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Pino Daniele si racconta a Sorrisi alla vigilia del suo concerto-evento all’Arena di Verona

   28 agosto 2014

Ha suonato con i più grandi: da Pat Metheny a Chick Corea. Da Gato Barbieri a Eric Clapton. E poi Richie Havens, Noa, Simple Minds, Gino Vannelli. Oltre al gotha della musica italiana, naturalmente. Eppure Pino Daniele, 60 anni il prossimo 19 marzo, non nasconde un pizzico d’emozione per il prossimo evento: il concerto-celebrazione sulle note dello storico album «Nero a metà», pubblicato nel 1980 e da poco ristampato in una versione rimasterizzata zeppa di chicche e rarità.

Con lui sul palco dell’Arena di Verona, il primo settembre, ci saranno anche tanti amici: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri e un’orchestra di 50 elementi diretta da Gianluca Podio. «È vero, salire su quel palco sarà un’emozione particolare», conferma Pino. «Perché l’Arena è stato il primo palcoscenico importante che ho calcato. Fu grazie a Vittorio Salvetti, che mi invitò al Festivalbar. A quei tempi era una manifestazione importantissima».

 

E lei presentò un pezzo scandaloso per l’epoca, «Je so’ pazzo», che si concludeva con una parolaccia. Il brano non passava in Rai e molte radio lo sfumavano prima del finale.

«Oggi con quello che si sente in tv farebbe ridere. Eppure è così. Però quella frase non era gratuita e neppure volgare, c’era una certa ironia napoletana in quell’invito a non “scassarmi”».

Perché ripartire da «Nero a metà»?

«Ogni tanto è bello guardare indietro. Quell’album ha segnato la mia carriera (ancora oggi è considerato tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, ndr) ed è bellissimo potersi ritrovare con la band dell’epoca: James Senese, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Rosario Jermano e Tony Cercola».

Tra i suoi meriti c’è anche quello di avere imposto il dialetto napoletano nel pop. Allora, il più importate cantautore napoletano, Edoardo Bennato, cantava in italiano. Nessuno fece resistenze?

«No, fu un passaggio naturale. Io mi esprimevo nella mia lingua, non avrei potuto fare un disco tutto in italiano».

C’è qualche aneddoto legato alla realizzazione di quel disco?

«Più che un fatto particolare ricordo l’atmosfera. Lo incidemmo allo Stone Castel Studio di Carimate, sul lago di Como. Un posto fantastico! Al tempo era all’avanguardia, davvero il massimo. In quel castello ci si poteva immergere totalmente nel lavoro senza interferenze e ci incontravi tutti: De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti. Si facevano grandi chiacchierate in riva al lago ed era bellissimo perché all’epoca non era tanto frequente per gli artisti italiani incontrarsi. Nessuno collaborava con nessuno. Ci sono tornato di recente, gli studi non esistono più. Ci hanno fatto un albergo».

A proposito di collaborazioni. Anche in questo lei è stato un pioniere, nonché il primo italiano a incidere con grandi artisti stranieri.

«Sì, e anche questo accadde molto naturalmente. Io non sono uno a cui piace tanto apparire e allora non c’era tutto questo marketing che c’è oggi, il business non aveva ancora preso il sopravvento. Credo che certe collaborazioni non siano possibili se non s’instaura un feeling tra gli artisti, se non c’è un reale rispetto reciproco».

Immagino che anche per lei molti di quei nomi, prima che colleghi, fossero dei miti. Ce n’è uno che l’ha impressionata in particolare?

«Non si diventa così grandi per caso. Tutti avevano grande personalità, ma se devo fare un solo nome dico Eric Clapton. Abbiamo suonato insieme a Cava de’ Tirreni davanti a 16.000 spettatori e io ho cantato in italiano una strofa di “Wonderful Tonight”».

Non a caso Clapton è un chitarrista, come lei…

«Che ci posso fare? La chitarra è una malattia. Io in tanti anni non ho ancora capito se preferisco quella acustica o quell’elettrica».

Ma si sente più un musicista o più un cantautore?

«Io mi sento un ricercatore. La musica è ricerca continua e io non ho mai smesso di coltivare la mia».

Ha scritto tante colonne sonore. Non le è mai venuto in mente di tentare la regia, come i suoi colleghi Ligabue e Battiato o addirittura di fare l’attore come Guccini?

«No, per carità, si fa già fatica a far bene una cosa! Io le colonne sonore le ho sempre fatte per amicizia, come per Massimo Troisi, ma mai su commissione. Non ne sarei capace».

Esiste ancora il «Neapolitan Power», cioè l’energia napoletana?

«Eccome no! Clementino, Rocco Hunt, Ntò, il nipote di Enzo Avitabile, che ha scritto la canzone di “Gomorra”. Solo che oggi, invece di cantare, come facevamo noi, rappano».

 

 

di Redazione Sorrisi

Il 1° SETTEMBRE ESCE IN DOPPIO VINILE “NERO A METÀ” Special Extended Edition

 

L’ LP in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari disponibile in occasione del concerto-evento all’Arena di Verona!

 

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ” di PINO DANIELE, il concerto-evento sulle note dell’omonimo storico terzo album dell’artista, che il 1° SETTEMBRE sarà accompagnato sul suggestivo palco dell’ARENA DI VERONA dai musicisti della formazione originale del 1980 insieme all’orchestra sinfonica e alcuni degli amici che negli anni hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia e Massimo Ranieri.

All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la band del 1980, con James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo(batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni)e Tony Cercola (bongos), la band attuale, con Rino Zurzolo (contrabbasso),Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte)ed Alfredo Golino (percussioni), e 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio. Protagoniste saranno le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace ‘o blues”, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana.

Uno spettacolo unico e imperdibile, ideato sulle canzoni di “Nero a Metà”, album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”.

Per celebrarlo in occasione del concerto del 1° settembre, l’album,pubblicato da Universal Music Italia in una nuova edizione rimasterizzata “NERO A METÀ” Special Extended Edition, uscirà anche in DOPPIO VINILE da 180 grammi in edizione limitata e numerata in 1.000 esemplari (in vendita anche all’Arena di Verona il giorno del concerto). Il primo Lp conterrà la versione rimasterizzata dell’album originale mentre il secondo Lp conterrà i due preziosi brani inediti (“Tira A Carretta” e lo strumentale “Hotel Regina”) e i nove brani in versioni alternative e demo tratti dalle registrazioni originali, già contenuti nell’edizione in cd.

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ’ ” Special Extended Edition

IL 3 GIUGNO ESCE “NERO A METÀ” Special Extended Edition l’album rimasterizzato con 2 brani inediti tratti dai nastri originali! 9 versioni alternative e demo mai pubblicate prima d’ora

Nero a metà Special Extended Edition - cover

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ” Special Extended Edition (pubblicato da Universal Music Italia), lo storico terzo album di PINO DANIELE, uno degli album più importanti della storia della musica Italiana! Sono stati recuperati i nastri originali e rimasterizzati i 12 brani che costituivano l’album. Inoltre da quelle stesse registrazioni del 1980 sono stati tratti due preziosi brani inediti (di cui uno strumentale) e nove brani in versioni alternative e demo, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta. L’album sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” .

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta” (Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ”, spettacolo imperdibile che Pino Daniele porterà il 1° settembre all’Arena di Verona, con la band originale del 1980, ospiti speciali e l’orchestra sinfonica: un evento musicale unico, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo album di Pino Daniele. I biglietti per l’evento “NERO A METÀ” sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info:www.fepgroup.it).
“Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.
All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.
Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno poi gli amici e colleghi di Pino
che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico, per una serata che si preannuncia indimenticabile.

Inoltre quest’estate Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

SINFONICO A METÀFormazione: 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria). Le date ad oggi confermate:l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto al Teatro Antico di Taormina(ME).

“ACUSTICOFormazione: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino(percussioni). Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

Nero a metà, l’Arena per intero

Cresce l’attesa per «Nero a metà», il concerto-evento che Pino Daniele porterà l’1 settembre in Arena con la band originale di quel disco del 1980, una serie di ospiti speciali e l’orchestra Roma Sinfonietta (biglietti già in vendita su Ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone). Per risuonare i brani di quel disco – inserito da Rolling Stone Italia nei «100 album più belli di sempre», il musicista napoletano avrà al suo fianco James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere) con Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos).

Pino, perché all’Arena un concerto del genere?
Perché l’anfiteatro fa parte della mia storia. Lì ho cantato al Festivalbar il mio 45 giri Je so’ pazzo, dal mio secondo album del 1979, e per me quella è stata una bella scommessa, perché era difficile far passare quel pezzo alla radio e alla tv. Mi è sembrato giusto portare il concerto di Nero a metà all’Arena.
Che idea sta dietro alla riproposizione di quel disco di più di 30 anni fa?
Volevo ricordare quel lavoro, il tipo di ricerca che ho fatto all’epoca, per continuare con la stessa band, aggiungendoci però un’orchestra sinfonica. Quel disco segnò un momento speciale, e non solo della mia vita. Molti quarantenni di oggi possono confermarlo: Nero a metà ha segnato un’intera generazione. Con quelle canzoni e con i musicisti di allora, quelli che ritroveremo all’Arena, abbiamo realizzato un disco che non era solo un disco: era denuncia sociale.
Cosa dobbiamo aspettarci dalla serata dell’1 settembre?
Una prima parte con l’orchestra, poi la resa per intero di Nero a metà e poi altre canzoni da altri miei dischi. Sarà un concerto molto compatto. La nostalgia non c’entra: vogliamo recuperare non tanto l’emozione di allora, ma vivere la musica di quel disco con la consapevolezza di oggi. Perché quando canto L’aria s’adda cagna (l’aria deve/dovrà cambiare, ndr) mi rivedo a 24-25 anni, certo, ma non sento di ripetermi, quanto di capire altre sfumature di quella strofa.
In Nero a metà c’è appunto la meravigliosa Quanno chiove. Perché altri artisti ne hanno fatto versioni in inglese e in portoghese?
Credo abbia una melodia che modernizza la tradizione napoletana, che è stata la nostra vera canzone internazionale, conosciuta in tutto il mondo. Artisti come Mina e Randy Crawford (oltre a Patricia Marx, Dilene Ferraz, Giorgia ed Eros Ramazzotti, ndr) hanno trovato, penso, una melodia che unisce canzone napoletana e soul-jazz. In fondo, da Carosone fino a Tony Esposito, Edoardo Bennato e tanti altri, siamo tutti parte della nuova canzone napoletana, quella contemporanea. Ed è importante far capire oggi che facevamo parte di un movimento culturale.
In Nero a metà ci sono le tue prime composizioni in italiano, come la disincantata Voglio di più e Musica, musica. Perché abbandonasti la lingua napoletana in questi pezzi?
Perché volevo unire il mondo cantautorale, quello dei grandi scrittori di canzoni anni Sessanta-Settanta, con il jazz, la musica strumentale che amavo. Volevo creare un ponte tra la canzone d’autore e gli standard jazz.

 

di Giulio Brusati

Pino Daniele all’Arena di Verona farà rivivere “Nero a metà”

 

Nella giornata di oggi (05 maggio 2014) che Radio Italia gli ha dedicato, Pino Daniele ha raggiunto i microfoni di Paola “Funky” Gallo per presentare “Nero a metà”, il concerto dell’1 settembre all’Arena di Verona in cui riproporrà i brani dell’omonimo disco del 1980: “Questo concerto si fa perché a casa non trovo più i miei vinili”, ha scherzato Pino, “magari qualche fan me li porterà all’Arena”.

Al live suonerà la formazione originale dell’epoca: “Ci sarà soprattutto la band. Lo scopo era di rivalutare questo lavoro che era importante per diversi aspetti. Era un momento magico, il momento di una canzone napoletana nuova. Ripeterlo è impossibile ma riviverlo sì. E poi c’è l’orchestra che diversifica i concerti degli anni 80. Sicuramente ci sarà la musica di domani, che sto preparando, quella di ieri e molti ospiti”.

La chiacchierata scivola sull’inizio della carriera di Pino, espressione di una forma canzone diversa dal solito: “Sono stato fortunato, erano anni fertili, si suonava nelle cantine e si sperimentava. Io non volevo cantare, volevo far parte di un gruppo. Alla fine, anche ispirato da Tenco, scrissi canzoni in napoletano per esprimere le emozioni che avevo assimilato. Poi incontrai un produttore e incisi ‘Terra mia’ che vendette 2mila copie. Nell’album successivo inserì ‘Je so’ pazzo’ che feci live per la prima volta all’Arena di Verona durante il Festivalbar… Per non farmi riconoscere mi misi un cappello in testa…”.

Alla domanda sulle differenze tra il ruolo della musica ieri e oggi, Pino risponde così: “Quando ho iniziato io, la musica aveva una funzione sociale mentre oggi ne ha un’altra, soprattutto fra i giovani. Io suono la chitarra, sono un ricercatore, non mi piace il suono elettronico, cerco di suonare nel miglior modo possibile per trovare una soluzione alle canzoni e alla musica. Non sono molto attento al mercato. Prima volevo sempre cercare il pezzo di successo e non vivevo più. Lo dico seriamente: è pericoloso fare il mestiere del cantante. Ora ho smesso di voler stare al centro dell’attenzione, voglio solo suonà”.

La chiusura dell’intervista è dedicata al giudizio di Pino sulla Napoli di oggi, musicale e sociale: “Dal punto di vista artistico, con i ‘Rocco Hunt’ e i ‘Clementino’ c’è una nuova leva interessante. Clementino, ad esempio, è molto legato alla sue radici. È già venuto a suonare con noi, è stato straordinario. L’hip hop è un nuovo modo di scrivere e di parlare dei problemi, non solo di Napoli ma di tutta la provincia e del Sud. Riguardo alla città, invece, non so dire se stia meglio rispetto al passato. Si vive diversamente, oggi c’è una comunicazione immediata che ha stravolto totalmente i vecchi parametri. Non sono un profeta, io osservo e cerco di adeguarmi o di portare avanti il mio discorso”.

 

di Redazione Radio ItaliaPaola Gallo

PINO DANIELE – NERO A META’ (UNICA DATA) | IL 1° SETTEMBRE ALL’ARENA DI VERONA UN UNICO IMPERDIBILE CONCERTO-EVENTO

 

Sulle note dello storico album “NERO A METÀ” con i musicisti della formazione originale del 1980 più l’orchestra sinfonica ed ospiti speciali

OGGI AL VIA LE PREVENDITE

Il 1° settembre nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, PINO DANIELE regalerà al pubblico un unico evento musicale, ideato sulle canzoni diNERO A METÀ, il suo storico terzo album (pubblicato nel 1980), quello della consacrazione, che ha riscosso grande successo di pubblico e critica.

Sul palco dell’Arena di Verona, andrà in scena uno spettacolo imperdibile in cui saranno protagoniste le canzoni più belle di Pino Daniele, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”, ed altre melodie che il tempo ha poi consegnato alla storia della musica italiana.

In quest’unica occasione, il richiamo del sound inconfondibile di quell’uomo “nero a metà”, diventato indubbiamente il marchio di fabbrica di Pino Daniele, porterà sul palco la band originale del 1980: James Senese (sax), Tony Cercola (bongos), Agostino Marangolo (batteria), Gigi De Rienzo(basso), Ernesto Vitolo (piano e tastiere) e Rosario Jermano (percussioni), con l’aggiunta di 50 elementi dell’Orchestra Sinfonica Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.

Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno ospiti speciali! Saliranno sul palco colleghi ed amici di Pino che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico; la serata si preannuncia un evento indimenticabile…

Oggi, sabato 15 marzo, hanno inizio le prevendite onlinesu www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info: www.fepgroup.it).

Il concerto-evento “Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.

“Nero a metà” (EMI Italia), omaggio a Mario Musella e prima autodefinizione in musica, vede l’album tra i più venduti di quell’anno ed ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”.

Questa la tracklist dell’album: “I say i’ sto ccà”, “Musica musica”, “Quanno chiove”, “Puozze passà nu guaio”, “Voglio di più”, “Appocundria”, “A me me piace ‘o blues”, “E so cuntento ‘e sta’”, “Nun me scoccià”, “Alleria”, “A testa in giù” e “Sotto ‘o sole”.

Pino Daniele: "In concerto con la Nazionale del suono napoletano"

  (14 settembre 2013)

I concerti partenopei con De Sio, Sastri, Nccp, Eugenio Bennato, Senese, Gragnaniello, De Piscopo & Co

 

Una storia, «tutta n’ata storia», che continua. Pinotto ci ha preso gusto, l’idea del concerto grosso di fine anno gli piace, dopo la sei giorni di tutto esaurito dell’anno scorso eccolo bissare l’operazione al Palapartenope, 28 e 29 dicembre le prime date annunciate, pronte ad essere moltiplicate in base alla risposta del pubblico. Stesso spirito, stesso titolo «Napul’è – Tutta n’ata storia», stessa superband ritrovata: Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, al fianco dei suoi attuali collaboratori. Ci sarà anche Enzo Gragnaniello, con cui divise le scuole elementari ma non aveva mai condiviso un palco prima del dicembre 2012. «E non basta, sotto Natale mi piacciono le tradizioni, mi piace anche inventarmene di nuove, impaginarle ogni anno in maniera eguale e diversa», spiega Daniele.                                                                                                                                                Ovvero?
«Ho esteso l’invito ad altri protagonisti di quel movimento musicale, culturale, politico, partito da Napoli negli anni Settanta. I giornali lo chiamarono neapolitan power, e la definizione funzionò, ma scimmiottare il black power non ci permise di avere davvero potere, siamo rimasti sempre alla periferia dell’impero, nonostante la creatività, gli exploit, il successo. Io ruberei una definizione cara alla scena inglese, quella di progressive, di musica che sa unire tradizioni e modernità, suoni colti e popolari, rock e folk, canzone di ieri e canzone del futuro».
A Napoli il progressive ebbe una stagione importante con gruppi come gli Osanna, il Balletto di Bronzo, il Cervello…
«E proprio gli Osanna sono tra i primi ospiti confermati dei concertoni napoletani. Il prog veniva dall’Inghilterra, ma la band seppe aggiungere spezie partenopee originali».
Continuiamo con la lista delle presenze a sorpresa: dopo gli Osanna chi ci sarà?
«Jenny Sorrenti: la sorella di Alan mosse i suoi primi passi in quei formidabili primi anni Sessanta. Bellissima, in minigonna, fu la prima vera cantautrice napoletana. Prima c’erano solo le cantanti dei festivàl».
Tu suonasti nel suo primo album da solista, senza i Saint Just, «Suspiro», del 1976.
«Oggi le collaborazioni devono essere concordate dai manager, vengono usate per motivi pubblicitari: allora eravamo dei ragazzi con la chitarra che si incontravano in uno studio di registrazione perché vivevano insieme una Napoli che voleva cambiare, che sembrava cambiare».
Chi altri si muoveva in quella scia?
«Roberto De Simone, naturalmente: fu lui a mettere insieme la Nuova Compagnia di Canto Popolare, a ricordarci che oltre alle melodie d’autore la nostra tradizione vantava un suo folk. E Eduardo De Filippo subito fu al fianco del maestro e del gruppo: anche la Nccp sarà con noi al tenda, e anche Eugenio Bennato, che lasciò il gruppo nel 1976 per fondare i Musica Nova. Da cui uscì Teresa De Sio: ci sarà anche lei, ne sono davvero orgoglioso».
Cast ricco, mi ci ficco.
«E ci sarà Lina Sastri, che con la Nuova Compagnia mosse i suoi primi passi: cantò la mia ”Ajere” nella colonna sonora di ”Mi manda Picone” di Nanni Loy, magari faremo proprio quella insieme, ma voglio chiederle anche di fare qualcosa di teatrale, perché voglio allargare la formula dello show, portare con me scrittori, attori, registi, artisti, scultori… Quello del progressive napoletano è il contingente di chi con l’arte e la cultura ha fatto davvero tanto perché Napoli progredisse».
Sarà una maratona con tutti questi protagonisti.
«E non è finita, Senese porterà con sé Napoli Centrale e Raiz gli Almamegretta. Il resto devo ancora costruirlo, aspetto risposte a qualche altro invito fatto, vediamo chi sarà disponibile, vorrei davvero allargare lo spettro dei partecipanti anche oltre la musica».
Nessuna ricaduta al Palapartenope del successo romano del progetto «Sinfonico»?
«Non mettiamo troppa carne a cuocere, esibirmi con l’orchestra è stato magnifico, mi piacerebbe fare un bis nella mia città, ma è meglio aspettare il 2014».

 

di Federico Vacalebre

Con Daniele e Co. soffia il vento dei ricordi

 (30 dicembre 2012)

IL MUSICANTE E LA SUPERBAND AL PALAPARTENOPE: “TUTTA N’ATA STORIA” INCANTA E TRASCINA LA PLATEA

 

«Non sarà un concerto per nostalgici» aveva preannunciato Pino Daniele nella sua intervista e il pubblico presente al Palapartenope per il primo dei sei concerti previsti fino al 6 gennaio lo ha confermato (ancora disponibili biglietti solo per il 5 e 6). C’erano in sala quelli che come noi erano presenti in piazza del Plebiscito nel 1981, ma la maggior parte degli spettatori erano giovani dai 30 anni in giù a conferma che Pino Daniele e la “Superband” hanno travalicato le generazioni e i ceti sociali, continuando a “contagiare nuovi malati” anche senza esibirsi più insieme. «È una serata speciale, una serata per voi in cui farò anche canzoni vecchissime, per cui mi potrò anche sbagliare» comincia da solo con la sua chitarra e per far capire meglio cosa intende per “canzoni vecchissime” rispolvera “Terra mia”, “Qualcosa arriverà” e “Lazzari Felici” con il sorprendente coro del pubblico che ricorda anche le parole dei brani più desueti. «Sono stato un ragazzo fortunato perché ho incontrato tantissimi musicisti, per cui era giusto ritrovarci così qui a Napoli»: abbraccia Tullio De Piscopo che con spazzole e rullante lo accompagna in “Putesse essere allero” e “Je sto vicino a te”. Altro grandissimo applauso la platea lo riserva a James Senese, al suo sax e i Napoli Centrale (Gigi De Rienzo, Enesto Vitolo, Fredy Malfi) che propongono cult come “Campagna” e “Simme jute e simme venute), poi rientra Pino e a Senese si aggiungono Rino Zurzolo al contrabbasso, Joe Amoroso, Rosario Jermano percussioni, Antonio Onorato e Michael Baker alla batteria per “amplificare” i brividi di “Chi tene o mare” (le tastiere di Amoruso e la chitarra di Onorato meritano una citazione a parte); “Quanno chiove” è un vento di ricordi soffiato dal sax di Senese che sostiene il coro del pubblico fino ad arrivare al “pariamiento” tra la chitarra slide di Pino e quella di Onorato sulle note di “Je so pazzo” (con un “nun c’è scassate o c….” liberatorio gridato dalla platea alzatasi appositamente in piedi per rafforzarlo) e “’O scarrafone” con la profetica strofa “questa lega è una vergogna”.

Con Enzo Gragnaniello si erano incontrati solo sui banchi delle elementari, per la prima volta si scambiano le canzoni e così lo “sciamano” dei Quartieri regala una intensissima “Cammina cammina” (il coro sempre presente…) mentre il Musicante lo accompagna a modo suo in “Senza voce”: poi si aggiungono Zurzolo, Onorato e Jermano per una toccante “Donna Cuncetta” con le voci di Gragnaniello e Pino che si incrociano strofa dopo strofa. Poi è la volta di Toni Esposito con la sua band che ripropone la sua hit “Kalimba de luna” per poi entrare in “trio” con Zurzolo e Gianluca Podio alle tastiere per esaltare la sei corde di Pino in “Appucundria” e “Mareluna”.
Davvero belle tutte le parentesi e le jam session che costituiscono l’evento “Tutta n’ata storia”, ma quando si ritrova la Superband al completo e attaccano “Bella mbriana” comincia il nucleo centrale del concerto, quello che tutti attendevano da una vita, sia quelli che li avevano già visti all’opera, sia i giovani che, dopo averli ammirati solo su YouTube, hanno vissuto un momento storico. Abbiamo dichiarato che noi eravamo al concerto del 1981 (era l’anno della maturità e ci accampammo in piazza fin dal mattino) ma da allora per lavoro e per passione abbiamo visto Pino Daniele suonare decine di volte con tantissime formazioni diverse e in collaborazione con tantissimageimi artisti di statura internazionale (non ultimo Eric Clapton due estati fa) per cui quello che affermiamo non è dettato dalla nostra parte nostalgica ma dall’averlo visto e sentito in ogni formazione. C’è un’alchimia, un legame, una istintiva veracità che si innesca quando Pino Daniele si ritrova con gli amici della Superband, un codice invisibile, una comunicazione e una condivisione di intenzioni che li rende di gran lunga più emozionanti e tecnicamente inimitabili rispetto anche “agli dei” internazionali che si sono misurati con la sua musica. L’apoteosi scatta sull’attacco di “I say je sto cca” con la meritatissima standing ovation che anticipa “Notte ca se ne va” per poi cambiare scena e lasciare spazio ad una composizione di Joe Amoruso, ad una versione intima di “Alleria” (Zurzolo, Amoruso, Daniele) e una creazione strumentale del virtuoso del contrabbasso accompagnato dalla moglie Valentina e da Elisabetta Serio alle tastiere. Anche De Piscopo ha la sua parentesi personale, che dopo una coinvolgente improvvisazione lo vede riproporre “Stop Bajon” (insieme a Tony Cercola) per poi lasciare il palco al “padrone di casa” che insieme a Baker, Podio, Zurzolo e la Serio abbandona i pezzi cult rielaborando le sue canzoni più recenti (“Coffe time”, “O frà”, “Sara non piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”). A volerla dire tutta, la platea ha seguito questo “segmento” più recente con poca attenzione e partecipazione, che però sono subito tornate a livelli altissimi quando, con la stessa formazione, ha reinterpretato “A me me piace o blues”. Il finale appartiene alla Superband ed è li “ca se ne carett o teatr” (è li che arrivò l’apoteosi ndr) con “Vient e terra” che si merita una lunghissima standing ovation e “Yes I know my way” (doppia batteria De Piscopo-Baker e doppia tastiera Amoruso-Podio). Stremato ma felicissimo Pino Daniele regala solo un bis, una versione corale di “Napule è” con tutti i musicisti protagonisti della serata contemporaneamente in scena. Questo è solo il preludio, fino al 6 gennaio questo grandissimo incontro si ripeterà al Palapartenope, ma già si lavora alla progettazione di un evento ancora più sensazionale che dovrebbe avere luogo questa estate nel “salotto buono” del Plebiscito o sul lungomare liberato: la strada giusta è questa, loro sono l’orgoglio, il vanto e il riscatto di una città, oggi ancor più che nell’81. Questa è la cosa importante che la gente con la sua massiccia presenza poligenerazionale ha voluto comunicare al Musicante, al suo management e a tutti gli altri musicisti napoletani.

 

di Gigi Avolio

Pino Daniele in tour: è ‘Tutta n’ata storia’ con la vecchia band

Critiche e pareri discordanti a parte la voce blues di Napoli fa sold out ed emoziona ancora: Tutta n’ata storia live riunisce la vecchia superband che accompagnava Pino Daniele negli anni 80.

 

30 Dicembre – Da due sere a  Napoli, nei pressi del Palapartenope, si respira aria di revival: un blues partenopeo anni ottanta riporta indietro nel tempo, all’epoca d’oro in cui dei ragazzotti napoletani imbracciano i loro strumenti e improvvisano sessioni musicali di altissimo livello che danno anche l’idea di una spensierata festa tra amici. Questi amici sono Pino Daniele, Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Tony Esposito, Rino Zurzolo. Nel 2012 i ragazzi in questione non sono più così giovani, ma il loro talento è rimasto  immutato nel tempo e le canzoni scritte all’epoca hanno ormai il sapore del mito.

Terra mia apre la serata, tra gli applausi e l’emozione del pubblico, quasi palpabile. La chitarra di Pino Daniele è riconoscibile sin dalle prime note ed immediatamente trascina lo spettatore a qualche decennio fa. Parte poi una sorta di medley con Putesse essere allero, Qualcosa arriverà, Je sto vicino a te e iniziano a salire sul palco Tullio De Piscopo , James Senese, Joe Amoruso. Il “nero napoletano” Senese, virtuosissimo sassofonista, si esibisce con il suo gruppo storico Napoli Centrale offrendo una performance di un’energia straordinaria.  Je so pazzo, O Scarrafone, Chi tene o mare, Quando: l’atmosfera è densa di emozione, il pubblico si scalda e canta ogni singola parola a memoria. Vecchi estimatori del repertorio anni ’80 di Pino Daniele, che hanno avuto la fortuna di vivere quel periodo d’oro, ma anche giovani fan  che hanno conosciuto ed apprezzato la sua musica tramite vecchi dischi e filmati.

Non solo Pino Daniele dunque: le guest star si alternano sul palco offrendo performance straordinarie della loro musica. E’ gioia per le orecchie quando Tony Esposito accenna l’intro di Kalimba de luna con sola voce e percussioni. Anche Tullio De Piscopo, prima con la batteria poi con la sua voce, scatena palco e pubblico con  Aiz Aiz ed è subito festa. Joe Amoruso sembra non accusare l’età che avanza: la sua esibizione alla tastiera è magistrale. Oltre alla “vecchia formazione” della superband di Pino Daniele sono saliti sul palco anche Enzo Gragnaniello e Raiz, che si sono prima esibiti in alcuni dei loro pezzi per poi accompagnare Pino Daniele nei suoi brani. Grande assente Enzo Avitabile; primo nome in cartellone, è venuto meno a pochi giorni da concerto per“mancati accordi artistici” relativi alla presenza dei bottari. Notizia, per altro, data in via non ufficiale, ma trapelata attraverso facebook e radio e fatta girare tramite passaparola, tant’è che tra il pubblico erano in molti a non essere al corrente della cosa.

La delusione dei fan c’è stata, soprattutto per la scorrettezza del gesto, dal momento che il prezzo del biglietto comprendeva anche la sua di esibizione. Altra nota dolente, per i “puristi” del vecchio Pino, una mezz’ora circa di brani più “recenti”, come Dubbi non ho, Sara, Coffe time. Ma tutto il resto ripaga ampiamente: nel finale con Viento e terra, Yes i know my way e l’immancabile Napul’è il pubblico si alza in piedi e ad occhi chiusi, anche se sono passati ormai 30 anni e l’energia di una volta è stata in parte portata via dal passare del tempo, sembra di ascoltare uno di quei vecchi live in cui la superband, tra risate in amicizia e sguardi complici, dava il meglio di se. Pino Daniele sarà in scena fino al 6 gennaio, per un totale di sei date, quattro delle quali sold out. E’ inoltre prevista a breve l’uscita di un cd-dvd del live del 2008 che segnò i 30 anni di carriera dell’artista napoletano.

 

di Elvira Puglisi

Pino Daniele, “Tutta n’ata storia – live in Napoli”. Il reportage di MelodicaMente

Pino Daniele in scena al Palapartenope di Napoli con il secondo dei 6 show previsti per “Tutta n’ata storia” – live in Napoli, secondo che il bluesman ha regalato ai partecipanti della serata di ieri 29 Dicembre 2012, secondo sold-out che anticipa il terzo di questa sera e posticipa quella di Venerdì sera – il 28, cioè – un ponte con l’altro trittico di show previsti il 4, 5 e 6 Gennaio 2013. Un misto tra amarcord e parole sparse, una standing ovation in orizzontale (giusto per utilizzare un ossimoro), le mani rivolte al palco con l’energia che ritorna come riflessa. Ancora qualche biglietto disponibile al botteghino (circa una decina), i fortunati paganti che hanno invaso l’ex Teatro Tenda per assistere al sound-check (circa 200 persone), una folla molto composta che attende l’apertura dei cancelli, cellulari, macchine fotografiche, posti a sedere.

Sono le 19 e 30 quando ufficialmente i cancelli vengono aperti, il pubblico prende posto con ritmo incalzante nel parterre adibito per l’occasione a platea con tanto di posti a sedere: fatto salva la tribuna posta allo zenit, la musica proviene dal nadir e quelle poltrone ad un certo punto cominciano ad esser strette. C’è chi si affida al racconto di parenti ed amici (o anche amanti della musica) che hanno partecipato la sera prima allo show (già si grida al successo), c’è chi invece è con la propria famiglia (memore dei giorni che furono), chi è con amici o fidanzati, chi invece è distratto, distratto dalla voglia di non ascoltare alcun chiacchiericcio ma di ascolatare: in entrambe i casi ci vuole passione. Pubblico eterogeneo, nessuna nostalgia, curiosità.

L’annuncio di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli è passato alla ribalta nazionale, ci sarebbe da decifrare la ragion d’essere dell’evento, confrontarlo con le visioni e le idee e i luoghi comuni, le faziosità, i gusti e le naturali propensioni di ognuno, un’opera che non trova spazio in queste righe per ovvie ragioni: qui diamo spazio alla musica. 3 i concerti (diventati poi 6) che Pino Daniele in comunione con quelli che furono i suoi compagni d’inizio viaggio hanno voluto “regalare”, la consapevolezza che il senso di appartenenza alla propria terra (senza faziosità alcuna, ragionando anche in chiave utopistica), l’esclusione di qualsivoglia rivalità (anche se celata), la voglia di suonare sono capaci di dare un’identità al pubblico, al popolo locale e nazionale.

Enzo Gragnaniello, Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo gli amici di sempre che hanno accompagnato Pino Daniele sul palco cui vanno citati Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Rosario Jermano, Gianluca Podio, Valentina Crimaldi, Elisabetta Serio e Raiz (assente la serata del 28) alternatisi sul palco per dar vita allo show. Un repertorio che spazia dai grandi successi del passato di Daniele (il pezzo d’apertura è stato “Terra Mia” dall’omonimo album del 1977) a canzoni scritte e concepite durante la carriera solista come “Kalimba de Luna” di Tony Esposito o “Primmavera – Stop Bajon” di Tullio De Piscopo, passando per “Cammina Cammina” omaggio che Enzo Gragnaniello elargisce all’amico di sempre e “Campagna” scritta dai Napoli Centrale (gruppo capitanato da James Senese – Daniele nel ’77 era presente al basso). I suoni si mischiano, i destini confluiscono di nuovo e ancora su quel palco che quarant’anni fa li ha lanciati in quest’avventura che oggi rivive, anche se breve: ognuno con la propria band, ormai, ma lo spirito del “Neapolitan Power” è ancora vivo, come dal vivo si apprezzano quelle sfumature (influenze) musicali che solo musicisti di talento riescono ad offrire o far confluire nelle proprie creazioni.

Ore 21.05. Pino Daniele entra in scena con la sua chitarra acustica, pantaloni bianchi camicia nera: anche i non amanti del genere ma della musica di qualità intrinseca, possono riconoscere l’arpeggio di corde inconfondibile per quello che è stato l’elemento di maggior spicco di “Tutta n’ata storia” – live in Napoli. Parafrasando il titolo di questa celebre canzone, “Terra Mia” (Terra Mia – 1977) è il pezzo d’apertura con l’autore visibilmente emozionato ed il pubblico che canta all’unisono, “Qualcosa arriverà” (Qualcosa Arriverà – 1988), “Lazzari Felici” (Musicante – 1984) sono i primi tre bani eseguiti rigorosamente unplugged, voce e chitarra (e pubblico). Scherza, chiacchiera col pubblico, suona e canta: Pino Daniele introduce Tullio De Piscopo, il più eclettico delle special guest, accolto con una standing ovation, professione percussionista.“Putesse essere allero” ( Pino Daniele – 1979) e “Je sto vicino a te” (Pino Daniele – 1979) con De Piscopo alle pelli sono un concentrato di emozioni, un vulcano che trema dalle fondamenta pronto ad esplodere. James Senese con i Napoli Centrale suona “Campagna” e “Simme jute e simme venute” con Vitolo, De Rienzo e Malfi, l’ingresso in scena di Pino Daniele e Antonio Onorato arricchisce il repertorio con “Chi Tene ‘o mare” (Pino Daniele – 1979), “Quanno Chiove” (Nero a Metà – 1980), “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) e “O’ Scarrafone” (Un Uomo in Blues – 1991). Su “Je sò pazz’” (Pino Daniele – 1979) Daniele ed Onorato si lasciano andare ad un flow acustico che mischia il blues tipico al neapolitan jazz.

E’ il momento di “Cammina Cammina” (Terra Mia – 1979) omaggio dell’amico di banco delle elementari Enzo Gragnaniello raggiunto da Daniele sulle note di “Senza Voce” (voce e chitarra): il momento di massima emozione si registra sulle note di “Donna Cuncetta” cantata e suonata da Daniele, Gragnaniello, Zurzolo ed il MaestroRosario Jermano alle percussioni; insieme accendono la scintilla, anche se il pubblico stenta ancora ad alzarsi.Tony Esposito che alla fine del concerto si aggira tra il pubblico al di fuori della struttura, mette in scena un solo di percussioni che anticipa la sua hit più conosciuta, “Kalimba de Luna”. Incalzanti sono “Appucundria” (Nero a Metà – 1980), “Mareluna” (Medina – 2001), “Bella m’briana” (Bella m’briana – 1982), “I say je sto ‘ccà” (Nero a Metà – 1980), “Notte che se ne va” (Vai Mò – 1981) e “Alleria” (Nero a Metà – 1980) che registrano un alternarsi di musicisti sul palco (prima Zurzolo, Esposito e Podio poi anche De Piscopo, Amoruso e Senese) prima che piomba sul palco per la sua esibizione Tullio De Piscopo, accolto con una standing ovation ricambiata dal fatto che è riuscito a schiodare i partecipanti dal posto. Dopo un solo strumentale proprone “Primmavera – Stop Bajon” (uno dei primi brani rap incisi in Italia) tra sorrisi regalati e balli improvvisati.

Arriva il momento della parentesi dei giorni nostri con il medley “Coffee Time” e “O’ Frà” tratti dall’album “La Grande Madre” (2012) in cui si apprezza tutto il talento musicale e la bravura d’esecuzione di Pino Daniele, accompagnato da Baker, Podio, Serio, Zurzolo cui si aggiungono Amoruso, Zurzolo, Senese, De Piscopo, Esposito per “Sara non Piangere”, “Dubbi non ho”, “Che male c’è”, “A’ me me piace o blues”, “Viento ‘e Terra”, “Yes I Know My Way”.

Lo show si chiude dopo 3 ore con tutti sul placo sulle note di “Napul’è”: tutti i presenti balzano dalle sedie, si fiondano ai piedi del palco aspettando quell’attimo da una vita: migliaia di speranze che si riaccendono, forse illeitmotiv della serata, la felicità per aver partecipato ad un momento epico, un giovane ragazzo che si allontana sulle parole della canzone un pò stordito dalla felicità ma con l’amara consapevolezza che la musica unisce, mentre l’uomo divide.

 

di Angelo Moraca

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