Archivi Blog

"Qualcosa arriverà", libro e film su Pino Daniele

Giorgio Verdelli firma entrambi i progetti: il primo, insieme al figlio del musicista, Alessandro. Il documentario prodotto da Raicinema sarà pronto in primavera

 

«Voglio ‘o mare / ‘e quatto ‘a notte miezzo ‘o pane» … I più innamorati del canzoniere di Pino Daniele avranno subito riconosciuto questi versi appassionati. L’incipit di “Qualcosa arriverà”, già nella colonna sonora del film “Le vie del Signore sono finite” di Massimo Troisi . Così s’intitola pure il libro in gran parte fotografico edito da Rizzoli e firmato da Giorgio Verdelli e dal figlio e personal manager Alessandro Daniele (cui tocca la prefazione), in collaborazione con la Pino Daniele Trust onlus.

Si ricompone la coppia che ha lavorato alla realizzazione di “Pino Daniele Alive”, l’esposizione museale al secondo piano del “Mamt” in piazza Municipio. Questa volta, anziché raccogliere le chitarre del musicista, i documenti privati, gli oggetti di camerino e le strumentazioni dello studio di registrazione, Verdelli e Alex hanno cooperato per completare questo primo viaggio visivo nell’emisfero di Pino. “Qualcosa arriverà” è strutturato in quattro capitoli – “Vogl’essere chi vogl’io”, alludendo a “Je so’ pazz’”; “Il feeling è sicuro”, evocando “A testa in giù”, dall’album/epifania “Nero a metà”; “Da Nord a Sud del mondo” e “Io ci sarò ad alzare il vento” – e una “Cronologia musicale” per epilogo, con l’art direction di Sergio Pappalettera, supervisore anche dello spazio “Alive”.

Cuore del volume è un concetto che l’autore di “A me me piace ‘o blues” e “Alleria” ha costantemente avuto quale faro: «L’emozione è l’unica cosa che vale la pena di comunicare agli altri: qualunque sia il prezzo. Quel momento che succede tra noi che suoniamo e il pubblico che ascolta è un momento magico». Proposito che va riverberandosi pagina dopo pagina anche nei testi emozionali di alcuni amici di lusso: Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo e Tony Esposito; Peppe Lanzetta e Jovanotti, Al Di Meola e Chick Corea. Ancora, Gianni Minà, Enzo Gragnaniello ed Enzo Decaro, Dorina Giangrande (prima moglie di Pino) e Clementino, Renzo Arbore e Roberto Saviano; Peppe e Toni Servillo, Ferdinando Salzano e Stefano Di Battista, Pasquale Scialò, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Fabio Massimo Colasanti.

Tanti di questi musicisti saranno ritratti nel documentario “Qualcosa arriverà” (il titolo è provvisorio: alla direzione della fotografia Francesca Amitrano, al montaggio Giogiò Franchini) che Verdelli stesso – coproduce RaiCinema con il riconoscimento d’interesse culturale del Mibact – sta girando in città. Parecchi gli istanti goliardici, come accaduto giorni fa al Bar dell’Epoca (per tutti, da “Peppe Spritz”) in piazza Bellini, quando ai tavolini si sono accomodati Senese e Decaro.

«Si tratta di un film che nasce dal libro – anticipa Verdelli – e che sarà pronto prima della primavera. Al massimo entro il 19 marzo 2017, giorno del compleanno di Pino. Giriamo in città ancora alcuni giorni poi andremo a Londra, Roma, Milano, Venezia, Torino, New York intervistando via via Phil Manzanera dei Roxy Music, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Stefano Bollani, Peppe Lanzetta, Maurizio de Giovanni e altri. Né il libro né il film sono progetti biografici. L’idea, in entrambi i casi, è di raccontare una storia speciale».

 

 

di Gianni Valentino

Annunci

"PINO DANIELE. QUALCOSA ARRIVERÀ" (Rizzoli), a cura di Giorgio Verdelli e Alessandro Daniele, da oggi disponibile in libreria.

 

 

La musica di Pino Daniele diventa sinfonia

       (24 agosto 2015)

 

Umbria Jazz 2006

 

Il tour «Sinfonico a metà», culminato nella notte all’Arena di Verona, è stato uno degli ultimi progetti a cui Pino Daniele ha lavorato, mettendo a frutto per l’ennesima volta la sua curiosità di musicista, di cantautore che sempre più si sentiva suonautore. È a quella stagione della creatività dell’uomo in blues che guarda il progetto con cui Gianluca Podio sbarca sabato al Ravello Festival.

Romano, classe ’69, direttore d’orchestra, pianista e compositore nato studiando con Petrassi e Stockhausen, Sciarrino e Morricone, Podio è stato al fianco del caposcuola napoletano dal 1997 sino alla fine, diventando il suo punto di riferimento «colto» fondamentale: «Lui mi permette di realizzare cose e suoni che altrimenti riuscirei soltanto a pensare», ebbe modo di dire Pino alludendo alla fortunata e lunga collaborazione instaurata. Tra i tanti – troppi? – omaggi che continuano a ricordare una figura centrale nel Novecento sonoro italiano, Podio ricorda il suonautore più del cantautore, «il neomadrigalista, il chitarrista, il musicofilo onnivoro».

Sul belvedere di Villa Rufolo presenterà infatti in anteprima assoluta «’O mare», suite su musiche dell’amico da lui orchestrate in forma sinfonica e polifonica, cucite con intermezzi originali, ed affidate all’Orchestra Nuova Scarlatti e all’Ensemble Vocale di Napoli. «Iniziamo dalla sua passione per Gesualdo Da Venosa e l’esperimento di scrivere in quello stile, che ci portò a dividere la firma di pezzi come “Ali di cera” e “Voci sospese”, ma anche ad arrangiare con piglio madrigalista “Quando“, “Quanno chiove”, “Napule è”. Poi il coro va via e lascia spazio ad un viaggio nel suo repertorio dedicato al mare, da “Mareluna“ a “Terra mia“, o viceversa. Provo a rendere la complessità della sua scrittura, a far finta che l’assenza della sua voce possa sentirsi di meno se si chiama in campo un’orchestra intera di archi senza impossibili primati solisti, a vivere come un esorcismo la decisione di affidare le parti della sua chitarra ad un’arpa, quasi a renderne solo l’aura fantasmatica. Pino, che mi manca innanzitutto come amico, ha scritto versi importanti, e nella sua prima parte di carriera è stato un apripista prestigioso. Ma non bisogna sottovalutare la produzione successiva, considerarla alla stregua di banalità pop: ci sono sue canzoni frutto di studi profondi sull’armonizzazione, sull’uso dei rivolti. Non è presuntuoso sentire la sua musica come produzione sinfonica».

Gianluca ha pensato anche a due bis speciali, immaginando come conclusione della serata «Anima» in una versione che guarda al bolero: «A quel punto, se il pubblico avrà premiato il nostro sforzo, se saremo riusciti a rendere al maestro l’omaggio che merita, l’Ensemble Vocale di Napoli resterà sul palco per chiudere la nostra dedica con “Lazzari felici”, un autentico capolavoro, e con “Melodramma”, un brano che merita molta più attenzione e fortuna di quella che abbia avuto. Un po’ come “Per te”, uno strumentale di cui andava pazzo Eric Clapton: avrebbe voluta suonarla nella notte di note allo stadio di Cava de’ Tirreni», conclude con non velata nostalgia Podio, che del mascalzone latino ha ereditato anche lo studio di registrazione a Roma ed è già a Ravello, dove il direttore artistico Stefano Valanzuolo l’ha invitato anche per un masterclass di pianoforte jazz.

 

di Federico Vacalebre

Pino Daniele si racconta a Sorrisi alla vigilia del suo concerto-evento all’Arena di Verona

   28 agosto 2014

Ha suonato con i più grandi: da Pat Metheny a Chick Corea. Da Gato Barbieri a Eric Clapton. E poi Richie Havens, Noa, Simple Minds, Gino Vannelli. Oltre al gotha della musica italiana, naturalmente. Eppure Pino Daniele, 60 anni il prossimo 19 marzo, non nasconde un pizzico d’emozione per il prossimo evento: il concerto-celebrazione sulle note dello storico album «Nero a metà», pubblicato nel 1980 e da poco ristampato in una versione rimasterizzata zeppa di chicche e rarità.

Con lui sul palco dell’Arena di Verona, il primo settembre, ci saranno anche tanti amici: Mario Biondi, Elisa, Emma, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri e un’orchestra di 50 elementi diretta da Gianluca Podio. «È vero, salire su quel palco sarà un’emozione particolare», conferma Pino. «Perché l’Arena è stato il primo palcoscenico importante che ho calcato. Fu grazie a Vittorio Salvetti, che mi invitò al Festivalbar. A quei tempi era una manifestazione importantissima».

 

E lei presentò un pezzo scandaloso per l’epoca, «Je so’ pazzo», che si concludeva con una parolaccia. Il brano non passava in Rai e molte radio lo sfumavano prima del finale.

«Oggi con quello che si sente in tv farebbe ridere. Eppure è così. Però quella frase non era gratuita e neppure volgare, c’era una certa ironia napoletana in quell’invito a non “scassarmi”».

Perché ripartire da «Nero a metà»?

«Ogni tanto è bello guardare indietro. Quell’album ha segnato la mia carriera (ancora oggi è considerato tra i 100 dischi italiani più belli di sempre, ndr) ed è bellissimo potersi ritrovare con la band dell’epoca: James Senese, Ernesto Vitolo, Gigi De Rienzo, Agostino Marangolo, Rosario Jermano e Tony Cercola».

Tra i suoi meriti c’è anche quello di avere imposto il dialetto napoletano nel pop. Allora, il più importate cantautore napoletano, Edoardo Bennato, cantava in italiano. Nessuno fece resistenze?

«No, fu un passaggio naturale. Io mi esprimevo nella mia lingua, non avrei potuto fare un disco tutto in italiano».

C’è qualche aneddoto legato alla realizzazione di quel disco?

«Più che un fatto particolare ricordo l’atmosfera. Lo incidemmo allo Stone Castel Studio di Carimate, sul lago di Como. Un posto fantastico! Al tempo era all’avanguardia, davvero il massimo. In quel castello ci si poteva immergere totalmente nel lavoro senza interferenze e ci incontravi tutti: De André, Vasco Rossi, Lucio Dalla, Venditti. Si facevano grandi chiacchierate in riva al lago ed era bellissimo perché all’epoca non era tanto frequente per gli artisti italiani incontrarsi. Nessuno collaborava con nessuno. Ci sono tornato di recente, gli studi non esistono più. Ci hanno fatto un albergo».

A proposito di collaborazioni. Anche in questo lei è stato un pioniere, nonché il primo italiano a incidere con grandi artisti stranieri.

«Sì, e anche questo accadde molto naturalmente. Io non sono uno a cui piace tanto apparire e allora non c’era tutto questo marketing che c’è oggi, il business non aveva ancora preso il sopravvento. Credo che certe collaborazioni non siano possibili se non s’instaura un feeling tra gli artisti, se non c’è un reale rispetto reciproco».

Immagino che anche per lei molti di quei nomi, prima che colleghi, fossero dei miti. Ce n’è uno che l’ha impressionata in particolare?

«Non si diventa così grandi per caso. Tutti avevano grande personalità, ma se devo fare un solo nome dico Eric Clapton. Abbiamo suonato insieme a Cava de’ Tirreni davanti a 16.000 spettatori e io ho cantato in italiano una strofa di “Wonderful Tonight”».

Non a caso Clapton è un chitarrista, come lei…

«Che ci posso fare? La chitarra è una malattia. Io in tanti anni non ho ancora capito se preferisco quella acustica o quell’elettrica».

Ma si sente più un musicista o più un cantautore?

«Io mi sento un ricercatore. La musica è ricerca continua e io non ho mai smesso di coltivare la mia».

Ha scritto tante colonne sonore. Non le è mai venuto in mente di tentare la regia, come i suoi colleghi Ligabue e Battiato o addirittura di fare l’attore come Guccini?

«No, per carità, si fa già fatica a far bene una cosa! Io le colonne sonore le ho sempre fatte per amicizia, come per Massimo Troisi, ma mai su commissione. Non ne sarei capace».

Esiste ancora il «Neapolitan Power», cioè l’energia napoletana?

«Eccome no! Clementino, Rocco Hunt, Ntò, il nipote di Enzo Avitabile, che ha scritto la canzone di “Gomorra”. Solo che oggi, invece di cantare, come facevamo noi, rappano».

 

 

di Redazione Sorrisi

Pino Daniele: videoreportage dal nuovo tour del cantante napoletano

 

“Forza Pino, cacciacci ‘sto blues!”, l’esclamazione colorita e piena di entusiasmo di uno spettatore restituisce il senso della serata: una platea stracolma che lascia partire “applausi a scena aperta” sin dal primo brano (Terra mia), tributando il giusto onore ad uno dei grandi interpreti del blues partenopeo, Pino Daniele.

Presso la cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma l’artista si è esibito nello spettacolo “Sinfonico a metà” (tutte le date del tour qui:https://pinodaniele.wordpress.com/tour/), ovvero 50 elementi della Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio hanno accompagnato il bluesman in un percorso da brivido attraverso quasi 40 anni di repertorio. Immancabili al suo fianco i membri della band che lo seguono durante i tour: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) e Alfredo Golino (batteria).
L’affetto del pubblico per Daniele è palpabile e quando dal palco partono le note dei classici che hanno contribuito a dipingere il bellissimo affresco della Napoli degli anni ‘80/’90, tutti cantano in coro ipnotizzati da questa figura semplice eppure imponente che canta il blues del Mediterraneo con la stessa intensità e lo stesso sottile dolore negli occhi dei grandi vecchi del blues americano del Delta del Mississippi (Quando, Napule è, Quanno chiove, Resta resta cu mme).

In fondo generi musicali antichi e popolari come il folk e il blues – nonostante le dovute differenze – si sviluppano in tutto il mondo occidentale attraverso gli stessi temi e le stesse movenze ritmiche: nostalgia di casa, sopraffazione, orgoglio e rinuncia, un lamento amaro antico come l’uomo (esemplari in tal senso i versi di una sua celebre canzone: “Napule è na carta sporca/ E nisciuno se ne mporta/ E ognuno aspetta a sciorta”).

Chissà cosa penserà (e proverà) Pino Daniele vendendo la “sua” città soffocata dall’immondizia, sepolta sotto i calcinacci di splendidi palazzi antichi, arsa dai fuochi ignoranti che uccidono il progresso, mentre nell’aria serpeggia più la rassegnazione che un sentimento di rivalsa.

Forse una canzone non la salverà, ma di sicuro ci ricorda quanto sia stata, e possa essere, grande.

 

Video

(Per vedere il videoreportage, vai all’articolo originale)

 

di Barbara Tomasino e Sergio Proto

Pino Daniele: «A sessant’anni posso ancora sperimentare, o no?»

 

Alla Reggia di Caserta tra archi e suoni acustici. “Quest’anno salto l’appuntamento di Natale al Palapartenope. O riprendo “Nero a metà”, vediamo come va all’Arena di Verona”

 

«È la mia prima volta davanti alla Reggia di Caserta, ed arriva subito dopo la mia prima volta al belvedere di Villa Rufolo, a Ravello. A pensarci bene, è anche la mia prima volta con un’orchestra in Campania, se si esclude qualche cosa televisiva all’auditorium Rai di Napoli ai tempi di ”Senza rete”, insomma quando Berta filava ed io muovevo i primi passi». È in forma il Pino Daniele dell’estate 2014, concentrato più che mai sul suo mestiere e desideroso di restare lontano dal gossip: «Parliamo di musiche, dai, che è meglio».

Iniziamo dal concerto casertano di questa sera, «Sinfonico a metà».
«L’orchestra, il suono degli archi, la lezione della musica classica mi attrae ormai da qualche tempo. Qui la Roma Sinfonietta diretta da Gianluca Podio si interfaccia con il mio gruppo acustico: dopo tanti anni si ritrovano il contrabbasso di Rino Zurzolo e la batteria di Alfredo Golino, più il pianoforte di Elisabetta Serio e la chitarra classica di Daniele Bonaviri».
Un’altra chitarra, classica: partiamo da questa novità?
«La sto studiando anche io, sto usando le dita sulle corde, senza plettro, sto sperimentandomi con la chitarra flamenco. Mi piace l’idea dello strumento unplugged, del microfono che restituisce il suono del legno. Band e orchestra si integrano bene e sanno tacere quando devono, mi permettono di fare cose che non ho mai fatto, privilegiando il mio repertorio più melodico e latino, ma senza rinunciare al blues, al groove, al ritmo».
Repertorio?
«Brani come ”Lazzari felici” o ”Terra mia” sono, inevitabilmente, al centro di tutto, insieme antichi e rinnovati. Ma ci sono anche episodi come ”Viento ’e terra” o ”Toledo”».
E i pezzi di «Nero a metà», capolavoro del 1980 appena tornato in una nuova versione discografica che contiene un paio di inediti, ma soprattutto versioni alternative e provini che permettono di curiosare dietro le quinte di una straordinaria stagione creativa.
«Questo non tocca a me dirlo, ma è stato divertente concedersi un amarcord di quel tipo e condividerlo con chi mi segue da sempre e con i nuovi fans, anche se oggi suoniamo quei pezzi in maniera diversa, non solo perché c’è l’orchestra».
L’1 settembre, all’Arena di Verona, «Nero a metà» meriterà di nuovo il titolo in cartellone, ma questa volta, appunto, in chiave orchestrale.
«L’Arena è quasi esaurita e questa è una bella notizia: la musica vera, senza lustrini nè mode da seguire, ha ancora apprezzatori. Rileggeremo quell’lp integralmente, e il resto del mio repertorio, con la band di allora, Senese in testa, la band di oggi, la Roma Sinfonietta, e amici come Massimo Ranieri, Fiorella Mannoia, Emma, Elisa, Mario Biondi. Piuttosto che inventare progetti senza senso, e fare musiche nuove che arriveranno a pochi vista la crisi del settore, mi concentro sul mio repertorio, provo a metterlo a fuoco: alla vigilia dei sessant’anni posso pure sperimentare ancora, o no?».
Per quella festa bisognerà aspettare il 19 marzo 2015. Prima, a proposito di feste, non dovrebbe esserci la terza edizione di «Tutta n’ata storia» al Palapartenope, tra Natale e Capodanno?
«No, mi sa che saltiamo un giro e ci vediamo direttamente alla fine del prossimo anno. Oppure, chissà, facciamo un’edizione partenopea di ”Nero a metà sinfonico”, non so ancora. Il pubblico napoletano ha risposto straordinariamente all’iniziativa, merita che tutto venga fatto con cura, che ci sia sempre qualcosa di nuovo da offrire, che in scena vada la grande cultura napoletana di ieri e di oggi».
Da napoletano della diaspora che però torna a casa ogni volta che può, che effetto fa la città raccontata sui media in questi giorni?
«Siamo passati da Gomorra e dalla Terra dei fuochi agli eroi per caso. La tragedia del tifoso ucciso a Roma da un presunto altro tifoso, la tragedia del ragazzo ucciso da una pietra caduta nella Galleria Umberto in cui pure io ho passato tanto tempo… chiamarli eroi mi sembra una maniera per dimenticare, per nascondere il loro status di vittime innocenti, per rimuovere le colpe e far finta di correre ai ripari. I vecchi proverbi popolari sono straordinari: ropp’ arrubato a Santa Chiara mettettero le porte ‘e fierro. Napoli sembra l’epicentro dei mali del mondo, ma è solo una città di frontiera, dove i tempi che stanno cambiando, come cantava Dylan, si rivelano prima che altrove».

 

di Federico Vacalebre

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ’ ” Special Extended Edition

IL 3 GIUGNO ESCE “NERO A METÀ” Special Extended Edition l’album rimasterizzato con 2 brani inediti tratti dai nastri originali! 9 versioni alternative e demo mai pubblicate prima d’ora

Nero a metà Special Extended Edition - cover

Il 3 giugno esce “NERO A METÀ” Special Extended Edition (pubblicato da Universal Music Italia), lo storico terzo album di PINO DANIELE, uno degli album più importanti della storia della musica Italiana! Sono stati recuperati i nastri originali e rimasterizzati i 12 brani che costituivano l’album. Inoltre da quelle stesse registrazioni del 1980 sono stati tratti due preziosi brani inediti (di cui uno strumentale) e nove brani in versioni alternative e demo, che i fan avranno l’emozione di ascoltare per la prima volta. L’album sarà disponibile nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming. NERO A METÀ” Special Extended Edition è arricchito da un libretto di 28 pagine tra testi e contenuti extra di un album simbolo di quel sound inconfondibile, diventato il marchio di fabbrica di PINO DANIELE in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre” .

Ecco la tracklisting completa di “NERO A METÀ” Special Extended Edition:I Say I’ Sto Ccà”, “Musica Musica”, “Quanno Chiove”, “Puozze Passà’ Nu Guaio”, “Voglio Di Più”, “Appocundria”, “A Me Me Piace ‘O Blues”, “E So’ Cuntento ‘E Stà’”, “Nun Me Scoccià’”, “Alleria”, “A Testa In Giù”, “Sotto ‘O Sole”, “Tira A Carretta” (Inedito), “Voglio Di Più” (Demo piano e voce), “Puozze Passà’ Nu Guaio” (Versione alternativa), “A Testa In Giù” (Demo), “Musica Musica” (Demo), “Alleria” (Demo), “Nun Me Scoccià’” (Demo), “Appocundria” (Demo), “E So’ Cuntento ‘E Stà’” (Versione alternativa), “Sotto ‘O Sole” (Versione alternativa), “Hotel Regina” (Inedito strumentale).

Cresce l’attesa per “NERO A METÀ”, spettacolo imperdibile che Pino Daniele porterà il 1° settembre all’Arena di Verona, con la band originale del 1980, ospiti speciali e l’orchestra sinfonica: un evento musicale unico, ideato proprio sulle canzoni dell’omonimo album di Pino Daniele. I biglietti per l’evento “NERO A METÀ” sono disponibili su www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info:www.fepgroup.it).
“Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.
All’Arena di Verona Pino Daniele porterà sul palco la formazione originale del 1980: James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), con l’aggiunta di 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.
Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno poi gli amici e colleghi di Pino
che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico, per una serata che si preannuncia indimenticabile.

Inoltre quest’estate Pino Daniele sarà impegnato in una serie di concerti in cui reinterpreterà i suoi brani più belli in acustico (con lo spettacolo “Acustico”) e con orchestra sinfonica (con lo spettacolo “Sinfonico a Metà”), per alcune date esclusive che lo porteranno a suonare nei festival più prestigiosi e nelle località più belle della Penisola, da Nord a Sud (info biglietti su www.fepgroup.it).

SINFONICO A METÀFormazione: 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio, oltre alla band con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (batteria). Le date ad oggi confermate:l’11 luglio alla Reggia di Caserta, il 18 luglio alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma e il 22 agosto al Teatro Antico di Taormina(ME).

“ACUSTICOFormazione: Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino(percussioni). Le date ad oggi confermate: il 6 luglio al Ravello Festival (SA), il 14 luglio a Campione D’Italia (Piazza Maestri Campionesi – CO), il 7 agosto alla Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (UD) e il 24 agosto al Teatro di Verdura di Palermo.

PINO DANIELE – NERO A META’ (UNICA DATA) | IL 1° SETTEMBRE ALL’ARENA DI VERONA UN UNICO IMPERDIBILE CONCERTO-EVENTO

 

Sulle note dello storico album “NERO A METÀ” con i musicisti della formazione originale del 1980 più l’orchestra sinfonica ed ospiti speciali

OGGI AL VIA LE PREVENDITE

Il 1° settembre nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, PINO DANIELE regalerà al pubblico un unico evento musicale, ideato sulle canzoni diNERO A METÀ, il suo storico terzo album (pubblicato nel 1980), quello della consacrazione, che ha riscosso grande successo di pubblico e critica.

Sul palco dell’Arena di Verona, andrà in scena uno spettacolo imperdibile in cui saranno protagoniste le canzoni più belle di Pino Daniele, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre “A me me piace ‘o blues”, ed altre melodie che il tempo ha poi consegnato alla storia della musica italiana.

In quest’unica occasione, il richiamo del sound inconfondibile di quell’uomo “nero a metà”, diventato indubbiamente il marchio di fabbrica di Pino Daniele, porterà sul palco la band originale del 1980: James Senese (sax), Tony Cercola (bongos), Agostino Marangolo (batteria), Gigi De Rienzo(basso), Ernesto Vitolo (piano e tastiere) e Rosario Jermano (percussioni), con l’aggiunta di 50 elementi dell’Orchestra Sinfonica Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio.

Ad arricchire ulteriormente lo spettacolo ci saranno ospiti speciali! Saliranno sul palco colleghi ed amici di Pino che hanno accompagnato, arricchito e stimolato il suo percorso artistico; la serata si preannuncia un evento indimenticabile…

Oggi, sabato 15 marzo, hanno inizio le prevendite onlinesu www.ticketone.it, nei punti vendita e nelle prevendite abituali Unicredit e Ticketone (per info: www.fepgroup.it).

Il concerto-evento “Nero a metà” è prodotto e organizzato da 55AVE Entertainment e F&P Group in collaborazione con Radio Italia, la radio ufficiale dell’evento.

“Nero a metà” (EMI Italia), omaggio a Mario Musella e prima autodefinizione in musica, vede l’album tra i più venduti di quell’anno ed ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”.

Questa la tracklist dell’album: “I say i’ sto ccà”, “Musica musica”, “Quanno chiove”, “Puozze passà nu guaio”, “Voglio di più”, “Appocundria”, “A me me piace ‘o blues”, “E so cuntento ‘e sta’”, “Nun me scoccià”, “Alleria”, “A testa in giù” e “Sotto ‘o sole”.

Anima nomade con l’orecchio a SUD

Il suo jazz, “quel linguaggio internazionale usato per comunicare, come il blues o come il rock”: dopo le tappe americane, Pino Daniele lo porta a luglio anche all’Umbria Jazz e al Foro Italico di Roma, dove l’incasso sarà interamente devoluto in beneficenza. Nessun nuovo disco in programma: «All’oggetto disco non bisogna pensare più, meglio i live, i concerti. Io voglio continuare a suonare la chitarra». Ai giovani che vogliono fare musica dice: «Attenzione al contenuto, il contenuto paga. Alcune canzoni di Dalla, Baglioni, Morandi o De Gregori fanno parte della cultura del nostro Paese». Infine Napoli: «Racchiude pregi e difetti di una grande metropoli»

 

 

Di ritorno da un tour nordamericano che l’ha visto esibirsi a New York, San Francisco e Toronto,
Pino Daniele è di nuovo in Italia. Il prossimo 9 luglio sarà all’Umbria Jazz e il 10 a Roma, al Centrale del Foro Italico, per un inedito concerto sinfonico.
Che serata sarà quella romana? Tanti amici e un’orchestra di cinquanta elementi…
Sarà una serata molto particolare, una serata persino magica. Ci saranno i miei amici, a partire da Tullio De Piscopo, James, Tony. E ci saranno Rino Zurzolo, Awa Ly, che canterà con me, e il maestro Podio che ha fatto gli arrangiamenti. Poi ospiti che non mi sento ancora di annunciare e l’orchestra Roma Sinfonietta.
Con una scaletta ad hoc…
Per forza, una tappa con l’orchestra! Quindi brani scelti anche in base all’organico, perché avere una band e un’orchestra a disposizione darà spazio a parecchi brani che non vengono fatti in concerto quando giriamo da soli col gruppo.
Una tappa che sarà anche benefica…
Vero, l’incasso sarà infatti interamente devoluto in beneficenza: un cinquanta per cento andrà alla
formazione dei giovani allievi del Dipartimento Didattica del Teatro dell’Opera di Roma e l’altro
cinquanta alla Onlus Open (Associazione Oncologica Pediatrica e Neuroblastoma).                                      Il giorno prima all’Umbria Jazz e prima ancora ad altri due Jazz Festival a San Francisco e Toronto.
Lei che cantava “a me me piace o blues”, che rapporto ha col jazz?

Il jazz è un linguaggio internazionale usato per comunicare, come il blues o come il rock. Io tratto le
mie canzoni come degli standard, cioè si parte dalla canzone come è fatta, con la melodia e gli accordi, e poi tutte le sere improvviso questa canzone che diventa una specie di dialogo con le persone che mi
vengono ad ascoltare e che quindi si “beccano” anche il momento particolare, l’emozione che uno
sta improvvisando. A me piace proprio questo tipo di metodo che viene usato sia nel jazz che nel blues, cioè l’improvvisazione sulle canzoni. Alla fine è questo, un metodo, un linguaggio, un modo.
Qualcuno dei concerti americani o la tappa romana, così particolare, diventeranno un live?
Onestamente sul fare dischi in questo momento non sono molto convinto. Ho bisogno di una pausa di riflessione perché, se devo fare qualcosa, è un disco nuovo. Ho fatto tanti live, troppi. Preferisco in questo momento concentrarmi e fare poi qualcosa di diverso, sempre qualcosa di mediterraneo, sempre rivolto all’Africa, con l’orecchio a Sud.
E, al di là del tour, sta lavorando a qualcosa? Nuovo album, singoli in arrivo?
Niente di nuovo. Ho scritto delle cose, ma non ci penso proprio al panorama discografico. Le cose stanno un po’ cambiando e bisogna ragionare in un altro modo, secondo me.
In che senso?
Bisogna vivere il disco in maniera totalmente diversa.
Nel senso del mercato della musica o da un punto di vista autoriale?
Non bisogna pensare alla distribuzione o all’oggetto disco a cui non bisogna pensare proprio più. Bisogna pensare ad altre cose: ai live, ai concerti e a quello che un artista vuole dire e anche
dimostrare al pubblico il suo impegno per quello che fa. Per quanto mi riguarda io voglio suonare la chitarra. Ho sempre fatto quello e farò quello finché me lo permetteranno, senza andare a cercare cose che funzionino o eventi. Bisogna stare attenti a non cadere nell’errore di fare a tutti i costi degli eventi o inventarsi qualcosa. Bisogna anche suonare per il piacere di suonare e basta.
Veniamo al mondo del cinema e della tv a cui lei è inevitabilmente legato, non fosse che per le molte colonne sonore di cui è autore. Altre collaborazioni nel campo, progetti?
Ho scritto soprattutto per Massimo (Troisi ndr). Sono legato a quel periodo, a quell’autore… Ho fatto anche altro, ma non è il mio lavoro.
Sul piccolo schermo vanno per la maggiore i talent. Che ne pensa e che rapporto ha con i giovani che vogliono avvicinarsi alla musica e cominciare a suonare “sul serio”?
In tv non ci sono solo i talent. Ho visto che la televisione sta facendo anche altre cose, grande promozione alla musica. Forse, da quando sono cambiati i dirigenti, sono più attenti alla musica in
generale e hanno capito che questa fa parte della cultura di questo Paese e quindi bisogna aiutare l’arte, la musica, chi scrive i libri. Il nostro è un Paese d’arte.
Anche la radio, specie Radio2, è molto attenta e attiva sulla musica.
Meno male, significa sensibilità. La tv deve fare delle scelte, ma mi sembra che in questo momento abbia occhio sia per quella nazional-popolare che per la musica di qualità. Devo dire che questo è un periodo abbastanza positivo per la musica in tv.
E ai giovani che vogliono cominciare a far musica “davvero”, che consiglio vuole dare?
Forse presentandosi a queste selezioni per i talent hanno una buona possibilità. E’ chiaro che si lavora sulla competizione e non sul contenuto, cioè non si lavora su quello che uno scrive, ma su quello che uno fa sentire. Una competizione un po’ troppo tecnica. Attenzione al contenuto non c’è, tranne quando capita che l’uno e l’altra si trovino insieme, e allora sei di fronte all’artista bravo bravo, vedi Mengoni o quelli che scrivono anche delle cose, i Modà, Emma… è un po’ più dura di una volta, ma il contenuto paga.
Fioccano gli album riarrangiati di molti cantautori. C’è secondo lei una crisi di creatività di questi o invece sono i brani storici, quelli che ad esempio il pubblico chiede ai concerti, ad essere in qualche modo troppo “appiccicati” ai loro autori?
Bisogna stare attenti a non dare al pubblico quello che il pubblico vuole. Ma credo che i cantautori abbiano fatto la storia di questo Paese, spero me compreso. Solo che io sono più musicista, quindi continuo a suonare perché non riesco a stare a case a scrivere canzoni. Io sono musicista, devo suonare, la mia anima nomade mi porta in giro a suonare per il mondo. Detto questo, le canzoni “storiche” come alcune scritte da Dalla, Baglioni, Morandi, De Gregori fanno parte della cultura di questo Paese ed è quindi giusto che rimangano e che vengano divulgate nei concerti. Ed è giusto che ci sia rispetto nei confronti di queste persone che hanno scritto, che hanno fatto delle cose importanti. Penso a canzoni come “Questo piccolo grande amore”, “Alice”, “Com’è profondo il mare” o “La Locomotiva”, “La mia banda suona il rock”…
Scorrendo la sua biografia un paragrafo mi ha fatto particolare “invidia”: ha fatto da “apripista” al concerto di Milano di Bob Marley. Che ricordo ha?
Tutti mi chiedono di quella sera…
Lo so, ho peccato d’originalità, ma la tentazione era forte…
Non mi stancherò mai di dire che è stata un’esperienza unica aver avuto la fortuna di conoscere Bob Marley. Un’esperienza magica per me, conoscere una persona come Marley non capiterà mai più. Io ho il mio modo di vivere e di pensare, quindi conoscere Marley è stato un momento di grande energia, di grande magia soprattutto. Abbiamo parlato un’oretta, di tante cose, voleva sapere della mia napoletanità, da dove venivo, che facevo. Restano queste cose che ti fanno scoprire come quello che fai magari interessa a qualcun altro, e se interessa ad uno come Marley può interessare a tanta gente.
Alcuni anni fa una sua canzone ripeteva: “Napul’è na’ carta sporca”. Oggi Napoli che città è, come ci si vive?
I problemi sono aumentati in tutto il mondo e Napoli, come tutte le grandi metropoli, perché Napoli è una grande metropoli, ha di queste tutti i pregi e i difetti. Non è che non mi voglia sbilanciare, non posso dire qui “è sporca qui, è pulita là, c’è la camorra qui…” non si può dire tutto. E’ una città che ha i suoi grandi problemi ed ha anche un grandissimo fascino, una grandissima storia. Sarà difficile che quella storia venga oscurata da tutti i mali che ci sono, finché ci sarà la storia la città avrà vita.

 

 

di Emilio Fuccillo

PINO DANIELE and friends in “SINFONICO”

PINO DANIELE and friends “SINFONICO”

10 luglio 2013 ore 21.30

IL CENTRALE LIVE – FORO ITALICO (ROMA)

Biglietti in vendita da domani (prevendita online e nei negozi abituali)

Il 10 luglio, presso Il Centrale Live – Foro Italico di Roma, Pino Daniele sarà il protagonista di “Sinfonico”, uno di quei rari concerti che, dal momento stesso in cui è stato concepito, promette di diventare un evento straordinario.

Un appuntamento unico, in cui Pino Daniele ripercorrerà i momenti più significativi della sua straordinaria carriera in modo assolutamente inedito: i suoi grandi successi saranno, infatti, riletti in chiave sinfonica.

Ad accompagnare l’artista sul palco, oltre alla sua storica band, tra cui spiccano i nomi eccellenti di Tullio De Piscopo e Rino Zurzolo, ci sarà l’orchestra “Roma Sinfonietta”, con un organico di 50 elementi diretti dal M° G.Podio.

Una vera e propria festa della musica in onore di uno dei più grandi artisti italiani che con i suoi successi, le sue poesie ed il suo sound, ha condizionato il modo di fare musica dagli anni ottanta ad oggi.

Perché una festa riesca non possono mancare gli amici più stretti, ed è per questo che Pino inviterà sul palco gli artisti a lui più vicini, quelli con i quali ha il desiderio di condividere questo momento…

Con “Sinfonico”, il gruppo Unicredit, che produce il concerto, rinnova l’impegno in favore della cultura e dei giovani. L’incasso del concerto sarà infatti interamente devoluto in beneficenza, per il 50% alla formazione dei giovani allievi del Dipartimento Didattica del Teatro dell’Opera di Roma e per l’altro 50% alla ONLUS OPEN (Associazione Oncologica Pediatrica e Neuroblastoma).

Il progetto è di Ferdinando Salzano e Tullio Mattone, da tempo friends ed oggi anche partners.

Milano, 22 maggio 2013

Ufficio Stampa PINO DANIELE: Parole & Dintorni (Resp. Riccardo Vitanza – Rif. Anna Pompa)

Ufficio Promozione F&P Group: Vanna Sedda – Francesco Colombo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: