De Magistris consegnerà ai familiari – invitati i fratelli, le sorelle, le due mogli e l’ultima compagna – le copie della dozzina di libri su cui gli ammiratori hanno scritto il loro ultimo pensiero al loro mito. I libri originali restano custoditi dall’amministrazione. Dopo, nel cortile del castello, un gruppo selezionato di fan produrrà un flash-mob.

«Perché la riflessione è stata una – racconta Nello Daniele –, i protagonisti delle canzoni di Pino erano due: lui e i suoi fan. Se lui non può più esserci, è giusto che ci siano le persone che lo hanno amato». Di sera, invece, al teatro Mediterraneo si svolgerà un recital (ingresso a inviti da prenotare sul sito del Comune) in cui alcuni amici artisti ricorderanno Daniele con un mini ì-set dal vivo. Tra i nomi per certi, Enzo Avitabile, James Senese, Nino D’Angelo e Peppe Lanzetta.

Ma il cast è in costruzione giorno dopo giorno. Così come si sta componendo pure quello del concerto in piazza Plebiscito (in data da definire, a fine estate), che dovrebbe accogliere sul palco anche nomi stranieri. E si vocifera di Eric Clapton, che all’indomani della scomparsa del bluesman gli dedicò la ballad “Pino5”. Intanto Rai Due sta preparando la replica dello speciale “Unici” a cura di Giorgio Verdelli. Alla messa in onda, il 3 febbraio, il programma registrò un audience di 1.460.000 spettatori; ad oggi sono 45 mila le visualizzazioni sul canale Rai Replay. Il bis della serata tv è previsto per il 3 giugno.

 

di Gianni Valentino

Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese mix esplosivo e scoppia la festa della musica

 

© Egidio Magnani

Sono passati 34 anni, dall’uscita del suo album ‘Nero a metà’ ma le sue canzoni ci appaiano evergreen perché la sua musica e i suoi testi sono ancora oggi attuali.

Stiamo parlando di Pino Daniele che dopo il concerto evento all’arena di Verona, è salito sul palco al Pala Florio di Bari, portando con sé la sua musica. Un concerto dove si traspira e si mescolano con armonia canti e usanze popolari napoletani, ma anche il sound mediterraneo, che si sposa e spazia con equilibrio tra i generi musicali del rock, del blues del funky e del jazz.

Propendetemene l’anima nera del cantautore napoletano emerge in questo concerto che ha preferito dare un’impronta più jazzistica ai suoi brani.

E’ proprio Pino Daniele prima di iniziare il concerto spiega che questo percorso per lui non è altro che un viaggio con un gruppo di amici iniziato tanti anni fa. Musicisti che per il loro piacere hanno sperimentato nuovi suoni e canzoni e che oggi vogliono condividerli e riviverli anche a noi.

Quindi con la sua immancabile chitarra inizia a intonare “A testa in giù” per poi “I say ‘i sto ccà” “ a me me piace ‘o blues”, “voglio di più”, brani del suo terzo album d’esordio ‘Nero a metà’ album che descrive la sua maturazione artistica e affermazione in campo nazionale.

Ad accompagnarlo sul palco una band di tutto rispetto, molti dei quali i suoi amici/musicisti/viaggiatori da Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo alle tastiere e rhodes, Agostino Marangolo alla batteria, Rosario Jermano alle percussioni. Al piano Elisabetta Serio.

L’acoustic music è stata affidata a Rino Zurzolo al contrabasso per avvicendarsi con altri due amici da Tullio De Piscopo che con le sue bacchette è riuscito a far scuotere il Pala Florio come la musica appassionata del suono del sax di James Senese.

Fa l’ingresso sul palco la salentina Alessandra Amoroso che insieme a Pino in unplugged cantano “Quando” e “Vento di passione”.

E’ un crescendo il concerto di Pino Daniele dove gli spettatori gridavano i brani che volevano ascoltare e che non sono stati disattesi.

Infatti non poteva mancare “na tazzulella ‘e caffè”, “I got the blues”, “Je so pazzo”, “Che Dio ti benedica”, “e so cuntento’e sta”, “quanno chiove”, “nun me scuccia”, “o scaraffone”, “Yes I kown my way”, per terminare con “Napule è”.

27 brani che ci parlano di Napoli e delle sue incoerenze, ma che ci parlano dell’amore di Pino Daniele per la sua città e per la sua musica senza tempo.

 

 

di Anna deMarzo

Pino Daniele dopo 34 anni è ancora Nero a Metà

 
Il concerto barese di Pino Daniele ha regalato due ore di vera musica. Di vera classe e genio artistico. Una dote rarissima in un mondo musicale dominato da giovani cantanti promossi dai talent show che poco donano alla musica vera. Il 34esimo anniversario di Nero a Metà non poteva essere festeggiato che con i suoi grandi protagonisti.

 

Pino Daniele, l’album Nero a Metà. Uno degli artisti più geniali della musica italiana con un album che è una pietra miliare della musica internazionale sul palco del Palaflorio di Bari. Cosa si può dire su un artista che di cui si è già detto tutto? Di un artista che ha suonato con gente del calibro di Pat Metheny, Chick Corea, Eric Clapton, Bob Berg, Yellow Jacket, Vinnie Colaiuta e chi più ne ha più ne metta? Solo un aggettivo per lui: immenso. Sicuramente la nostalgia della composizione di un album di così rara bellezza è una componente di non poco conto. Ma come si fa a non amare un album che, tutt’ora geniale, è un mix tra blues, jazz, soul e melodico napolitano? Aggiungiamoci una band composta da Gigi De Rienzo e Rino Zurzolo al basso e contrabbasso, Agostino Marangolo e Tullio De Piscopo alla batteria, Ernesto Vitolo ed Elisabetta Serio alle tastiere, Rosario Jermano alle percussioni e James Senese al sax e la magia è completa.

Pino Daniele, nella serata barese, non ha semplicemente suonato. Ha incredibilmente dipinto la musica. Ha vestito la musica del suo abito più bello. Suonando ha detto: “La musica italiana è viva e non si trova certo nei talent show!” E come dargli torto! La serata passa da Appocundria a Vento di Passione, da Yes I Know My Way a Voglio di Più, da Alleria a Nun me Scuccià, con un’agevolezza senza tempo. Non sono note quelle che escono dalle casse del palco. Sono veri e propri brividi di piacere. Potrebbe essere facile tacciare questa recensione di esasperazione delle definizioni. Ma farlo significherebbe non comprendere fino in fondo la rivoluzione musicale che l’artista partenopeo ha portato in Italia dalla fine degli anni ’70. Pino Daniele ha preso il difficile sound del jazz e del nostalgico blues, il ballabile groove del funk e l’ha legato alla musica popolare napoletana. Dire che Pino Daniele non sia un genio assoluto significherebbe negare anche il solo titolo dell’album che festeggia i 34 anni di vita. Nero a Metà è, infatti, un chiaro richiamo al padre del Neapolitan Power: Mario Musella.

Il concerto barese è stato tutto questo turbinio di emozioni conclusesi con il bis di Napul’è (non poteva essere altrimenti) e con la ripresa di A me me piace o blues e l’improvvisazione di tutti gli artisti presenti. Luci accese a giorno, spettatori in piedi, sorriso stampato sul volto di Pino e un grande, ideale, abbraccio che la super band partenopea ha regalato al pubblico barese. Un pubblico in visibilio che, almeno per due ore, si è trovato in un mondo fuori dal tempo fatto di classe, arte, genio, amore e…magia.

 

di Andrea Dammacco

Pino Daniele si racconta a Sorrisi alla vigilia del suo concerto-evento all’Arena di Verona

   28 agosto 2014

Ha suonato con i più grandi: da Pat Metheny a Chick Corea. Da Gato Barbieri a Eric Clapton. E poi Richie Havens, Noa, Simple Minds, Gino Vannelli. Oltre al gotha della musica italiana, naturalmente. Eppure Pino Daniele, 60 anni il prossimo 19 marzo, non nasconde un pizzico d’emozione per il prossimo evento: il concerto-celebrazione sulle note dello storico album «Nero a metà», pubblicato nel 1980 e da poco ristampato in una versione rimasterizzata zeppa di chicche e rarità.

Con lui sul palco dell’Arena di Verona, il primo settembre, ci saranno anche tanti amici: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri e un’orchestra di 50 elementi diretta da Gianluca Podio. «È vero, salire su quel palco sarà un’emozione particolare», conferma Pino. «Perché l’Arena è stato il primo palcoscenico importante che ho calcato. Fu grazie a Vittorio Salvetti, che mi invitò al Festivalbar. A quei tempi era una manifestazione importantissima».

 

E lei presentò un pezzo scandaloso per l’epoca, «Je so’ pazzo», che si concludeva con una parolaccia. Il brano non passava in Rai e molte radio lo sfumavano prima del finale.

«Oggi con quello che si sente in tv farebbe ridere. Eppure è così. Però quella frase non era gratuita e neppure volgare, c’era una certa ironia napoletana in quell’invito a non “scassarmi”».

Perché ripartire da «Nero a metà»?

«Ogni tanto è bello guardare indietro. Quell’album ha segnato la mia carriera (ancora oggi è considerato tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, ndr) ed è bellissimo potersi ritrovare con la band dell’epoca: James Senese, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Rosario Jermano e Tony Cercola».

Tra i suoi meriti c’è anche quello di avere imposto il dialetto napoletano nel pop. Allora, il più importate cantautore napoletano, Edoardo Bennato, cantava in italiano. Nessuno fece resistenze?

«No, fu un passaggio naturale. Io mi esprimevo nella mia lingua, non avrei potuto fare un disco tutto in italiano».

C’è qualche aneddoto legato alla realizzazione di quel disco?

«Più che un fatto particolare ricordo l’atmosfera. Lo incidemmo allo Stone Castel Studio di Carimate, sul lago di Como. Un posto fantastico! Al tempo era all’avanguardia, davvero il massimo. In quel castello ci si poteva immergere totalmente nel lavoro senza interferenze e ci incontravi tutti: De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti. Si facevano grandi chiacchierate in riva al lago ed era bellissimo perché all’epoca non era tanto frequente per gli artisti italiani incontrarsi. Nessuno collaborava con nessuno. Ci sono tornato di recente, gli studi non esistono più. Ci hanno fatto un albergo».

A proposito di collaborazioni. Anche in questo lei è stato un pioniere, nonché il primo italiano a incidere con grandi artisti stranieri.

«Sì, e anche questo accadde molto naturalmente. Io non sono uno a cui piace tanto apparire e allora non c’era tutto questo marketing che c’è oggi, il business non aveva ancora preso il sopravvento. Credo che certe collaborazioni non siano possibili se non s’instaura un feeling tra gli artisti, se non c’è un reale rispetto reciproco».

Immagino che anche per lei molti di quei nomi, prima che colleghi, fossero dei miti. Ce n’è uno che l’ha impressionata in particolare?

«Non si diventa così grandi per caso. Tutti avevano grande personalità, ma se devo fare un solo nome dico Eric Clapton. Abbiamo suonato insieme a Cava de’ Tirreni davanti a 16.000 spettatori e io ho cantato in italiano una strofa di “Wonderful Tonight”».

Non a caso Clapton è un chitarrista, come lei…

«Che ci posso fare? La chitarra è una malattia. Io in tanti anni non ho ancora capito se preferisco quella acustica o quell’elettrica».

Ma si sente più un musicista o più un cantautore?

«Io mi sento un ricercatore. La musica è ricerca continua e io non ho mai smesso di coltivare la mia».

Ha scritto tante colonne sonore. Non le è mai venuto in mente di tentare la regia, come i suoi colleghi Ligabue e Battiato o addirittura di fare l’attore come Guccini?

«No, per carità, si fa già fatica a far bene una cosa! Io le colonne sonore le ho sempre fatte per amicizia, come per Massimo Troisi, ma mai su commissione. Non ne sarei capace».

Esiste ancora il «Neapolitan Power», cioè l’energia napoletana?

«Eccome no! Clementino, Rocco Hunt, Ntò, il nipote di Enzo Avitabile, che ha scritto la canzone di “Gomorra”. Solo che oggi, invece di cantare, come facevamo noi, rappano».

 

 

di Redazione Sorrisi

AbruzzoWeb – CINEMATIK: Pino Daniele, intervista esclusiva

  (7 marzo 2013)

 

NAPOLI – “La musica può collaborare a migliorare la città”.

Da genio di musica e parole, così Pino Daniele parla ancora oggi, in un’intervista esclusiva ad AbruzzoWeb, dell’incredibile evento organizzato a Napoli, nato in maniera quasi spontanea, come omaggio alla sua terra natia per i trent’anni di carriera quando, nel 2008, radunò musicisti partenopei quali Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio duettando poi con Irene Grandi, Giorgia, gli Avion Travel, in un evento che registrò il tutto esaurito a piazza del Plebiscito, un pubblico eterogeneo ed entusiasta proveniente da tutto lo stivale perché la sua musica, persino quando è in dialetto, è Italia, è Europa, è mondo.

E allora, dopo la presenza di 20 mila persone ai concerti natalizi del 2012 e la richiesta di altrettanti 20 mila spettatori che non hanno potuto esserci per il “già tutto esaurito”, Pino, con la sua etichetta indipendente, la Blue Drag, che dopo tanti anni è riuscito con orgoglio a fondare, la Sony Music ed F&P Group, è uscito il 22 gennaio 2013 con il cofanetto che contiene cd e dvd di quella storica serata e annuncia un nuovo evento, sempre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 12 luglio 2013, con la partecipazione di grandi artisti su cui ancora è mantenuto il riserbo ma che saranno più di 25.

Sappiamo che sicuramente ci sarà una diretta in prima serata che non seguirà gli schemi ed i tempi televisivi: niente conduzione, tanti ospiti partenopei e non solo.

Un racconto, Pino lo definisce, di questi trent’anni di musica dove “le cose si trasformano, difficile che cambino totalmente”. La prevendita è già aperta e sono previsti sconti, solo per un certo periodo, per chi ha partecipato a Napoli e comunque, precisano gli organizzatori, seguendo in primis la volontà di Pino, il costo di biglietto sarà superpopolare perchè si sa che periodo storico viviamo.

“La musica è sempre musica ma cambiano i rapporti. Viviamo nel mondo più che vivere in Italia, cioè i confini non ci sono più. Sta diventando un po’ un bel casino. L’unica cosa che posso fare io, per quanto mi riguarda, è avere i piedi a terra e cercare di mantenere quello che c’è intorno, di costruire con le cose che so fare” spiega l’artista che, di certo, fin dai suoi esordi, ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’incontro dei suoni e gli esperimenti ritmici, sempre sapientemente riusciti. Tradizione melodica partenopea sì, ma anche jazz, blues, arab-rock, pop: un repertorio vasto e sempre rinnovato nel corso degli anni.

Nel 1977 esce il suo album d’esordio dal titolo “Terra Mia” dove il brano numero uno entra subito nella storia. Si tratta di “Napule è”. “Napule è mille culure, napule è mille paure/ napule è ‘a voce d”e criature che saglie chianu chiano e tu saje ca nun si sola”: sono le voci dei ragazzi che danno la speranza che il futuro sia migliore ed è così che dà il via a una serie di canzoni che si possono classificare come cantautorali per la profondità poetica del testo, ma che non basta definire tali perché anche il sound è decisamente ricercato ed oltremodo coinvolgente.

Poi dichiara il suo amore per il blues con “A me me piace o’ blues”, iniziando una serie di collaborazioni con jazzisti internazionali, quali Wayne Shorter e Alphonso Johnson, mischiando l’uso del napoletano a quello dell’italiano e dell’inglese, esplodendo nel tour “Sciò live” del 1884 quando già si era anche accostato alle sonorità brasiliane e africane e intensificando la collaborazione con Massimo Troisi per cui compone le colonne sonore dei film “Ricomincio da tre” (1981), “Le vie del signore sono infinite” (1987) e “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” (1991), dove spicca la famosissima “Quando”.

Pino parla d’amore (“Se mi vuoi”, “Resta resta cu’ mmé”, ), di passione (“Vento di passione”, “Dubbi non ho”), di rinascita (“Quanno chiove”), della sua Napoli (“Tutta n’ata storia”), di antirazzismo (“O scarrafone”), sfida la camorra (“Stella nera”), non dimentica la natura e in questo senso potremmo definirlo un precursore del tema ecologista (“Non calpestare i fiori del deserto”). L’immateria, quella dell’anima (“Anima”), accarezza ogni strofa, nella maniera più semplice e quotidiana, parlando di cose concrete, è universale.

Daniele può vantare inoltre tante e variegate collaborazioni artistiche, duetti rimasti nel cuore di molti, o memorabili accompagnamenti in cui ha lasciato parlare solo la sua amata chitarra. In Italia ricordiamo, oltre ai cantanti e musicisti già citati: Luciano Pavarotti, Zucchero, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Ron, 99 Posse, J-Ax, mentre all’estero: Noa, Pat Metheny, Chick Corea, Ralph Towner, Randy California, Robby Krieger, Leslie West, Phil Manzanera, Steve Hunter, Eric Clapton,Wayne Shorter eccetera.

Come mai hai spesso accettato di dividere il palco, o coinvolto tu stesso, altri artisti?

Ho sempre cercato la collaborazione e il confronto perché credo che nel confronto e nella collaborazione ci siano tutti i presupposti per poter crescere e per potersi anche rinnovare perché la mia cultura generazionale si rifà anche a una professionalità dovuta al ‘fattore’ scambio. Credo molto nel rapporto con gli altri e credo di aver dimostrato a tutti i miei colleghi di essere stato sempre disponibile, sempre, senza farmi tanti problemi… da Zucchero, a Vasco, ad Antonacci, a Giorgia, anche a Luciano. Ho collaborato quasi con tutti gli artisti perché ho sempre cercato quell’emozione che mi facesse poi… che mi arricchisse, che mi desse la possibilità di crescere, di scrivere cose nuove. Lo faccio anche oggi con i chitarristi. Mi avvicino a nuove cose ma anche a vecchie, come il blues. Mi avvicino a tante cose per rinnovare quella mia ispirazione e trasformarla. Questo è ciò che ho sempre fatto e che credo continuerò a fare.

Ami molto sperimentare, in questo caso come nascono i due pezzi inediti nel nuovo album?

Volevamo due brani totalmente diversi che io ho realizzato con Phil Palmer. Abbiamo prodotto insieme perché volevo lavorare anche con lui, cioè un chitarrista che stimo e che amo moltissimo. Mi piace il suo modo di lavorare, molto vicino al mio. Voleva essere un esperimento, due canzoni realizzate esclusivamente con colore rock e che ci piace. Era un po’ la voglia di fare una cosa totalmente diversa.

Cosa ne pensi del panorama musicale attuale?

C’è un altro modo di fare musica e magari chi non è abituato può chiamarlo rumore, ma ci sono esperimenti interessanti ed è sempre positivo venirne a conoscenza ed aspettarsi qualcosa di nuovo, come lo siamo stati noi nel nostro periodo, nel nostro tempo. Però si possono creare delle cose nuove unendo le due esperienze, cioè quella nostra generazione e quella della nuova generazione. Ci sono artisti nuovi che vale la pena ascoltare come Raiz o come Antonio Onorato che creano delle cose moderne con il linguaggio di oggi, tenendo presente appunto le loro radici. Ma è un discorso soggettivo, ognuno deve pensarla come vuole.

Sei sempre molto vicino all’attualità e alla gente con la tua musica, anche per organizzare l’evento del 12 luglio hai considerato le esigenze diverse del pubblico attuale?

Ti dirò di più, noi abbiamo fatto un concerto a Cava dei Tirreni con Eric Clapton dove tutto il ricavato è stato donato a una fondazione. Ci sono anche altre situazioni, altre iniziative che stiamo mettendo sul piatto. Quella di Napoli sarà una cosa diversa perché avremo circa 25 artisti per tre ore di intrattenimento, ci saranno una struttura e dei costi veramente molti alti e riuscire a dare anche un indirizzo benefico diventa complicato. Io posso proporlo e chiederemo sicuramente una mano al Comune ma solo per i servizi, non vogliamo chiedere soldi e in questa occasione non ci sarà modo, penso, di donare qualcosa, ma ci saranno anche altre iniziative importanti. Il biglietto sarà popolare comunque anche per questa occasione e annunceremo che ci sono delle iniziative ancora in cantiere. Facciamo una cosa alla volta ma poi ci sarà modo di aiutare.

L’Aquila anche è una città che avrebbe bisogno di altre iniziative di tal genere, anche perchè è candidata a Città Europea della Cultura del 2019. Ecco, se dovessi immaginare uno dei tuoi storici duetti per questa città che rappresentasse la cultura italiana, cosa proporresti?

Uno è Paoli che mi piacerebbe, Gino, il grande Ginone, ma anche Ivano Fossati. Sono molto legato a Genova, alla Liguria, sono legato a quella che è stata la scuola genovese ma mi piacerebbero anche Francesco Guccini, o Battiato col quale ho già fatto una cosa. Questi sono gli artisti che amo di più perché più vicini a quello che volevo fare io da piccolo. E poi la loro penna è notevole. Sarebbe una gran cosa.

C’è un film che ti è rimasto nel cuore?

A parte quelli di Massimo Troisi, mi piacciono molto i film degli anni di Vittorio De Sica. Certo sono un cultore della commedia di Eduardo quindi è chiaro che sono legato a quel periodo, a quella Napoli del dopoguerra, a quell’arte che veniva fuori quel modo di fare teatro.

 

 

di Daphne Leonardi

Pino Daniele “Tutta n’ata Storia – Vai Mò – Live in Napoli”. La conferenza stampa

(18 gennaio 2013)

Pino Daniele presenta a Roma il CD/DVD “Tutta n’ata Storia – Vai Mò – Live in Napoli” in uscita nel mercato discografico Martedì 22 Gennaio 2013, contenente la registrazione del concerto celebrativo dei 30 anni di carriera in Piazza del Plebiscito a Napoli nel mese di Luglio 2008. La location è la Sala Kodak ubicata presso la Casa del Cinema a Roma (Villa Borghese), appuntamento fissato per le ore 12:00 in una piacevole ma fredda giornata di metà Gennaio. L’intervento è presidiato da Riccardo Vitanza fondatore e direttore dell’agenzia Parole & Dintorni Srl, Ferdinando Salzano presidente della F&P Group e Pino Daniele in persona, cappellino giacca a vento e jeans.

Dopo i saluti di rito a cura di Riccardo Vitanza, un mix estratto dal DVD accompagna i presenti per un viaggio amarcord di circa venti minuti: immagini dal backstage, interviste ai protagonisti della serata, i saluti che Giorgia, Irene Grandi e gliAvion Travel (sul palco l’8 Luglio 2008 come invitati speciali) hanno rivolto al protagonista. E quel filo conduttore che lega Pino Daniele al suo pubblico, non solo napoletano, ma italiano (curioso il caso di una signora palermitana di adozione pisana che con orgoglio si racconta alle telecamere, entusiasta di poter partecipare alla serata evento), tema ripreso più volte in conferenza stampa. Il CD/DVD “Tutta n’ata Storia – Vai Mò – Live in Napoli” sarà distribuito da Sony Music per l’etichetta Blue Drag e comprende: il CD di 12 tracce cui si aggiungono gli inediti ”Non si torna indietro” (primo singolo estratto già in rotazione musicale) e“Another Dimension”, entrambe prodotte in collaborazione con Phil Palmer; il DVD con 12 tracce (comprese le esibizioni con Giorgia, Irene Grandi e Avion Travel) più 2 video bonus track.

Le domande non tardano ad arrivare, non prima però che Ferdinando Salzano (Presidente di F&P Group) introduce i presenti circa le scelte che hanno portato al concepimento di un altro concerto evento, sempre in Piazza del Plebiscito, ma il prossimo 12 Luglio 2013: dai concerti/evento (6 date sold-out) “Tutta n’ata Storia – Live in Napoli” che hanno visto sul palco Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Enzo Gragnaniello, Rosario Jermano, Antonio Onorato, Tony Cercola al Palapartenope di Napoli fino al prossimo evento intitolato “Napule è – Tutta n’ata Storia” c’è la voglia di ritrovarsi tutti insieme sul palco, l’esigenza di affrontare un viaggio che spazia dalle radici della musica partenopea esplorando quel linguaggio universale che rappresenta la musica, la voglia di un’identità quasi ormai smarrita che prescinde qualsivoglia operazione nostalgica.

I biglietti per partecipare all’evento saranno in prevendita a partire dalle ore 11:00 di domani 19 Gennaio e, per chi avesse già partecipato ad una delle 6 date di “Tutta n’ata Storia – Live in Napoli”, è previsto uno sconto sull’importo nominale del biglietto (per maggiori informazioni consultare il sito di riferimento).

E via così alla domande dei presenti: chiarimenti, progetti, conferme, smentite, curiosità, aneddoti. Si abbandona in una piacevole chiacchierata, per nulla imbarazzato, a tratti sfrontato (non manca di certo il sense of humor). Pino Daniele si lascia avvolgere dalle curiosità dei presenti, dalle domande sul metodo di scrittura, passando per i progetti futuri (purtroppo smentita la presenza di Eric Clapton sul palco il prossimo 12 Luglio; progetti in cantiere per il 2014). Ribadisce più volte che non si tratta di alcuna operazione nostalgica, bensì rimarca la ragion d’essere dei concerti che lo hanno visto protagonista unita ai futuri progetti: la maturità si unisce alla consapevolezza, la collaborazione come sinonimo di crescita, le iniziative benefiche, la voglia di confrontarsi con le nuove realtà.

Gli amici di sempre si ritrovano sul palco, le radici del “neapolitan sound” si confrontano e si fondono con le sonorità e le culture appartenenti al mondo, un futuro progetto dovrebbe contenere un repertorio per metà strumentale (per quanto concerne i brani storici)  e per metà nuove produzioni ancora in fase embrionale (tutto in collaborazione con Gianluca Podio). Pino Daniele è impegnato in questi nuovi progetti, tanto da smentire la partecipazione al Festival di Sanremo, mentre è atteso un appuntamento televisivo in occasione del concerto “Napule è – Tutta n’ata Storia” il prossimo 12 Luglio.

 

di Angelo Moraca

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